Scarica l'app ufficiale di Meridianoitalia.tv per accedere a notizie e analisi direttamente sul tuo smartphone.

di Gianni Lattanzio

La sicurezza urbana è oggi una delle grandi linee di faglia del governo delle città europee, e Roma non fa eccezione. Non è più sufficiente declinarla come semplice ordine pubblico: è divenuta una componente strutturale della qualità urbana, intrecciata con la transizione digitale, la sostenibilità e la coesione sociale. In una capitale estesa, stratificata e diseguale come Roma, il paradigma della Smart City offre una chiave per tenere insieme queste dimensioni, trasformando tecnologie e dati in strumenti di prevenzione, prossimità e partecipazione.

PHOTO 2026 03 26 08 09 40Negli ultimi anni Roma ha iniziato a costruire una propria agenda Smart City, con piani, progetti pilota e strumenti di governance dedicati. Il Piano Roma Smart City elenca decine di interventi già avviati o conclusi — dalla gestione intelligente della viabilità alla manutenzione stradale digitale, dall’illuminazione smart ai servizi informativi interattivi — che concorrono indirettamente anche alla sicurezza urbana, riducendo zone d’ombra, degrado e isolamento. Iniziative come la piattaforma STAR per la segnalazione e tracciamento delle anomalie sulle strade, o il Pavement Management System per la mappatura degli interventi di riasfaltatura, rendono più trasparente e tempestivo il rapporto tra cittadino e amministrazione, incidendo sulla percezione di cura del territorio.
In parallelo, la capitale ha avviato un percorso di strutturazione di competenze dedicate alla cybersecurity e alla sicurezza urbana digitale, attraverso iniziative promosse dal Dipartimento Cybersecurity e Sicurezza Urbana di Roma Capitale e momenti di confronto pubblico sui diritti nell’era delle tecnologie pervasive. In questo quadro, la sicurezza non è più solo presidio fisico ma si configura come vera e propria infrastruttura integrata, nella quale spazi pubblici, reti digitali e sistemi di servizio dialogano continuamente.

Uno dei campi più avanzati, e più discussi, è quello della videosorveglianza e delle centrali di comando e controllo per la gestione della città. In vista del Giubileo 2025, Roma ha programmato l’implementazione di un sistema di videosorveglianza composto da circa 15.000 telecamere collegate a un unico software di intelligenza artificiale, integrando impianti pubblici e privati. Il progetto prevede una nuova Sala Operativa di Sicurezza per Polizia Locale e Protezione Civile, con un investimento di oltre 14 milioni di euro, destinata al coordinamento del territorio, alla gestione delle emergenze e dei grandi eventi.
Questo modello di gestione integrata viene rafforzato anche attraverso piattaforme evolute come lo “Smart Police Support”, sviluppato da Leonardo, che punta a supportare le attività di controllo del territorio e il contrasto alla microcriminalità, con particolare attenzione alle aree più vulnerabili. In prospettiva, tali strumenti possono consentire un uso più mirato delle risorse, una risposta più rapida alle criticità, una maggiore capacità di previsione sui flussi urbani. Tuttavia, la loro legittimazione democratica dipende da garanzie robuste in materia di trasparenza, accountability e tutela dei diritti fondamentali.

L’espansione dell’“occhio digitale” in città ha inevitabilmente suscitato interrogativi e preoccupazioni sul versante delle libertà civili. A livello europeo, la riflessione sulla sicurezza nelle smart cities si è intrecciata con l’evoluzione delle regole sulla protezione dei dati e sulla cybersecurity: oltre al GDPR, la direttiva NIS2 rafforza gli obblighi di sicurezza per i settori critici urbani, dai trasporti all’energia, imponendo standard più severi e notifiche tempestive degli incidenti. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: non esiste città intelligente senza infrastrutture digitali resilienti, senza crittografia dei dati e senza solidi meccanismi di autenticazione e controllo degli accessi ai sistemi.
Il dibattito nazionale ed europeo ha portato anche all’introduzione di una moratoria sull’installazione di nuovi sistemi di videosorveglianza con riconoscimento facciale nei luoghi pubblici, almeno fino al 2025, con l’obiettivo di proteggere privacy e protezione dei dati personali. Roma si colloca dentro questo quadro, distinguendo tra videosorveglianza intelligente, basata su analisi dei flussi e degli eventi, e sistemi di identificazione biometrica automatizzata, ad oggi sospesi nello spazio pubblico. La sfida diventa allora quella di tenere insieme l’istanza di sicurezza con quella di non trasformare la città in uno spazio di sorveglianza pervasiva, seguendo le linee guida europee che promuovono città “sicure” ma anche fidate.

