di Gianni Lattanzio
La mostra “Maree” di Timoteo Sceverti alla Palazzina Azzurra di San Benedetto del Tronto si presenta come un progetto artistico e culturale che trasforma la pittura in un potente strumento di educazione al mare, al cambiamento climatico e alla tutela delle coste. L’esposizione e il Festival che l’accompagna contribuiscono a sensibilizzare il pubblico sui rischi dell’erosione costiera e sulla necessità di ripensare il nostro rapporto con il litorale mediterraneo, coniugando bellezza, conoscenza scientifica e responsabilità collettiva.
La mostra e il progetto culturale
Dal 6 dicembre 2025 all’11 gennaio 2026, la Palazzina Azzurra ospita “Maree”, mostra personale di pittura di Timoteo Sceverti, curata dallo storico dell’arte Marino Capretti, che propone un percorso immersivo sul tema del mare come paesaggio fisico e interiore. Le opere, tra astrazione e informale, costruiscono un’“orazione visiva” fatta di colate di colore, vibrazioni luminose e atmosfere d’alba e di crepuscolo, invitando il visitatore a una contemplazione che è al tempo stesso estetica, emotiva e civile.
La mostra è sostenuta dalla Città di San Benedetto del Tronto, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno e da corpi dello Stato come la Capitaneria di Porto e il Comando Regionale Marche della Guardia di Finanza, ed è promossa da XMano, Artes & Co, in collaborazione con Legambiente Marche, Academia Internacional de Odontoiatria Integral e Marche Rifiuti Zero. Questa rete di istituzioni culturali, sociali e ambientali indica chiaramente la vocazione di “Maree” a farsi piattaforma di dialogo tra arte, comunità locale e mondo dell’ambientalismo, trasformando una mostra di pittura in un laboratorio civico sul mare.
Maree, cambiamento climatico ed erosione delle coste
“Maree” nasce in un contesto territoriale, quello marchigiano e adriatico, già profondamente segnato dall’innalzamento del livello del mare, dalla regressione delle spiagge e dagli impatti combinati di cambiamento climatico e interventi antropici sulla linea di costa. Studi regionali mostrano come, lungo tratti come Sirolo e Numana, l’erosione sia aggravata dalla riduzione degli apporti di sedimenti fluviali, dalla costruzione di opere rigide e dall’aumento dell’energia delle onde, con rischi per ecosistemi, attività turistiche e sicurezza delle comunità costiere.
Su scala nazionale, dossier ambientali evidenziano che una quota crescente delle spiagge italiane è minacciata dall’erosione e dall’urbanizzazione costiera, con proiezioni che indicano perdite rilevanti di litorale sabbioso entro metà secolo, se non si interviene con politiche di adattamento e di rinaturalizzazione. In questo scenario, una mostra che pone il mare al centro dell’immaginario collettivo, collegando emozione estetica e consapevolezza ecologica, diventa parte integrante delle strategie “soft” di adattamento, perché aiuta cittadini e amministratori a percepire il rischio e a riconoscere il valore da proteggere.
Il ruolo del Festival “Maree” nella sensibilizzazione
Durante il periodo espositivo, “Maree” si amplia in un vero e proprio Festival, con incontri, laboratori, tavole rotonde dedicati alla tutela delle acque, alla protezione dell’ambiente e al tema della diversità, costruendo un dialogo continuo tra artisti, esperti, scuole, associazioni e famiglie. Questo programma di eventi trasforma la mostra in un dispositivo educativo: il visitatore non solo contempla i dipinti, ma viene coinvolto in percorsi di conoscenza sulle cause dell’erosione, sulle buone pratiche per ridurre l’impatto umano e sulle politiche di gestione integrata della costa.
L’apporto di soggetti come Legambiente Marche e Marche Rifiuti Zero consente di collegare le immagini del mare alle grandi questioni dell’inquinamento, dell’uso del suolo, del consumo delle spiagge, offrendo un ponte tra il linguaggio dell’arte e i dati dei rapporti scientifici e dei dossier sulle coste italiane. Così “Maree” diventa un luogo in cui si intrecciano emozione, informazione e responsabilità, permettendo al pubblico di comprendere come gesti quotidiani, scelte turistiche e decisioni urbanistiche incidano sulla fragilità del litorale adriatico.
Un’estetica del mare come responsabilità
La pittura di Sceverti assume il mare come specchio dell’anima e al tempo stesso come archivio vivente delle trasformazioni climatiche e sociali, in cui la bellezza non è evasione ma invito alla cura. Le “maree” di colore, con i loro orizzonti instabili e le loro luci cangianti, evocano tanto il fascino quanto la precarietà dei paesaggi costieri, suggerendo che ogni oscillazione delle acque porta con sé la memoria di ciò che l’umanità fa o non fa per il proprio ambiente.
In questo senso, l’esposizione e il Festival si collocano pienamente nel dibattito sulle politiche di adattamento costiero, che sempre più richiedono non solo infrastrutture e piani tecnici, ma anche un cambiamento culturale profondo nella percezione del mare e delle spiagge. “Maree” offre un contributo significativo a questo cambio di paradigma, facendo della Palazzina Azzurra un laboratorio in cui l’arte accompagna la transizione verso un modello di sviluppo costiero più sobrio, resiliente e rispettoso delle generazioni future.
