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 Una mostra dal 25 marzo 2026 al 29 maggio 2026 per celebrare la ricorrenza del secolo a tutela del giornalismo italiano anche con una cerimonia alla Camera dei Deputati.

​​​​di Emanuele Mariani

Buon compleanno all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” che celebra i suoi cento anni e lo fa con un’iniziativa speciale articolata in due appuntamenti. Il primo è l’inaugurazione della mostra A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”dal 25 marzo 2026 al 29 maggio 2026 (con orari di visita: lunedì-venerdì09.00-17.00), che vedrà l’inaugurazione, su inviti, il 24 marzo 2026 (ore 18.00),presso la sede della Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi” (via Nizza 35, Roma). 

Il secondo si svolgerà il 25 marzo 2026 (ore 9.30), alla Camera dei deputati, nell’Aula dei gruppi parlamentari (via di Campo Marzio, 78).

Alla cerimonia prenderanno parte rappresentanti istituzionali ed esponenti del mondo delle professioni che si confronteranno sullo stato attuale del settore e sulle prospettive future. 

I lavori, moderati dal giornalista del Corriere della Sera, Isidoro Trovato, e dal vice presidente dell’ente Mattia Motta, saranno aperti dal Vicepresidente della Camera, Giorgio Mulè, e affronteranno temi cruciali quali i cambiamenti del mercato del lavoro, le competenze emergenti, l’impatto delle innovazioni tecnologiche e le principali sfide normative che interessano il giornalismo e la previdenza dei giornalisti. 

Nel corso della mattinata è, inoltre, prevista l’emissione di uno speciale annullo filatelico dedicato all’anniversario.

La mostra A schiena dritta. Tutelare il mestiere della libertà”, patrocinata dal Ministero della Cultura, sarà inaugurata dal Sottosegretario Lucia Borgonzoni e propone un percorso espositivo che raccoglie oltre 60 pezzi tra fotografie, cimeli e documenti storici che raccontano il giornalismo italiano dagli anni Sessanta al Duemila. 

Tra questi, scatti del fotogiornalista Franco Lannino, una vecchia macchina telefoto e la telecamera di MiranHrovatinucciso con Ilaria Alpi a Mogadiscio il 20 marzo 1994, 4 macchine per scrivere appartenute a fiduciari INPGI, tra cui una di Giancarlo Siani, un video storico sull’INPGI, 3 pannelli in bianco e nero su forex, una teca contenente oggetti, documenti e verbali dell’Istituto oltre a pagine di giornale d’epoca.

L’esposizione, che offre una riflessione sulla storia e sul presente della professione giornalistica, mettendo in primo piano i cronisti stessi e le sfide affrontate da chi racconta i fatti con rigore e coraggio, intende anche ricordare tutti i giornalisti caduti nell’esercizio del loro mestiere e rende omaggio ai protagonisti del giornalismo d’inchiesta come Cosimo Cristina, il primo cronista ucciso dalla mafia nel 1960, Mauro De Mauro, Giovanni Spampinato, Peppino Impastato, Mario Francese, Giuseppe Fava, Mauro Rostagno e Beppe Alfano, e onora il sacrificio di Walter Tobagi, Giancarlo Siani, Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli, assassinata in Afghanistan nel 2001, oltre a figure-simbolo come Giuseppe Quatriglio, giornalista e scrittore, che nel 1968 raccontò il terremoto del Belìce.

La mostravuole soprattutto rimarcare che l’INPGI – Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti italiani- celebra i 100 anni dalla sua fondazione, quale presidio ed a tutela del giornalismo italiano.

Cultur-e ha curato concept, percorso espositivo, allestimento e promozione di un’esposizione che compie un gesto inedito: capovolgere l’obiettivo. Se il giornalista è per mestiere colui che si fa invisibile per raccontare l’altro da sé, qui è il cronista a essere in primo piano.

Attraverso l’archivio fotografico del fotogiornalista Franco Lannino e il contributo delle associazioni di stampa territoriali, la mostra restituisce un secolo di giornalismo italiano: dai cronisti caduti per mano della criminalità organizzata e sui campi di guerra, ai reporter che hanno documentato terremoti, maxi processi, battaglie per i diritti civili e le tensioni istituzionali del Paese.

Il percorso espositivo è un viaggio dentro il “motore” della notizia: le attese davanti ai telefoni a gettoni dei Palazzi di Giustizia, le redazioni avvolte dal fumo delle sigarette, il passaggio dalle rotative alle prime redazioni digitali. Immagini e cimeli – dalle macchine per scrivere di storici fiduciari dell’Ente ai porta-tesserino degli anni Novanta – raccontano un giornalismo viscerale, fatto di corpo e presenza fisica sui luoghi dei fatti.

Dal 10 marzo, Roma ospita la campagna OOH che porta la mostra negli spazi di affissione ATAC. Il manifesto presenta uno scatto fotografico di Giuseppe Quatriglio tra le rovine del Belice: la figura solitaria del cronista, immersa nel paesaggio devastato, restituisce il giornalismo nella sua dimensione più autentica. La tipografia rossa che attraversa l’immagine rafforza l’impatto visivo, trasformando il visual in un manifesto fortemente simbolico che evoca memoria, responsabilità e presenza.

