di Ranieri de Ferrante
Periodicamente si scatenano polemiche su quanto sono pagati deputati e politici in generale, sulle macchine blu e sull’uso delle scorte. Stipendio, autista e scorta sono ampiamente giustificati per coloro che scegliamo per guidare lo Stato. Non sono privilegi, ma giusto compenso, modo di usare al meglio il loro tempo, riconoscimento del fatto che il loro ruolo pubblico – al nostro servizio – può comportare rischi. Se svolgono bene il loro lavoro. E’ questo il vero problema: chi scegliamo per guidarci.
La frase è, nell’originale, “odio ogni privilegio di cui non godo”. L’ho modificata, per questo articolo, per riflettere meglio il mio pensiero. E l’aggiunta delle virgolette è importante quanto – e forse più – del cambio di verbo.
Alla fine del secolo scorso vennero trovati elementi in un covo delle Brigate Rosse che suggerivano che la mia vita potesse essere a rischio: guidavo un’azienda a proprietà mista italo/inglese, che operava nell’elettronica della Difesa, ed ero nel mezzo di una cospicua ristrutturazione, con licenziamenti e Cassa Integrazione.
Ho passato oltre un anno sotto scorta. Un giorno, era tardo pomeriggio, volevo andare a visitare la tomba di mio Padre, le cui ceneri erano al Cimitero di prima Porta, sulla Flaminia. Io guidavo la mia macchina, seguito da quella della scorta. Al primo cancello sulla destra, giro per entrare, ma il custode mi ferma e con decisione mi comunica che “questa entrata non si può usare”.
“OK”, rispondo io e metto la retromarcia
“Aspetti che lo dico anche all’altra macchina”
“Non si preoccupi, sono con me, sono la mia scorta”.
Il custode mi guarda, e con un mezzo inchino mi dice che “Allora non c’è problema, passi pure”. Confesso che lo ringraziai e passai.
Ci sono due lezioni in questa storia: la prima è che io commisi una scorrettezza, la seconda è che la scorta in Italia è percepita come un’indicazione di importanza. Ed ai potenti si aprono le porte, anche quelle chiuse ai “comuni mortali”. Ma questo è troppo semplicistico.
Ci penso ogni volta che - periodicamente - esplodono polemiche perché gli stipendi dei Deputati sono considerati elevati, perché i Ministri girano in macchina blu, o perché qualche personaggio viene visto andare a fare la spesa con la scorta. Oggi, ad esempio, il problema all’ordine del giorno è un politico alla cui famiglia la scorta ha fatto scavalcare la fila all’aeroporto.
Tutto questo è ipocrita. E’ comprensibile che il cittadino medio possa sorprendersi, ed anche protestare, ma che i politici della parte avversa regolarmente buttino benzina sul fuoco è ipocrisia pura.
1 - Lo stipendio è il modo in cui la società riconosce il valore dell’attività di un individuo. Un operaio vale 3.000 Euro al mese, un importante dirigente 50 o 100.000, un allenatore di calcio mezzo milione o più. Il mio primo stipendio era più alto di quello di mio padre, che a quei tempi era Ammiraglio di Divisione. E’ giusto? Non lo so. Ma è la vita.
Un deputato, ed un Ministro o un Sottosegretario ancora di più, sono al vertice della loro professione, e svolgono un’attività ovviamente importante. Lo stipendio che percepiscono è equivalente al massimo a quello di un dirigente di medio livello dell’Industria e molto inferiore a chi ha posizioni equivalenti alle loro.
Ovviamente il servizio pubblico non può essere compensato come quello privato, ma non ci può essere una sperequazione eccessiva. Altrimenti la vita politica attirerà solamente persone ricche di famiglia, forse qualche idealista e tante persone senza né arte né parte. Oppure, peggio ancora, personaggi loschi che intendono sfruttare la posizione politica per lucrare in altra maniera.
