passando per le celebrità di Studio Uno, Milleluci e Fantastico, ed ora messo in vendita al quartiere romano “Della Vittoria”
di Emanuele Mariani
Se una persona si trovasse a passare per il quartiere “Della VittoriaXV” e più precisamente in via Col di Lana, si chiederebbe da dove derivi questo nome dato alla strada.
Ebbene Col di Lana (Col de Lana in ladino) è una montagna alta2.452 metri e si trova nelle Dolomiti, precisamente nel Comune di Livinallongo del Col di Lana (Belluno), tra la valle del Cordevole e il passo Falzarego. Il Col di Lana si allunga alla sinistra della valle del Cordevole, delimitato a sudest dal rio Andraz, a sudovest dal Cordevole stesso, a nordovest dal torrente Ruaz. A nordest, un'ampia vallata lo separa dal Setsas.
Il gruppo si articola in più cime che sono, a partire da sudest, il Panettone (2.125 m.), il Cappello di Napoleone (2.200 m.), il Col di Lana vero e proprio (2.452 m.), la cima Sief (2.424 m.) e il Col de la Roda (1.971 m.). Sulla cima principale sorgono una chiesetta e un bivacco.
La via, però, prende il nome a ricordo di un evento bellico che ha poi caratterizzato il quartiere romano XV “Della Vittoria”, il trionfo ottenuto dall’Italia nella Prima Guerra Mondiale (1915-1918).
Col di Lana, infatti, è la località di confine tra l'Impero Austro-Ungarico e il Regno d'Italia, teatro di aspri combattimenti, avvenuti nel corso del primo conflitto bellico mondiale, che hanno lasciato sul terreno circa 8.000 morti (da cui il soprannome "Col di Sangue").
È noto, in particolare, l'episodio della mina fatta esplodere dai genieri italiani il 17 aprile 1916. Costituita da 5 tonnellate di gelatina dinamite, esplose alle 23:35 circa. Una parte della montagna crollò per gli effetti dell'esplosione, causando la morte di circa 150 militari austriaci e consentì agli Italiani di occupare la vetta.
Nel 1917, a seguito della disfatta di Caporetto, gli Italiani si dovettero però ritirare. È ancora oggi possibile vedere l'enorme cratere lasciato dall'esplosione. Poi, la guerra girò a nostro favore sotto il comando del generale Armando Diaz e proprio nel 2011 (anniversario dei 150 anni di Unità d’Italia), abbiamo anche celebrato i 90 anni del viaggio del milite ignoto, trasportato in treno da Aquileia fino a Roma, all’altare della Patria.
Via Col di Lana, come le altre strade del quartiere capitolino “Della Vittoria”, prendono il loro nome a ricordo di questi avvenimenti.
La strada venne intitolata l’8 febbraio del 1924 ed annessa con tale nome nel dizionario toponomastico del Comune di Roma, il 1 marzo 1954.
Questa data sarà importante perché in via Col di Lana, vi è uno storico teatro che ha rappresentato e tuttora rappresenta il tempio del varietà, prima teatrale e poi televisivo italiano: il “Delle Vittorie” che si chiama così a memoria di tutte le vittorie ottenute dal nostro Paese e non solo di quella della Prima Guerra Mondiale.
Dopo l’Esposizione per il cinquantenario dell’Unità d’Italia, indetta nel 1911, il quartiere inziò il suo sviluppo urbanistico proprio a partire dalla zona di piazza Mazzini, inizialmente denominata piazza d’Armi. L’Esposizione lasciò in dote al territorio circostante, ad esempio, ponte Risorgimento, realizzato su progetto dell’architetto francesce Francois Hennebique, sotto la direzione degli ingegneri Giaje Parvopassu, nonché gli allacciamenti idrici, fognari ed elettrici, utilizzati per l’Esposizione, alcuni villini ed edifici scolastici, demoliti negli anni ’60, per far posto al palazzo della direzione generale della Rai di Viale Mazzini, realizzato tra il 1962 ed il 1964 su progetto di Berarducci e Fiorini.
Su analisi progettuale dell’urbanista tedesco Joseph Stubben, si iniziò ad edificare nel lotto di piazza d’Armi, su terreni che il demanio militare cedette nel 1908 al Comune di Roma. Quattordici piccoli fabbricati (in seguito demoliti) sorsero su via Sabotino, tra il 1919 ed il 1921, a cura dell’Istituto case popolari, ente che affiderà all’ingegner Innocenzo Sabatini il progetto di due grandi edifici situati tra le vie De Calboli, Oslavia, Vodice, Montesanto e Sabotino.
