di Emanuele Mariani
56 anni fa, come quest’anno, il Festival di Sanremo si concluderà con la serata finale il 28 febbraio, un sabato sera. La ricorrenza con la stessa giornata della 20esima edizione del Festival del 1970, richiama alla memoria, la nascita di chi scrive queste note: ebbene sì, sono nato la notte della serata finale del Festival di Sanremo.
Mia mamma, che ci ha lasciato da poco più di un anno, mi diceva sempre che al Policlinico Gemelli di Roma, oltre che alla mia venuta al mondo, pensavano certamente a chi avrebbe trionfato in quella storica edizione e fu la canzone “Chi non lavora, non fa l’amore” cantata da Adriano Celentano e Claudia Mori; anche questo titolo ha rappresentato sicuramente il mio destino di futuro uomo, marito e padre.
Sarà per questo motivo, che il canto e la musica leggera (oltre alla scrittura) è stata la mia naturale passione: ero un predestinato, il primo vagito era già intonato, la notte della finale di Sanremo, quel 1 marzo 1970, una domenica, proprio quella, nel calcio romano, del derby: Lazio – Roma, finita 1 a 1, anche questa una fascinazione fin dalla nascita.
Insomma, il Festival di Sanremo ha rappresentato e rappresenta per tutti noi, un grande evento di cultura musicale ed ha segnato momenti unici delle nostre vite, come ha segnato quella di chi scrive: il 1970 apriva ad avvenimenti che hanno fatto epoca.
Siamo un anno dopo il 21 luglio 1969 con lo sbarco sulla Luna, ed il 13 aprile 1970, ecco la celebre frase «Houston, abbiamo un problema» a seguito di un incidente sull’Apollo 13 che entrerà nella storia.
Il 10 aprile 1970, si sciolgono i Beatles e un mese dopo esce il loro ultimo album “Letit be”.
In Italia, il 20 maggio 1970 viene approvato lo Statuto dei lavoratori, il 7 giugno 1970, si svolgono le prime elezioni nelle quindici Regioni a Statuto cosiddetto "ordinario" e il 1 dicembre, venne introdotta la legge sul divorzio.
Sempre quell’anno, ci sono i Mondiali di Calcio in Messico con la storica partita, disputata il 17 giugno 1970, tra Italia e Germania Ovest che vincemmo per 4-3, per poi perdere la finale col Brasile, 4-1, il 21 giugno 1970.
Ci lasciano Giuseppe Ungaretti e Jimi Hendrix.
A settembre, il presidente Usa Nixon fa visita nel nostro Paese provocando numerose manifestazioni di pace contro la guerra in Vietnam.
L’anno si chiude con un avvenimento oscuro, avvenuto nella notte tra il 7 ed 8 dicembre 1970, passato alle cronache come il Golpe Borghese che non sortì esito.
Negli anni successivi, il Festival di Sanremo ha rappresentato sempre i gusti canori del pubblico, anche nei momenti più bui della nostra Italia, come, dopo il Festival, svoltosi dal 26 al 28 gennaio 1978, il 16 marzo 1978, giornodel rapimento di Aldo Moro e successivo ritrovamento del cadavere, il 9 maggio 1978.
Un mese di marzo, che ha visto la nascita di cantanti eccelsi, come Lucio Dalla (il 4 marzo 1943, che è anche il titolo di una sua celebre canzone), Lucio Battisti (il 5 marzo 1943) e Mina (il 25 marzo 1940).
Il 16 marzo (solo come giorno, senza anno e senza alcuna allusione o rimando ad avvenimenti storici)è il titolo di una canzone d’amore del cantautore e rapper italiano Achille Lauro, singolo pubblicato il 3 aprile 2020, come secondo estratto dalla riedizione del quinto album 1969 – Achille IdolRebirth.
Lauro hainterpretato la canzone,nella seconda serata del Festival di Sanremo, in coppia con la cantante e conduttrice di questa edizione, Laura Pausini, come omaggio.
Nel 2026, la Pausini ha realizzato una reinterpretazione del brano 16 marzo, in duetto con Achille Lauro, pubblicandola, come singolo, il 6 febbraio 2026, dall'album Io canto 2.
Achille Lauro, nel 2020, con la canzone 16 marzo, esorcizzava lafine di un amore: nata in una sola notte, è scritta come fosse una lettera, pensando a una donna ben precisa che l’ha lascito per poi tornare e trovare la porta chiusa.
Carlo Conti è il direttore artistico e conduttoredell’edizione Festival Sanremo 2026, affiancato, oltre che da Pausini, anche da Can Yaman (1ª serata), Pilar Fogliati, Achille Lauro e Lillo (2ª serata), Irina Shayk e Ubaldo Pantani (3ª serata), Gianluca Gazzoli (2ª e 3ª serata per la gara delle Nuove proposte), Bianca Balti (4ª serata), Giorgia Cardinaletti e Nino Frassica (5ª serata finale).