Per una persona che entra in politica venendo da un’esperienza lavorativa non particolarmente elevata uno stipendio da deputato è molto incentivante, l’operaio di cui sopra lo considererà eccessivo, ma per un avvocato di successo o un dirigente di alto livello vuol dire accettare un (pesante) taglio di entrate.
Il vero problema non è quanto vengono pagati i Deputati, ma chi mandiamo a rappresentarci e quanto viene rispettato il Parlamento. Purtroppo il sistema ha fatto di molti di loro degli scaldasedie. Ma pagarli per quello che alcuni – non tutti - valgono può solo peggiorare il problema.
2 - L’auto di servizio con autista serve a far risparmiare tempo a chi vi è trasportato. Non è un privilegio che gli viene concesso, ma un modo in cui l’organizzazione per cui opera si assicura di sfruttare il suo tempo al meglio. Se perde tempo a destreggiarsi nel traffico o cercare un parcheggio non spreca il suo tempo, ma quello dell’organizzazione, per la quale dovrebbe invece produrre risultati che valgono più del costo di macchina ed autista. Normalmente chi viene “scarrozzato”, passa il tempo del percorso con il naso infilato in qualche documento o a parlare al telefono, magari pigliando appunti. Il lavoro per il quale è pagato e che non potrebbe fare con un volante in mano.
Ricordo che una volta arrivai a Milano, a Linate, e vidi un important(issimo) politico che aspettava in fila per un taxi. Non mi fece una buona impressione, non ci vidi una persona modesta o “liberale”. Ci vidi due cose: o uno che cercava di arraffare voti mostrandosi come uno del popolo, o una persona che stimava così poco il suo tempo da sprecarlo. E che quel politico non valutasse come prezioso il proprio tempo mi sembra improbabile. Questo, ovviamente, lo pensai mentre il mio autista mi portava dove dovevo andare, nel più breve tempo possibile. In una macchina grigia, non blu.
Nella stessa categoria rientrano aerei privati, che servono a risparmiare tempo, o voli in Prima Classe: se atterri a Kuala Lampur alle 7 di mattina ed alle 9 hai una riunione, non puoi aver passato una notte scomoda. Non se l’azienda per cui lavori vuole che tu dia il tuo meglio: un errore può costare cento volte il prezzo del biglietto.
Il problema non sono le macchine di servizio, o i voli di Stato, ma a livello qualitativo a chi vengono assegnate ed a livello quantitativo il modo inefficiente in cui in genere le flotte (macchine ed autisti) vengono gestite.
3 - Chi è sotto scorta non è un privilegiato, ma – sotto molto punti di vista - un infelice. La prima volta che salii in macchina, il mio caposcorta (era una scorta privata) chiamò la Centrale e disse: “il bersaglio è a bordo”. Gli dissi che poteva chiamarmi Ingegnere, Ranieri, Pippo o anche “lo stronzo seduto qui dietro”, ma “bersaglio” era proprio brutto. Al di là del temere o non temere per la propria vita, la verità è che essere sotto scorta è comodo sotto alcuni punti di vista, scomodo sotto tanti altri, ed è regolato da precise procedure.
Fra queste c’è che, nei limiti del possibile, bisogna evitare di trovarsi bloccati nel traffico (ergo il libero uso delle corsie di emergenza) e nella folla. Quindi è prassi normale saltare le file all’aeroporto. E’ comodo, ma non è un abuso. Ed una volta che si è superato il controllo di sicurezza, e si è quindi in un’area che, almeno teoricamente, non presenta pericoli, la scorta se ne va. Un’altra ti aspetta all’aeroporto d’arrivo.
Anche la spesa si fa con la scorta: gi attentatori operano anche nei supermercati, e quindi la scorta segue. Se porti tuo figlio a giocare a bowling, la scorta è lì. E non c’è gioia né privilegio – posso testimoniarlo – nel cenare a san Valentino con la propria moglie con due persone sedute un paio di tavoli più in là che non ti mollano con lo sguardo. L’alternativa sarebbe lasciarli fuori al freddo. Oppure - al parco giochi con la prole – nel dover spiegare agli altri genitori che i due “pedofili” che girano intorno al giardinetto sono la tua scorta.
