di Ranieri de Ferrante
Una delle mie esperienze più formative è stata quella che ho fatto in McKinsey, per 4 anni, negli Stati Uniti. Fra le cose che mi ha insegnato è il potere del ragionare per analogie: un fatto, ben noto, può darti una struttura per capirne un altro. “Corsi e ricorsi storici”. L’ultimo quarto del ‘900 è stata caratterizzato da alcuni fenomeni legati da una struttura a triade, fatta di diffusione, integrazione e visione. Analoga struttura è alla base dei primi 25 anni del 2000. Questa struttura è quindi duplicabile, e si può provare a proiettarla sui prossimi 25 anni. Con un caveat non banale su umanità e democrazia. E con un pensiero ai dinosauri.
Il mio primo giorno ad Ingegneria, nel 1970, ci furono dati due messaggi. Il primo fu di guardarci a destra e sinistra: due di noi tre sarebbero spariti entro Natale! Il secondo che eravamo entrati alla ”scuola” di ingegneria, e non alla “facoltà”. Un modo ottocentesco – terrore e rigore - di accoglierci. Non era l’unica cosa antiquata: un paio d’anni dopo studiai su un libro di Fisica Tecnica la cui prefazione diceva che non erano inclusi “certi fenomeni, detti radioattivi, ancora non sufficientemente noti”. Era il ’73, ed il libro era stato scritto negli anni ’30.
Al passo con i tempi era invece il Centro di Calcolo. Con i tempi di allora, naturalmente: si andava con un pacco di centinaia di schede perforate (cosa sono? vedo le facce di chi ha meno di settanta anni … sarebbe lungo spiegarlo , cercate su Internet) e dopo qualche giorno si andava a ritirare il risultato.
“C’è un errore, non gira” ti diceva il tecnico.
Revisione di tutte le schede … “Oh, cazzo, ho messo una O maiuscola al posto di uno zero” prendendoti mentalmente a calci correggevi l’errore … e così via finchè il programma girava e tu avevi la risposta.
Alla Columbia University passai al PDP11: stessa storia, per quanto riguarda “O” e zeri, però potevi prenderti a calci subito: si lavorava praticamente on line con workstations collegate ad un mini DEC. Ti sentivi un cretino … ma in diretta ed in un Paradiso high tech.
Poi, a metà degli anni ’80, in Olivetti, ho avuto la fortuna di partecipare, da vicino, ai processi che hanno portato alle architetture aperte (UNIX, ad esempio) e alla definizione dei primi processori “standard” per uso da parte di produttori Terzi. Questo ha reso possibile la diffusione di PC professionali in ogni casa, andando oltre i Commodore, con la transizione da Informatica centralizzata a distribuita. E con lo storaggio ottico sono arrivate anche le banche date distribuite (il primo CD-ROM in Italia lo ho pubblicato io, alla guida di una JV con Microsoft).
Durante questi anni in Olivetti ho anche visto come, progressivamente, Informatica e Telecomunicazioni seguissero sentieri convergenti. La comunicazione integrata nei PC, la morte dei Fax, le prime Reti a Valore Aggiunto (“non è la rete che conta, il business saranno i contenuti”, mi diceva Elserino Piol), e poi Internet.
Partendo dai centralini intelligenti, o dai primi PC collegati al doppino telefonico per arrivare agli smartphones di oggi ognuno di noi ha, in tasca, più capacità di calcolo, di memoria e di comunicazione di quanta ne avessero i sistemi Nasa delle missioni Apollo, che hanno portato l’uomo sulla Luna.
C’erano anche altri cambiamenti. Qualche anno prima, consulente a Cleveland, avevo sentito da vicino (fra Cleveland e Detroit c’é solo un lago, per quanto grande) i lamenti dell’industria automobilistica americana colpita dall’attacco delle auto giapponesi. Copiate, magari, nel design e nei motori, ma di una qualità obiettiva superiore alle concorrenti a stelle e strisce e paragonabile alle ben più costose auto tedesche (il “clonk” della portiera che si chiudeva …). Le Honda Accord andavano via come noccioline. Mia moglie ha guidato una Toyota Corolla per 4 anni senza mai cambiare l’olio. Ford, per reagire, lanciò la campagna “Quality is Job 1!” ed il mondo capì che la qualità non era un costo, ma un investimento, strategico, vitale e non procrastinabile.
