L’anno Santo 2025 E’ Entrato Oggi Nella Storia

 di Emanuele Mariani

       24 dicembre 2024: si apre la Porta Santa di San Pietro con Papa Francesco che, pur sofferente, apre il Giubileo 2025; 6 gennaio 2026: il nuovo Papa, Leone XIV chiude la stessa Porta Santa, accompagnando le due ante con un semplice gesto.

        Ecco, è racchiusa in queste due linee temporali la grandezza dell’Anno Santo 2025. Ma come possiamo definire questo tempo di grazia e cosa rimane, a livello umano, spirituale e persino civile di questo Giubileo, che passerà alla storia in quanto, come nel 1700 (quando non vi erano certo le tecnologie ed i mezzi di comunicazione di oggi e neppure i social), due Papi lo hanno attraversato, con in mezzo la morte di un Pontefice, Francesco, il Conclave e l’elezione di Leone XIV.

        Certamente, rimane la speranza, tema ispiratore di questo Giubileo, scelto proprio su indicazione di Papa Francesco, nella bolla di indizione Spes non confundit, che ha animato gli oltre 33 milioni di pellegrini, giunti da tutte le parti del pianeta, per assistere ad avvenimenti di portata epocale. 

Tra i grandi eventi giubilari, ci piace ricordare, in particolare: l’apertura da parte di Papa Francesco della Porta Santa nel carcere di Rebibbia, il 26 dicembre 2024 (giorno di Santo Stefano) per l'Anno Santo 2025, seconda Porta Santa del Giubileo, dopo quella di San Pietro, gesto storico e senza precedenti per portare speranza ai detenuti (con la giornata dedicata al loro Giubileo, dal 12 al 14 dicembre 2025) e simboleggiare l'apertura dei cuori, come segno tangibile di inclusione e misericordia per le persone private della libertà, estendendo il significato del Giubileo anche ai luoghi di reclusione; il Giubileo del mondo della comunicazione (dal 24 al 26 gennaio 2025); la Giornata Mondiale della Gioventù a Tor Vergata (dal 28 luglio al 3 agosto 2025) e la proclamazione a Santi di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis (7 settembre 2025), ma tutte le varie manifestazioni ed appuntamenti giubilari sono stati di grande rilevanza, come si rileva dal sito dedicato al Giubileo 2025 e su cui ci si poteva iscrivere per partecipare ad ogni evento.

Molta la partecipazione alle varie iniziative, specie da parte delle Diocesi e dei vari Paesi a livello internazionale.

Insomma, il bilancio, al termine dell’Anno Santo, può considerarsi più che positivo, sia in termini spirituali che a livello organizzativo.

E’ stato monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione e responsabile dell’organizzazione giubilare 2025, in una conferenza, tenutasi il 5 gennaio 2026, presso la Sala Stampa della Santa Sede, a dare il senso e la misura di questo avvenimento: “Il Giubileo è stato speranza per il mondo e così si allarga l’orizzonte per un futuro carico di pace e di serenità”.

Anche Il sindaco di Roma Gualtieri ha evidenziato che “l’evento dei giovani a Tor Vergata rimarrà nella storia della Città e della Chiesa”.

Insomma, il “mondo intero” è giunto a Roma nell’Anno Santo 2025.

Al termine, sono stati 33.475.369 i pellegrini arrivati da 185 Paesi in occasione del Giubileo della Speranza, che Papa Leone XIV ha concluso ufficialmente il 6 gennaio 2026, chiudendo la Porta Santa della Basilica di San Pietro.

Sono state superate dunque ampiamente le proiezioni - preparate dall’Università di Roma Tre - che volevano “solo” 31 milioni di fedeli nella Città Eterna in questo anno di grazia speciale per la Chiesa.

Nel bilancio dell’Anno Santo, tracciato da monsignor Rino Fisichella, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, responsabile dell’organizzazione, l’attenzione è stata rivolta anche alle varie realtà ecclesiali ed a tutti coloro che hanno collaborato per la riuscita di questo Giubileo di spiritualità e futuro.

Presenti le autorità civili che hanno attivamente lavorato - con quello che unanimemente viene chiamato ormai “il metodo Giubileo” - alla realizzazione dell’evento e di tutte le infrastrutture necessarie. Tutto il mondo è venuto a Roma, ma soprattutto l’Europa: sono venuti infatti dal vecchio continente il 62% dei pellegrini, con l’Italia al primo posto per numero di presenze.

Né i numeri dei pellegrini, né quelli dei cosiddetti “grandi eventi” (ben 35) rendono ragione di un avvenimento che intendeva soprattutto entrare nella vita delle persone rinnovandola nel profondo. “La dimensione spirituale che è a fondamento del Giubileo ha permesso di verificare un popolo in cammino con tanto desiderio di preghiera e conversione”, ha affermato monsignor Fisichella.

