di Michele Grillo
Non si può più restare in silenzio davanti all’ennesimo episodio di violenza online ai danni delle donne. Parlo da uomo, da cittadino e da padre, profondamente indignato da quello che ormai è diventato un meccanismo crudele, reiterato, vile: la diffusione non consensuale di immagini intime, spesso manipolate, accompagnate da offese sessiste e insulti disumani.
Siamo di fronte a una delle espressioni più perverse della violenza contemporanea, che si insinua nei luoghi più intimi della vita delle vittime e le espone pubblicamente al giudizio impietoso dei social, alla derisione collettiva e, spesso, al silenzio delle istituzioni.
Questa non è libertà. È violenza
È annientamento psicologico. È umiliazione pubblica. È distruzione della dignità. È un'aggressione che si consuma ogni giorno dietro uno schermo, alimentata dalla superficialità, dalla cultura dello scontro, dalla logica del profitto facile sulla pelle degli altri. Nessun diritto può mai giustificare la diffusione di immagini senza consenso. Nessun "like" può valere più dell'integrità di una persona.
La questione non può più essere affrontata solo come un fatto di cronaca o un episodio isolato. È un problema culturale profondo, sistemico, che affonda le radici in una mentalità ancora troppo tollerante verso il sessismo, verso il dominio dell’immagine, verso la spettacolarizzazione del corpo femminile.
Serve, certo, una risposta normativa adeguata. Le leggi vanno aggiornate, rese più efficaci, e applicate con fermezza. Ma serve soprattutto una trasformazione culturale, lenta ma inarrestabile: educare al rispetto, alla responsabilità, alla consapevolezza. E questo compito spetta a tutti: alla scuola, alla famiglia, allo sport, al mondo dell’informazione, alla politica, alla rete stessa. Perché ogni ambito sociale ha il dovere morale di non restare neutrale.
A tutte le donne che stanno subendo o hanno subito questo orrore, va la mia piena solidarietà. Nessuno dovrebbe sentirsi solo davanti a tanta ingiustizia.
