di Indra Perera
Il 18 dicembre, Giornata Internazionale del Migrante, non è soltanto un momento commemorativo, ma un’occasione concreta per riflettere sul contributo reale che i migranti e i loro figli offrono allo sviluppo economico e sociale dell’Italia. In un paese segnato da un forte calo demografico e da un progressivo invecchiamento della popolazione, questa presenza rappresenta una leva strategica per il futuro nazionale.
Gli imprenditori nati all’estero sono oggi una componente strutturale del sistema produttivo italiano. Secondo dati Unioncamere, IDOS e Fondazione Leone Moressa, entro il 2025 le imprese guidate da cittadini di origine straniera saranno circa 678.000, pari a quasi l’11% del totale delle imprese. Gli imprenditori nati all’estero sono oltre 786.000, ovvero il 10,6% del totale degli imprenditori attivi in Italia.
Negli ultimi dieci anni, il numero di imprenditori stranieri è cresciuto di oltre il 24%, mentre quello degli imprenditori nati in Italia ha registrato una diminuzione. Le attività sono concentrate soprattutto nei settori del commercio, dell’edilizia, dei servizi e della ristorazione, ma si registra una crescita anche in ambiti più innovativi, come la logistica, i servizi digitali e la microimprenditorialità territoriale. Le regioni più dinamiche sono Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna e Toscana, con Milano e Roma in testa per numero e sviluppo.
In questa giornata dedicata ai migranti è importante sottolineare anche il ruolo delle associazioni di categoria, come CNA World ( e al suo interno, CNA Roma), che accompagnano gli imprenditori di origine straniera attraverso formazione, assist333enza legale e percorsi di integrazione. Tuttavia, i dati mostrano come solo il 29% degli imprenditori stranieri sia iscritto a un’associazione e appena il 12% partecipi attivamente alla vita associativa, segno di un potenziale di rappresentanza ancora largamente inespresso.
Il contributo dei migranti è determinante anche per la sostenibilità del sistema pensionistico. In un Paese sempre più anziano, i lavoratori stranieri legalmente residenti sono in larga maggioranza attivi (87,2%), mentre solo il 7,3% percepisce una pensione. Il loro apporto è quindi essenziale per l’equilibrio del welfare e della finanza pubblica.
La Giornata Internazionale del Migrante richiama inoltre l’attenzione su un’altra grande sfida: la fuga di giovani talenti, inclusi molti laureati di seconda generazione, nati o cresciuti in Italia e portatori di competenze linguistiche e interculturali fondamentali. Nel 2024, circa 21.000 laureati tra i 25 e i 34 anni hanno lasciato il Paese, con un aumento del 21,2% rispetto all’anno precedente.
Molti di questi giovani non trovano in Italia adeguate opportunità di crescita professionale. Valorizzarli maggiormente, anche attraverso il loro inserimento nella pubblica amministrazione e in ambiti strategici come il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, significherebbe rafforzare la capacità dell’Italia di operare in un contesto globale, seguendo esempi già adottati da altri Paesi.
Il confronto europeo mostra che esistono soluzioni possibili: il Portogallo ha introdotto incentivi per trattenere i giovani professionisti, mentre la Grecia continua a subire un forte esodo di laureati qualificati. L’Italia deve scegliere quale strada intraprendere.
In questa Giornata Internazionale del Migrante, l’invito alle istituzioni e al mondo economico è chiaro: investire negli imprenditori immigrati e nei laureati di seconda generazione significa contrastare il declino demografico, rafforzare il sistema produttivo e pensionistico, aumentare la competitività internazionale e promuovere una crescita fondata su inclusione e merito.
Il futuro dell’Italia passa anche dal riconoscimento e dalla valorizzazione di queste energie.