La mostra si rivolge ai giornalisti, affinché si rinvigorisca l’orgoglio di essere un corpo unico a difesa del proprio mestiere, ma soprattutto ai cittadini: un invito a guardare negli occhi coloro che, per decenni, ci hanno prestato i loro per farci comprendere il mondo, mediatori tra i fatti, le storie, gli avvenimenti, in una parola di sintesi: dando la notizia, vera, certa, credibile, eticamente divulgata con un linguaggio appropriato e corretto, distinta dal commento e della critica.

Da 100 anni l’Inpgi è al fianco dei giornalisti – dice il presidente Roberto Ginex – e continua a esserlo in un settore profondamente trasformato. Rappresentiamo una delle principali istituzioni previdenziali di categoria del sistema italiano di sicurezza sociale e abbiamo anche accompagnato l’evoluzione della professione giornalistica e del sistema editoriale nazionale.Oggi – prosegue Ginex – la sfida è garantire sostenibilità ed equità in un mercato segnato dalla crescita del lavoro autonomo. Il cambiamento del lavoro giornalistico, spesso non scelto ma imposto, incide anche sulla previdenza: senza redditi adeguati e un vero equo compenso si rischia di condizionare fortemente il futuro pensionistico della categoria”, conclude.

Istituito in Ente Morale con il decreto regio n. 838 del 25 marzo 1926, l’INPGI affonda le radici in una visione pionieristica della solidarietà di categoria, unificando l’eredità delle antiche Casse Pie ottocentesche in una moderna e organica istituzione di garanzia.

Nel secondo Dopoguerra, la scelta, nel 1951, della sua intitolazione a Giovanni Amendola (Napoli, 15 aprile 1882 – Cannes, 7 aprile 1926) – giornalista, accademico e politico, morto a causa di una vile aggressione squadrista – conferisce all’Istituto un imprinting inequivocabile. 

L’INPGI nasce e si consolida come presidio democratico: un avamposto a protezione dei giornalisti affinché possano misurarsi con i fatti e con il potere senza soggezioni. Come testimonia il peculiare percorso giuridico, suggellato nel 1951 dalla “legge Rubinacci” (legge 20 dicembre 1951 n. 1564),con cui gli furonassegnate le attuali funzioni e che ne sancisce la natura di unicumnel panorama previdenziale e istituzionale italiano, a valorizzare la tutela previdenziale del giornalista che va di pari passo con la tutela del diritto all’informazione dell’intera collettività.

Dal 1° gennaio 1995, l’INPGIè stato trasformato da ente pubblico in fondazione, avente natura giuridica privata, permanendo lo svolgimento da parte dello stesso delle pubbliche funzioni con autonomia gestionale, organizzativa e contabile, evitando in questo modo l’assoggettamento alle riforme del sistema pensionistico degli anni 90, svolgendo la sua attività sotto la vigilanza del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e del Ministero del Tesoro.

Nel 1996, nasce la Gestione previdenziale destinata ai giornalisti che svolgono attività autonoma, attività che l’INPGI continua a svolgere tuttora, mentre la gestione previdenziale dei giornalisti dipendenti, dal 1° luglio 2022, è transitata in capo all’INPS.

A seguito della sentenza del Consiglio di Stato del 28 novembre 2012, l’INPGI, ente deputato a compiti di previdenza ed assistenza sociale obbligatoria per gli iscritti all'Ordine dei giornalisti, gestore quindi di assicurazioni sociali obbligatorie previste dall'articolo 38 della nostra Costituzione, secondo il modello previdenziale corporativo previsto dall'ordinamento italianointegrato nel sistema pensionistico obbligatorio, è da ritenersi una pubblica amministrazione e come tale l'ISTAT l'ha inserita tra le amministrazioni che concorrono al conto consolidato dello Stato.

Nel 2015, l'INPGI aveva dato vita, insieme con Ordine dei Giornalisti, Casagit e FNSI, alla Fondazione sul Giornalismo Paolo Murialdi, che ha lo scopo « di raccogliere e mettere a disposizione di studiosi e ricercatori tutta la documentazione sulla vita e la storia del giornalismo italiano, anche attraverso la sistematizzazione della documentazione archivistica degli enti di categoria ».

La Fondazione Murialdi ha sede, come detto in apertura, a Roma e Giampiero Spirito, 65 anni, romano, capo servizio della redazione giornalistica di Tv2000, ne è divenuto il nuovo presidente, essendo stato eletto, il 19 marzo 2024, dal Cda della Fondazione composto dai rappresentanti degli enti di categoriaOrdine Nazionale dei giornalisti (Carlo Bartoli), Fnsi (Alessandra Costante), INPGI (Marina Macelloni poi Roberto Ginex dal 12 luglio 2024e Fondazione Casagit, di cui Spirito è presidente.Segretario è Giancarlo Tartaglia.

A seguito delle elezioni di fine maggio 2024, svolte con il nuovo Statuto dell’INPGI, il 3 luglio 2024, la nuova assemblea generale ha eletto il consiglio di amministrazione composto da: Stefano Gallizzi (Lombardia), Giuseppe Gandolfo (Piemonte), Roberto Ginex (Sicilia), Massimo Marciano (Lazio), Mattia Motta (Emilia Romagna). Successivamente, il 12 luglio 2024 il consiglio di amministrazione ha eletto, a sua volta, Roberto Ginex come presidente e Mattia Motta come vicepresidente.

21-03-2026
Autore: Emanuele Mariani
saggista e scrittore
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