di Ranieri de Ferrante

Le vacanze sono un momento per riposarsi, ma anche per pensare ed osservare. In Toscana ho trovato due meravigliosi casi di coraggio di una famiglia e di intraprendenza di un’Amministrazione, di visione dell’Ambiente – in senso lato – come fonte di crescita ed attività, e di saper guardare al progresso ed allo sviluppo senza perdere d’occhio la tradizione. Un esempio micro (una famiglia), uno mini - macro (un piccolo comune), un esempio per il supermacro. Italia, guarda ed impara!

Le vacanze degli italiani sono molto cambiate. Non per noi: la mia famiglia ed io facciamo da sempre le vacanze estive in Italia. Mia moglie – che come tutte le ragazze dei suoi tempi non prendeva precauzioni per la pelle sotto il sole – oggi deve evitarlo, quindi niente mare. Ergo, vacanze un po' on the road, dedicate a panorami e musei. Quest’anno abbiamo scelto di fare tre tappe, la prima delle quali vicino Pontedera.

Pontedera è la città dove è nata la Vespa, che insieme alla Lambretta ha reso l’Italia mobile con lo scooter. Oggi lo scooter è fonte di guadagno per i produttori giapponesi, ma è solo questione di tempo: la prossima generazione sarà tutta elettrica, e quindi cinese.

La zona è a vocazione agricola e turistica, ed è al centro di un triangolo i cui vertici sono Livorno, Pisa e Lucca.

Non solo centri d’arte dove è stata vivissima la fiamma dell’intelligenza italiana, ma anche Comuni che hanno portato all’estremo due caratteristiche tipicamente italiane, o che almeno lo erano: voglia di libertà e disponibilità a menare le mani per ottenerla e difenderla. Con affetto li chiamiamo “Toscanacci”, ma le stesse caratteristiche hanno portato alla rivoluzione francese, a quella americana ed a piazza Maidan. Se c’è solo la voglia di violenza, senza voglia di libertà, la ciambella viene senza il buco, vedi Marcia su Roma.

Comunque, senza buttarla in politica, mi hanno colpito due storie, diverse eppure molto simili, una micro ed una mini - macro, di coraggio ed intelligenza, di capacità di mischiare moderno ed antico, e costruite sul recupero di “ruderi”. Il “vecchio ed inutile” diventa business.

La prima fa riferimento a due persone: Davide e Francesca. Il primo è uno dei protagonisti della Bibbia, la seconda risalta nella Divina Commedia. Io li “canto” entrambe e spero che questo mi metta al posto che ritengo di meritare nella storia della letteratura.

I miei Davide e Francesca sono livornesi, e sono professionisti dell’accoglienza. Lo facevano inseriti in una struttura di altri ma un giorno del 2017 (ricordiamo la data) hanno fatto il grande salto di “mettersi in proprio”: sapendo di avere una base di clienti fedeli, hanno acquistato una fattoria che necessitava di molti lavori (Francesca, che parla molto più di Davide, ha raccontato che una loro amica, sentiti i loro piani e visto il “rudere” che avevano acquistato, si è messa a piangere) e si sono messi a ristrutturarla. L’anno dopo, mentre erano in corso i lavori, arriva il COVID ed il mondo si ferma. I due proseguono, sia pur – come mi hanno detto – dando la testa nel muro per la preoccupazione. Oggi, hanno un’oasi di pace, con ristorante, camere, un’attività di intrattenimento dei croceristi che si fermano nella vicino Livorno, che serve anche da imbuto commerciale per alcuni produttori del luogo (vino, miele). Un piccolo “sistema”, con piani per il futuro.

La loro Fattoria Vialto incrocia vecchie mura con una moderna piscina (disinfettata senza cloro), elimina le zanzare non con disinfestazione chimica ma con piante di incenso. C’è una tartufaia, i cui prodotti poi vengono lavorati (miele al tartufo) ed una cucina che – secondo Internet – è di grande livello. Dico secondo Internet perché non la ho provata direttamente: durante l’estate mostrano ai croceristi come funziona una fattoria e danno lezioni di cucina, quindi il ristorante “pubblico” non è in funzione. Ma rimane in funzione la capacità di accogliere i loro ospiti. E se le torte del mattina sono un’indicazione della capacità culinaria …

L’unica cosa che non funziona è un lagotto da tartuto, Gino, che non ama i tartufi: professionalmente, è un fallito, come cane è felice e simpaticissimo!

Non metto il link perché sarebbe “pubblicità”, ma basta cercare su Internet.

Le cose che mi hanno colpito sono due: il coraggio mostrato nella crisi COVID e l’idea di business di far capire agli americani, australiani e canadesi cosa è la cultura italiana, non quella di Botticelli, ma quella delle botticelle. Lavoro che va avanti da secoli e nei secoli ha le sue radici.

Da persona che si occupa di ambiente e di riciclo, sono stato anche colpito dal rispetto che mostrano per la natura che li circonda (nella tartufaia ho fotografato un daino in libertà) e la capacità che hanno avuto di riciclare un bene rovinato, un rifiuto, ed integrarlo con attività moderne per farne un motore di crescita.

