COMMENTI E LIBERTA’ DI STAMPA, IN UNA MOSTRA, A ROMA, INAUGURATA DA MATTARELLA
di Emanuele Mariani
Il 14 gennaio del 1976, dopo alcuni numeri zero, in una tipografia sita in quella che sarà la prima sede del giornale, a piazza Indipendenza,a Roma, (dove rimarrà fino al 2004, per poi trasferirsi nei nuovi attuali uffici romani di via Cristoforo Colombo) usciva la prima copia di Repubblica, distribuita nelle edicole e dapprima venduta nelle strade (come si usava un tempo, ancora negli anni ’70), sotto la direzione del fondatore Eugenio Scalfari.
Il quotidiano nasce infatti proprio dall'iniziativa di Scalfari, già direttore del settimanale L'Espresso. Il nome viene scelto in omaggio al piccolo giornale portoghese che, nel 1974, aveva dato voce alla "rivoluzione dei garofani", ma soprattutto per sancire il significato classico di res publica (Repubblica), narrato nelle opere omonime di Platone e Cicerone, inteso come “cosa del popolo”, “cosa pubblica” repubblicana, propria del senso dello Stato, che rimanda al superiore interesse per il bene comune, che, a sua volta, richiama ai valori ed ai riconquistati diritti di libertà, sanciti dalla nostra Costituzione.
Si presenta al pubblico con una novità rispetto agli altri quotidiani che fu dirompente per l’epoca e che ne caratterizzò il successo di diffusione; venne, infatti, scelto, su modello dei tabloid anglosassoni, un formato berlinese, altamente maneggevole, più piccolo di quelli usualmente adottati all'epoca dagli altri giornali nazionali: sei colonne invece delle tradizionali nove con 20 pagine ed uscite dal martedì alla domenica, non il lunedì. Al posto della terza pagina tradizionale, la cultura è collocata nel paginone centrale. Nessuna cronaca locale e poca cronaca nazionale, non vi è lo sport (che pure apparirà nelle pagine finali del giornale, in concomitanza con la nascita delle edizioni locali, da ultimo, per merito di Alfredo Del Lucchese, a partire dal 1977 e fino agli anni 2000, arricchendosi, nel tempo, di firme sportive autorevoli e prestigiose come Gianni Brera, Gianni Mura e Maurizio Crosetti).
Inizialmente, la Repubblica non intende scontrarsi frontalmente con i giornali di partito e dell’area di sinistra (Unitàe Paese Sera, quelli più letti in quel periodo), differenziandosi, comunque, dai principali giornali del tempo. Vuole infatti essere visto come un "secondo quotidiano" innovativo in quell’area della sinistra laica e riformista: un giornalepopolare di approfondimento, per un pubblico che ha già letto altrove i fatti del giorno.
Scalfari chiama con sé alcuni colleghi fidati: Gianni Rocca, caporedattore centrale, poi Amedeo Massari direttore amministrativo, Giorgio Bocca, Sandro Viola, Mario Pirani, Rosellina Balbi, Miriam Mafai, Barbara Spinelli, Natalia Aspesi, Corrado Augias, Enzo Golino, Edgardo Bartoli, Fausto De Luca, Paolo Filo della Torre, Enzo Forcella, Orazio Gavioli, Giuseppe Turani e poco dopo Bernardo Valli.
In una celebre foto, anteriore alla prima uscita, scattata in tipografia, a piazza Indipendenza, a Roma, il 5 dicembre 1975 (e che campeggia nella mostra) si vede il primo nucleo, denominato il gruppo dei sodali ovvero: Sandro Viola, Rolando Montesperelli, Giorgio Forattini, Mario Pirani, Giorgio Signorini, Franco Bevilacqua (il grafico che impaginerà il giornale ed inventerà i blocchi prefigurati, testi e fotografie insieme), lo stesso Scalfari, Fausto De Luca, Andrea Barbato, Amedeo Massari, Gianni Rocca e Gianluigi Melega.
Del gruppo iniziale doveva far parte, come appena detto e come figura nelle prime foto d’epoca, anche Andrea Barbato con il ruolo di vicedirettore, ma il giornalista lascia alla vigilia del primo numero, essendo stato chiamato alla direzione del TG2 post-riforma.
Le vignette satiriche sono affidate alla matita di Giorgio Forattini, il grande vignettista, recentemente scomparso, e che lavorò a Repubblica dai primi numeri prova del 1975 fino al 1979 e poi dal 1984 al 1999.Con Forattini, che,per il quotidiano romano, nel 1978 aveva creato l'inserto Satyricon, il primo di un periodico italiano dedicato interamente alla satira, pubblicano alcune nuove firme, tra cui Sergio Staino ed Ellekappa.
La redazione, inizialmente, prima di approdare alla sede di piazza Indipendenza, occupava appena quattro stanze, in via Po,12 sempre a Roma, sede anche dell'Espresso. L'atto di costituzione della società editrice venne firmato nella villa Bocca Trezza di Giorgio Mondadori, detta "Mille e una rosa", a Sommacampagna (VR), un sabato del luglio 1975.
