di Gianni Lattanzio
Giorgio La Pira, figura luminosa della storia italiana ed europea del Novecento, incarna una delle più alte sintesi tra fede, impegno civile e visione profetica della politica. Il suo pensiero, racchiuso nella formula “Opus Iustitiae Pax” – l’opera della giustizia è la pace – si offre oggi, più che mai, come chiave interpretativa e proposta concreta per affrontare le grandi crisi del nostro tempo. La sua vita, le sue parole, la sua azione politica e spirituale si intrecciano in un percorso che attraversa la storia, la teologia, la filosofia e la prassi sociale, offrendo una testimonianza di straordinaria attualità e profondità.
La radice spirituale e biblica della visione di La Pira
Per comprendere la portata del messaggio di La Pira, occorre partire dal suo radicamento nella tradizione biblica e cristiana. La Pira non concepisce la pace come semplice assenza di guerra, ma come frutto maturo di una giustizia realizzata tra le persone, nei popoli, nelle istituzioni. Il suo pensiero si nutre dei grandi testi profetici: Isaia proclama che “la giustizia produrrà pace, sicurezza per sempre”, mentre i Salmi annunciano che “giustizia e pace si baceranno”. In questa visione, la pace è un processo dinamico, una tensione verso l’armonia, che non può prescindere dalla costruzione di rapporti giusti e dalla promozione della dignità di ogni essere umano.
La Pira si rifà anche alla grande tradizione teologica, in particolare a san Tommaso d’Aquino, che definisce la pace come “frutto della giustizia”. Per lui, la giustizia non è solo un principio giuridico, ma un imperativo morale e spirituale che coinvolge l’intera società. La sua fede cristiana lo porta a leggere la storia non come semplice successione di eventi, ma come storia di salvezza, in cui ogni uomo e ogni popolo sono chiamati a collaborare alla realizzazione del Regno di Dio, fondato sulla giustizia, sulla fraternità e sulla pace.
La politica come carità in atto: la testimonianza di La Pira
La Pira interpreta la politica come una delle forme più alte della carità, un servizio concreto al bene comune. La sua esperienza di sindaco di Firenze, di costituente, di uomo di dialogo internazionale, è tutta attraversata da questa convinzione. In un celebre intervento all’Assemblea Costituente, sottolinea come la sovranità dello Stato debba essere sempre orientata alla pace e alla giustizia tra le nazioni. La sua azione amministrativa è segnata da una straordinaria attenzione ai poveri, agli emarginati, agli ultimi: promuove politiche abitative innovative, difende il diritto al lavoro, si fa promotore di una città inclusiva e solidale.
Ma la sua visione va oltre i confini della città e della nazione: La Pira si fa pellegrino di pace, viaggiando a Mosca, ad Hanoi, a Gerusalemme, cercando di aprire varchi di dialogo anche nei momenti più bui della Guerra Fredda. La sua profezia è che la guerra, nell’era nucleare, è ormai “un assurdo”, mentre la pace è una necessità storica e morale. Egli anticipa, con coraggio, temi che diventeranno centrali nel magistero della Chiesa e nella riflessione internazionale: il rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, la centralità della persona e dei diritti umani, la necessità di un ordine mondiale fondato sulla giustizia e sulla cooperazione tra i popoli.
Universalismo dei diritti e superamento dei nazionalismi
Uno degli aspetti più originali e attuali del pensiero di La Pira è il suo universalismo. Egli sogna una “famiglia delle genti umane”, in cui la sovranità degli Stati sia subordinata al bene comune globale. In un’epoca segnata da nazionalismi e da logiche di potenza, La Pira propone una visione in cui ogni popolo è chiamato a riconoscersi parte di una comunità più ampia, fondata sulla dignità, la libertà e la giustizia per tutti. Questo universalismo si traduce in una critica radicale al colonialismo, all’imperialismo, a ogni forma di esclusione e di dominio.
Nel suo pensiero, la pace non è mai separata dalla giustizia sociale: la lotta contro la povertà, la difesa dei diritti dei lavoratori, la promozione dello sviluppo sono condizioni imprescindibili per la costruzione di una pace duratura. La Pira denuncia con forza le ingiustizie economiche, le disuguaglianze, i regimi che negano la dignità umana. La sua voce si leva a favore di una conversione delle spese militari in investimenti per la pace, lo sviluppo, l’istruzione, la sanità. Egli anticipa così temi che saranno al centro delle grandi conferenze internazionali e delle agende delle Nazioni Unite.
La diplomazia delle città: un laboratorio di pace
Un altro aspetto innovativo della proposta di La Pira è la “diplomazia delle città”. Egli intuisce che le città, in quanto comunità vive e dinamiche, possono diventare laboratori di pace, ponti tra popoli e culture, luoghi di sperimentazione di nuove forme di cooperazione. Promuove gemellaggi, partenariati, reti internazionali di città, convinto che dal basso possa nascere una nuova cultura della pace.
