di Emanuele Mariani

         Mancherà non solo alla musica italiana ed internazionale, ma resterà per sempre come indimenticabile. 

         Ornella Vanoni (che ci ha lasciato ieri, 21 novembre 2025, a Milano dove era nata il 22 settembre 1934) è stata dieci, cento, mille vite tutte insieme, dal Piccolo Teatro di Milano con  il regista Giorgio Strehler, agli inizi, con le canzoni della mala, per poi raggiungere il grande successo e l’amore con Gino Paoli, che (anche se friulano di origine) appartiene a quella scuola genovese che ha dato cantautori di immensa grandezza, come Fabrizio De Andrè, Bruno Lauzi (nativo di Asmara), Umberto Bindi, Luigi Tenco (di origine piemontese come Paolo Conte) e Giorgio Calabrese, tra i principali esponenti musicali e canori della cosiddetta "scuola storica", che ottenne la fama e la gloria, a partire dagli anni ‘60.

Ornella Vanoni ha pubblicato più di cento tra albumEP e raccolte e ha venduto circa 65 milioni di dischi, durante oltre 70 anni di carriera. 

E’stata la prima donna a vincere il Premio Tenco per il “miglior cantautore” e l’unica interprete femminile a riceverne due, uno dei più importanti riconoscimenti della musica leggera italiana ed è stata presente più volte al Festival di Sanremo (ben 8 volte).

Figlia di un industriale farmaceutico, Nino, e di Mariuccia, dopo avere studiato dalle Orsoline, frequentò diversi collegi in SvizzeraFrancia e Inghilterra, dove era andata per studiare le lingue, ma il suo desiderio era di diventare estetista.

Un'amica della madre le disse: "Hai una bella voce, perché non fai l'attrice?".

Si iscrisse alla scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano, fondato, nel 1947, dall’impresario Paolo Grassi (dal 1972 al 1977, sovrintendente del Teatro alla Scala e dal 1977 al 1980, presidente della Rai) con la sua futura moglie Nina Vinchi Grassi, insieme al regista Giorgio Strehler, dove per entrare bisognava fare una prova di ammissione.  

 Nella commissione c'erano nomi come gli stessi Strehler e Paolo Grassi e la grande attrice di Prato, Sarah Ferrati la quale, dopo averla sentita, chiamata tra gli ultimi aspiranti (in ordine alfabetico, la Vanoni inizia con V), recitare un pezzo dell'Elettra (interrompendosi e chiedendo scusa) esclamò, "Attenzione, qui c'è qualcosa”.

La presero che non aveva vent’anni, per il biennio 1953-1954 e, dopo un anno, divenne la compagna di Strehler, nel 1955, relazione che interessò i giornali di cronaca rosa, e non solo, del tempo, con tutti i vari commenti, scandalistici, che ne seguirono.

Nel 1956, debuttò come attrice in Sei personaggi in cerca d'autore di Luigi Pirandello.

Gli anni del teatro (e della scuola del Piccolo) hanno fatto della Vanoni, un’interprete di spessore, in quanto apprese, in modo mirabile, l’arte della recitazione; le sue interpretazioni canore successive, anche quelle televisive, infatti, hanno sempre riempito la scena e sono risultate eleganti, proprio per i suoi trascorsi sul palcoscenico, accompagnate da uno stile, anche nell’abbigliamento, caratterizzato da una classe eccelsa che, pur nel cambiamento delle mode e dei tempi, non è mai venuta meno.

Di quel periodo, fine anni ’50, in collaborazione con autori, come Dario Fo, Fiorenzo Carpi e Gino Negri, Strehler sviluppò un repertorio basato su alcune antiche ballate dialettali, creando nuovi testi incentrati sul tema della malavita, noti come canzoni della mala. La prima tournée teatrale della cantante si concluse con uno spettacolo a Spoleto durante il Festival dei Due Mondi nel 1959.

