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di  Emanuele Mariani                         

       Ci sono persone che hanno avuto la forza e la capacità di segnare, in senso sicuramente positivo, la vita ed il corso degli eventi di molti: tra questi, vi è certamente Pippo Baudo, il grande presentatore, autore, musicista, artista e uomo di spettacolo, nato a Militello in Val di Catania, il 7 giugno 1936 (delle cui origini siciliane ne è sempre stato orgoglioso, tanto da rendere celebre, nel mondo, il proprio luogo di provenienza al quale era profondamente legato, così da ritornaci spessissimo ed anche per l’ultimo viaggio terreno), scomparso lo scorso 16 agosto 2025, ad 89 anni, a Roma.

       Durante il mio percorso di formazione professionale, esercitando il giornalismo, ha avuto la fortuna di conoscerlo ed incontrarlo, così come gli altrettanto grandi, Mike Buongiorno, Raffaella Carrà e Fabrizio Frizzi.

       Nell’agosto del 1991, capitò di dovermi esibire, con altri amici ed interpreti di varie specialità di generi, in un noto locale romano del tempo (per l’occasione estiva, in trasferta a Fregene), in quanto si trattava di allestire il casting della Domenica In di quell’anno, condotta proprio da Pippo Baudo, con la regia di Nicoletta Costantino, che ci aveva preparato per l’importante occasione, come nostra guida nel mondo dello spettacolo.   

Io, al tempo, facevo parte di un gruppo di amici che frequentavano quel locale, dove si scoprivano talenti tra il pubblico, e mettevo in scena alcuni sketch comici, alternati a canzoni di noti “crooner” ovvero cantanti confidenziali degli anni ’60.

       Lo stesso Baudo, da vero maestro e talent scout, come ha dimostrato nel corso della sua immensa carriera scoprendo tanti notissimi personaggi, apprezzò tutte le nostre esibizioni, ma a me disse di puntare e perfezionare il canto piuttosto che la vena comica.

       Dovevo completare gli studi in legge (come peraltro fece lui da giovane, sulle orme di altri grandi maestri dello spettacolo che si dedicarono ai medesimi studi, come Vianello, Tortora, Corrado, Gasmann, Manfredi, Proietti ed Arbore, solo per citarne alcuni) e poi decidere se intraprendere la via dello spettacolo.

       Qualche mese dopo, la rivista ed agenzia per cui scrivevo al tempo, mi inviò a fare la conferenza stampa di presentazione di Domenica In, negli studi della Dear di Roma.

       Presentandomi a Baudo, in veste di cronista, e ricondando quel provino, mi disse: “Allora, hai deciso la tua strada!”. Ed a lui devo, quindi, quel consiglio sincero che ha indirizzato poi la mia vita e carriera, laureandomi di lì a poco in Giurisprudenza e prendendo poi un percorso diverso da quello del mondo dello spettacolo.

       Evidentemente, Baudo ha attraversato la vita di tanti di noi, noti e meno noti, musicisti, autori ed artisti anche di chiara fama, ma il suo destino di successo era nella televisione.

       Basti pensare che furono i miei nonni paterni (in particolare, mia nonna) a raccontarmi le prime apparizioni di Baudo in tv alla metà degli anni ’60, loro che furono i primi abbonati alla televisione a Roma (1954) con quel Magnadyne che ancora oggi mio padre custodisce con grande cura. Lo stesso televisore fu da Baudo fatto vedere in alcuni programmi di successo da lui condotti, come Novecento.    

Da Settevoci del 1966, al Festival di Sanremo (ben 13 conduzioni, dall’edizione del 1968 fino a quella del 2008) manifestazione canora che era nel mio destino di cantante non compiuto, essendo nato la notte della finale di Sanremo tra il 28 febbraio e 1 marzo 1970, ma quella edizione, la 20esima, non la condusse Baudo) e le varie edizioni di Domenica In dal 1979, senza contare le innumerevoli presentazioni di programmi per 60 anni di carriera. Sarebbe, infatti, lungo elencare quanto ha fatto in generale e per la televisione.

Ho però altri due ricordi personali legati a Pippo Baudo, come storico della tv e del territorio: gli 80 anni di Mike Buongiorno che la Rai volle festeggiare nella storica sede di viale Mazzini, a Roma, nel 2004, in coincidenza del cinquantenario della Tv, in cui rividi Baudo dopo tanti anni (e ricordava tutto di quel 1991…) a far festa anche lui a Mike con affetto e stima.

E poi la storia del Teatro delle Vittorie che lo stesso Baudo contribuì a “salvare” dalla trasformazione, a metà degli anni ’70, in un centro commerciale, dando la possibilità alla Rai di acquisirlo.

Sarebbe, quindi, giusto dedicarlo a Baudo, proprio per questo e per il fatto che lì, al Delle Vittorie, il grande presentatore ed artista ha realizzato e condotto alcuni dei più grandi successi: da Canzonissima del 1972 ai 4 Fantastico (del 1984, 1985, 1986 e 1990), senza dimenticare proprio il Fantastico 7, dove l’8 novembre 1986, i Duran Duran (che erano stati, il 9 febbraio 1985, per la prima volta a Sanremo condotto sempre da Baudo) si esibirono creando l’apoteosi al Delle Vittorie, con chi scrive fuori dal teatro impazzito di gioia (avevo solo 15 anni e lo ricordo come oggi).

