di Ranieri de Ferrante
Le azioni del Presidente americano stanno confermando, e spesso superando, le peggiori previsioni formulate al momento della sua nomina. A ciò si somma un processo evidente di trumpizzazione delle Forze Armate: non solo nel modo di impiegarle, ma nella progressiva epurazione e ricostruzione dei vertici. Gli elementi che oggi emergono fanno temere una possibile uscita definitiva degli Stati Uniti dal consesso delle democrazie. In questa luce, è impossibile non vedere la responsabilità di chi – a partire da Biden – ha permesso il ritorno di Trump. Forse è il caso di cambiare la dieta di Lucifero.
Uno dei primi sintomi della deriva autoritaria è l’uso sistematico del doppio standard: accusare gli altri di ciò che si pratica in casa propria. Putin che, dopo aver invaso l’Ucraina, definisce l’Europa aggressiva ne è un esempio. Oggi negli USA assistiamo allo stesso meccanismo: mentre l’amministrazione proclama la difesa della libertà di parola, introduce un rigido “vetting” per escludere funzionari che abbiano criticato il Presidente. La libertà di parola c’è solo se si concorda con il Presidente.
Trump, e la realtà che supera la distopia
Già mesi fa avevo espresso una forte preoccupazione per l’apnea della democrazia americana. La realtà di oggi supera quelle analisi. La vicenda Colbert, e poi Kimmel, l’aggressività verso la magistratura, le incursioni dell’ICE, la filoputiniana linea sull’Ucraina, il razzismo sempre più crudo: tutto viene progressivamente normalizzato. Nel primo mandato Trump ha reso normale la menzogna; nel secondo sta rendendo accettabili comportamenti che consideravamo relegati all’Europa del colonialismo e dei sovrani folli.
Un giovane podcaster americano, figlio di un mio caro amico, mi ha chiesto come mai l’Europa non denunci più apertamente tutto questo. Gli ho risposto che la domanda è mal posta: bisogna chiedersi perché i democratici americani non siano sulle barricate. Non possono aspettarsi dagli europei una reazione che gli stessi cittadini USA non sembrano in grado di sviluppare. Probabilmente attendono le Midterm, come se gli Stati Uniti fossero ancora una democrazia normale. Ma lo sono davvero?
La preparazione delle elezioni fa tremare: Trump sta predisponendo le condizioni per una tornata elettorale falsata, proprio ciò di cui accusò i Democratici nel 2020.
Avevo già scritto del rischio che un Presidente corrotto potesse modificare definitivamente la democrazia americana, attraverso strumenti legali ma profondamente immorali. Fra questi, il Gerrymandering, la manipolazione dei distretti elettorali. La mia previsione era che Washington avrebbe lasciato agli Stati mano libera, in modo discutibile. In realtà la Casa Bianca è andata ben oltre: non solo ha incoraggiato apertamente il Gerrymandering, ma ha organizzato conferenze di “redistricting” alla Casa Bianca, imponendolo persino a Stati repubblicani riluttanti, come il New Hampshire. Il Brennan Center for Justice ha ricostruito una strategia estesa: modifiche normative, interferenze amministrative, intimidazioni, smantellamento delle protezioni federali, sostegno a figure che hanno già tentato di sovvertire le elezioni. Nel suo insieme è un comportamento senza precedenti e probabilmente illegale.
Nel marzo 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo che concentra nelle mani del governo federale funzioni chiave del sistema elettorale, come la certificazione delle macchine di voto e l’accesso alle liste degli elettori. Contemporaneamente, l’agenzia CISA, che proteggeva le infrastrutture elettorali da minacce fisiche e cibernetiche, è stata drasticamente ridimensionata. Avvocati e organizzazioni civiche che difendono il diritto di voto sono oggetto di pressioni e ritorsioni; numerosi funzionari elettorali locali hanno abbandonato l’incarico. Nei primi mesi di governo, Trump ha inoltre graziato molti partecipanti all’assalto del 6 gennaio 2021, creando un clima in cui la contestazione dei risultati elettorali diventa un’arma politica. Sempre secondo il Brennan Center, gli Stati Uniti stanno scivolando verso una crisi della democrazia elettorale, frutto di una campagna concertata per mettere in discussione o manipolare i risultati futuri.
Trump e le Forze Armate
A questo quadro si aggiunge la questione delle Forze Armate. È difficile non pensare che Trump, passeggiando in carrozza a Windsor qualche mese fa mentre Bolsonaro veniva condannato a 27 anni per tentato golpe, abbia riflettuto sul motivo per cui il suo alleato brasiliano abbia fallito: l’esercito non è intervenuto. Negli Stati Uniti, il Presidente sta facendo di tutto per non correre lo stesso rischio.