La vita spirituale dei pellegrini è rifiorita, mentre riempivano le principali mete di pellegrinaggio e i santuari di Roma.

“Le Basiliche papali e altri centri di preghiera – ha aggiunto - ad esempio la Scala Santa, hanno registrato presenze mai viste in precedenza. Le confessioni sono state incrementate e la celebrazione giubilare del perdono pieno, l’indulgenza, è giunta a tutti”. In questo anno, appena concluso, è stata donata speranza, alle persone e al mondo: “Il Giubileo si conclude – ha detto ancora il pro-prefetto - ma restano i tanti segni di speranza che sono stati offerti e si allarga l’orizzonte per sostenere un futuro carico di pace e di serenità come tutti desiderano. In una parola, questo Anno Santo ha raggiunto l’obiettivo espresso nella bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit: essere per tutti occasione di rianimare la speranza”.

Tante le immagini istantanee che rimarranno nel cuore, in particolare la generosità dei 7 mila volontari. Ci sono però dei numeri che contano, perché “in un periodo di facile individualismo”, come ha detto infine il presule ringraziandoli, misurano la generosità di tanti volontari: 5 mila quelli in servizio per tutto l’Anno Santo e 2 mila quelli dell’Ordine di Malta che hanno prestato servizio di primo intervento presso le quattro Basiliche papali.

Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri italiano, ha spiegato in cosa sia consistito il “metodo Giubileo”: “Un’amministrazione statale che deve coordinare e non dirigere altre amministrazioni. Riunioni di coordinamento che risolvono problemi e non li creano. Ciascuno dei soggetti coinvolti evita di appropriarsi di risultati che sono frutto del lavoro di tutti. Tutto questo ha permesso un cambio di passo”. Una macchina amministrativa che si è messa al servizio della spiritualità. “Le istituzioni non devono rispondere agli interrogativi cruciali, come quelli che tutti ci poniamo davanti alla tragedia di Crans-Montana in Svizzera, ma mettere le persone nelle condizioni di poterli vivere, come hanno fatto i pellegrini”. La prossima occasione la fornirà, già quest’anno, l’ottavo centenario della morte di San Francesco d’Assisi. “La vita di San Francesco è proprio la risposta più completa alle domande profonde e laceranti degli eventi di questo inizio anno. Anche per questo vale la pena continuare a lavorare”.

A sottolineare il valore della Capitale, che sa accogliere, è stato il sindaco di Roma e commissario straordinario di Governo per il Giubileo, Roberto Gualtieri, che ha visto la sua Città Eterna, accogliere con pazienza i tanti fedeli giunti nella Capitale per lucrare l’indulgenza in un rapporto di reciproco vantaggio. “I pellegrini non hanno tolto nulla alla capacità di Roma di accogliere turisti e di offrire servizi ai propri cittadini. Il Giubileo, al contrario, è stato un volano”, ha detto il primo cittadino.

        “La gioia, la fede e la speranza dei pellegrini hanno toccato il cuore dei romani, che a loro volta hanno avuto un atteggiamento accogliente verso di loro, anche quando i loro numeri erano straordinari. Tor Vergata, per esempio, è un evento che resterà nella storia della nostra Città e della Chiesa”, ha concluso Gualtieri.

Il contributo indispensabile dei sanitari e delle forze dell’ordine e sicurezza, alle quali va il ringraziamento costante e sentito per il loro lavoro (che svolgono sempre con professionalità e dedizione, anche e non solo in occasione del Giubileo) è stato un altro tra i capisaldi di questo Anno Santo 2025, evidenziato nella conferenza stampa del 5 gennaio scorso.

 “Il Metodo Giubileo – ha spiegato, da parte sua, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio - ha portato il gruppo di coordinamento a lavorare con serenità, e non con competizione, una serenità che si è trasmessa a tutti gli operatori. Il 118 ha compiuto 580 mila interventi, 40 mila in più dell’anno precedente. Gli accessi al Pronto soccorso sono stati 1.600.000, 100 mila in più rispetto al 2024”

Lamberto Giannini, prefetto di Roma, ha infine descritto il principio con cui si sono mosse le forze di sicurezza nella Capitale: “Ci serviva sicurezza e serenità, così abbiamo cercato di trasmettere sicurezza non militarizzando, ma facendo prevenzione. Mi ha colpito il Giubileo dei Giovani, con i confessionali allestiti al Circo Massimo. È stato qualcosa di unico che rimarrà nella memoria di tutti”.

