di Annalisa Libi
Il 5 dicembre scorso è uscito “AHI” di Arnaldo Furioso. Con questo nuovo pezzo, l’artista sembra voler confermare una narrazione che si intuiva già nella produzione dell’estate scorsa, “Butto la plastica”, ovvero, l’esigenza di “essere vivi”.
C’è differenza, infatti, tra l’attraversare la vita di passaggio e senza porsi troppi interrogativi e viverla, la vita, dandole un senso.
Arnaldo Furioso ha la consapevolezza che stare su questa terra non è sufficiente, che avere un lavoro, uno status, un vestito buono non basta, che la leggerezza non gli appartenga e che è impossibile non dubitare.
Il dubbio è così rilevante, che c’è una percezione quasi fisica del dolore che può provocare l’essere immobili, lottare sempre e solo tra “il male e il peggio”. Una danza “asincrona”, il barcamenarsi tra il primato della serenità personale e l’ineluttabilità di un mondo che corre troppo più avanti, cambiando continuamente i parametri, i valori che diventano relativi e, nonostante la corsa e il continuo fare, nulla che cambi.
“Essere vivi è un casino”, ci canta, Furioso, che è un po’ capire la differenza tra “l’anima e l’intestino”: due perfette metafore che spiegano il dramma moderno della generazione di Furioso che, a volte, è dilaniata tra i propri valori e un’idea di benessere che spesso stridono fortemente.
Il video a corredo di “AHI”, scardinando un principio classico della non aderenza al tema della canzone, mostra l’artista che canta, vestito di nero, in una stanza buia, che è come un mettersi a nudo più dell’anima che del fisico. Nel video, vediamo solo il viso che mima perfettamente il mood tormentato di Furioso, e, al contempo, sappiamo che c’è anche una testa che pensa, s’interroga e cerca di uscire dal loop quotidiano che impedisce a quell’ordinarietà di avere contorni di straordinarietà.
Arnaldo Furioso sembra proprio aver dato una cornice di senso alla sua musica, una sorta di assunzione di responsabilità che si percepisce da un sound che mischia i generi, che è classico e non allineato e, in perfetta sintonia con il tema della canzone, da vita ad un pezzo personale ed universale al contempo.