Nel villino Mondadori, a via Sicilia, a Roma, il 30 luglio 1975, un brindisi tra Carlo Caracciolo, Eugenio Scalfari e Giorgio Mondadori suggellerà lo storico accordo ed inizio di questa straordinariaimpresa editoriale giornalistica che dura ancora oggi ed è in continua evoluzione e che si adatta alle mutate esigenze dei tempi (dalla raccolta delle fonti, senza cellulari o internet, fino al corretto uso delle più moderne tecnologie elettroniche più avanzate).
I padri de la Repubblica furono quattro: Eugenio Scalfari, Carlo Caracciolo, editore de L'Espresso, Mario Formenton e Giorgio Mondadori, rispettivamente amministratore delegato e presidente dell'Arnoldo Mondadori Editore. Per fondare il quotidiano, Caracciolo e la Mondadori investono 2 miliardi e 300 milioni di lire (metà per ciascuno): il patto è firmato il 30 luglio 1975, il punto di pareggio è calcolato a 150.000 copie.
Il consiglio d'amministrazione della società editrice del quotidiano (Gruppo Editoriale L'Espresso) è inizialmente composto da dieci membri: cinque in quota Mondadori e cinque espressi da Caracciolo.
Durante i primi anni, la gestione del quotidiano e del settimanale sono unificate. Il 1976 si chiude per la Repubblica con una vendita media di 70.000 copie. Il risultato deludente è compensato dalla tiratura dell'Espresso, che si avvicina a quota 400 000. Nel 1979, si aggiunge ai quattro soci originari la Compagnie Industriali Riunite (CIR) di Carlo De Benedetti, che investe cinque miliardi di lire, corrispondenti a una quota di poco inferiore al 10% del capitale sociale.
Durante i primi due anni di vita il quotidiano crea il proprio pubblico, ondeggiando tra la sinistra extraparlamentare e quella riformista. Scalfari coglie la novità rappresentata dal movimento del Settantasette; la Repubblica lo aggancia e lo segue da vicino. Il punto di forza del quotidiano sono i commenti, sempre incisivi e schierati: anche le cronache hanno un taglio politico. Alla schiera dei collaboratori si aggiunge Giampaolo Pansa, proveniente dal Corriere della Sera, nel ruolo di inviato speciale a Milano.
La sede di Repubblica occupa un piano, il quarto, di un palazzo in piazza Indipendenza di proprietà della famiglia Amodei, editore del Corriere dello Sport - Stadio, giornale sportivo che ha sede e redazione nello stesso edificio, dove è ancora oggi.
Fu l’inizio di un viaggio speciale, ricco di eventi, personalità uniche e successi, che arriva in questi giorni al traguardo del mezzo secolo.
Dal Caso Moro, del 1978 (con lo statista fotografato, nella prigione del popolo, con una copia de La Repubblica in mano, scelta per dare un simbolico messaggio che in quel contesto e particolare momento significava l’esistenza in vita di Moro), alle stragi italiane degli anni ‘80, agli scandali della Lockheed e P2e di Tangentopoli fino ai fatti di cronaca (politica, bianca e nera) più rilevanti dei nostri giorni, il giornale ha raccontato la storia italiana ed internazionale (ricordiamo, tra tutti, il rapimento e la liberazione e rientro in Italia, nel 2007, dall’Afghanistan, del giornalista del quotidiano, Daniele Mastrogiacomo, inviato per un reportage), con record di vendite (record storico assoluto di diffusione media per La Repubblica registrato nei primi anni '90, con punte superiori a 1,1 milioni di copie e una media di 730.000 copie nel 1993), alternandosi con il Corriere della Sera (testata di più antica fondazione), che ne hanno decretato il successo editoriale nel corso del tempo anche con i supplementi che via via sono stati ideati ed aggiunti alla vendita del quotidiano, in uno con tutte le altre grandissime firme (circa 1500) succedutesi, nel tempo, tra queste quella di un maestro del giornalismo, Enzo Biagi.
Non vanno dimenticati i vaticanisti (da Luigi Accattoli, a Orazio La Rocca, a Marco Politi, fino a Paolo Rodari e Iacopo Scaramuzzi e lo stesso Marco Ansaldo che fu anche inviato speciale), senza dimenticare cronisti di razza come Giuseppe D’Avanzo, prematuramente scomparso, con le sue 10 domande a Silvio Berlusconi o le tante inchieste scottanti sui casi più controversi della cronaca nera degli anni ’80, ’90 e 2000, insieme a Ferruccio Sanza e Carlo Bonini o giornalisti delle pagine culturali e spettacoli come Beniamino Placido, Simonetta Fiori elo stesso vicedirettore ed editorialista, Massimo Giannini, che poi dirigerà La Stampa o illustri giornalisti collaboratori, come lo scrittore e saggista, Nello Ajello.
Durante gli anni ‘80, la CIR di De Benedetti incrementeràsempre più la sua quota nel capitale della società editrice della Repubblica, fino a raggiungere il 50%.