Negli ultimi mesi ha usato sempre più spesso la Guardia Nazionale per imporre l’ordine pubblico, anche contro il volere delle autorità locali. In California sono stati addirittura mandati i Marines. La pratica viola lo spirito del Posse Comitatus Act del 1878, ma la legge sembra diventata un dettaglio superabile. Parallelamente, Trump ha epurato i vertici militari: il Capo di Stato Maggiore, la comandante della Marina, il numero due dell’Esercito, il capo della NSA, la comandante della Guardia Costiera, la rappresentante USA alla NATO. L’obiettivo è creare una catena di comando costruita sulla lealtà personale.
Una grande riunione voluta dal Ministro Hegseth ha chiarito la filosofia dell’Amministrazione: prima bisogna avere dirigenti “giusti”, cioè allineati politicamente; poi si potranno portare avanti le “giuste politiche”. Trump stesso ha parlato di “America sotto invasione dall’interno”. Un’ex pilota della Marina ha osservato con preoccupazione che il discorso lasciava trasparire la volontà di impiegare le Forze Armate contro l’opposizione interna. Intanto, il Presidente ha abbandonato gli attacchi antimilitaristi del passato e ora esalta i “suoi guerrieri”, con un messaggio che trova terreno fertile soprattutto fra i ranghi più vulnerabili della truppa.
Le Forze Armate giurano fedeltà alla Costituzione, non al Presidente. Ma l’ordine recente del Segretario alla Difesa di aprire il fuoco su presunti narcotrafficanti dopo l’affondamento della loro barca, ordine chiaramente illegale, mostra quanto la catena di comando sia sotto pressione. Il senatore Kelly, veterano, ha osato dirlo pubblicamente. Trump lo vuole ora punire per tradimento. Difendere la Costituzione è diventato, per il potere, un atto di ostilità.
Preoccupazione, colpe e bisogno di scelte
Il contesto complessivo è inquietante: controllo della sfera legale, pressione su ogni dissenso intellettuale, uso del potere per ottenere voti e colpire minoranze, weaponizzazione del Dipartimento di Giustizia per vendette politiche, fusione fra religione e propaganda politica, cleptocrazia diffusa, abbandono delle democrazie alleate a partire dall’Ucraina. Se a questo aggiungiamo un apparato militare riorganizzato secondo criteri di fedeltà personale e disponibile a compiti interni non previsti dalla Costituzione, gli elementi di una strategia autoritaria sono completi.
Anche se la popolarità del Presidente sembra in calo, non è difficile immaginare un’America che nel 2028 non riesca più a recuperare la democrazia. Prima ci saranno brogli; poi, se non basteranno, l’intervento di parte delle Forze Armate. Non è distopico prevedere un’America che, dopo quattro anni di Trump e otto di Vance, assuma una struttura quasi fascista, con un partito unico e rituali mediatici da regime. In questo scenario l’Europa non può continuare ad aggrapparsi a un ricordo dell’Occidente che non esiste più.
La democrazia americana potrà forse tornare solo dopo un trauma profondo, materiale o morale, con un contraccolpo ideologico di segno opposto e probabilmente esasperato. Ma qualunque sia il futuro degli USA, una cosa è già chiara: non torneranno più a essere il faro dell’Occidente.
Le conseguenze economiche, politiche e strategiche sugli equilibri geopolitici sono enormi. Ma il mio obiettivo, oggi, non è parlare di esse. Vorrei puntare l’attenzione di chi legge sul fatto che Trump non “è successo”. E’ stato fatto succedere, e la colpa siede chiaramente sulle spalle dei Democratici, di chi ha coperto il declino di Biden, ha forzato la sua ricandidatura e ha imposto un candidato alternativo non all’altezza, consegnando il Paese a Trump. Il libro Original Sin di Jake Tapper lo documenta in tutta la sua miseria politica. La storia sarà severa.
Probabilmente, se Dante riscrivesse la Divina Commedia oggi, in bocca a Lucifero non metterebbe Giuda, Bruto e Cassio. Questi tre sono degli innocenti, il primo condannato ad una scelta (forse l’unico uomo cui non è stato concesso il libero arbitrio), gli altri due colpevoli di aver difeso un ideale, giusto ma ormai obsoleto. Joe Biden ed i suoi complici hanno tradito il Mondo, che in ogni caso porterà per decenni l’impronta della loro malafede.
In bocca a Lucifero!