Nel panorama europeo alcune città hanno svolto un ruolo di apripista. Barcellona, riconosciuta come capitale europea dell’innovazione e sede dello Smart City Expo World Congress, ha sviluppato una piattaforma urbana che integra i dati della rete di sensori “Sentilo”, dei sistemi informativi e dei social network per gestire traffico, illuminazione, servizi ambientali e sicurezza con un approccio data-driven e open source. L’esperienza catalana mostra come l’uso intensivo dei big data possa migliorare la gestione delle emergenze e dei grandi eventi, ma anche la qualità della vita quotidiana, a condizione che la cittadinanza sia coinvolta nel controllo e nella comprensione degli strumenti utilizzati.
Amsterdam, dal canto suo, ha costruito la propria strategia di smart city puntando su riduzione delle emissioni, mobilità sostenibile e uso etico dei dati, facendo leva su un ecosistema aperto che vede insieme amministrazione, università, imprese e cittadini. Iniziative come l’“Amsterdam Smart Citizen Lab” e la carta “Tada – clarity about data” insistono proprio su trasparenza, consapevolezza e partecipazione nella gestione algoritmica dei servizi urbani, inclusi quelli legati alla sicurezza e al controllo dello spazio pubblico. Anche qui non sono mancati ripensamenti: nel 2025 la città ha abbandonato un progetto di semafori intelligenti per timori legati alla tracciabilità eccessiva degli spostamenti, a riprova di quanto il bilanciamento tra innovazione e tutela della privacy resti un terreno delicato.
In Francia, casi come Nizza mostrano un approccio molto proattivo alla gestione del rischio: sistemi di videosorveglianza basati su intelligenza artificiale, servizi dedicati alla sicurezza degli eventi e progetti per centri di comando unificati consentono di integrare i dati e rafforzare il coordinamento tra forze di sicurezza locali e nazionali. Parallelamente, l’Unione europea sostiene progetti come S4AllCities, che forniscono piattaforme comuni per visualizzare in tempo quasi reale gli incidenti relativi alla sicurezza nelle città intelligenti, favorendo la condivisione di esperienze e soluzioni tra le diverse realtà urbane.

In questo contesto Roma non è una realtà isolata, ma si colloca dentro una comunità europea di città che sperimentano e imparano le une dalle altre. La partecipazione della capitale allo Smart City Expo World Congress di Barcellona, coronata nel 2025 dallo “Smart City Award”, ha dato visibilità internazionale a una serie di progetti concreti: la strategia Roma5G, le nuove centrali operative di ATAC, la Centrale del Traffico sviluppata con Almaviva e il polo di sicurezza urbana intelligente di Leonardo, basato su tecnologie integrate e rispettose della privacy. L’idea che Roma ha voluto presentare in quella sede è quella di una città che non rincorre i dati per sé, ma prova a mettere al centro la vita quotidiana delle persone, nella convinzione che l’innovazione debba essere “human-centered”.
La Commissione europea, dal canto suo, lavora alla costruzione di uno Spazio europeo dei dati per città e comunità intelligenti e sostenibili, un ambiente interoperabile e sicuro dove i dati oggi frammentati possano essere condivisi sulla base di accordi volontari. Per Roma questo significa poter dialogare, anche dal punto di vista digitale, con le altre capitali europee, accedendo a standard comuni, soluzioni interoperabili e piattaforme che, se ben governate, possono rafforzare la sicurezza urbana e la resilienza della città.

Guardando in avanti, la prospettiva per Roma non può limitarsi alla somma dei singoli progetti, per quanto innovativi, ma dovrebbe tradursi in una visione coerente di sicurezza urbana come diritto alla città nell’era digitale. In questo senso, il confronto con le esperienze europee suggerisce alcune linee di marcia implicite: la centralità della governance dei dati, che non è solo un tema tecnico ma politico; la necessità di rafforzare i dispositivi di partecipazione attiva, affinché cittadini e corpi intermedi possano contribuire alla definizione delle priorità e al monitoraggio degli impatti; il radicamento delle scelte tecnologiche in un quadro di garanzie robuste su privacy, non discriminazione algoritmica e accessibilità dei servizi.
Roma ha già dimostrato di poter essere competitiva nello scenario internazionale della smart city, ma il salto di qualità si misurerà sulla capacità di trasformare gli investimenti del PNRR e l’eredità del Giubileo in un nuovo patto tra istituzioni e cittadini, fondato sulla fiducia reciproca. La capitale può proporsi come laboratorio mediterraneo di sicurezza urbana “umanocentrica”, dove la tecnologia non sostituisce il tessuto sociale ma lo rende più forte, dove i dati non sono solo risorsa economica ma infrastruttura di diritti, dove l’appartenenza allo spazio europeo delle città intelligenti si traduce in standard condivisi, cooperazione tra metropoli e capacità di affrontare insieme rischi e vulnerabilità che non conoscono confini.

26-03-2026
Autore: Gianni Lattanzio
Direttore editoriale di Meridianoitalia
meridianoitalia.tv
Scarica l'app ufficiale di Meridianoitalia.tv per accedere a notizie e analisi direttamente sul tuo smartphone.

Questo sito utilizza cookie tecnici, google analytics e di terze parti. Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie. Se rifiuterai, nel tuo pieno diritto secondo la norma GDRP, la tua navigazione continuerà all'esterno del sito, Buon Navigazione Meridianoitalia.tv