di Emanuele Mariani
Dici Pietrangeli e subito ti viene in mente il tennis e la sua leggenda. Su ogni superfice, ad ogni latitudine, non puoi che pensare a Nicola Chirinsky Pietrangeli (così completo per gli annali), da tutti conosciuto come Nicola Pietrangeli che ci ha lasciato a 92 anni (Tunisi, 11 settembre 1933 – Roma, 1º dicembre 2025).
Considerato fra i dieci migliori tennisti del mondo fra il 1957 e il 1964, fu il primo italiano a vincere, in singolare, un torneo del Grande Slam, nel 1959 al Roland Garros (torneo dove riuscì a trionfare anche nel 1960), l'unico che può vantare l'onore di essere presente, dal 1986, nella International Tennis Hall of Fame, a Newport, insieme ad un altro maestro del tennis e del giornalismo tennistico specializzato e non solo (oggi diremmo letterario), quale è stato Gianni Clerici, senza dimenticare Rino Tommasi, Guido Oddo (che con Gianpiero Galeazzi, negli anni ’70, commentò tutti i successi azzurri, compresa la Davis del 1976) e lo stesso Marco Fiocchetti della Rai, a breve in pensione, tra i maggiori commentatori del tennis a livello anche internazionale, unitamente al commento tecnico di un altro grande immenso tennista, Adriano Panatta, volto noto anche della Nuova Domenica Sportiva.
Incontrista, Pietrangeli prediligeva la terra battuta. Aveva nel rovescio a una mano il suo colpo migliore e disponeva di un ottimo tocco di palla e di una brillante tenuta atletica, oltre di un buon gioco di volo, qualità che ne hanno fatto uno dei migliori giocatori della sua epoca. Infatti, a nostro avviso, non vi è il tennista più forte di tutti i tempi.
Ogni periodo storico, da quando esiste il tennis moderno ovvero dalla fine dell’800 e primi ‘900, ha avuto il suo campione incontrastato e l’elenco sarebbe quindi lungo.
Ci limitiamo ad elencarne alcuni tra i migliori, per annate (senza pretesa di completezza): oltre agli italiani Pietrangeli, Sirola e Merlo, per gli anni ’60, Laver, Newcombe e Santana; negli anni ‘70, Borg (il più forte per quell’epoca), il nostro Panatta, Connors, Vilas, Gerulaitis, Orantes, Nastase e Tiriac; negli anni ’80, McEnroe, Lendl, Becker, Edberg, Wilander (tra le donne Evert, Navratilova, Graf, poi Seles e la Sabatini); negli anni successivi ’90 e 2000, tennisti come Agassi, Sampras, fino ai grandissimi Federer, Nadal e Djokovic (che con 72 successi in singolare maschile, è in testa alla classifica delle vittorie dei Big Titles, ovvero i tornei di tennis più importanti e prestigiosi al mondo) ed oggi Sinner ed Alcaraz (tra le donne, le sorelle Williams, Sharapova e oggi Sabalenka e Swiatek).
Insieme a Rafael Osuna, Ramanathan e Ramesh Krishnan, Pietrageli è stato uno degli esponenti di rilievo dello stile tennistico basato sull'eleganza. Era un fondocampista abile anche sotto rete. Era solito variare effetti e traiettorie con un colpo di polso; lo stesso Gianni Clerici definiva "indecifrabile" il suo passante di rovescio. Aveva nel diritto il colpo forse meno naturale.
In totale ha conquistato 67 titoli in carriera (44 in singolare, 11 in doppio e 12 in doppio misto, sebbene solo 1 di essi sia riconosciuto nell'era Open), tra cui tre edizioni del torneo di Monte Carlo (la prima nel 1961 e due consecutive, nel 1967 e 1968) e due volte gli Internazionali d’Italia (nel 1957, in una finale tutta italiana tra lui e Giuseppe Merlo, in tre set e nel 1961 dove sconfisse un’altra leggenda del tennis, Rod Laver, in 4 set), prima di Adriano Panatta, che trionfò a Roma e Parigi, nel 1976, anno nel quale, Pietrangeli, come capitano non giocatore, condusse la Nazionale italiana di tennis alla prima storica conquista della Coppa Davis, una squadra immensa composta da tennisti che, ancora oggi, restano, nei ricordi di tutti, epici e straordinari (Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Corrado Barazzutti e Tonino Zugarelli) ed hanno aperto la strada all’attuale grandezza del nostro tennis nel mondo, oggi rappresentato da Jannik Sinner (che si alterna al numero uno con lo spagnolo Carlos Alcaraz), Lorenzo Musetti, Matteo Berrettini, Flavio Cobolli, Lorenzo Sonego, Andrea Vavassori, Simone Bolelli (capitanati da un altro grandissimo come Filippo Volandri), vincitori di ben 3 Coppe Davis consecutive (2023-2024-2025) e solo per citare gli ultimi tennisti italiani, in attività e dell’ultima generazione (l’elenco sarebbe molto ampio, ma dopo il 1976, i successi maschili e le classifiche non ci hanno sempre sorriso, come invece attualmente).
Pietrangeli detiene il primato mondiale di incontri disputati e vinti in Coppa Davis, con 164 presenze complessive (110 in singolare e 54 in doppio) e 120 vittorie (78 in singolare e 42 in doppio).
Riuscì ad arrivare fino al numero 3 in classifica, nel triennio 1959-1961, secondo le classifiche relative ai tennisti non professionisti, allora redatte, ogni fine anno, dai giornalisti Lance Tingay e Ned Potter.