In precedenza, nel ottobre 1958, la Vanoni registrò la sua prima incisione discografica per l'etichetta Dischi Ricordi, pubblicando un EP intitolato Le canzoni della malavita, con brani come Saint Lazare di Aristide Bruant e Jenny delle Spelonche da L'opera da tre soldi di Bertolt Brecht. Seguirono ulteriori brani inediti, come Sentii come la vosa la sirena e Canto di carcerati calabresi.

Nel dicembre 1959, uscì il secondo EP, Le canzoni della malavita vol. 2, contenente le celebri Hanno ammazzato il MarioLa zolfaraMa mi e Le mantellate.

Le interpretazioni, caratterizzate da una timbrica vocale insolita e da uno stile espressivo non convenzionale, suscitarono fin dagli esordi un significativo interesse da parte del pubblico e della critica. Alcuni dei brani legati al repertorio delle canzoni della mala incontrarono inizialmente riserve da parte della censura radiotelevisiva, che giudicò poco opportuni i temi trattati.

Terminato il rapporto professionale con Giorgio Strehler, Vanoni si allontanò dal Piccolo Teatro per intraprendere un percorso artistico autonomo.

Nel 1960, la Vanoni convolò a nozze con il noto impresario teatrale Lucio Ardenzi. I due si lasciarono poco prima della nascita del figlio Cristiano, avvenuta nel 1962 (la cantante ha avuto anche due nipoti).

          Successivamente, all’inizio degli anni ’60, entra in contatto con la prima vera generazione di cantautori, la Scuola Genovese: nasce l'amore con Gino Paoli immortalato da una delle più belle canzoni della storia della musica italiana, Senza fine (1961).

Con Gino Paoli sono rimasti amici tutta la vita, i loro concerti insieme sono stati un grande spettacolo e un grande divertimento per l'incontro-scontro di due personalità così forti. Da quel momento, entrata nell'universo della canzone, trova un registro espressivo unico, lontano dalle convenzioni melodiche e che le permette di spaziare dalle cover anche di Edith Piaf, con la celebre canzone L'albergo a ore o di Tammy Wynette, Domani è un altro giorno.

Di rilievo, per gli anni ’60 romani, fu la partecipazione della Vanoni in Rugantino di Pietro Garinei e Sandro Giovannini,  nel 1963, che la rivide in teatro, in una commedia musicale.

L’artista è poi divenuta interprete internazionale passando per la bossa nova ed il jazz quando, nel 1976, realizza, con la collaborazione di Sergio Bardotti, un album insieme a Vinícius de Moraes e ToquinhoLa voglia la pazzia l'incoscienza l'allegria.

L'album, presente nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre secondo Rolling Stone Italia alla posizione numero 76, venne interamente registrato in presa diretta ed ottenne un notevole successo di critica e pubblico, raggiungendo il sesto posto di vendite in classifica. Il disco è una rilettura di diverse musiche brasiliane di bossa nova, scritte da alcuni dei più grandi nomi della musica del Brasile, come Antônio Carlos Jobim e Chico Buarque, cantate in italiano.

Il disco, che rappresenta la scoperta della popolarizzazione della musica brasiliana in Italia, si presenta come un'opera intera segnata da un filo conduttore unico: un album a tema composto da canzoni e poesie interpretate da Vinicius, dove spesso non vi è pausa né termine tra un pezzo e l'altro, ma sembra quasi la continuazione. Tale progetto discografico rappresenterà per la Vanoni, uno dei momenti più alti a livello qualitativo e artistico di tutta la sua discografia, nella quale raggiungeranno il successo brani come La voglia la pazzia, in quanto l’interpretazione della Vanoni rappresenta, in modo iconico, quel senso di un sentimento affine alla nostalgia ed a una sorta di malinconia per qualcuno che non c'è più, ma rivive nel ricordo, insomma quella saudade tipica dei popoli sudamericani ed in particolare dei brasiliani, sentimenti che la Vanoni riusciva in modo autentico, a trasmettere al pubblico, sia che si esibisse in teatro o in televisione.