Gli edifici esistenti sul via Col di Lana furono, dunque, costruiti agli inizi degli anni ’20 ed almeno fino al 1924-1925, in contemporanea con l’attuale sede del liceo Mamiani, che si era già trasferito da Palazzo Sora a Corso Vittorio (oggi civico 217), dove si trovava dal maggio 1889, in viale delle Milizie nell’ottobre del 1923, opera di Vincenzo Fasolo. Vi erano anche le Case dei dipendenti del Governatorato (Comune), realizzate da Ciarrocchi e De Renzi nel 1926, nei pressi delle vie Andreoli e Brofferio, ma soprattutto il lotto di case I.N.C.I.S. in via Speri, sede del mercato all’aperto ed il fabbricato per la Cassa nazionale infortuni tra via col di Lana e via Monte Zebio, quest’ultime due opere di Quadrio Pirani.
Sorgono anche, tra il 1927 ed il 1930, le prime case su viale Angelico, per il cui allargamento il Comune aveva proceduto con espropri fin dal 1919.
Piazza Mazzini, ultimata nel 1926 ed elegantemente sistemata dall’architetto Raffaele De Vico, venne formalmente inaugurata il 28 ottobre 1932; il vicino ufficio postale, progettato dall’architetto Armando Titta, risale invece al 1933.
Nel 1927, in via Monte Zebio, si costruisce la scuola elementare Pistelli di Ghino Venturi, mentre la Chiesa del Cristo Re dell’architetto Marcello Piacentini venne inaugurata con consacrazione il 20 maggio 1934. Proprio nel retro della Chiesa, all’angolo con via Col di Lana, vi era il campo di calcio parrocchiale, dove poi negli anni ’50 sorse il palazzo che, accanto ad un noto bar–ristorante, vede la presenza del teatro Manzoni (inaugurato l’11 gennaio 1986), proprio là dove, in precedenza, vi era il cinema Monte Zebio, attivo negli anni ‘70 e che prendeva il nome dall’omonima via.
Altri due cinema della zona, ormai scomparsi, meritano una citazione: il cinema Clodio in Via Augusto Riboty ed il cinema Mazzini, in via Montello, vicino a quella via Asiago, dove sorge il palazzo dell’allora E.I.A.R. (oggi Rai), iniziato nel 1931 da Marchesi Cappai e che ospita ancora la radio dell’emittenza pubblica.
Anche il palazzo, sede del Teatro Delle Vittorie, venne completato prima degli anni ‘30.
Il Teatrodelle Vittorie nasce successivamente all’edificio che lo contiene (oggi un condominio con facciata moderna).
Attivo dagli anni ‘40 come cinematografo (cinema-teatro) e fino al 1960, fu utilizzato anche per rappresentazioni di commedie e spettacoli “leggeri” e per i grandi varietà di rivista; infatti, vi si esibirono celebri compagnie teatrali, tra le quali ricordiamo quella di Totò ed Anna Magnani, che lo inaugurò durante la Seconda Guerra Mondiale, il 5 gennaio 1944 (come tra l’altro, lo stesso Antonio De Curtis ricordò in un celebre sketch con Mina in Studio Uno del 27 febbraio 1965, in qualità di ospite, dichiarando: ''Questo teatro fu inaugurato da me, durante la guerra, con la Compagnia Totò-Anna Magnani'') e, da ultimo, alla fine gli anni ‘50, quella di Erminio Macario che fu l’ultima compagnia ad utilizzare il cinema-teatro prima dell’avvento della televisione.
Verso la fine degli anni ’50, primi mesi del 1960, il proprietario che conosceva Pippo Baudo, gli disse che avrebbe voluto smettere, il teatro non andava più bene come una volta, per cui lo stesso Baudo raccolse lo sfogo del proprietario, stanco dei miseri incassi della Rivista.
Il noto presentatore pensò che questo poteva essereil palcoscenico ideale, per la Rai, così comodo perché a due passi dalla Direzione di viale Mazzini (che si stava costruendo e sarà completata alla metà degli anni ’60), e dal Centro di Produzione di via Teulada, già esistente ed operativa ben prima del 3 gennaio1954.