Oggi, ad 80 anni dall’avvento della Repubblica, lo Stato è democraticamente saldo e forte. Ne è testimonianza, l’autorevolezza del Capo dello Stato, che rappresenta l’unità nazionale ed è più che mai vicino ai momenti alti del Paese.
Il giorno prima era a festeggiare i trionfi azzurri alle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, ed il Presidente Mattarella, da sempre capace di intercettare le passioni degli italiani, ha voluto accogliere, lo scorso 13 febbraio 2026, il cast del Festival, evento televisivo per eccellenza: per loro ha un augurio speciale, lui che nel 2023 è stato anche il primo presidente della Repubblica a Sanremo, con la figlia Laura, per l'omaggio ai 75 anni della Costituzione, affidato a Roberto Benigni.
Il capo dello Stato cita la prima edizione del Festival, nel 1951, quando aveva dieci anni e ascoltò "la voce inconfondibile di Nunzio Filogamo" che "si diffondeva soltanto attraverso la radio"; da allora,Sanremo ha mantenuto la sua capacità "costante" di coinvolgere il pubblico "grazie alla Rai", sottolinea. "Per quello che so, mediamente, vi sono oltre venti milioni di italiani che seguono il festival, sera per sera", sorride il presidente. Un dato che "sottolinea come la musica leggera, la musica pop, facciano parte del patrimonio culturale italiano".
E l'attività discografica, dice ancora, "rappresenta un ambito significativo, di rilievo, dell'economia del nostro paese". Prima dell'“in bocca al lupo” collettivo, in modo assolutamente imparziale" rivolto da Mattarella agli artisti, c'è spazio anche per un coro sulle note di Azzurro, la hit di Paolo Conte portata al successo da Adriano Celentano.
“Pensavo alla prima edizione del Festival di Sanremo - ha esordito Mattarella - È molto cambiato allora il festival. Allora avevo 10 anni, la ricordo bene, ricordo anche alcuni protagonisti di allora che non nomino per rimanere imparziale, anche tra i cantanti di allora, ma ricordo la voce inconfondibile, trascinante del presentatore di allora, Nunzio Filogamo. La voce perché come sapete si diffondeva soltanto attraverso la radio, e tutti si chiedevano: 'Ma che volto avrà questa voce così trascinante del presentatore del festival?. Ma ricordo soprattutto quanto il festival registrasse, anche allora, un grande, un amplissimo coinvolgimento popolare nel nostro paese. Coinvolgimento che è rimasto costante grazie alla Rai, che ha accompagnato anno per anno il festival, conducendolo nelle case degli italiani. È una storia importante, che ha sempre visto una quantità di ascolti e di coinvolgimento elevatissimi", ha affermato il Presidente della Repubblica.
Rivolgendosi ai presenti, al conduttore Carlo Conti, a Laura Pausini e a tutti i cantanti al Quirinale, Mattarella ha aggiunto: "Rappresenta un ambito significativo di rilievo dell'economia del nostro Paese, quindi il Festival è un appuntamento la cui importanza travalica, anche l'apparenza che lo circonda, ma è di sostanza, importante nella vita del nostro Paese. Ogni anno è una scoperta straordinaria che tutti facciamo, quando il festival va in onda. E quindi quello che fate è l'espressione della vostra capacità artistica, del vostro protagonismo di artisti, ma è anche un inserimento, un impegno, un contributo alla vita culturale del nostro Paese, alla società", ha concluso Mattarella che ha poi rivolto ai cantanti "un in bocca al lupo collettivo, di assoluta imparzialità".
Tornando a quell’edizione del Festival di Sanremo del 1970, si svolse al Salone delle feste del Casinò di Sanremo (solo dal 1977, sarà all’attuale Ariston) dal 26 al 28 febbraio 1970, con la conduzione, per la seconda volta consecutiva, di Nuccio Costa, affiancato dagli attori Enrico Maria Salerno ed Ira von Fürstenberg.
L’evento fu gestito direttamente dal Comune di Sanremo che ne affidò l'organizzazione alla coppia Gianni Ravera e Ezio Radaelli.
Vincitrice dell'edizione, come detto, fu la canzone Chi non lavora non fa l'amore, interpretata da Adriano Celentano e Claudia Mori, brano che non fu esente da critiche per alcuni rimandi musicali e per le interpretazioni sul significato del testo che lo stesso Celentano, dopo anni dal successo, chiarì in modo definitivo a favore dei lavoratori e dei più deboli.
Sul palco, Celentano si rese protagonista di un curioso episodio: dimenticò (o, secondo alcuni, finse di dimenticare) le parole del testo e, interrompendosi, face ripetere l’esecuzione del brano che durò più tempo per l’ascolto.
