di Ranieri de Ferrante

  Quando ero bambino, chiesi a mio papà se Milano fosse a Nord o a Sud. Mi rispose: “relativamente a cosa?”. E’ probabile che nella mia mente, implicitamente, Nord fosse rispetto a dove eravamo (Ancona, nella fattispecie), ma la risposta - con il suo rigore e la sua precisione - mi aprì il mondo della Logica, e specificamente il concetto di relativo. E’ un termine utilissimo e fondamentale per la vita e per la politica, ma di cui si sta perdendo l’uso e – soprattutto – la comprensione. E questo è fonte di rischio esistenziale.

Recentemente ho assistito alla recita di fine anno di mio figlio. Roberto è portatore di handicap, per fortuna meno grave di tanti altri. Il suo handicap lo impatta a livello cognitivo: un adulto che si comporta come un ragazzo di 12 anni. Però è felice (forse più di quanto non fossi io alla sua età, ma questo è un problema mio, non suo) e ciò, a mia moglie e me, basta.

E siamo fieri di lui come se fosse un Premio Nobel.

E’ anche molto razionale, a modo suo: la prima volta che ha votato (seconda metà degli anni ’90), di fronte ad un muro pieno di simboli di partito, mi chiese di aiutarlo a capire (nota bene, non di dirgli per chi votare … non mi ha chiesto il pesce, ma di insegnargli a pescare …).

“Quelli da questa parte sono gli amici di Berlusconi, quelli dall’altra parte gli avversari” gli dissi

“Berlusconi non è una persona seria, non voglio votare né lui né i suoi amici, vediamo l’altra parte”

“Questi sono ex comunisti, questi no” semplificazione necessaria fra ex PDS ed ex Margherita

“Stalin era un assassino ed un tiranno, non mi piace. Voto per gli altri”, e scelse fra gli altri.

Scelse la Casetta di Mastella: anche un processo logicamente corretto può portare a scelte sbagliate.

Tornando al teatro, quella di ieri è stata la loro terza recita, e c’è un filo logico, anche se non so quanto voluto: il primo anno fecero una versione di Pinocchio (l’essere umano – Geppetto - crea la vita), il secondo Alice nel Paese delle Meraviglie (l’essere umano – Alice – si affaccia al mondo della diversità), e quest’anno hanno fatto un pezzo originale, intitolato “Apollonio, l’uomo perfetto”: la conclusione è che l’essere umano perfetto non esiste.

Il che, vista la compagnia che interpreta la “piece” è lapalissiano al punto dell’eroico.

Ed è bene che la perfezione non esista, perchè la perfezione è noiosa e pericolosa.

E’ noiosa, come un viso perfetto o il design delle macchine di oggi. Un tempo le macchine si riconoscevano a chilometri di distanza: la Giulietta, la Dauphine, la Citroen Pallas … ognuna aveva una fisionomia ed un carattere propri. Oggi - ottimizzate via computer – sono tutte uguali.

E’ pericolosa, quando la si persegue senza giudizio: vedi le ragazze che già prima dei 18 anni cominciano a gonfiarsi le labbra o rimodellare il seno, puntando a qualche (inesistente) set di connotati e caratteristiche ideali. E le anoressie, l’infelicità ed i suicidi che ne conseguono riempiono giornali e vita.

Un buon sostituto, nel quotidiano, del concetto di perfetto sarebbe il termine “normale”. E’ un parametro da prendere con le pinze, certo, ma che può essere un valido elemento di riferimento, se capito e modulato. Peccato che il termine “normale” - proprio perché né capito né modulato adeguatamente – non sia punto di riferimento, ma piuttosto autentico spartiacque fra due Mondi, che per semplificare possiamo chiamare Progressisti e Conservatori (poi torniamo alle definizioni).

I Progressisti rifiutano il termine normale in quanto - per definizione – dal momento che definisce uno standard, è divisivo verso chi non rispetta questo standard. Come se l’anormalità non esistesse. Mio figlio non è normale, e non è nemmeno “diversamente abile”, cache-sexe dietro il quale si nasconde chi ha paura di parlare di handicap. Mo figlio non è normale, ripeto, ma questo non gli toglie niente in termini di umanità e diritti.

E se c’è una cosa che l’handicap di mio figlio mi ha insegnato riguardo ai diritti è che non è possibile che tutti abbiano diritto a tutto, e faccio un esempio banale: gli atleti Trans.