Questo, infatti, era un gran bel teatro e Pippo Baudo si mosse subito, in maniera personale, nei confronti della Dirigenza Rai, informandolachec’eraquesta disponibilità perpoterloacquistare.La cosa andòsubito in porto.
In previsione del Secondo Programma, che ebbe inizio il 4 novembre 1961, fu realizzatoaRoma,pressoil Teatrodelle Vittorie, unnuovostudiotelevisivocon regiaed impianto luci ed audio, collegato al Centro di Produzione TV di via Teulada, mediante un cavo coassiale; inoltre venne realizzata (1962) la palazzina di Telescuola in via Novaro proprio a fianco delCentro di Produzione di via Teulada.
Infatti, dopo il 3 gennaio 1954, giorno dell’avvio delle trasmissioni regolari della Rai Tv e nei primi anni ‘60, quelli del boom economico, iniziò una nuova vita per il Teatro Delle Vittorie che la Rai destinò (e finora destina) a teatro di posa per le sue grandi trasmissioni: “Studio Uno” (la prima edizione dal Delle Vittoriefu quella del 1965 con Mina e sempre con la regia di Antonello Falqui), “Teatro 10”, “Canzonissima” (dalla metà degli anni ’60, anche con altri nomi, “Scala reale” del 1966, “Partitissima” del 1967, fino all’edizione del 1974), senza dimenticare che, dal 5 febbraio al 30 luglio 1970, ospitò la prima edizione di “Rischiatutto” con Mike Bongiorno.
E poi ancora “Milleluci” (1974), 9 edizioni di Fantastico (a partire dall’edizione n. 5 del 1984 fino all’ultima, la n. 13 del 1997, fecero eccezione le prime due: “Fantastico” (1979), e “Fantastico 2” (1981) che andarono in onda dallo studio F1 della Fiera di Milano), lo spettacolo “Al Paradise” dal 1983 al 1985, fino ai recenti spettacoli di Fiorello ed alle registrazioni dei più noti programmi di varietà ed intrattenimento (tra questi, ricordiamo“Scommettiamo che….” (per le prime sette edizioni, dal 1991 al 1996 e dal 1999 al 2000) con l’indimenticato Fabrizio Frizzi e “Stasera pago io – Revolution” (2004) sempre con Fiorello).
Alcune curiosità sul celebre teatro, legate ai programmi più noti sopra menzionati, meritano di essere raccontate.
“Studio Uno” del 1965 è stato fatto sia allo studio 1 di Via Teulada che al teatro Delle Vittorie. Chi non ricorda l'entrata delle gemelle Kessler, che, come facevano al Lido di Parigi dove si erano già esibite, scendono le scale della scenografia e poi cantano “La notte è piccola per noi”. I primissimi numeri dello “Studio Uno” del 1965 vennero, infatti, realizzati nello storico studio 1 di Via Teulada; successivamente, si passò al Delle Vittorie.
“Studio Uno”, “Teatro 10”, altro non erano che i numeri dei teatri di posa televisivi della Rai. Nelle indicazioni numeriche dell’Ente televisivo di Stato, il Delle Vittorie era il Teatro 10 da cui venne ripreso il nome dello spettacolo, come studio 1 era il primo studio della Rai in via Teulada.
In “Studio Uno” del ‘65, al Teatro delle Vittorie si notava la mancanza di ogni scenografia, c'erano solo tralicci e strutture, tanto da far apparire enorme lo spazio. Mitiche le lunghe "passeggiate" di Mina, che lei riempiva magistralmente con le sua presenza, mentre cantava; doveva, infatti, attraversare almeno quaranta metri di palcoscenico, invenzione di un altro genio della regia, come il maestro Antonello Falqui.
Negli ultimi anni, il Teatro Delle Vittorie non è stato più sfruttato come prima, ha perso una sua ufficialità, ed una certa regalità tipica del varietà televisivo del sabato sera, caduto in desuetudine per il cambio delle abitudini televisive degli Italiani (con l’avvento delle tv a pagamento) e per via della mancanza di grandi attori e produzioni che ne hanno reso immorali i programmi appena menzionati.
