di Ranieri de Ferrante
Il tesoro artistico italiano è il più importante del Mondo. Ci possiamo permettere di ignorare monumenti che all’estero diventerebbero punti di riferimento. Queste opere d’arte però non sono difese adeguatamente né sfruttate appieno per il loro potenziale economico. Un’arte valorizzata e difesa richiede investimenti che non possono o devono competere con i bisogni della Sanità o della Difesa. Rischia di diventare un elemento interstiziale del Bilancio dello Stato. Il tesoro artistico italiano può e merita di autofinanziare la propria protezione e sviluppo.
Adoro l’umorismo inglese: l’Oscar Wilde che resiste a tutto meno che alle tentazioni, il Winston Churchill che, ad una signora che lo accusava di bere troppo, risponde “domattina io mi sveglierò sobrio, lei sarà ancora brutta”. Oppure il Somerset Maughm che esprime preoccupazione per la propria condizione (“è difficile essere uno scrittore ed un gentiluomo allo stesso tempo”). Nessuno di questi era un umorista, ma tutti guardavano alla realtà con curiosità, filtrata da ironia. Goderseli aiuta a vivere.
Stamane mi è venuta in mente la definizione che G.B. Shaw dà della Democrazia, come “il sistema che fa sì che ogni popolo sia governato come merita”. Concordo con lui, per ciò che riguarda i cittadini.
Le Opere d’arte italiane, invece, meriterebbero di essere governate meglio. D’altra parte, non votano!
La riflessione su Shaw mi è nata leggendo che i due uomini che un paio di anni fa abbatterono “l’albero di Robin Hood” sono stati condannati a 4 anni e tre mesi di reclusione. Per chi non lo ricordasse, si tratta di un albero cresciuto sulle rovine del Vallo di Adriano, al confine fra Inghilterra e Scozia, che è diventato iconico perché ripreso in una inquadratura di un film su Robin Hood. Ho visto il film e temo quell’inquadratura sia l’unica parte dell’opera che avrebbe meritato di sopravvivere. E, naturalmente, non lo ha fatto.
Il giudice, nel condannare i due colpevoli, rispettivamente 39 e 32 anni, ha sottolineato come l’azione fosse particolarmente idiota. In effetti, incuriosito, sono andato a cercare dettagli sulla stampa inglese e non vi è alcuna motivazione per il gesto: “sheer bravado” (una semplice bravata) fatta “for the thrill of it” (per provare emozione). Sono certo che un sociologo o uno psicologo leggerebbero nell’atto l’espressione di una generazione senza ideali, o di povertà mentale. Io preferisco ignorare i colpevoli ed invece applaudire il giudice.
Nell’applaudire il giudice inglese, lo confronto alla giustizia italiana, e a come ha punito i danni fatti alla barcaccia di Piazza di Spagna o i frequenti atti di vandalismo registrati ai Fori Imperiali. La reazione di un turista australiano mi colpì particolarmente. Fermato mentre incideva le sue iniziali su un muro del Colosseo espresse meraviglia: “non sapevo fosse antico”.
La legge italiana prevede solo sanzioni amministrative per questi reati, e cosa è una multa per lo sfizio di vedere le proprie iniziali sull’unica rimasta delle sette meraviglie del Mondo antico?
Rimanendo sulle opere d’arte, il biglietto per la Torre di Londra costa 41 Euro, senza sconti o ridotti. Il monumento si visita in un paio d’ore, volendo essere accurati e sfruttare al massimo l’investimento.
Il biglietto per il complesso Fori Romani, Colosseo Palatino, Domus Tiberiana ed annessi e connessi, inclusi un paio di musei, costa 18 Euro, con sconti e ridotti a go go. A vedere tutto in fretta ci vogliono 12 ore.
I prezzi sono da internet, le valutazioni sui tempi miei.
Sono da sempre un amante dell’arte. Il mio sogno sarebbe stato fare Archeologia, ma mio padre mi chiese se, fra i miei obiettivi di vita, non ci fosse anche mangiare e far mangiare la mia famiglia. Ho quindi studiato ingegneria e poi economia. Non mi permetto quindi di giudicare i valori relativi della Torre di Londra e del Colosseo. Posso però calcolare il costo per ora di intrattenimento. A Londra, si parla di oltre 20 Euro/ora, a Roma di 1,5 Euro/ora.
