di Emanuele Mariani

       Una storia di 164 anni, ma che affonda le sue radici da ben 176 anni. L'Osservatore Romano, il cui editore è il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, rappresenta una delle tre fonti ufficiali di diffusione delle notizie riguardanti la Sede Apostolica, insieme alla Radio Vaticana e a Vatican Media e può essere considerato uno tra i più antichi quotidiani della storia del giornalismo contemporaneo.

Infatti, l’atto di fondazione è fatto risalire al settembre del 1849, quando andò in stampa «L'Osservatore» diretto dall'Abate Battelli insieme a «Il Costituzionale Romano», i due giornali progenitori dell'attuale «L'Osservatore Romano» di cui oggi sono conservate, negli archivi del giornale, i microfilm delle annate 1849 – 1850 del primo e l’annata 1849, del secondo, le cui pubblicazioni cessarono nel 1852.

Con lo stesso titolo, fu fondato un nuovo quotidiano da due avvocati, il forlivese Nicola Zanchini e il centese Giuseppe Bastia. Entrambi si erano trasferiti nello Stato Pontificio dopo i plebisciti di annessione con i quali le Legazioni pontificie erano passate definitivamente al Regno di Sardegna (marzo 1860).

A Roma, i due fondatori trovarono un appoggio politico in Marcantonio Pacelli (nonno del futuro papa Pio XII), dirigente del ministro dell'Interno. Con finanziamenti privati e con l'appoggio di papa Pio IX, nel 1861 il giornale poté vedere la luce (primo numero 1 luglio 1861, a poco meno di 4 mesi dalla proclamazione dell’Unità d’Italia e nascita del Regno d’Italia, 17 marzo 1861).

L'iniziativa dei due fondatori si incrociava con l'esigenza del governo pontificio di dare vita a un giornale che rappresentasse autorevolmente la posizione della Santa Sede e che potesse contrastare efficacemente la stampa liberale.

Il Concilio Ecumenico Vaticano I (1869-1870) fu il primo grande evento della storia della Chiesa che venne seguito dall'Osservatore Romano, sia pure con la “questione romana” non risolta ed il Papa che si era ritirato, entro le mura vaticane, dopo la presa di Roma (1870).

Il giornale diede puntuali notizie dei lavori attraverso la rubrica "Cose interne" e pubblicò i resoconti e gli interventi dei padri conciliari che si riunirono nella Basilica di San Pietro in Vaticano, a Roma.  

Nel 1863, era entrato nella proprietà Augusto Baviera, ufficiale della Guardia nobile e giornalista. Nel 1865, era divenuto unico proprietario del quotidiano e l'anno seguente ne aveva assunto anche la direzione politica.

Nel 1884, Baviera cede la proprietà alla francese Société générale des publications internationales, gruppo internazionale che possiede a Roma il Journal de Rome (1881).

L’anno dopo, nel 1885, chiude il Journal de Rome e l'editrice francese si disimpegna dalla capitale. Papa Leone XIII, al quale si è ispirato, nel nome, l’attuale Papa Leone XIV, decide di acquisire L'Osservatore Romano. Da allora, il giornale è di proprietà della Santa Sede.

Dal novembre 1929, il quotidiano, che in precedenza aveva cambiato ben 12 sedi, sempre nel centro storico di Roma, ebbe la sua redazione in Vaticano, in Via del Pellegrino e la manterrà fino al novembre 2020, quando si sposterà a Piazza Pia, dove vi sono anche i desk della Radio Vaticana e di Vatican Media.

E’ del 1934, la pubblicazione di un settimanale illustrato con il titolo L’Osservatore romano della domenica (dal 1951, L’Osservatore della domenica, ridotto dal 1979 a un inserto che accompagnerà il quotidiano fino al 2007), mentre dal 1949 iniziarono progressivamente le edizioni settimanali in varie lingue (italiano, francese, spagnolo, inglese, portoghese e tedesco); dal 1980 si pubblica anche un’edizione mensile in polacco.

Negli anni trenta, si verificano alcuni momenti di forte attrito con il regime fascista, in merito a questioni che riguardavano la dottrina e la morale cattoliche. Il primo scontro si verificò nel 1931: Chiesa e regime si scontrarono sull'Azione cattolica e l'educazione dei giovani. La tiratura del quotidiano salì a 50.000 copie giornaliere per poi attestarsi sulle 20.000 durante tutto il decennio.