Un assaggio della musica brasiliana con la voce della Vanoni, si era già avuto nel 1970, con la canzone che portò alla celebrità assoluta, l’artista milanese: L'appuntamento che è la versione italiana del brano brasiliano Sentado à beira do caminho, canzone composta e registrata da Roberto Carlos ed Erasmo Carlos e pubblicata nel 1969, a sua volta ispirata a Honey (I miss you) di Bobby Russell e cantata da Bobby Goldsboro nel 1968, già interpretata da Mina, in lingua originale (mai in italiano), sempre nel 1970, per l'album Mina canta o Brasil.

Con il singolo L’Appuntamento, la Vanoni ottiene il suo maggiore successo commerciale, rimanendo in classifica per molti mesi e vendendo 600.000 copie, affermandosi definitivamente nel panorama musicale italiano e riuscendo a conquistare tutto il pubblico. Il brano viene inserito nella colonna sonora del film Tony Arzenta, diretto da Duccio Tessari ed è scelto come sigla musicale del programma radiofonico Gran varietà, approdando anche in televisione a Canzonissima 1970. A coronare il successo del brano sarà la vittoria della Gondola d'oro nell'edizione della Mostra internazionale di musica leggera 1970.

Ancor prima vi era stata, sempre in tema di saudade, Tristezza per favore va’ via (1967), versione italiana del celebre brano brasiliano Tristeza, che rappresenta l’amore di Ornella per la musica sudamericana.

Il ritmo allegro contrasta con il titolo malinconico, e la Vanoni riesce a trasmettere gioia e solarità in ogni nota. È un inno alla leggerezza, che riflette il suo periodo artistico più luminoso. Curiosamente, Ornella raccontò che durante le registrazioni rideva tra una strofa e l’altra, perché il testo le sembrava una carezza contro i momenti difficili.

E poi c'è Dettagli, brano splendido di Roberto ed Erasmo Carlos, interpretato in maniera magistrale dalla cantante milanese e contenuto nell’album omonimo, pubblicato nel 1973, l'undicesimo in studio, che raggiunse il secondo posto di vendite in classifica, in quell’anno.

Il disco, a cui partecipa come autore Bruno Lauzi in molti pezzi, vende quasi mezzo milione di copie. Contiene anche la canzone Come si fa, che Vanoni canta in coppia con Gino Paoli, durante le esibizioni dal vivo; il brano viene infatti incluso negli album Insieme e in VanoniPaoli Live.

Nel 1975, torna sul piccolo schermo, accanto a Gigi Proietti, nello spettacolo Fatti e fattacci (che vince il Festival della Rosa d'oro di Montreux per l'intrattenimento). Il programma era basato sulle canzoni proposte da Proietti e Vanoni, che interpretavano la parte di due cantastorie che andavano in giro per l'Italia con una compagnia di saltimbanchi fermandosi nella piazza di una città. Successivamente invece è in teatro, protagonista nella commedia dell'amica Jaja Fiastri, intitolata Amori miei, un grande successo da cui in seguito verrà tratto l'omonimo film, interpretato da Monica Vitti.

Già in altro articolo, abbiamo ricordato la grandezza del regista Rai, Antonello Falqui, a ricordo del centenario della sua nascita.

E nel 1979, la Vanoni ritorna in TV a fianco del comico siciliano Pino Caruso, per lo show Due come noi, proprio in un programma con la regia di Antonello Falqui.

Di quest’ultimo, è ricordato il celebre duetto con l'amico Franco Califano. Memorabile è anche la sua performance con Riccardo Cocciante del brano Poesia durante l'ultima puntata: la cantante, in un periodo particolarmente difficile della sua vita, scoppia in lacrime sul finire del pezzo, rendendo unica l'interpretazione di questo brano. Successivamente inciderà il brano di Cocciante nell'album Ornella &..., registrato a New York con i grandi del jazz nel 1986.

Difficile condensare tutta la vita artistica e musicale della Vanoni: ci limitiamo a ricordare alcuni brani che hanno fatto la storia della canzone d’autore e di fatto quella del nostro Paese, quasi un viaggio musicale che ha accompagnato la Vanoni in tutta la sua lunga esistenza e che non finiremo mai di ringraziare per le memorabili, intense, magiche emozioni che ci ha regalato e che continuerà a regalarci, quale mito e leggenda immortale, eterna e senza fine.