Io guidavo un’Audi, un po' per giocare sul sicuro, un po' perché – ero ragazzo – mi faceva sentire più fico!
Si tratta di tre Trends che hanno veramente cambiato il mondo:
- nascita e diffusione dell’informatica distribuita
- convergenza fra informatica e telecomunicazioni
- percezione della qualità come investimento chiave
La prima parte della mia vita professionale è ormai preistoria (i Dinosauri li vediamo dopo). Passiamo quindi alla storia più o meno contemporanea: in questo primo quarto di secolo del 2000 mi sono occupato di Ambiente ed Energia, trovando anche in questo settore tre Trends del tutto analoghi.
La Protezione dell’Ambiente ha la possibilità e necessità di diventare distribuita: ad esempio le enormi discariche – come quella di Napoli – non possono che provocare la reazione della popolazione. Perché i rifiuti di una intera città devono essere vicino a casa mia? E’ una sindrome generale definita NIMBY (Not In My Back Yard), ed è presente in tanti campi, non solo nel trattamento dei rifiuti solidi urbani (RSU). La cura dell’Ambiente deve diventare distribuita anche nel trattamento delle acque ed in tanti trattamenti fisici. Ed anche l’Energia può essere prodotta in modo distribuito. D’altra parte, e lo vediamo dopo, l’attività nell’Ambiente, ed Ambiente ed Energia insieme, possono avere, per le comunità locali, non solo oneri ma anche onori.
Energia ed Ambiente infatti convergono: venti anni fa si capì che la soluzione agli RSU è farne Energia. Trasformare una discarica in un sistema di produzione di gas è ormai universalmente accettato, anche se in Italia siamo in ritardo. Sembra però che, finalmente, il messaggio stia passando: perfino Roma avrà un Valorizzatore. Ed in ogni caso la necessità di produrre Energia senza emettere troppi gas clima alteranti (CO2, Metano) rende i processi energetici ed ambientali parte di una catena unica. Processi diversi, ma legati da un obiettivo condiviso.
Il terzo Trend è di visione: l’Ambiente non è più visto come un costo, necessario ma da controllare. E neanche un investimento. E’ un business, specialmente se integrato con l’Energia: con un minimo di volontà, molta creatività ed una tonnellata di competenza è possibile salvare l’Ambiente e guadagnarci. La Protezione dell’Ambiente, e la confinante produzione di Energie Rinnovabili, sono ormai riconosciute Industrie con altissimo potenziale.
La simmetria è evidente
Diffusione Anni ‘80/90 Informatica distribuita
dal 2000 Protezione ambientale distribuita
Integrazione Anni ‘80/90 Convergenza informatica/Telecom
dal 2000 Convergenza Ambiente/Energia
Visione Anni ‘80/90 Qualità come elemento strategico
dal 2000 Ambiente/Rinnovabili come business
Questa Triade di tendenze (diffusione, integrazione, visione) ci ha guidato per gli ultimi 25 + 25 anni, e ci ha certamente dato modo di vivere molto meglio, e di guardare con più speranza al futuro.
Trinum est perfectum, dicevano i latini, i Cristiani hanno la Trinità e gli Indù la Triade Brahma, Shiva e Vishnu, l’equilibrio strategico ha la Triade Nucleare (missili, bombardieri e sottomarini), e Triade si chiama la Mafia Cinese. La struttura a Triade è al centro del Mondo, nel bene e nel male.
Tale struttura può fornire un template per valutare i trends mondiali?
Quella della fine del secolo scorso si può sintetizzare come “Informatica”, quella dei primi anni di questo secolo in “Ambiente”. Perché non provare a farne una proiezione anche per il prossimo futuro?
E’ una mera ipotesi, a differenza delle prime, basate su fenomeni reali che ho vissuto di persona, in molti casi essendo, direttamente o indirettamente, almeno testimone della sala dei bottoni. Quindi I’am out on a limb, guardando al 2025/50, sperando che il ramo abbia senso, e non si spezzi.