Nel 1938, si verificarono ben tre episodi in cui il quotidiano della Santa Sede attirò gli strali del regime. A metà luglio, fu pubblicato il Manifesto della razza. Il 28 luglio, appena due settimane dopo, papa Pio XI disse chiaramente che «il genere umano, tutto il genere umano, è una sola, grande, universale razza umana», domandandosi poi «come mai, disgraziatamente, l'Italia abbia avuto bisogno di andare ad imitare la Germania». L'Osservatore Romano diede grande risalto al discorso.

Il 13 novembre, l'arcivescovo di Milano, il cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, nell'omelia domenicale, confutò «l'erronea dottrina del razzismo», «una specie di eresia che […] costituisce […] un pericolo internazionale non minore del bolscevismo». L'Osservatore pubblicò il testo dell'omelia in prima pagina. Il gerarca nazista Goebbels chiese al governo la soppressione del giornale vaticano, ma ciò non avvenne, in quanto l'Osservatore Romano apparteneva alla Santa Sede e quindi non poteva essere soppresso dal governo italiano.

Il 24 novembre, L'Osservatore pubblicò ancora, in prima pagina, un'allocuzione dell'arcivescovo di Malines (Belgio), Jozef-Ernest Van Roey, di condanna «della dottrina del sangue e della razza». La pubblicazione di questa dichiarazione e dei pronunciamenti di altri autorevoli prelati irritò profondamente le autorità fasciste.

Nel 1939, monsignor Giovanni Battista Montini, futuro papa San Paolo VI, allora sostituto della Segreteria di Stato, istituì il servizio d'informazione della Santa Sede, affidandolo ai giornalisti dell'Osservatore. Nell'anno cruciale che portò allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la tiratura del giornale vaticano salì progressivamente fino a toccare le 100.000 copie quotidiane. Ai lettori italiani, interessavano soprattutto le rubriche di analisi internazionale, gli "Acta Diurna" e i "Problemi del giorno" (1933-1940), curate da Guido Gonella, all'epoca trentaquattrenne, futuro ministro di Grazia e Giustizia, dal 16 luglio 1953 al 7 luglio 1973, in vari governi, segretario politico della Democrazia Cristiana dal 19 aprile 1950, sino al 28 settembre 1953 e primo presidente dell'Ordine dei giornalisti, istituito con legge 3 febbraio 1963, n. 69, proprio su suo impulso ed iniziativa.

Con l'ingresso dell'Italia nella Seconda Guerra Mondiale (giugno 1940) gli spazi per l'Osservatore si riducono: il regime fascista frappone ostacoli (impossibilità di ricevere le agenzie estere, limitazioni nella tiratura), che ne riducono alquanto la diffusione, ma rimase voce libera ed autorevole, specie nei duri tempi di guerra. Fu proprio in quel periodo, che si formarono generazioni di cronisti che hanno fatto, nel secondo dopoguerra, la fortuna e la grandezza del giornale. 

Di ciò, ne fu testimonianza che anche il fotogiornalismo, ebbe grande risalto nel giornale. Nel 1942, infatti, Francesco Giordani venne nominato "fotocronista". Il suo studio fotografico può essere considerato l'anticipatore dell'attuale Servizio Fotografico del Vaticano.

L’emblema della ritrovata libertà, post bellica, fu la stagione del Concilio Ecumenico Vaticano II (iniziata nel 1962) che costituì una nuova prova per l'Osservatore, chiamato a diffondere le novità conciliari in tutto il mondo. Sotto la direzione di Raimondo Manzini, il quotidiano ebbe una tiratura di circa 30.000 copie.

I difficili anni ’70, attraversati dal terrorismo post 1968 e dalle stragi che insanguinarono l’Italia, non colsero impreparato l’Osservatore Romano, ma lasciarono il segno, sempre sotto la direzione di un grande maestro del giornalismo cattolico, quale Raimondo Manzini.

Qui la storia, però, si mescola al ricordo ed in particolare a quelli di alcuni redattori che hanno fatto la storia del giornale e del giornalismo italiano, un gruppo guidato, sempre sotto la direzione di Raimondo Manzini, dal 1968, dal Capo Redattore Centrale dell’Osservatore Romano, Sergio Trasatti (1939 - 1993), indimenticato mio maestro di giornalismo, non solo un eccelso vaticanista ed autore di libri di settore anche su San Giovanni Paolo II, ma uomo dalle poliedriche e brillanti intuizioni, che si sono tradotte in un attivismo fuori dal comune, sempre con lo sguardo rivolto alle giovani generazioni.