E continuando a parlare di vil denaro, i biglietti per la visita alla cattedrale di Westminster partono da 30 sterline, il Pantheon si visita con 5 Euro, e c’è stata battaglia sul fatto che si facesse pagare. Il monumento, pur meraviglioso e pieno di storia, non è neanche particolarmente apprezzato dai turisti: Mia moglie qualche tempo fa mi fece leggere delle recensioni su un sito americano: si va da “c’è un buco al centro da cui entra la pioggia a “non ci sono toilette”. Parenti del turista australiano di cui parlavo prima?
Bisogna riconoscere che lo sviluppo culturale del nostro patrimonio artistico ed archeologico ha avuto un forte impulso: la gestione dell’area di Pompei da parte del Professor Zuchtriegel è esemplare (d’altra parte, da sempre, i più grandi latinisti sono stati gli italiani – per retaggio – ed i tedeschi – per scelta) e Evelina Christillin ha esaltato meravigliosamente le bellezze del Museo Egizio di Torino trasformandolo da un ambente polveroso e antiquato in un sistema al passo con il XXI secolo. E tanto ancora si fa, sempre meglio e sempre più coinvolgendo competenze non solo nazionali ma europee. Miracolosamente il trend continua, anche se affidato a mani governative meno attente che in passato. Lo stellone italico regge.
L’arte come fatto culturale, quindi, è abbastanza a posto.
Come fatto turistico no. Comunichiamo le bellezze dell’Italia, anche se non sempre al meglio: usare immagini della costa slovena per presentare il mare italiano non è stata una bella cosa, ma sul Colosseo è difficile sbagliare. Però per quanto riguarda difesa e valorizzazione economica siamo, come in tante cose, vittime del populismo più dannoso.
Si puniscono con pene detentive sempre più reati ma il danno alle opere d’arte è visto con occhio benevolo, con un atteggiamento da “poverini, non sanno cosa fanno”, che può essere accettabile nel trattare con dei bambini, ma non lo è quando si parla di adulti che violano non regole che potrebbero anche non essere note ma il più elementare buon senso e la più fondamentale educazione.
Ed analogamente, non si ha il coraggio di applicare prezzi che riflettano il valore di ciò che il turista visita. Opere d’arte svendute. Non ha senso in assoluto e non ha senso per un’Italia che focalizza la sua strategia verso alto valore ed alto prezzo: nel mondo Italia vuol dire Ferrari e Gucci. Il turismo in Puglia è decollato triplicando i prezzi. Che logica ha il Pantheon a 5 Euro o i Fori Imperiali a 1,5 Euro l’ora?
Potremmo aumentare, anzi moltiplicare le entrate legate ad arte ed archeologia, senza perdere turisti, o al massimo perdendo quelli che vengono in visita, ma non portano ritorno economico.
Ci lamentiamo del sovraffollamento di Venezia, ed è stato imposto un biglietto d’ingresso per i non residenti. Se si paga con 3 giorni di anticipo sono 5 Euro, altrimenti 10. Perché non imporre un ticket elevato (30 Euro, o magari di più), inteso non come balzello, ma come anticipo non rimborsabile per l’acquisto di beni e servizi durante la visita? A Venezia è difficile non spendere cifre anche importanti, a meno di portarsi un panino dietro e bere l’acqua delle fontanelle pubbliche.
Ma li vogliamo davvero i turisti così?
Questo non è un problema di oggi. Passati sono i giorni del Gran Tour, quando i ricchi di tutta Europa venivano in Italia per ammirane le bellezze, pagando per il privilegio. E’ una opportunità che sprechiamo da decenni, ed in questo si sono ugualmente distinti governi di sinistra, di destra e tecnici. Non può più permetterselo il nostro patrimonio artistico e non può permetterselo il bilancio dello Stato: Sanità e Difesa richiedono investimenti. Anche il patrimonio artistico richiede finanziamenti. Li merita, ma non può competere con bisogni ben più fondamentali. Deve quindi essere gestito in modo da autosostenersi.