Il primo elemento, come per i precedenti, deve essere di distribuzione, e certamente la pervasività di uso di elementi legati ad automazione ed intelligenza artificiale – prima appannaggio esclusivo di centri di ricerca e aree industriali – nella vita quotidiana risponde alla specifica: oggi l’utente medio, tramite AI, ha accesso a metodologie di riflessione supportata che stanno a quelle ieri disponibili nei centri di ricerca così come la capacità di calcolo e comunicazione di un attuale PC o smartphone sta a quella che ha guidato i viaggi sulla Luna.
E come l’accesso è diffuso ai singoli, lo è anche alle comunità: illuminazione, traffico e rifiuti intelligenti. Ad esempio, Barcellona ha implementato sensori IoT per monitorare consumo energetico e gestione dei rifiuti, a vantaggio del servizio urbano. I veicoli a guida autonoma sono realtà: flotte di veicoli elettrici connessi a infrastrutture stradali intelligenti, come in Singapore, dove si integrano AI, sensori e sistemi cloud distribuiti.
Una delle conclusioni del World Economic Forum (2023), è che entro il 2030 oltre il 50% delle infrastrutture urbane saranno gestite in maniera distribuita grazie a IoT (internet of Things) e AI. Anche Bruno Vespa ricorrerà, per le sue trasmissioni, a plastici virtuali!
La convergenza (la seconda gamba) è fra il mondo fisico e quello digitale: il confine fra mondo reale e realtà allargata (fino al metaverso personale ed industriale) è sempre meno definito. L’unione dei due mondi (Cyber - Physical Systems) crea nuove modalità di progettazione, produzione e interazione. Repliche digitali di fabbriche, città o infrastrutture energetiche, General Electric che utilizza digital twin per ottimizzare centrali elettriche e turbine, riducendo guasti e consumi, il quotidiano industriale è ormai fatto di realtà aumentata (AR) e metaverso: tecnici di manutenzione indossano occhiali AR per visualizzare dati in tempo reale su macchine o impianti. Porsche e Boeing sperimentano formazione e manutenzione in AR per ridurre errori e tempi. Il progresso industria e sanità è legato a sensori distribuiti in per monitoraggio continuo e gestione predittiva. In agricoltura John Deere integra IoT nei trattori per ottimizzare raccolto e uso di risorse, e con AI si ottimizza l’uso di acqua per l’irrigazione.
La McKinsey, nel 2022, ha dichiarato che “The integration of physical and digital systems is set to redefine manufacturing, healthcare, and urban management, creating real-time, intelligent, and adaptive environments”.
Il terzo trend, nelle due Triadi precedenti, è la visione, ed esprime la condizione perché i primi possano generare il massimo del risultato. Quaranta anni fa la qualità come investimento, 25 anni fa l’Ambiente come business (l’unico modo perché prendesse piede), oggi la sostenibilità, non solo economica, ma ambientale e nell’uso di risorse, come obbligo. Obbligo per il Mondo intero per sopravvivere, per le aziende e le entità che in questo mondo vivono come leva competitiva irrinunciabile. E c’è un altro elemento di sostenibilità necessaria, ma con quello vorrei chiudere la nota.
Come la sostenibilità riduca i rischi, migliori l’efficienza e crei nuove opportunità di mercato è reso immediatamente chiaro dalle tecnologie verdi, come accumulo energetico avanzato (batterie a stato solido, idrogeno verde) e smart grid per integrare rinnovabili. Il Tesla Megapack consente a intere città di gestire energia rinnovabile e picchi di domanda.
E questo porta ad una economia circolare avanzata: aziende come Patagonia o IKEA sviluppano prodotti riparabili, riciclabili e a lunga durata, trasformando sostenibilità in vantaggio competitivo. Ed ancora: gli investimenti in infrastrutture resistenti ad eventi estremi, come dighe intelligenti o edifici con gestione climatica predittiva danno al nostro Mondo resilienza energetica e climatica. Poi penso al Ponte sullo Stretto di Salvini che non resiste neanche alla Corte dei Conti e mi viene da ridere!