A partire dalla seconda metà degli anni Duemila, il teatro è stato progressivamente relegato a produzioni minori, programmi appartenenti alla fascia del day-time e in particolare di genere game show in onda in access prime time, come “I Soliti Ignoti“ ed Affari tuoi”.
Dal 2012, è ripartito in differenti spazi e altrettanti set (di cui uno ricavato nello spazio sottostante la galleria che doveva rispettare le regole di sicurezza imposte dalle nuove normative), al fine di produrre più trasmissioni in contemporanea. La galleria viene resa nuovamente agibile dall'autunno 2025, in occasione della diciottesima edizione di “Affari tuoi”.
In questo stesso teatro, il 18 e il 19 agosto 2025, è stata allestita la camera ardente, aperta al pubblico, del conduttore Pippo Baudo, spentosi la sera di sabato 16 agosto 2025. In tale occasione, si era parlato di intitolare il teatro al leggendario presentatore scomparso (e chi scrive queste note, da storico del territorio, ha approvato da subito questa scelta dando anche il titolo esatto della possibile intitolazione: “Teatro Delle Vittorie – Pippo Baudo”), proprio lui che lo aveva segnalato alla Dirigenza Rai per il successivo acquisto nei primi anni ’60 e che vi aveva realizzato tutti i più grandi varietà degli anni ’80, i celebri “Fantastico”.
Ecco allora il perché dei due grandi cartelli, posti il 27 aprile scorso, in uno dei quali si legge: «Questo teatro non si dovrebbe vendere!» e un appello, direttamente sul posto, lo storico Teatro delle Vittorie nel quartiere Prati di Roma, cuore produttivo della televisione italiana. Lo lancia lo showman Fiorello, affiancato dal suo collega di trasmissione su Rai Radio 2, Fabrizio Biggio: in un video sui social i due rilanciano la notizia dell'imminente vendita del teatro e chiedono alla Rai un passo indietro.
«Siamo davanti al Teatro delle Vittorie - dice Fiorello via cellulare -, questo teatro non è in vendita e non si dovrebbe vendere, la puntata di oggi (n.d.r. 27 aprile) della "Pennicanza" la inizieremo proprio da qua, appuntamento alle 13.45: siamo venuti qui sul luogo, io lo chiamo un crimine contro la storia dello spettacolo italiano, non si dovrebbe neanche pensare di venderlo per quello che si è vissuto là dentro, il vero varietà, il grande "Fantastico" di Raffaella Carrà, Baudo, Mina, tutti i big dello spettacolo italiano sono stati qua. A dopo!»
La decisione è ufficiale. La Rai ha fissato come scadenza per le offerte il termine del 22 maggio e poi il teatro - per decenni casa dei volti e degli show più noti dello spettacolo italiano e anche in tempi più recenti sfondo di trasmissioni di successo come “I Soliti Ignori” ed “Affari Tuoi”, condotti (il primo programma, in particolare) dall’indimenticato Fabrizio Frizzi e poi da Amadeus ed oggi da Stefano De Martino - potrebbe passare di mano. Un'idea non recente, quella di dismettere la sala, tanto che protagonisti della tv, e non solo, si erano già mobilitati con una petizione su Change.org: tra i firmatari dell'appello, per fermare la vendita della struttura e intitolarla a Pippo Baudo, il conduttore Flavio Insinna, il direttore d’orchestra, Enrico Melozzi e lo scenografo, Gaetano Castelli.
«Il teatro delle Vittorie non è solo un immobile - scriveva nella petizione il comitato "Salviamo il Tdv", già attivo contro la dismissione e che riunisce anche dipendenti della tv pubblica -, ma una parte viva della memoria e della capacità produttiva del servizio pubblico. Chiediamo che venga fermata ogni ipotesi di vendita e si apra subito un percorso trasparente di rilancio, con risorse, tempi e obiettivi chiari. Dal dimenticare i "gioielli di famiglia" a dimenticare la storia il passo è breve». E ora la mossa di Fiorello, che proprio in Rai è di casa: la trasmissione del 27 aprile, si è svolta in via Col di Lana, dove è stata rinnovata la richiesta di fare marcia indietro.