Il riutilizzo non si applica solo ai rifiuti strettamente detti.

E, come ci ha raccontato Francesca, la loro storia era scritta nel destino: il nome Vialto viene dalla iniziali dei tre figli (Vittoria, Alberto e Tommaso), ma Francesca, guardando un giorno delle mappe medicee della regione, ha visto che tanti secoli fa la zona era già chiamata Vialto. Caso? Nomen Omen!

La fattoria è vicina al comune di Peccioli.

Il Comune ha vinto il concorso di RAI3 Borgo dei Borghi. E’ quindi riconosciuto come un gioiellino.

In tutta onestà non è bellissimo: non è Pienza, o Montepulciano. Non ha certo la loro bellezza storica. Ma è un tranquillo e piacevole centro in cui non si tenta di mantenere tutto come era nel medioevo, salvo una sfilza di ristoranti e negozi per turisti, ma di fare cose belle facendo stare bene i cittadini.

Peccioli è un borgo normale, come tanti altri, ma è reso differente e particolare da come l’antico si mischia con il moderno: nella Piazza principale si fronteggiano il dipinto di un Cristo romanico ed una installazione di luci, il vecchio acciottolato ed una zona relax con pavimento in legno tipo deck americano. Il campanile antico, e decisamente fallico vede il suo riscontro in diversi “giganti”, statue moderne alte diversi metri, che circondano il paese e si inseriscono perfettamente nelle architetture di vecchi casali ed in alcuni casi nei capannoni della piccola industria e dell’agricoltura locale. Si mangia bene (ma dove, in Toscana, si mangia male?).

La Rotonda che porta al paese porta una scritta che è una dichiarazione di intenti “Toscanità, modernità, arte contemporanea”.

Tutto questo nasce dal “Sistema Peccioli”. Il Comune – saputo che  una discarica abbandonata creava problemi – ha avuto un attacco di YIMBY (Yes, in my back Yard, come recita il sito) ed ha creato la Belvedere SPA,  controllata dal Comune ma con 900 piccoli soci, che ha rilevato la discarica, ne ha fatto un modello di operazione che genera – fra l’altro – gas, ma soprattutto profitto, ed ha riversato questo denaro nel Comune.

Ed una volta avviato il progetto, ne ha fatto anche oggetto di sperimentazione, tentando anche di installare un Dissociatore Molecolare per aumentare la produttività, come mi racconta un amico toscano che mangia pane ed ambiente da decenni. Non ha funzionato, ma Dio benedica chi prova!

Dal centro parte una specie di ponte/trampolino in vetro ed acciaio che si prolunga dalla collina verso la valle. Mutatis mutandis, starebbe bene in Cina, sulla diga delle Three Gorges per gridare “avanti verso il XXII secolo!”. Sta ancora meglio qui puntata – anche se non si vede – verso la Torre di Pisa, gridando che “il XXII secolo va bene, ma senza dimenticare il XIII!”.

Nella Discarica sono stati anche ricavati del locali per intrattenimento, cerimonie, attività cittadine. Addirittura vi si celebrano e festeggiano matrimoni. Se De Andrè aveva ragione (“dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”) un matrimonio celebrato qui ha tutti gli elementi per essere felice, costruttivo e prolifico.

Cultura, mobilità elettrica gratuita (delle macchinine elettriche a disposizione della popolazione, con sulle portiere la scritta “Sistema Peccioli”), servizi, un anfiteatro per alimentare turismo e conoscenza. Tutto questo viene ai cittadini dalla discarica e tutte le attività che ne sono derivate. Il sindaco all’origine del progetto (un padre padrone molto ingombrante, me lo descrive un altro amico) è stato eletto sette volte, l’ultima con il 100% (leggasi cento percento) dei voti.

In Piazza c’è anche un’area con alcune vetrine, dove gli studenti di una scuola d’arte mostrano le loro opere fatte con rifiuti dalla discarica. Quando ci siamo stati noi erano “Business Women”: figure umane, in pose indaffarate, con “abiti” fatti utilizzando materiali di scarto. Una era coperta di lattine, un’altra sembravano vecchi cartoni. Questa attività, in particolare, è finanziata da HERA, a dimostrazione che anche la grande industria può notare ed affiancare i piccoli.

E’, pantografata da micro a mini - macro, la storia di Davide e Francesca: coraggio, visione, capacità di integrare vecchio e nuovo, tutto partendo dal recupero di un bene ormai “finito” o addirittura problematico, trasformandolo in motore di attività.

L’Ambiente – in senso lato - inteso come risorsa non da sfruttare ma da usare, per generare crescita. Il rifiuto non come qualcosa da eliminare, ma come materia prima seconda, in grado di vivere una seconda vita.

Bisognerebbe saper passare da mini – macro a macro ed a super -  macro: Italia, guarda ed impara.

15-09-2025
Autore: Ranieri de Ferrante
Ranieri de Ferrante è un Fulbright Fellow, ed attualmente si occupa di Ambiente. Nel passato ha operato nella Farmaceutica, Consulenza (McKnsey), Informatica, Energia e Difesa, coprendo posizioni come Presidente, ABB, Central Eastern Europe e Co – CEO, Alenia Marconi Systems.
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