di Ranieri de Ferrante
In Sud Tirolo hanno dichiarato che i Canederli non sono parte della cucina italiana e che loro non c’entrano niente con questo riconoscimento ottenuto dall’(odiato) tricolore. La cosa è - salta all’occhio – assolutamente irrazionale (come sempre torna il contrasto fra “logico” ed “ideologico” …) ed è espressione di un rancore che è incomprensibile su base economica e su base storica. Basta! Basta con il Sud Tirolo e basta, in generale, con le regioni a statuto speciale! E, fortunatamente, la nostra cucina può tranquillamente fare a meno dei Canederli!
In tanti anni di vita, e tanti di lavoro, sono stato accusato di tutto e del contrario di tutto. Una sola accusa nessuno ha mai pensato a muovermi: di essere timido nel dispensare “Vaffa” quando lo ritenevo opportuno. E stamane quello che mi è scappato leggendo il Corriere della Sera è stato fragoroso: “No” hanno enfatizzato gli Altoatesini, anzi i SudTirolesi “ nella cucina italiana i Canederli non c’entrano nulla!”.
La cucina italiana viene premiata dal Mondo, riconosciuta come bene immateriale dell’Umanità, e la prima cosa che viene loro in mente è dire che non sono italiani!
L’atteggiamento è stupido a livello pratico. Anche per chi il Ministro Lollobrigida non lo ama, ottenere questo riconoscimento è una”ganzata”. Io l’ho criticato, su questo sito, per il modo miope in cui si è posizionato riguardo alla carne sintetica, ma ha tutta la mia ammirazione per questa mossa con l’Unesco, da cui verrà un vantaggio in immagine e protezione che si tradurrà in tanti soldoni per l’agroalimentare italiano. Canederli compresi, se non fossero preparati e cucinati da ottusi (meno male che non tutti i Sud Tirolesi lo sono).
E’ uno dei classici casi, verso i quali io spesso punto il dito, di atteggiamento ideologico (“siamo austriaci!”) piuttosto che logico (“è una opportunità: non vado in piazza con la bandiera tricolore, ma almeno me ne sto zitto”). Perdere l’occasione di stare zitti è una occasione veramente sprecata, e mi ricorda quella sindachessa della zona che, cittadina italiana e rappresentante del Governo italiano, si rifiutò di indossare la fascia tricolore (poi disse che aveva rifiutato perché la fascia le era stata posta da un maschio e si era sentita violentata …).
Ma bisogna andare al di là dell’episodio, fare delle osservazioni e porsi qualche domanda.
L’osservazione fondamentale è economica: il Sud Tirolo produce circa 10 miliardi di tassazione, di cui il 90% rimane per uso locale. Questa percentuale, dovuta allo stato di Regione a Statuto speciale, è molto più alta che per le altre regioni: è 60 – 70% per Lombardia e Veneto, e circa il 50% in media. I contributi dell’Alto Adige all’economia centrale italiana sono superiori a quanto riceve dalla ridistribuzione delle risorse centrali, però lo statuto speciale dà un vantaggio alla regione che permette loro delle istituzioni ed un livello di amministrazione molto superiori a quanto avrebbero se fossero una regione “normale”, in Italia o anche in Austria.
Non ci sono dubbi su questo. Si potrebbero elencare serie di numeri e pagine di analisi, per mostrare quanto avvantaggiata sia la regione. Il vantaggio, se ricordo bene quanto ho letto, è misurabile in circa 3,000 Euro/anno per abitante di spesa pubblica. Un numero grandissimo, che i nostri concittadini (oops, si saranno offesi a sentirsi definiti così?) non sembrano apprezzare.
La domanda è invece di sapore storico. Sono passati 107 (leggasi centosette, oltre un secolo) anni da quando il Sud Tirolo è diventato italiano. Ed ancora non si sentono italiani. Per dare un parametro di riferimento, Nizza passò alla Francia, come pagamento per l’aiuto ricevuto nella II Guerra di indipendenza nel 1860. 1860 + 107 fa 1967. Ho i miei dubbi che un abitante di Nizza nel 1967 non si sentisse francese e penso che perfino Garibaldi, che la cessione di Nizza la prese proprio male, o almeno i suoi discendenti alla fine non si sarebbero adattati.
Pensare che a Nizza nel 1967 ci fosse ancora qualcuno che non parlasse francese è assurdo (anche perché Nizza ha una base francofona) … eppure c sono 100,000 SudTirolesi, cittadini del Bel Paese, per i quali l’Italiano è ancora la ostica e sconosciuta lingua degli invasori.
Basta! L’unico modo per farli sentire italiani è trattarli da italiani: a pesci in faccia. Le Regioni a statuto speciale avevano senso un tempo, per ragioni politiche o logistiche: le isole erano difficili da raggiungere (Sardegna e Sicilia). Il risultato sono stati ingratitudine al Nord, e, al Sud, una gestione da malaffare. Si parla di autonomia differenziata, ma prima di fare questo bisogna pensare all’integrazione. Basta con le Regioni diverse. Cancelliamole e, se necessario, come per il Sud Tirolo, rivediamo i trattati. Tutto ha una data di scadenza.
E per tornare ai Canederli, ed al riconoscimento dell’Unesco, la nostra Cucina è stata premiata in quanto mix multiculturale, ed espressione di una realtà storica dalle tante facce. Perché la Cucina Francese buona come la nostra, ma è molto più monocorde. La nostra cucine è fatta di Babà di origine polacca, colatura d’alici di origine nord africana, piatti che ci vengono dagli arabi, francesi e spagnoli. Le cotolette hanno origine dalle Wiener Schnitzel. La Cecina livornese da un incidente dopo la battaglia della Meloria, la bagnacauda e la polenta dalla povertà delle zone agricole. Abbiamo assorbito il pomodoro ed il peperoncino dalla scoperta dell’America e ne abbiamo fatto pilastri della nostra cucina. I canederli dovrebbero essere fieri di essere parte di questo melting pot. Non lo sono? La nostra cucina non ne risulta certo diminuita.