Nel volume “Almanacco di Sanremo” di Marino Bartoletti e Lucio Mazzi, si legge: “Nei tanti record di Sanremo ce n’è uno curioso: Adriano Celentano e Mina, cioè indubbiamente i due più grandi e longevi cantanti della musica leggera italiana hanno vinto una sola volta in due (Celentano) e Mina, anzi, non è neanche mai salita sul podio. Quello del ’70, cioè il Festival del Ventennale, fu l’unico, appunto, in cui Adriano conquistò il primo posto. Probabilmente con una delle canzoni meno belle da lui portate al Casinò (rispetto, per esempio, alle due che gli fecero da corona e cioè “La prima cosa bella” che rivelò i “Ricchi e Poveri” e “L’arca di Noè” brano sofisticatissimo di Sergio Endrigo, premiato per il suo testo tutt’altro che facile). Endrigo, nemico storico di Celentano (che per la verità era stato il primo ad aprire le ostilità due anni prima criticando astiosamente il suo successo con “Canzone per te”) non si trattenne: “E’ incredibile come Celentano continui ad usare il trucco di interrompere la sua esibizione: e il pubblico continua a credergli e a cascarci”. In effetti, nella prima esecuzione Adriano si “impuntò” due volte e sempre nello stesso punto: nel primo caso – dopo un minuto – riprese la canzone da capo nel secondo – dopo due minuti – fece andare avanti l’orchestra, si godette un lungo applauso e ricominciò. In tutto “Chi non lavora non fa l’amore” durò quasi cinque minuti! E il giorno dopo tutti la cantavano”.
L’edizione del 1968, invece, fu presentata da Pippo Baudo alla sua prima di 13 memorabili conduzioni (dal 1968 al 2008), ed al quale, a pochi mesi dalla scomparsa, è dedicato il Festival del 2026.
Nel 1968, a vincere fu l'accoppiata Sergio Endrigo - Roberto Carloscui si deve la canzone divenuta in italiano L'appuntamento, brano musicale composto da Roberto Carlos ed Erasmo Carlos (titolo originale in portoghese: Sentado à beira do caminho), con testo italiano di Bruno Lauzi, interpretato da Ornella Vanoni e pubblicato proprio nel 1970, come 45 giri, con immenso indimenticabile ed eterno successo.
Sergio Endrigo - Roberto Carlostrionfarono al Festival del 1968, con Canzone per te; per motivi mai chiariti, il testo delle due versioni della canzone vincitrice non coincideva e anzi presentava, a tratti, delle differenze anche notevoli persino nel ritornello. Don Backy (accreditato come Aldo Caponi, il suo nome anagrafico) si aggiudicò il secondo e il terzo posto come autore, rispettivamente per Casa bianca (interpretata da Marisa Sannia e Ornella Vanoni) e Canzone (cantata da Adriano Celentano e Milva).
Il maggiore successo di vendite per le canzoni del 1970 spettò proprio alla coppia Celentano-Mori con il brano vincitore (750 mila copie)ed a Nicola Di Bari ed i Ricchi e Poveri, giunti secondi con La prima cosa bella, scritta da Di Bari per la nascita della sua primogenita Ketty, rimandi alla famiglia presenti anche in molti brani di questa edizione 2026.
Grande successo anche per il brano terzo classificato,L'arca di Noè, scritto e interpretato da Sergio Endrigo in abbinamento con Iva Zanicchi e per il quarto classificato,Eternità interpretato da I Camaleonti e da Ornella Vanoni, che ricordiamo con affetto, a pochi mesi dalla scomparsa, canzone tra le più iconiche della grande artista milanese, e per il quinto classificato La spada nel cuore, interpretato da Little Tony e Patty Pravo, quest’ultima, al Festival del 2026, in gara tra i big.
Al settimo posto, con la canzone Pa' diglielo a ma', si classificarono i due sedicenni Nada, alla sua seconda apparizione sanremese, e Rosalino Cellamare, in seguito divenuto maggiormente noto come Ron, nome d'arte con cui vinse la rassegna nel 1996, a ventisei anni dal debutto, con il brano Vorrei incontrarti fra cent'anni, singolo scritto dallo stessoRon ed interpretato dallo stesso cantante con Tosca.
Sebbene la classifica del festival non li privilegiò, ebbero ottimi riscontri commerciali anche i brani Tipitipitì, eseguito da Orietta Berti e Mario Tessuto, ed Io mi fermo qui, cantato dai DikDik e Donatello.
Fuori concorso si segnalò altresì Tanto pe' cantà, storico brano di Ettore Petrolini, proposto da Nino Manfredi (primo ospite a cantare fuori gara nella storia della manifestazione), che registrò un notevole successo di vendite.
Da notare che Pietruccio Montalbetti, già cantante dei DikDik, si esibì nella stessa edizione anche con Il Supergruppo, rendendolo di fatto, dopo lo stop alle interpretazioni "multiple" del 1967, l'ultimo partecipante alla manifestazione a cantare più di una canzone fino al 2013.