Il ginocchio delle donne è fisicamente diverso – come angoli di apertura ed incidenza, attacco dei tendini eccetera - da quello degli uomini, che per questo corrono più veloci, a prescindere da muscoli e testosterone. E’ questione di geometria e di vettori. Permettere ad una persona - con la mente ed il cuore di una donna, ma le ginocchia di un uomo – di gareggiare nell’atletica femminile può falsare i risultati e mettere in difficoltà, anche psicologica, le atlete nate con ginocchia da donna.

La perdita di diritti della persona Trans, qualora le fosse impedito di fare sport agonistico, sarebbe un piccolo prezzo da pagare per mantenere la credibilità dello sport e l’entusiasmo della stragrande maggioranza di chi lo pratica.

I Conservatori, invece, non accettano che il concetto di normale sia un target in movimento. E non faccio solo riferimento a piccole modifiche del quotidiano date dal succedersi delle generazione e dei mores.

Su queste è relativamente facile accettare il cambiamento per i Conservatori, o sopportarne la negazione da parte dei Progressisti. Ben più difficile è quando si tratta del rifiuto di secoli di progressi.

E questo non a casa Trump, ma a casa nostra. Anche qui faccio un esempio, non banale come prima, ma estremo: è a rischio la separazione fra Stato e Religione: scelte come l’aborto, la maternità surrogata (non tocco il fine vita che ha implicazioni molto più complesse) non sono scelte politiche ma morali. Lo Stato può legiferare solo per renderle sicure, umane ed efficienti sul piano “tecnico” e sociale per chi nasce (il bambino), per chi vive (i genitori adottivi e naturali) e per chi muore (il feto). Lo Stato non può entrare nella scelta, ma al massimo nella sua realizzazione.

E se questo esempio sembra eccessivo, sono certo che ognuno di noi abbia in mente casi di ciò che intendo.

E’ il concetto di relativo che si è perso: ai Progressisti serve capire che ogni Diritto è relativo a quelli della maggioranza, per i Conservatori, che il riferimento deve essere relativo ai tempi e luoghi in cui si vive. Niente è a Nord o a Sud in assoluto, se non i Poli. Il resto lo è sempre rispetto ad un punto di riferimento (Grazie, papà!).

Progressisti e Conservatori … tutti concordano, ormai che le categorie politiche vadano riviste: la Destra e la Sinistra sono abbastanza vuote di significato, mio figlio ha scelto usando categorie tutte sue (persone serie, tiranni ed altri), molti suggeriscono Populisti ed Elites (?!?), altri, appunto, Progressisti e Conservatori.

Io proporrei di dividerci fra coloro che comprendono ed usano il concetto di relativo e coloro che sono guidati da una visione che assume carattere di assolutezza. Le categorie dei Logici e degli Ideologici.

La differenza fondamentale è che due persone logiche si parlano sempre, arrivando ad un compromesso che convinca entrambi. A me è capitato con un amico carissimo: ci siamo conosciuti quando i nostri figli erano in prima elementare (oggi vanno verso i 40), io votavo Forza Italia, e lui (Architettura ’68, Eschimo a 50 anni) era di Rifondazione Comunista. Abbiamo spesso parlato di politica. Mai litigato, e sempre usciti arricchiti dalla conversazione.

Un altro esempio: la Democrazia Cristiana, che ha sempre racchiuso tante anime e qualche animaccia, ma tutte – nonostante il nome – cinicamente razionali: l’ideologia non era fatta per loro e ne usciva sempre una “sintesi” fra le varie correnti.

Due Ideologici invece sono come due seguaci di sette diverse, che non solo non sono aperti al compromesso, ma neanche disposti ad ascoltare le ragioni dell’altro. Vivono di principi e di visioni chiuse, non confrontate né confrontabili. Così negli USA si è arrivati ai Woke e ai Trumpiani. Questa Dicotomia esasperata, unita alle debolezze della sua Costituzione, sta minando quella che era la più grande Democrazia del Mondo.

E L’Europa?

17-07-2025
Autore: Ranieri de Ferrante
Ranieri de Ferrante è un Fulbright Fellow, ed attualmente – da vecchietto - si occupa di Ambiente. Nel passato ha operato nella Farmaceutica, Consulenza (McKnsey), Informatica, Energia e Difesa, coprendo posizioni come Presidente, ABB, Central Eastern Europe e Co – CEO, Alenia Marconi Systems (una JV fra l’allora Finmeccanica e la British Aerospace). Proveniente da una famiglia di Militari, Storia e Difesa sono le sue passioni.
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