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 di Gianni Gigli
In un panorama globale dove la guerra ibrida occupa le prime pagine, esiste una vulnerabilità tanto antica quanto sottovalutata: la voce. Nei contesti istituzionali più critici dove agiscono Vertici Istituzionali, Militari e di Intelligence, chiamati a gestire situazioni di crisi, così come nei board aziendali di rilevanza strategica, la riservatezza ambientale non è solo una prassi, ma un imperativo di sicurezza nazionale, tutela del valore aziendale e continuità operativa . Proteggere un perimetro fisico o un server non serve a nulla se le decisioni prese "a porte chiuse" vengono captate da un microfono occultato o da uno smartphone compromesso .

La fine dell'illusione delle "porte chiuse"

Il concetto tradizionale di stanza sicura perché chiusa è ormai superato. La minaccia oggi è sepre più ibrida ibrida e richiede, quindi per essere mitigata, quella che viene definita sicurezza estesa: un approccio integrato che supera i silos tra difesa fisica e cyber per garantire una resilienza ottimale. Le informazioni scambiate oralmente in contesti di crisi sono asset critici che possono essere compromessi non solo da intrusioni fisiche o informatiche, ma da tecnologie di intercettazione sempre più sofisticate ed economiche .

Le contromisure: blindare lo spazio elettromagnetico, l’audio e i dispositivi presenti

Per ristabilire la sovranità informativa all'interno di una sala riunioni, è necessario implementare un protocollo di difesa su più livelli, utilizzando tecnologie progettate per neutralizzare specifici vettori di attacco:

  • Bonifiche ambientali (Sweeping & Cleanup): Il punto di partenza imprescindibile, propedeutico all’implementazione delle alte contromisure è la ricerca tecnica di dispositivi di intercettazione. Attraverso operazioni di bonifica professionale, è possibile rilevare e rimuovere microspie o sensori occultati che potrebbero esfiltrare l'audio verso l'esterno.
  • La neutralizzazione dello smartphone: Il cellulare, anche se apparentemente inattivo, rappresenta il principale cavallo di Troia. L'impiego di contenitori insonorizzati con mascheramento sonoro permette di isolare fisicamente i microfoni dei dispositivi durante le riunioni, impedendo qualsiasi registrazione non autorizzata .
  • Saturazione microfonica: L'utilizzo di generatori di rumore bianco, o audio jammers, consente di saturare l'ambiente rendendo inintelligibile il parlato per qualsiasi microfono nascosto non rilevato, creando una barriera sonora invalicabile.
  • Schermatura elettromagnetica: Le Faraday bags sono strumenti essenziali per i device portatili. Queste custodie bloccano segnali WiFi, GPS e Bluetooth, impedendo la geo-localizzazione dei partecipanti e l'attivazione remota dei sensori di comunicazione del dispositivo .
  • Difesa contro i microfoni laser: Le finestre sono punti di vulnerabilità estrema poiché possono essere "lette" dall'esterno tramite laser che captano le vibrazioni del vetro prodotte dalla voce. L'adozione di tendaggi tecnici schermanti (Passive Curtains) neutralizza questa minaccia, bloccando il raggio laser e assorbendo le vibrazioni.

Verso una cultura della riservatezza ambientale

L'adozione di queste contromisure non deve essere vista come una paranoia tecnologica, ma come una postura di sicurezza necessaria per mitigare minacce sempre più ibride e cangianti, ma anche un adeguamento “obbligatorio” alle moderne direttive di sicurezza e conformità, come la NIS2 o la CER, che impongono ai soggetti critici standard elevati di resilienza .

In un'epoca di spionaggio – con fini militari o di business – percepito sempre più come onnipresente, la capacità di garantire che una conversazione rimanga confinata tra i presenti è il pilastro su cui poggia la possibilità di raggiungere gli obiettivi – istituzionali o di business – attesi. La vera sicurezza oggi non si ferma al firewall o alla protezione del perimetro: inizia nel momento in cui la parola ad alta criticità viene pronunciata in una stanza adeguatamente protetta.

Faraday bagsL'implementazione pratica di questo concetto richiede una strategia di sicurezza convergente che parta da un'analisi strutturata dei rischi (Security Assessment) che prenda in considerazione le minacce incombenti, le vulnerabilità presenti ed i possibili impatti (danni) che la compromissione di quelle informazioni comporterebbe. 

Le contromisure che l’assessment individuerà come adeguate saranno, possiamo affermarlo sin d’ora, un mix adeguato di tecnologie, processi e comportamenti adeguati da stimolare anche attraverso mirate azioni di consapevolezza. Solo così si può mitigare il rischio che informazioni ad alta criticità possano essere captate ed utilizzate dall’attore ostile, Stato estero o concorrente di mercato che sia e ritorcersi contro di noi e i nostri obiettivi strategici. 

 

In sintesi, la “sicurezza estesa” è la sola postura corretta da tenere per chi voglia proteggere le informazioni possedute e scambiate ( per iscritto, su supporto informatico, a voce), per non perdere un vantaggio competitivo sul mercato oppure, cosa ancora più critica, nel contesto geo-politico attuale, in un mondo dove la guerra ibrida (cinetica, cibernetica e cognitiva) non è più solo una lontana eventualità, ma una minaccia concreta e realistica. 

 

14-03-2026
Autore: Gianni Gigli
Esperto di Security
meridianoitalia.tv
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