Ancora: quando una macchina “protetta” si ferma, la portiera viene aperta e lo scortato scende. Non è una forma di omaggio: non può aprirsela da solo perché è bloccata dalla sicurezza bambini, per evitare che – in caso di agguato – si faccia prendere dal panico e si esponga. Certo, ci sono casi in cui sapere che non puoi uscire non fa piacere: ero molto più preoccupato della mia impotenza in caso di incendio che non dei Brigatisti.
Per ultimo: spesso può sembrare che la scorta accompagni moglie e figli, ma in realtà accompagna lo scortato, che a sua volta accompagna moglie e figli. Nel caso di Urso, ad esempio, mi sembra che il Ministro fosse presente, ed era esposto al pericolo: per non far sostare lui in zona affollata era necessario che i suoi familiari passassero rapidamente. Questo al di là di eventuali minacce rivolte direttamente alla moglie.
Anche qui il problema non è la scorta, né i comportamenti: una volta assegnata la procedura è definita. Non è questione di abusarne. Il problema è a chi dare la scorta.
A Biagi la tolsero, e morì. Nel mio caso, lo Stato decise che il livello di rischio non era tale da giustificare il costo di una scorta di Polizia, ma consigliò caldamente a Finmeccanica di assumerne una privata.
Infine, dare una scorta alle alte cariche dello Stato, fra cui i Ministri, è prassi diffusa, in tutto il mondo.
4 - Concludo con una curiosità: i dirigenti hanno assicurazioni sulla vita, pagate dal’Azienda, come parte del loro pacchetto di remunerazione ed in funzione del loro livello. Quando facevo il Consulente negli Stati Uniti, e la mattina del lunedì partivo per andare dal cliente, mia moglie non mancava mai di ricordarmi che valevo più da morto che da vivo. Ma lo faceva sorridendo.
Ci sono però anche altre assicurazioni sulla vita, per i dirigenti di massimo livello: si chiamano “Key Man coverage” ed il beneficiario non è la famiglia della persona, ma la Società per cui lavora. Per coprire il danno che deriverebbe dalla sua morte, e dal fatto che non possa guidare l’Azienda. E’ parte dello stesso concetto delle auto: protezione ed uso ottimale di un bene: il tempo del dirigente. Non è un benefit!
5 – In conclusione: basta con queste polemiche sterili, ipocrite e populiste su stipendi, auto e scorte. Non c’è niente di male o abusivo nell’averle ed il loro uso è guidato da specifiche procedure che vanno conosciute e capite prima di criticare.
Mi meraviglia che il Ministro Urso abbia ritenuto opportuno scusarsi, parlando di minacce ricevute di recente. Se è sotto scorta, immagino da quando ha assunto la carica, evidentemente c’è uno stato di rischio – vero o percepito - preesistente.
Propongo tre riflessioni:
La prima è che in Italia – rispetto ad esempio alle Democrazie del Nord Europa – auto blu e scorte vengono distribuite con più generosità. Mi sembra però più grave veder sedere in Parlamento o al Governo persone sotto inchiesta o addirittura condannate, mentre in Svizzera i politici si dimettono per cose ben più banali. D’altra parte, negli USA, alla Casa Banca siede un pregiudicato. Quindi non siamo i peggiori.
La seconda è che gli anni di piombo sono finiti, e sono mutate le condizioni di rischio. Un’analisi “a base zero” di chi necessiti di scorta è opportuna. Ma, una volta assegnata la scorta, le procedure rimarrebbero le stesse comprese file saltate, supermercati ecc.
L’ultima riflessione e credo la più importante, da fare è – al di là di “benefici”, metodi, usi ed abusi – relativa a chi scegliamo per rappresentarci, se ne sono degni, se sono in grado di svolgere il compito per cui li eleggiamo.
Credo potremmo scegliere persone migliori, ma questo è un altro paio di maniche.