Con Orlando Sirola, altro straordinario giocatore, formò il doppio maschile italiano più vincente della storia (antesignano dei nostri fortissimi Panatta e Bertolucci e oggi Bollelli e Vavassori), trionfatore al Roland Garros e finalista sia a Wimbledon sia, due volte, in Coppa Davis. Pietrangeli vanta anche una vittoria nel torneo di doppio misto del Roland Garros del 1958, in coppia con Shirley Bloomer. Detiene il record di titoli italiani assoluti conquistati in campo maschile, ovvero 22 di cui 7 in singolare.
Ai IV Giochi del Mediterraneo di Napoli, conquistò la medaglia d'oro in singolare e la medaglia di bronzo in doppio insieme a Sirola. Si aggiudicò inoltre la medaglia di bronzo in singolare nel torneo di esibizione delle Olimpiadi di Guadalajara del 1968.
Questa la grandezza tennistica di un uomo dalla vita unica e senza eguali.
Fin dall’infanzia, l’epoca di Nicola Pietrangeli fu caratterizzata da avvenimenti storici di rilievo internazionale, nei primi anni ’30.
Nato, infatti, a Tunisi, allora protettorato francese, dove il padre Giulio, imprenditore di origini abruzzesi e napoletane e tennista dilettante, conobbe e sposò la profuga Anna De Yourgaince, di padre danese e madre russa.
Nicola Pietrangeli, infatti, era di madrelingua francese e russa. Imparò l'italiano soltanto una volta trasferitosi in Italia.
Parlava fluentemente l'inglese e lo spagnolo.
Un episodio, avvenuto negli anni della Seconda guerra mondiale, segnò profondamente il suo destino, fin da bambino: la casa tunisina della famiglia Pietrangeli, infatti, fu rasa al suolo da un bombardamento.
Il piccolo Nicola si salvò per puro caso.
Con l'occupazione alleata della Tunisia, il padre di Pietrangeli fu internato in un campo di prigionia: proprio lì Nicola, in coppia col genitore, disputò il suo primo torneo di tennis.
I Pietrangeli furono poi espulsi dalla Tunisia e si stabilirono a Roma. Successivamente, Nicola scelse la cittadinanza italiana, invece di quella francese o tunisina. Ebbe anche una breve carriera calcistica, militando nelle squadre giovanili della S.S. Lazio. Dopo la cessione in prestito alla Viterbese, Pietrangeli optò definitivamente per il tennis.
Nicola Pietrangeli è stato sposato con l'indossatrice Susanna Artero, dalla quale ha avuto tre figli: Marco, Giorgio (deceduto il 4 luglio 2025, all'età di 59 anni, prima della sua morte) e Filippo.
Dopo la separazione, ha avuto una relazione, dal 1987 al 1994, con la conduttrice televisiva, Licia Colò.
Dopo il ritiro, Pietrangeli ha curato per alcuni anni le relazioni esterne di noti marchi.
Nel 1976-77, ha condotto la Domenica Sportiva con Adriano De Zan e ha partecipato come concorrente nella 7ª edizione di Tú sí que vales. Ha recitato come attore nel film La donna giusta (1982) e in C'era un castello con 40 cani (1990). Ha anche recitato nella parte di sé stesso nell'episodio Occhio per occhio della serie televisiva Distretto di Polizia 5 (2005) e ha fatto parte del cast di Una squadra, film/documentario di Domenico Procacci (2022) sulla vittoria dell'Italia nella Coppa Davis 1976.
Nel ricordare Nicola Pietrangeli, abbiamo sopra evidenziato come fu proprio lui a fare da maestro per le successive ed attuali generazioni di tennisti, così come, per le donne di questo sport, fu Lea Pericoli (soprannominata La Divina, dal giornalista sportivo, Gianni Clerici, per la sua eleganza, sia in campo, sia fuori) che, in coppia con Silvana Lazzarino, fu cinque volte finalista nel doppio agli Internazionali d'Italia.
Al Roland Garros, la Pericoli entrò quattro volte negli ottavi di finale nel singolare e fu una volta semifinalista sia nel doppio (con Silvana Lazzarino) sia nel doppio misto (con Antonio Palafox).
A Wimbledon disputò tre volte gli ottavi di finale nel singolare, una volta i quarti di finale nel doppio (con la Lazzarino) e due volte nel doppio misto (con Orlando Sirola e con Palafox).
Stabilì il record del maggior numero di titoli vinti ai Campionati italiani assoluti di tennis, ventisette, ritirandosi a quarant'anni come campionessa in carica in tutte e tre le specialità.
Lea, come Pietrangeli per i tennisti, ha inaugurato, dunque, la stagione delle giocatrici italiane grandi nel mondo, oggi rappresentate da Jasmine Paolini (nel singolare e nel doppio più vincente di sempre con Sara Errani, ottima anche come singolarista), senza dimenticare, solo per citarne alcune, Flavia Pennetta (moglie di un altro grande tennista, Fabio Fognini), Francesca Schiavone, Roberta Vinci, Camilla Giorgi, Martina Trevisan, Lucia Bronzetti, Rita Grande, Annalisa Bossi.
La camera ardente si terrà proprio nello stadio del tennis dedicato a Nicola Pietrangeli, il vecchio campo centrale del Foro Italico di Roma, e sarà aperta dalle 9 alle 14, prima delle esequie che si terranno alla Chiesa di Santa Maria della Gran Madre di Dio, a Ponte Milvio, alle 15.