Non sono solo parole: cecondo il CDP (Carbon Disclosure Project, 2023), le aziende con strategie ESG avanzate mostrano in media rendimenti finanziari superiori del 5–10% rispetto ai concorrenti non sostenibili
Vorrei concludere con un caveat, forse banale ma pericoloso da ignorare. E’ un caveat di ordine morale, nel senso di afferente ai “mores” della nostra civiltà. Temo che una società permeata da tanti input “artificiali” possa ottimizzare le sue attività, ma perdere contatto con sé stessa e la sua ragione di esistere. Abbiamo esempi di cose buone che – mal utilizzate – hanno generato mores perversi: Internet, nato per diffondere informazione, oggi è – credo per grandissima parte del suo traffico – utilizzato per social, hate mail, banalità, pornografia. Ragazzi schiavi dei social sono ormai una triste normalità, candidati a divenire hikikomori. E poche persone sono in grado di influenzarne miliardi.
Non vorrei diventasse normale avere professionisti incapaci di pensare per conto proprio, insegnanti che dall’AI estraggono gli elementi per trasferire agli studenti informazione, ma non passione per gli argomenti trattati, adolescenti che si uccidono essendosi innamorati del loro Chat GPT.
Una volta sentii un comico che diceva “moriremo a causa della plastica; la plastica viene dal petrolio; il petrolio viene di giacimenti fossili; parte dei giacimenti fossili sono carcasse di dinosauri. Uomo e dinosauro non si sono mai incontrati, eppure oggi ci uccidono”. E’ vero: la plastica, e quindi i dinosauri, rappresenta un pericolo per la nostra realtà fisica. Ma si può affrontare e correggere.
Quello che è difficile fermare è l'effetto flywheel, che un caro amico, col quale condivido spesso pensieri e riflessioni, mi ha suggerito. Il volano è una ruota che inizialmente gira lentamente, è difficile e pesante, ma una volta che ha preso abbrivio, diventa sempre più veloce e meno controllabile.
Cosa c’entra? Negli anni 90 Amazon era un pioniere nell'uso dei sistemi raccomandati (“se comprate questo libro, potreste essere interessati a comprare anche quel libro”). Gli utenti e le transazioni portavano a più dati. Più dati a modelli migliori. Modelli migliori a più utenti, più utenti a più dati, e così via. Un volano che, quando inizia a girare, migliora sempre di più nel tempo.
Uno dei volani più impressionanti, che ha conseguenze future, è rivelato da un annuncio di DeepMind del settembre 2024: AlphaChip e l'uso dell'AI per progettare chip migliori. Come disse Devis Hasabis, fondatore di DeepMind e premio Nobel per la Chimica del 2024, ora abbiamo un volano, un ciclo di feedback end-to-end, in cui utilizziamo l'intelligenza artificiale in pratica per potenziare sé stessa. Questa AI potenziata progetta chip ancora migliori, che a loro volta progettano un'AI migliore, e così via. Amazon al quadrato!
Certo, ripeto, le attività umane saranno sempre più efficienti, ma c’è un rischio. Non che le macchine dominino l’uomo, questo lo lascio alla fantascienza di Matrix.
Il rischio è che ci siano delle persone (i T - Rex” di oggi ) che attraverso l’AI possano influenzare le masse (già lo fanno) e così diventare sempre più potenti e capaci di più influenza. Il volano tecnico è sull’AI, quello morale, umano ed intellettuale mette in gioco libertà e democrazia.
Un volano è una ruota, come quella su cui corrono i criceti in gabbia. Quei criceti rischiamo di essere noi. Un nuovo ed irresponsabile Contratto Sociale, nel quale l’accesso ad un futuro materiale sostenibile è pagato con il collasso della nostra Civiltà morale e della perdita di vista delle nostre stelle polari è inaccettabile.
Negli anni ’80 del secolo scorso si gettavano le basi dell’Informatica moderna, scegliendo architetture informatiche aperte, ma stabilendo anche standard comuni per evitare un Far West di sistemi.
Oggi la Civiltà futura richiede che l’interfaccia mondo reale/metaverso ed il sistema di potere relativo vadano gestiti. C’è in ballo la rinuncia ad umanità, socialità, democrazia in cambio di sostenibilità. C’è in gioco la libertà. Va difesa, “whatever it takes”!