di Ranieri de Ferrante

La Donna è padrona del suo corpo: ha il diritto di abortire e di vendersi. L’uso del proprio utero per generare un bambino per conto di altri è invece, in Italia, un reato universale (alla pari del genocidio …). Il problema non è solo l’intrusione nei diritti della Donna, ma l’intrusione dello Stato nei diritti morali dei Cittadini. Il Fine Vita è un altro esempio. Usare l’arma del Referendum su problematiche come queste non solo darebbe nuovo respiro ad un istituto oggi in palese crisi, ma aiuterebbe anche a “sintonizzare” la bussola della Legge con quella della maggioranza dei Cittadini.

Questa settimana il Parlamento inglese ha votato per depenalizzare l’aborto anche se compiuto al di fuori dei limiti consentiti. La Francia, anni fa, ha incastonato il diritto all’aborto nella sua costituzione.

La donna è padrona del suo corpo, almeno in Europa.

E parlando di corpi (di donna), mi viene in mente un amico molto più anziano di me (chiamiamolo Giovanni). Sarà stato forse trenta anni fa, ed andammo a cena lui, mia suocera, Patrizia (mia moglie) ed io in un ristorante nel Centro di Roma, vicino a Via Condotti, dove nessuno di noi quattro era stato prima. Appena entrati, invece, Giovanni si cominciò a guardare intorno “Io questo posto lo conosco!!” “Ma no, non ci siamo mai stati …” disse la moglie e poi l classico “Ma sì!” “Ma no!!!”. Io, uomo pratico, chiesi al maitre qualche informazione sulla storia del ristorante “Era uno dei più noti bordelli di Roma” mi rispose.

I bordelli furono cancellati nel 1958 dalla Legge Merlin. Io ho fatto in tempo a frequentarli: a Taranto mia zia, per avere refrigerio dal sole estivo, si infilò in un portone con me ancora in carrozzina. La sera, parlandone con mia Papà, scoprì che era il più noto “locale” della città, il più elegante … Già ad un anno volevo solo il meglio …

Giovanni a cena ci raccontò poi che ricordava con piacere quel locale … nella sua versione precedente. Non era certo il solo a frequentare i “casini”: ci andavano operai e professionisti, ci andavano gli studenti prima degli esami per smaltire la tensione, magari senza soldi, seduti nella stanza principale finchè la maitresse li buttava fuori. Chi c’è stato ricorda quelle serate al casino, come piacevoli e senza vergogne, esperienze sociali quanto erotiche. Mio padre - durante la guerra - a volte ci passava la sera prima di partire in missione, ed aveva fatto amicizia con una prostituta ebrea. Ovviamente lei faceva finta di essere Gentile, ma con mio padre c’era fiducia, e glielo disse. Un giorno tornando in porto non la trovò: la Gestapo aveva fatto una visita al Casino, ma non era né visita erotica né sociale.

In Italia le case chiuse sono state rese illegali. “Andare con le prostitute” oggi non è visto come un’occasione sociale ma come qualcosa fra turpe e “da sfigati”. E col cambio di mores che c’è stato è comprensibile: ripristinare il “pre – Merlin” (in questi giorni lo ha proposto un Deputato di FI), anche se c’è in Germania, Olanda ecc. credo avrebbe più effetti e percezioni negative che positive. E “lo spirito” sarebbe certamente diverso.

La prostituzione però non è illegale. Non è reato né “vendere”, né “comprare” sesso. Il reato è il favoreggiamento, cioè il lucrarci sopra. Anche perché questo può coinvolgere donne non consenzienti, ma sfruttate, picchiate, umiliate. Una donna invece che, liberamente, usi il suo corpo per guadagnare non fa niente di male. Come non fa male a nessuno chi usa il proprio corpo (che sia uomo o donna) sul set di un film pornografico, o chi lo usa concedendolo a qualche artista come tela su cui dipingere o ad un ristorante per coprirlo di stuzzichini per un addio al Celibato. E nessuno critica Paolina Borghese che usò il suo corpo, nudo, perché Canova creasse un capolavoro di marmo.

Perché il corpo della donna (come la mente … non la dimentichiamo …) è suo, e può farne ciò che vuole: il suo diritto di “usarlo” ha come solo limite il diritto degli altri. Ed è per questo, ad esempio, che i Paesi civili – come la Francia e l’Inghilterra, che ho menzionato prima, ma anche l’Italia - le riconoscono anche il diritto di aborto, almeno fino al momento in cui il feto arrivi ad una maturità tale da diventare “persona” e quindi acquisire a sua volta dei diritti, fra cui la sopravvivenza. Quale sia questo momento è oggetto di una discussione pressante. Pressante ma non sempre seria: negli USA un Legislatore Democratico ha sostenuto – provocatoriamente – che il feto comincia ad esistere al momento dell’erezione da parte dell’uomo. La conseguenza è che la masturbazione diventa omicidio. Era ovviamente una provocazione, il dramma è che qualche Repubblicano ha entusiasticamente appoggiato la cosa.

