di Emanuele Mariani
C’era una volta il classico pranzo della domenica, così definito, non certo e non solo, per le tradizionali pastarelle che rendono felici molti commensali, ma per molto altro.
Quel ritrovarsi tutti insieme intorno ad una tavola apparecchiata come si deve, non solo per omaggiare il giorno di festa, ma anche per ritrovare il gusto della convivialità tra parenti ed amici, con i classici piatti tipici di una volta, per tradizione, giunti fino a noi.
Ecco, l’Italia non è solo il luogo delle grandi e durature tradizioni popolari, ma della buona e sana tavola.
La nostra cucina, nel mondo, è già considerata ed apprezzata, per qualità ed eccellenza delle pietanze, ma siamo anche bravi nell’accoglienza e nella preparazione della tavola imbandita con cura, passione ed amore, non solo nelle nostre case, ma nei tanti locali, sparsi su tutto il territorio.
Dalle Alpi, a Pantelleria, viaggiando per il nostro bel Paese, così come da sempre è definito dai tempi di Dante (e davvero lo è, per il paesaggio, la gente che lo abita e vive ogni giorno e le bellezze artistiche), si possono apprezzare le più svariate pietanze, accompagnate da calici di vini, ritenuti tra i migliori del mondo.
E’ notizia di questi giorni che, per promuovere e sostenere la candidatura della cucina italiana a patrimonio Unesco, che sarà decisa da 24 Paesi, l'8 dicembre prossimo, si sono allestite grandi tavolate in oltre 120 città italiane, capoluoghi di provincia.
Testimonial di eccezione come Ferilli, Bonolis, Giorgia, a Roma, all'Aquila, Bruno Vespa, a Livorno, Carlo Conti, poi Gianni Morandi, Al Bano, con lo chef Bottura, ci introdurranno, anche con appuntamenti televisivi dedicati, nei segreti dei piatti tipici locali che danno il meglio proprio nel pranzo della domenica, dove le famiglie si ritrovano, quasi in un rito di comunità che sempre più spesso manca e del quale si sente, a volte, tenera nostalgia.
Ora nel mondo, sono 4 le cucine riconosciute dall'Unesco: francese, giapponese, coreana e messicana.
Manca quella italiana che tutti noi sappiamo essere la migliore, a sentire i lusinghieri giudizi dei tantissimi stranieri (spesso celebri ed istituzionali) che scelgono di visitare l’Italia anche e non solo per la nostra buona tavola.
L'8 dicembre, si deciderà se la convivialità e la peculiarità della cucina italiana può essere rappresentativa non solo di una Nazione, ma di quel modello alimentare tradizionale che porta anche la tutela del made in Italy.
Siamo un popolo dove lo stare a tavola coinvolge tutti: si parla del pasto, dei prodotti con i quali sono fatti i cibi; un popolo che imbandisce il desco.
La cucina italiana è un mezzo per ampliare la rete dove vengono distribuite le nostre prelibatezze, compresa la ristorazione presente in Italia e nel mondo, così da far crescere di valore tutta la filiera produttiva.
L'iniziativa viene accompagnata dall'inno scritto da Mogol e cantato da Al Bano con il coro dell'Antoniano ed il coro dei ragazzi di Caivano, dal titolo 'Vai Italia'.