Tra i ringraziamenti, non possono essere certamente dimenticati gli operatori della comunicazione, di tutti i mezzi di informazione, on line e della carta stampata e delle agenzie di stampa, dell’emittenza radio e televisiva pubblica (in cui un ruolo particolare e dedicato ha svolto il servizio pubblico della Rai, con Rai Vaticano per il Giubileo e con le testate giornalistiche e con tutti i collaboratori di ogni genere sia tecnico che specializzato) e privata (anch’essa con tutte le sue strutture ad ogni livello), che hanno saputo raccontare gli eventi del Giubileo con la sobrietà e completezza di notizie che era necessaria perché un grande evento, come questo, rimanesse scolpito nella memoria collettiva (basti pensare, alle ore di dirette, programmi e speciali dedicati agli eventi giubilari, alla malattia e poi alla morte di Papa Francesco, ai giorni del Conclave ed alla elezione del nuovo Pontefice, Leone XIV). 

Ed infine, l’ultima curiosità giubilare.

In continuità con la prassi stabilita a partire dal 1975 — e ulteriormente semplificata da San Giovanni Paolo II nel Giubileo del 2000 — il rito, iniziato alle 9.30 del 6 gennaio 2026, non prevede più la muratura pubblica della porta, ma si articola nella chiusura dei battenti.

Il Papa ha recitato la preghiera di ringraziamento per l’Anno Santo ordinario: “Si chiude questa Porta Santa, ma non si chiude la porta della tua clemenza”, è la formula prevista dal rito, che si completa con un’invocazione affinché restino aperti i “tesori” della grazia divina, “così che, al termine del nostro pellegrinaggio terreno, possiamo bussare con fiducia alla porta della tua casa e gustare i frutti dell’albero della vita”.

 Successivamente, il Papa si è avvicinato alla Porta Santa, accompagnato dal canto dell’antifona “O clavis David”. Il Pontefice, giunto sulla soglia, si è inginocchiato e, dopo un momento di preghiera silenziosa, ha chiuso personalmente i due grandi battenti di bronzo, accompagnandoli semplicemente.

Questo gesto ha voluto sottolineare che il tempo giubilare si è concluso, ma la misericordia di Dio rimane sempre aperta. Subito dopo la chiusura della Porta Santa, il Papa ha presieduto la Santa Messa della solennità dell’Epifania all’interno della Basilica vaticana.

La porta Santa di San Pietro, aperta e chiusa con semplici gesti dai Pontefici ed alla presenza dei Cardinali, Vescovi, eccelesiatici e del popolo dei pellegrini, viene poi murata con i mattoni che recano inciso l’Anno del Giubileo e sono numerati.

La muratura della Porta Santa di San Pietro avviene dopo la chiusura pubblica, circa dieci giorni dopo, in forma privata, ad opera dei tecnici della Fabbrica di San Pietro (i "sampietrini", nelle altre basiliche patriarcali dove sono presenti Porte Sante, i tecnici del Governatorato), che costruiscono un muro di mattoni per sigillare la porta, al cui interno viene posta una capsula metallica (capsis) con il verbale dell'Anno Santo, le monete coniate nell’Anno giubilare e le chiavi, come già rinvenuto in sede di recognitio, tenutasi, nelle Basiliche patriarcali dove sono presenti Porte Sante e l’ultima volta in San Pietro, il 2 dicembre 2024, quale cerimonia in cui si verifica e si accerta, come sta a significare il termine latino, che la Porta Santa, chiusa nell’ultimo Giubileo, sia intatta e sigillata e pronta ad essere riaperta per il nuovo Anno Santo, ordinario, ogni 25 anni o straordinario, per particolari ricorrenze ecclesiastiche, ad esempio il Giubileo della Redenzione, nel 1933, indetto da Papa Pio XI, per celebrare il 1900º anniversario della morte e resurrezione di Gesù Cristo, con l'obiettivo di promuovere la riconciliazione e la rinnovazione spirituale, replicato nel 1983 con le stesse motivazioni, da San Giovanni Paolo II, nel 1950° anniversario e che vedrà il 2033, per i 2000 anni dalla morte e resurrezione di Gesù.

Questo rito privato di chiusura con muratura, guidato dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche, simboleggia la fine del Giubileo, con la Porta Santa che torna ad essere una parete di mattoni fino al successivo Giubileo, ordinario o straordinario, in attesa della nuova apertura.

Si tratta di una tradizione dal grande significato, segnando il passaggio dall'Anno Santo alla vita ordinaria, con Cristo come "porta" di salvezza (“Io sono la via, la verità e la vita”, Giovanni 14,6).

In sintesi, la muratura è l'atto finale e privato che chiude fisicamente la Porta Santa dopo la cerimonia pubblica, preservando i ricordi dell'Anno Santo al suo interno, come avviene anche nella altre Basiliche patriarcali di Roma, dove sono state aperte e chiuse Porte Sante.

                                                                   Emanuele Mariani

08-01-2026
Autore: Emanuele Mariani
meridianoitalia.tv

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