IO TI DARO’ DI PIU’(1966) - Scritta da Alberto Testa e Memo Remigi, la canzone, interpretata anche da Ornella Vanoni e Orietta Berti (all'epoca il regolamento prevedeva due interpreti per lo stesso brano), si piazza al sesto posto del Sanremo 1966, rivelando al grande pubblico la profondità della sua voce. Si dice che Ornella la interpretasse pensando a un amore vero, vissuto e perduto, trasformando la canzone in una confessione più che in una semplice esibizione.

Con gli anni, ha avuto modo di parlare di questo brano, spiegando come sia stata una forzatura della sua casa discografica. Si tratta però, ad ogni modo, di uno dei suoi maggiori successi, inserito nell’album “Ornella” del 1966.

LA MUSICA È FINITA (1967) - Presentata al Festival di Sanremo 1967, in abbinamento con Mario Guarnera, le parole del brano sono di Franco Califano e Nisa, mentre la musica è di Umberto Bindi con arrangiamento di Gianfranco Intra.

Un classico intramontabile, parla di un amore giunto al capolinea, ma Ornella riesce a trasformarlo in un capolavoro di eleganza e malinconia. L’arrangiamento orchestrale e la sua voce vibrante creano un’atmosfera di raffinata tristezza. In un’intervista, Ornella confessò che la canzone le ricordava un amore che non aveva mai potuto vivere fino in fondo, e che per questo la interpretava “con il nodo alla gola”.

UN'ORA SOLA TI VORREI (1938 – 1967  Ornella Vanoni45 giri - Canzonissima 1968), un brano musicale italiano composto nel 1938 su versi di Umberto Bertini da Paola Marchetti per la commedia musicale Una voce nell'ombra. È stato inciso una prima volta nel 1938 da Nuccia Natali, accompagnata dall’orchestra di Pippo Barzizza.

Ornella Vanoni ne realizzò una versione moderna e struggente, nel 1967, cantandola a Canzonissima 1968 (Puntata del 26/10/1968). Il brano racconta il desiderio di rivivere anche solo per un’ora un amore perduto. La sua interpretazione raffinata rese il pezzo un successo anche tra i giovani. È una delle prime canzoni in cui Ornella mostrò la sua capacità di trasformare vecchi standard in emozioni nuove, rinnovando il legame tra passato e presente.

CASA BIANCA (1968) un brano musicale composto da Eligio La Valle per la parte musicale, con testi di Don Backy, che fu presentato al Festival di Sanremo 1968 nell'interpretazione, in abbinamento, di Ornella Vanoni e Marisa Sannia e si classificò al secondo posto.

E’ una canzone che racconta la nostalgia e il ritorno ai ricordi. Fu un grande successo anche per la sua dolcezza malinconica. La Vanoni disse che le ricordava la sua infanzia milanese e il desiderio di “tornare a un luogo dell’anima”. Il brano è ancora oggi uno dei più amati, per il suo equilibrio tra romanticismo e malinconia.

UNA RAGIONE DI PIÙ (1969) uno dei brani di maggior successo della cantante, che la vede per la prima volta scrivere un testo. Un brano musicale composto da Franco CalifanoOrnella VanoniLuciano Beretta su musica di Mino Reitano e Franco Reitano, uscito nel 1969.

Parla di una donna che sceglie di non soffrire più per amore. Vanoni la interpretò con voce ferma e passionale, diventando simbolo di emancipazione femminile. Ancora oggi è considerata una delle canzoni più moderne del suo repertorio.

ETERNITÀ (1970)Brano musicale composto da Giancarlo Bigazzi e Claudio Cavallaro presentato alla 20ª edizione del Festival di Sanremo, nel 1970, da I Camaleonti e da Ornella Vanoni e si classificò al quarto posto.

E’ una ballata delicata che parla di amori che non si dimenticano. La voce di Ornella accarezza le parole con eleganza e malinconia. Il brano fu inciso anche in spagnolo e riscosse grande successo in Sud America. Vanoni raccontò che durante le registrazioni, il produttore le chiese di “cantare come se il tempo si fosse fermato”, e lei rispose con un’interpretazione sospesa e magica.