Animò e reinventò la pagina degli spettacoli del quotidiano della Santa Sede con recensioni letterarie, teatrali e cinematografiche, senza dimenticare di aver brillantemente condotto, dal 1982, l’Ente dello Spettacolo, oggi Fondazione, nato, nel 1946, dall’unione di tre Centri cattolici: il Centro Cattolico Cinematografico, il Centro Cattolico Radiofonico e il Centro Cattolico Teatrale e che ha sempre promosso la cultura cinematografica in Italia, su mandato della Conferenza Episcopale Italiana.

Tra le tante firme di quegli anni, tutti grandi vaticanisti specializzati per il quotidiano di settore e profondi conoscitori su come fare informazione religiosa, sotto la direzione prima di Manzini e poi di Valerio Volpini e di Mario Agnes, ricordiamo, tra i vari redattori ed articolisti, Monsignor Virgilio Levi, che fu anche vicedirettore de “L’Osservatore Romano”, Don Claudio Sorgi, Mario Ponzi, altro mio grande maestro, che mai finirò di ringraziare per i tanti consigli di scrittura e fonti giornalistiche, ancora oggi sempre per me attuali, Gianfranco Greco e Vincenzo D’Ambra, che ritroverò, dopo la Scuola di giornalismo “Dante Alimenti”, ideata e voluta proprio da Sergio Trasatti, al Tgr Lazio della Rai, presso la quale, all’inizio degli anni ’90, ebbi modo di formarmi.

Con l'arrivo alla direzione di Giovanni Maria Vian (ottobre 2007) avviene l'introduzione del colore (in linea con i maggiori quotidiani italiani) sulla prima e l'ultima pagina. Vian apre anche alla collaborazione coi non cattolici. Il 29 aprile 2008, viene assunta la prima donna all'interno della redazione: Silvia Guidi, proveniente da Libero.

Nel 2020, la stampa del quotidiano venne sospesa per l'emergenza COVID-19, dal 26 marzo al 3 ottobre.

Durante questo periodo L'Osservatore è uscito in versione digitale ed è stato attivo il sito web.

Successivamente, venne ideato, anche sul magistero di Papa Francesco, un nuovo mensile per dare voce ai poveri e agli esclusi. Nel giorno della festa dei Patroni di Roma, Santi Pietro e Paolo, Il 29 giugno 2022, nasceva il mensile dell'Osservatore Romano: "L'Osservatore di Strada" con sottotitolo: "Il giornale dell'amicizia sociale e della fraternità", pensato e realizzato per «riconoscere e restituire il diritto di parola a coloro che la società contemporanea tratta come "scarti"», pubblicato anche online la prima domenica di ogni mese.

L’Osservatore Romano, oggi, dà copertura a tutte le attività pubbliche del papa, con editoriali scritti da importanti esponenti della Chiesa cattolica.

Il giornale, che ha una sua linea editoriale, è organo della Santa Sede limitatamente alla pubblicazione di documenti ufficiali, della rubrica “Nostre Informazioni” e della rubrica “Santa Sede”.

       Esce tutti i giorni, tranne la domenica, nel primo pomeriggio con la data del giorno successivo. La foliazione è di otto pagine.

       Sotto la testata sono riportate due citazioni: la formula del diritto romano Unicuique suum («A ciascuno il suo») e l'espressione evangelica non praevalebunt (da intendersi: «[le porte degli Inferi] non prevarranno») che, non a caso, è stata ripresa di recente anche nel primo discorso di Papa Leone XIV, dal balcone principale di Piazza San Pietro, la sera dell’elezione, 8 maggio 2025.

I direttori della gloriosa storia del giornale vaticano sono stati nell’ordine:

Nicola Zanchini e Giuseppe Bastia (1861-1866) - Augusto Baviera   (1866 - 1884) - Cesare Crispolti (1882-1890) - Giambattista Casoni (1890-1900) - Giuseppe Angelini (1900-1919) - Giuseppe Dalla Torre (1920 - 1960) - Raimondo Manzini (1960 - 1978) Valerio Volpini (1978 - 31 agosto 1984) - Mario Agnes (1º settembre 1984 - 27 ottobre 2007) - Giovanni Maria Vian (28 ottobre 2007 - 17 dicembre 2018) - Andrea Monda  (18 dicembre 2018, attuale).

04-06-2025
Autore: Emanuele Mariani
saggista e scrittore
meridianoitalia.tv

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