L’intitolazione dovrebbe essere: Teatro Delle Vittorie - Pippo Baudo, per ricordare il grande presentatore ed il luogo dove sorge nel quartiere Della Vittoria.

       Il palazzo, sede del teatro, venne completato prima degli anni ‘30.

Attivo dagli anni ‘40 come cinematografo fino al 1960, fu anche utilizzato per rappresentazioni di commedie e spettacoli “leggeri”; infatti, vi si esibirono grandi compagnie teatrali, tra le quali ricordiamo quella di Totò ed Anna Magnani, che lo inaugurò durante la Seconda Guerra Mondiale (come tra l’altro lo stesso Antonio De Curtis ricordò in un celebre sketch con Mina in Studio Uno del 1965) e, da ultimo, alla fine gli anni ‘50, quella di Erminio Macario che fu l’ultima compagnia ad utilizzare il cinema-teatro prima dell’avvento della televisione.

Infatti, dopo il 1954, anno dell’avvio delle trasmissioni regolari della Rai Tv e nei primi anni ‘60, quelli del boom economico, iniziò una nuova vita per il Delle Vittorie che la Rai destinò (e tuttora destina) a teatro di posa per le sue grandi trasmissioni: Studio Uno (la prima edizione dal Delle Vittorie fu quella del 1965 con Mina e sempre con la regia di Antonello Falqui), Teatro 10, Canzonissima (dalla metà degli anni ’60, anche con altri nomi, Scala reale del 1966, Partitissima del 1967, fino all’edizione del 1974), Milleluci (1974), 9 edizioni di Fantastico (a partire dall’edizione n. 5 del 1984 fino all’ultima, la n. 13 del 1997), lo spettacolo Al Paradise dal 1983 al 1985, fino ai recenti spettacoli di Fiorello ed alle registrazioni dei più noti programmi di intrattenimento.

Alcune curiosità sul celebre teatro, legate ai programmi più noti sopra menzionati, meritano di essere raccontate.

Studio Uno del 1965 è stato fatto sia allo studio 1 di Via Teulada che al teatro Delle Vittorie.

Chi non ricorda l'entrata delle gemelle Kessler, che, come facevano al Lido di Parigi dove si erano già esibite, scendono le scale della scenografia e poi cantano “La notte è piccola per noi”.

I primissimi numeri dello Studio Uno del 1965 vennero, infatti, realizzati nello storico studio 1 di Via Teulada; successivamente, si passò al Delle Vittorie.

Studio Uno, Teatro 10, altro non erano che i numeri dei teatri di posa televisivi della Rai. Nelle indicazioni numeriche dell’Ente televisivo di Stato, il Delle Vittorie era il Teatro 10 da cui venne ripreso il nome dello spettacolo, come studio 1 era il primo studio della Rai in via Teulada.

In Studio Uno del ‘65, al Teatro delle Vittorie si notava la mancanza di ogni scenografia, c'erano solo tralicci e strutture, tanto da far apparire enorme lo spazio. Mitiche le lunghe "passeggiate" di Mina, che lei riempiva magistralmente con la sua presenza, mentre cantava; doveva, infatti, attraversare almeno quaranta metri di palcoscenico.

E allora con Baudo, ringraziamo anche i tanti collaboratori, autori, musicisti, cantanti, ballerini, attori, sarti, sceneggiatori, scenografi, donne e uomini e tutte le maestranze che, a vario titolo, hanno contribuito con lui, guida e maestro impareggiabile, al successo di tanti programmi televisivi.

Ed allora, anche per omaggiare tutte le donne che si chiamano Rosa (come mia suocera), non resta che cantare il motivo preferito da Pippo Baudo: “Donna Rosa”, in quanto la musica ha accompagnato Pippo Baudo fin dagli anni giovanili.

Si avvicina presto al pianoforte, strumento che non abbandonerà mai e che lo porterà a esibirsi con l’orchestra Moonlight, una formazione con cui mosse i primi passi prima di diventare un volto televisivo.

Pochi sanno che anche la sua passione per il jazz e per la canzone italiana non restò confinata alla sfera privata: negli anni ‘60 e ‘70 firmò alcuni brani che entrarono a pieno titolo nel repertorio della musica leggera.

Tra le sue composizioni più celebri si ricordano appunto “Donna Rosa”, canzone scritta insieme a Luciano Fineschi con il testo di Sergio Paolini e Stelio Silvestri, portata al successo da Nino Ferrer e proposta anche da Nino Taranto nella trasmissione Settevoci.

 Il brano divenne uno dei momenti più apprezzati dello storico programma.

Un altro titolo che porta la sua firma è “Una domenica così”, interpretato da Gianni Morandi, uno dei volti più popolari della musica italiana.

Due esempi che testimoniano, in Baudo, l’uomo di spettacolo ed anche il musicista, che sarebbe bello indicare nei libri di storia e nelle scuole dedicate, capace di scrivere per altri (non è un caso che voleva diventare direttore d’orchestra, ma è stato di più).

Grazie Pippo per averci regalato tanti momenti garbati ed eleganti in tv (con grandi ospiti anche internazionali) ed averci insegnato che bisogna sempre stare al passo con i tempi studiando ogni materia nello spettacolo.

                                                                Emanuele Mariani

      

      

      

18-08-2025
Autore: Emanuele Mariani
saggista e scrittore
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