DOMANI È UN ALTRO GIORNO (1971) scritta da Giorgio Calabrese e Jerry Chesnut, è una cover del brano inglese della cantante statunitense Tammy Wynette dal titolo The Wonders You Perform; venne inserita nell'album Tammy's Greatest Hits, Volume II, come ultimo pezzo del lato b del disco 33 giri.

Il brano nel 1972 venne inserito nell'album di Ornella Vanoni dal titolo Un gioco senza età.

Nell'ottobre del 1971 approda in classifica alla nona posizione, per poi rimanere dieci settimane in classifica.

Un inno alla speranza e alla rinascita. Segna una svolta più matura nel suo percorso artistico. Con questo brano, Ornella invita a lasciare andare il dolore e credere nel futuro. Il messaggio positivo e la melodia rassicurante la rendono una canzone ancora attualissima. Vanoni stessa disse che la cantava spesso “per tirarsi su” nei momenti difficili.

E COSÌ PER NON MORIRE (1973) -  Luciano Beretta è autore del testo e la musica è di Elide Suligoj, inserita nell’album Dettagli, pubblicato nel marzo del 1973.

 Un brano intenso e introspettivo, che racconta la forza di vivere nonostante la sofferenza. E’ una delle interpretazioni più teatrali di Ornella, con una potenza emotiva rara. Il testo riflette la consapevolezza di una donna che ha conosciuto la passione e la perdita. Vanoni confessò che questa canzone la faceva piangere ogni volta che la cantava dal vivo.

BOCCADASSE (2004) – Inserita nell’album di Ornella Vanoni e Gino Paoli Ti ricordi? No non mi ricordo, pubblicato nel 2004.

A vent'anni esatti dalla prima e unica tournée a due voci (documentata dal doppio album live Insieme), Ornella Vanoni e Gino Paoli si riuniscono per un album di canzoni inedite, composto da 6 pezzi solisti e 6 pezzi in duo. Tra i vari artisti che prendono parte al disco ci sono Sergio CammariereEnrico Rava e Mario Lavezzi. La produzione artistica è di Sergio Bardotti (sua ultima collaborazione con Ornella) e Adriano Pennino. Le fotografie sono di Guido Harari; il progetto grafico della cover è firmato da Luciano Tallarini. In contemporanea all'album, esce anche per Mondadori il libro-intervista "Noi due, una lunga storia", a cura di Enrico de Angelis.

Un ritorno dolce e malinconico alla memoria. Boccadasse è una lettera d’amore a Genova e alla sua atmosfera poetica. Il brano nasce dal legame profondo tra Ornella e Gino Paoli, e racconta i ricordi di gioventù. È una delle sue canzoni più autobiografiche, una passeggiata tra il mare e i sentimenti.

LA VITA CHE MI MERITO (2007) – Il brano è stato scritto da Renato Zero e Lorenzo Imerico per il testo e Roberto Pacco per la musica, ed è stato pubblicato nel 2007 ed inserito nell’album  Una bellissima ragazza, pubblicato nel 2007, trentasettesimo album in studio della cantante milanese.

Parla di consapevolezza e maturità. E’ una riflessione sull’età, sull’amore e sulla libertà di essere sé stessi. Vanoni mostra una voce ancora calda e avvolgente, capace di trasmettere verità e ironia. È un canto per chi sceglie di vivere pienamente, senza rimpianti.

SOLO UN VOLO (2008) con EROS RAMAZZOTTI  -  Brano musicale scritto da Eros RamazzottiClaudio Guidetti ed Adelio Cogliati e cantata da Ornella Vanoni con lo stesso Ramazzotti, pubblicato nel 2008 come primo singolo estratto dall'album della Vanoni intitolato Più di me. La canzone debutta in radio il 22 settembre di quell'anno, con successo. In classifica è arrivata alla posizione numero 3.

