di Annalisa Libbi
Il mio viaggio “nel” tour estivo di Tananai inizia alle ventuno e quarantacinque del diciannove giugno, all’Ippodromo “Le Capannelle” di Roma.
Sul palco si fa buio, i musicisti cominciano a posizionarsi, l'aria è elettrica di quelle vibrazioni delle tante persone venute ad ascoltare, chi per l'ennesima volta, chi per la prima. Parte l'intro di “Booster”, entra Tananai e, con lui, un po' di meraviglia, un po' di malinconia, un po' di gratitudine. Tananai è felice di iniziare da Roma, un feedback importante, e, con la voce un po' rotta dall'emozione, ricorda che il tour estivo manca da due anni. La scaletta è diversa rispetto al tour invernale, per quella pedagogia musicale, così fortemente sua, che lo porta a collocare ogni singolo pezzo tra la sua vita, il palco ed il feedback del pubblico; forse è anche per questo che lo sorprende, si siede sul palco, i musicisti quasi a fargli da scudo tra protezione e arte e lui, al centro, canta, tra gli altri pezzi di un tempo passato, "volersi male" poiché, questo è il tempo di riprendere il filo, il percorso che ha portato fino qua.
Un gioco di assonanze e di parole tra male e amare che arriva dritto al cuore. "E forse è meglio cosi", conclude, di quella canzone che ha provato a togliere dalla scaletta poiché, a quei tempi, non si piaceva. Poi, però, dice che cantarla nuovamente, dopo qualche anno, è bello poiché ti fa capire quanto tu sia cresciuto.
Quando canta “Giugno” ricorda, in prima persona, che capita, ogni tanto, che sia ancora “il mese più freddo dell'anno” e, proprio per questo, ad un tratto le sue canzoni sembrano avere una nuova interpretazione, un nuovo arrangiamento. "Nessun Confine", a sentirla ora così diversa, "Rave, Eclissi" tutta declinata al "voi", per la vita che cambia sempre strada, la voce che su "quelli come noi lo sai già come finiscono" si rompe ma non si sfascia, che "su tornerà un lunedì" si carica di speranza, che su "Maleducazione" rivendica il diritto di esistere, con gli occhi che si fanno lucidi di quell'amore travolgente e inarrestabile che lo investe.
Poi, siccome il palco è la sua dimensione naturale, Tananai sa quando cambiare la corda, quella pirandelliana memoria che un po' gli appartiene, e far divertire il suo pubblico con le sue hit più vivaci, che, insieme alle sue stilose performance, lo descrivono altrettanto bene.
Così arriva "Sesso Occasionale", " Baby Goddamn " ma soprattutto la nuova hit "Bella Madonnina" che ad ogni ascolto live si rivela un pezzo unico, che solo l'originale creatività di Tananai poteva tradurre in musica.
Quando, nel bel mezzo del tour, in una calda giornata di luglio, Tananai ha annunciato la sua presenza alla Perdonanza, nella serata dedicata ai giovani, ho subito pensato a quanto, questa avesse in sé una ricchezza di significato metaforico non casuale, come tante cose del suo percorso personale ed artistico. Lo stage set, con la Basilica di Collemaggio sulla quale si rifletteva la coreografia di giochi di luce che accompagna i suoi pezzi, la modernità che illumina la tradizione; una tradizione, quella della Perdonanza, che si tramanda da secoli e, quest'anno, lo sguardo ai giovani è passato attraverso Tananai. Un artista capace di essere giovane e trasversale a tutte le generazioni, capace di scrivere e cantare l'amore e la vita parlando a tutti e a ciascuno, attraverso performance moderne che lasciano il sapore dei ricordi. Un meraviglioso concatenarsi di emozioni in musica, tra allegria e malinconia, tra nuovo e vecchio, col microfono che si gira verso il pubblico per cantare quell' "amore tra le palazzine fuoco" che ormai è un cult anche se lui, sempre attento a non lodarsi troppo, dice che bisogna aspettare ancora un po' per definirla tale. Il parterre, enorme e non facile, del Teatro del Perdono, l’essere versatile nei diversi generi del suo repertorio, il pubblico che gli dà senso, i ragazzi speciali che lui ha fatto ballare in un vortice di gioia immensa.
Alla penultima data a Milano, osservando il serpentone del pubblico in fila al pit, pensavo a come questo si stia caratterizzando come suo, la sua gente, la famiglia che si allarga e si stabilizza al contempo. Non la corsa ad applaudire un fenomeno alla moda ma, la scelta consapevole di un pubblico che sente di potere e volere crescere con lui. "Vi amo" dice alla fine di una canzone, "sei bellissimo" gli cantano le ragazze in prima fila e lui ci scherza poiché ancora perde quel po' d'imbarazzo dell'Alberto di qualche tempo fa. Tutto il concerto, infatti, si svolge in un incessante dialogo con il pubblico al quale lui si rivolge emozionato, raccontando di pezzi che appartengono al passato, quando non immaginava potessero arrivare, e di come lui sia felice di vedere che la gente voglia ancora ascoltarli.
L’ultima data del tour estivo di Tananai è alla Reggia di Caserta, emozionato della consapevolezza della fine di un’altra era della sua produzione musicale, da tutto se stesso, arricchisce ed integra la scaletta dando ad essa ancora più senso; davanti, appena sotto la transenna c’è il fandom, “Grazie Alberto, restiamo con te sempre” un lungo striscione che Tananai alla fine del concerto sta attento a riprendere, nella foto di rito di fine concerto e, insieme agli altri regali, anche quel banner sarà custodito gelosamente.
E da una posizione spesso un po’ defilata del pit, per me lo spettacolo è quella sorta di empatia circolare per cui tutti diventano protagonisti dei suoi concerti; il pubblico che si accalca sotto cassa, i talentuosi musicisti che lo capiscono, gli sono complementari ed essenziali ma, soprattutto, sono professionisti capaci di quell'andare oltre lo spartito tirando fuori l'essenza di Tananai.
“L’enfer c’est les autres” è la frase di Sartre che compare nel primo fotogramma del video di “Calcutta”. Tananai, in poco tempo, ha ribaltato questo paradigma con la sua semplice complessità e, quando gli altri non sono più l’inferno, sono anche il suo pubblico, la sua idea di famiglia.
Alla fine, però, percepisci che il segreto è tutto lì: su quel palco c'è un artista senza sovrastrutture estetiche o psicologiche che non ha altro da condividere che sé stesso, la sua meravigliosa musica, la sua bravura che si accompagna ad uno stile unico ma, soprattutto, su quel palco, c'è l'autenticità di un ragazzo che ha tenacemente percorso la strada che pensava fosse sua, facendo attenzione a non farlo da solo, consapevole del fatto che il senso della sua arte si ritrova proprio in quell'osmosi di condivisione che è un concerto di Tananai.