In tutto questo mi rimane una domanda: se la donna è padrona del suo corpo, perché non può usarlo, per sua scelta, per aiutare chi non può avere figli? E magari guadagnarci? Faccio riferimento, naturalmente, al concetto di Madre Surrogata, o Utero in Affitto (… che brutta definizione ….), che il nostro Parlamento (o meglio, una parte del nostro Parlamento) ha addirittura bollato come “reato universale”.

Questa legge permette (o piuttosto impone) alla nostra Magistratura di processare gli italiani che – dovunque nel mondo, anche in una nazione che lo consenta – ricorrano a tale pratica, e che sottoscrivano un libero accordo con una donna che, ripeto per sua libera scelta, dedica nove mesi della sua vita ed un enorme sforzo del suo corpo per dare la vita ad un bambino. Bambino che sarà, presumibilmente, amato, e che ha un’alta probabilità di diventare un cittadino utile a sé stesso, alla sua famiglia, alla nostra nazione sempre più povera di culle (quindi utile anche per le nostre pensioni). Un essere umano che, se tutto va bene, darà un piccolo, ma positivo contributo all’umanità.

Naturalmente ci sono tante precisazioni e domande da fare e farsi, dal fatto che solo i ricchi possono permetterselo (ma non sarebbe certo il primo privilegio) al rischio di sfruttamento della cosa da parte della malavita, o al potenziale che ha di ricatto verso le donne più deboli e più povere. Ma se il problema fosse di questa natura, la soluzione non sarebbe vietare la pratica, ma regolamentarla e monitorarne l’uso.

Mi sembra, invece, un caso evidente di un governo che entra a gamba tesa nell’ambito del personale, imponendo una moralità che non so se rappresenti la maggior parte dei cittadini. E’ analogo a ciò che succede negli USA relativamente all’aborto, dove si è fatto di una scelta morale una bandiera politica. E se si hanno dubbi che anche la legge sull’Utero in Affitto non sia politica travestita da morale basta pensare a quanto sia squisitamente politico il messaggio di farne un reato universale. Per porre la cosa in prospettiva, la comunità internazionale considera reati universali, cioè perseguibili in tutto il mondo, i crimini di guerra, il genocidio, la tortura, la schiavitù ed i crimini contro l’umanità.

In questi giorni si parla del fallimento dell’ultimo Referendum. L’abolizione della legge sulla Madre Surrogata è come la decisione sul Fine Vita, dove il Governo si è opposto alla legge passata dalla Regione Toscana, ma non è in grado di sviluppare, in Parlamento, una proposta cogente. Anche perché le sensibilità, su queste cose, non sono solo di Partito ed il Parlamento, altrimenti sovrano, non è il luogo per confrontarle.

Io, personalmente, sono a favore sia del Fine Vita regolamentato che della Madre Surrogata. Però se la maggior parte degli  italiani non la pensasse come me, me ne farei una ragione. Vedermelo imporre non mi piace.

Sarebbero argomenti ideali per una Consultazione Referendaria, per capire veramente come la pensano gli elettori, e regolare la bussola della legge su quella dei Cittadini.

Il sempre presente Internet, invece, mi dice che attualmente, in Italia sono in corso le raccolte firme per due referendum abrogativi: uno contro il voto congiunto tra candidati uninominali e liste plurinominali, e un altro per l'abrogazione del cosiddetto "Decreto Pillon", che riguarda i diritti dei minori in caso di separazione dei genitori.

Inoltre, c'è una proposta di legge di iniziativa popolare per tagliare l'IVA sui prodotti per l'igiene femminile e la prima infanzia. 

Capisco il Decreto Pillon, che ha aspetti positivi e negativi, e relativamente al quale mi riservo di vedere la formulazione del quesito. Il problema dei pannolini (IVA???) potrebbe e dovrebbe essere chiarito in Parlamento, quello sui candidati il classico argomento su cui si va a votare senza capire completamente il quesito.

Poi ci meravigliamo se si arriva a malapena al 30% di votanti?

21-06-2025
Autore: Ranieri de Ferrante
Ranieri de Ferrante è un Fulbright Fellow, ed attualmente si occupa di Ambiente. Nel passato ha operato nella Farmaceutica, Consulenza (McKnsey), Informatica, Energia e Difesa, coprendo posizioni come Presidente, ABB, Central Eastern Europe e Co – CEO, Alenia Marconi Systems.
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