Una collaborazione inedita e sorprendente. Con Eros Ramazzotti, Ornella costruisce un dialogo tra due generazioni. Unisce il suo stile elegante al pop moderno, raccontando l’amore come un viaggio breve, ma intenso. L’intesa tra i due è palpabile e genuina, e il brano diventa un ponte tra passato e presente.

IMPARARE AD AMARSI (2018) con BUNGARO e PACIFICO

Brano musicale di Ornella VanoniBungaro e Pacifico, pubblicato il 7 febbraio 2018. I tre artisti hanno presentato la canzone in gara al Festival di Sanremo 2018, dove si è classificata al quinto posto. La canzone era stata presentata inizialmente soltanto da Bungaro; Claudio Baglioni ha voluto poi coinvolgere Ornella Vanoni ed ai due si è poi aggiunto Pacifico che ha apportato anche modifiche al testo. Gli autori del brano sono Bungaro, Pacifico, Antonio Fresa e Cesare Chiodo. Testi e musiche di Bungaro, Pacifico, Antonio Fresa e Cesare Chiodo.

Presentata a Sanremo 2018, è un inno alla maturità emotiva. Ornella canta con Bungaro e Pacifico un testo poetico e profondo, sulla capacità di accettarsi e amarsi con le proprie fragilità. La canzone ottenne grande successo per la sua eleganza e per l’interpretazione dolce e ironica di Ornella, che dimostrò di essere ancora un’artista contemporanea.

UN SORRISO DENTRO AL PIANTO (2021) con FRANCESCO GABBANI

E’ un singolo della cantante italiana Ornella Vanoni, pubblicato il 7 gennaio 2021, come primo estratto dall'album Unica, quarantesimo album in studio della cantante milanese, pubblicato il 29 gennaio 2021 La musica è stata composta da Francesco Gabbani, il testo è stato scritto da Gabbani, Pacifico e dalla stessa Vanoni, frutto della collaborazione tra questi grandi artisti.

E’ un brano di struggente bellezza. Racconta la vita con i suoi dolori e la capacità di trovare luce anche nelle lacrime. La voce di Ornella, matura ma ancora vibrante, regala una lezione di umanità e arte. Gabbani raccontò che Ornella, in studio, gli disse: “Io non canto per far bella la voce, canto per dire la verità.”

Le canzoni di Ornella Vanoni sono frammenti di vita, racconti di amore, malinconia e rinascita. La sua voce ha attraversato epoche e mode, rimanendo sempre autentica e inconfondibile. Riascoltare questi brani significa immergersi nella storia della musica italiana, e scoprire, ogni volta, una nuova emozione.

Ed ancora, la prova di una creatività fuori dagli schemi tradizionali e del suo essere internazionale è "Ornella &", un album registrato a metà degli anni '80 a New York, dopo che aveva più volte collaborato con Gerry Mulligan, con artisti del calibro di Gil Evans, Herbie Hancock, George Benson, i fratelli Michael e Randy Brecker, Ron Carter, che rappresenta un'altra pagina memorabile della discografia italiana, insieme a un canzoniere che fa parte della memoria collettiva.

Le canzoni di Ornella Vanoni sono frammenti di vita, racconti di amore, malinconia e rinascita. La sua voce ha attraversato epoche e mode, rimanendo sempre autentica e inconfondibile. Riascoltare tutti i suoi brani significa immergersi nella storia della musica italiana, e scoprire, ogni volta, una nuova emozione.

La grandezza di Ornella Vanoni sta nel suo essere riuscita a non perdere mai il contatto con la realtà musicale, al di là delle mode e del susseguirsi dei trend, evitando al tempo stesso il pericolo di essere soltanto un classico con una vitalità straordinaria e una consapevolezza superiore che viene da una vita memorabile. Fino all'ultimo giorno, quando si è spenta, all'improvviso nella sua casa milanese, in quella amata città che, dopo Mariangela Melato e Giorgio Armani, piacentino di nascita (ma milanese doc e fino alla fine), perde un’altra icona meneghina, ma è così destinata all’immortalità per le grandi donne e uomini che l’hanno abitata e vissuta.

 

        

22-11-2025
Autore: Emanuele Mariani
saggista e scrittore
meridianoitalia.tv

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