Le città, secondo La Pira, sono chiamate a superare le barriere ideologiche e politiche, a favorire il dialogo tra culture e religioni, a condividere buone pratiche su temi come la sostenibilità, l’inclusione sociale, la gestione delle crisi. In questa prospettiva, la cooperazione decentrata tra città diventa uno strumento efficace per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico, le migrazioni, le pandemie, le disuguaglianze. La sua intuizione si rivela profetica: oggi, le reti di città sono protagoniste di iniziative per la pace, la sostenibilità, i diritti umani, integrando la diplomazia statale con una “diplomazia dal basso” più vicina ai bisogni reali delle persone.
Il dialogo e la mediazione come strumenti di pace
La Pira attribuisce al dialogo un valore centrale nella prevenzione e nella risoluzione dei conflitti. La sua esperienza personale lo porta a credere nella possibilità di superare anche le divisioni più profonde attraverso l’ascolto, la mediazione, la ricerca di soluzioni condivise. Egli si fa promotore di incontri tra rappresentanti di mondi lontanissimi, convinto che la pace si costruisce solo se si ha il coraggio di parlare con tutti, senza pregiudizi e senza esclusioni.
Questa attitudine si traduce, oggi, nel rafforzamento delle istituzioni multilaterali, nella promozione della diplomazia culturale, nella valorizzazione dei processi di mediazione inclusiva che coinvolgano non solo gli Stati, ma anche la società civile, le comunità religiose, le città. La Pira anticipa la necessità di un’educazione permanente alla pace, di programmi che favoriscano lo scambio interculturale, il dialogo interreligioso, la formazione di una coscienza globale orientata alla solidarietà e alla giustizia.
Giustizia e pace nelle crisi contemporanee
Il pensiero di La Pira offre chiavi di lettura e strumenti operativi per affrontare le grandi crisi del nostro tempo. Di fronte alle guerre, egli invita a investire nella prevenzione dei conflitti, nel disarmo, nella diplomazia multilaterale. Di fronte alle migrazioni, richiama la necessità di politiche di accoglienza e di tutela dei diritti umani, riconoscendo nella dignità di ogni persona il criterio fondamentale di ogni scelta politica. Di fronte ai cambiamenti climatici, sottolinea la responsabilità verso i più vulnerabili e le future generazioni, promuovendo la giustizia climatica e la cooperazione solidale.
La Pira invita a riformare e rafforzare le istituzioni multilaterali, affinché siano realmente inclusive, giuste, capaci di promuovere la pace attraverso la giustizia sociale, la lotta alla povertà, lo sviluppo sostenibile. La sua proposta di un ordine mondiale fondato sulla giustizia, sulla dignità umana, sulla cooperazione tra i popoli si rivela di straordinaria attualità in un’epoca segnata da crisi del multilateralismo, da resistenze delle grandi potenze, da nuove forme di esclusione e di conflitto.
L’attualità e i limiti della proposta lapiriana
Non si può ignorare che la realizzazione del modello proposto da La Pira incontri ostacoli significativi: la selettività nell’applicazione della giustizia internazionale, la persistenza di forti interessi nazionali, le crisi delle istituzioni multilaterali. Tuttavia, la sua eredità continua a ispirare movimenti per la pace, reti di società civile, iniziative di cooperazione tra città che, dal basso, lavorano per un mondo più giusto e solidale. La sua voce si fa sentire ogni volta che si cerca di superare la logica della forza e dell’interesse particolare, per orientarsi verso una giustizia globale che sola può garantire una pace duratura.
La pace come compito e dono
Per La Pira, la pace è insieme compito e dono: un obiettivo da perseguire con determinazione, ma anche una grazia da invocare. La sua spiritualità lo porta a vedere nella storia il luogo della realizzazione del Regno di Dio, dove ogni uomo è chiamato a essere artigiano di giustizia e di pace. La sua testimonianza invita a non separare mai la giustizia dalla pace, a lottare contro ogni forma di ingiustizia, a credere, anche contro ogni evidenza, che la storia è orientata verso una civiltà della pace e della fraternità universale.
Nel suo pensiero, la politica diventa una vocazione alta, una forma di santità laica, in cui la ricerca della giustizia si traduce in azione concreta, in servizio, in costruzione quotidiana di rapporti giusti e fraterni. La sua eredità è una bussola etica e operativa per chiunque voglia impegnarsi nella costruzione di un mondo più umano, più giusto, più pacifico.
Conclusione
La lezione di Giorgio La Pira, racchiusa nella sua espressione “Opus Iustitiae Pax”, è più che mai attuale. In un mondo attraversato da nuove tensioni, da crisi globali, da sfide inedite, il suo pensiero offre una visione profonda, integrale, capace di unire fede e ragione, spiritualità e impegno civile, dimensione personale e responsabilità collettiva. La Pira ci invita a credere che solo radicando la pace nella giustizia e nella dignità di ogni persona sarà possibile costruire una storia più umana, fraterna e solidale, dove la politica torni a essere profezia e servizio, e la pace il compimento più alto dell’opera della giustizia.