La Rai conferma la decisione e in una nota motiva: «La messa in vendita del Teatro Delle Vittorie rientra negli obiettivi di un piano immobiliare che – unico nella storia Rai - guarda al futuro, non solo a Roma, con significativi interventi tecnologici volti alla completa modernizzazione e trasformazione in Digital Media Company. Per quanto riguarda il Teatro Delle Vittorie – pezzo importantissimo della storia Rai – tutte le valutazioni tecniche rappresentano da tempo costi di gestione eccessivi e non più sostenibili in virtù della obsolescenza della struttura, delle problematiche di carattere tecnico e impiantistico, dei vincoli e delle limitazioni imposti dal fatto che si trova all’interno di un condominio, e dei problemi di impermeabilizzazione con la conseguente esiguità dei programmi che vi vengono realizzati. Per questi motivi, sommati ai costi milionari di manutenzione, la sua vendita era stata già deliberata dal precedente Cda nel luglio 2022».
Prosegue l'azienda: «L’obiettivo della Rai non è, dunque, quello di cancellare la propria storia, ma di declinarla al futuro, razionalizzando al meglio le proprie strutture, investendo in profondi cambiamenti, come sta accadendo con il potenziamento tecnologico e d’avanguardia di Saxa Rubra, la riqualificazione di Viale Mazzini – attesa da decenni - con il concomitante utilizzo della sede di Via Alessandro Severo, già concepita con criteri d’avanguardia - e il completamento degli interventi in via Teulada. Il tutto per introdurre un modello immobiliare più flessibile e adattato alle reali esigenze produttive di un broadcaster moderno, migliorando l’utilizzo degli spazi e la qualità degli ambienti di lavoro per i propri dipendenti».
Un applauso a Fiorello arriva da Andrea Salerno, direttore di La7: «Ci sta - precisa -. Non si vende la storia di se stessi. Del servizio pubblico». In quella sala, Salerno ha lavorato a programmi che hanno fatto la storia della tv pubblica, tra cui “Parla con me” e “Gazebo”. E in trasmissione, lo showman non solo ripete l'appello, ma rincara la dose, con una provocazione: «È una struttura obsoleta? Allora vediamo anche il Colosseo!». «Mettere sul mercato il Teatro delle Vittorie è un crimine contro la storia dello spettacolo - spiega in una clip girata all'esterno del palcoscenico -. È un posto glorioso, il teatro di Pippo Baudo, di Mina, del vero verietà! Capisco che la Rai abbia bisogno di soldi, ma dar via proprio il Delle Vittorie? Leggevo che Milly Carlucci dovrebbe traslocare in un nuovo studio a Saxa Rubra. Ma non costruite nulla, fate tutto qua! Non è tecnologico? Allora vendiamo anche il Colosseo, scusate! Che vuol dire? Bisogna rispettare il passato, perché senza, non c'è futuro. Viva l'Italia e viva questo teatro, che si dovrebbe intitolare a Pippo Baudo!». In studio, chiama a raccolta i big della tv: «Ho udito l'urlo di dolore di Renzo Arbore e mi sto mobilitando. Faccio un appello ai colleghi: Carlo Conti, Panariello, Milly Carlucci, fatevi sentire! Soprattutto Milo Infante, Pierluigi Diaco, GeppiCucciari non lasciatemi solo! Siamo portavoce di un sentimento comune degli addetti ai lavori e del pubblico: torniamo a fare spettacoli lì dentro!».
Sulla nota Rai che parla di «struttura obsoleta», lo showman ribatte: «Ci spendi soldi e lo fai diventare moderno! Anche io ho modernizzato casa, non è che si butta il vecchio, sennò dovrebbero buttar via anche noi!». In diretta, arriva anche il sostegno istituzionale di Barbara Floridia, presidente della commissione di vigilanza Rai, che si schiera a fianco dello showman.
Fra i moltissimi messaggi di sostegno, quello dell'ex governatore e ora capodelegazione Pd al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti: «Il Teatro delle Vittorie non si deve vendere. La Rai torni a fare il suo mestiere, produrre cultura e trasmissioni di qualità rafforzando il servizio pubblico. No alla dismissione di spazi che non solo sono parte della storia, sarebbe riduttivo trattarli come tali, ma soprattutto possono essere messi a disposizione della buona produzione televisiva, della città e della comunità». Ricorda Stefano De Martino, che da lì conduce ogni sera “Affari tuoi”: «Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie, dove sono in questo momento, ho vissuto questo luogo come un privilegio. E a me, in più, ha portato anche molta fortuna. Mi fa una certa impressione pensare che io sia l'ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse».