Nel 1989, convinti che per la crescita del gruppo occorra ampliare il sostegno finanziario, Carlo Caracciolo ed Eugenio Scalfari (principali azionisti del Gruppo Editoriale L'Espresso) vendono tutte le loro quote a Carlo De Benedetti. Questi, già importante azionista della Mondadori, porta il Gruppo L'Espresso in dote alla casa editrice milanese, di cui punta a diventare azionista di maggioranza acquistando i pacchetti in mano agli eredi di Arnoldo Mondadori.
Gli sbarra la strada Silvio Berlusconi, aprendo quella che passerà alla storia come la "guerra di Segrate" (dall'omonimo comune alle porte di Milano dove ha sede la Mondadori). Tra Berlusconi, nuovo patron della Mondadori, e De Benedetti nasce un contenzioso giudiziario che si conclude, dopo oltre due anni di battaglie finanziarie e legali, nel 1991 con la separazione fra il settore libri e periodici (che va alla Fininvest di Berlusconi), e quello della Repubblica, dell'Espresso e dei quotidiani locali (che va invece al Gruppo Editoriale L'Espresso, di cui la CIR di De Benedetti è azionista di maggioranza).
Negli anni successivi tale controversa operazione finisce al centro di una causa giudiziaria che vede come protagonista Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari con riferimento al giudizio sull'impugnazione del c.d. lodo Mondadori, col quale gli arbitri nominati dai gruppi Fininvest e CIR avevano deciso la controversia in primo grado.
Con sentenza del Tribunale civile di Milano del 3 ottobre 2009 viene statuito che la Fininvest deve risarcire alla CIR la complessiva somma di circa 750 milioni di euro per il «danno patrimoniale da perdita di opportunità di un giudizio imparziale» connesso al succitato lodo; il pagamento del risarcimento viene in seguito sospeso fino alla fine del processo d'appello, venendo comunque garantito da una fideiussione bancaria. Il 9 luglio 2011,la Corte civile d'appello di Milano, che aveva ordinato un'ulteriore perizia al fine di stabilire l'importo del risarcimento, condanna la Fininvest al pagamento della sanzione in favore della CIR, che in base alla nuova perizia ammonta a 560 milioni di euro.
Scalfari, che aveva accompagnato il giornale al passaggio dal bianco e nero al colore con la prima pagina del 26 settembre 1995,nell'aprile 1996, dopo le elezioni politiche,pur continuando a collaborare al giornale come editorialista, lascia la direzione della testata che passa di mano dopo vent'anni e lascia il timone a Ezio Mauro, già corrispondente, per tre anni, da Mosca, per Repubblica dal 1988 e, dal 5 settembre 1992, direttore de La Stampa e che firma la Repubblica dal 6 maggio 1996.
Nel 1998, avviene la fusione per incorporazione della Società Editoriale «la Repubblica S.p.A.» nel gruppo editoriale l'Espresso, che nel 2016 si fonde con Italiana Editrice divenendo GEDI Gruppo Editoriale S.p.A.
Lo stesso Ezio Mauro, tra le varie iniziative in 20 anni di direzione, terrà a battesimo il passaggio integrale del quotidiano al colore, nel 2004, con le Olimpiadi di Atene.
I direttori si continuano ad alternare fino ad oggi: Mario Calabresi subentra a Ezio Mauro (che resterà come editorialista), il 15 gennaio 2016, il giorno dopo il 40º anniversario della fondazione del quotidiano.
Sotto la sua direzione, il 22 novembre 2017 viene avviata una ristrutturazione del giornale: la veste grafica viene ampiamente rinnovata. Inoltre viene adottato un nuovo carattere, denominato "Eugenio" (basato sul Bodoni), il cui nome si rifà a quello del fondatore del giornale, Eugenio Scalfari. Viene modificata anche l'organizzazione dei contenuti del giornale cartaceo. Ogni giorno i due argomenti più importanti vengono trattati in prima pagina, seguono la politica e la cronaca.
Il 5 febbraio 2019, Mario Calabresi annuncia la fine della sua direzione per scelta degli editori.
Il 19 febbraio 2019, si insedia come nuovo direttore, Carlo Verdelli.
L'11 aprile 2019 muore il vice-direttore Angelo Aquaro, il 25 maggio 2019, ci lascia il celebre editorialista Vittorio Zucconi ed21 marzo 2020, il celebre giornalista sportivo, Gianni Mura.
Il 2 dicembre 2019, la CIR vende le sue azioni del Gruppo GEDI (pari al 60,9% del capitale) a Giano Holding, società partecipata dalla Exor, holding finanziaria olandese, controllata dalla famiglia Agnelli.
Il 23 aprile 2020, «Giano Holding», società partecipata dalla Exor, holding finanziaria olandese controllata dalla famiglia Agnelli, diviene proprietaria del 60,9% del Gruppo editoriale GEDI.
Il consiglio d'amministrazione nomina, lo stesso 23 aprile 2020, Maurizio Molinari nuovo direttore del quotidiano al posto di Carlo Verdelli.
Successivamente, «Giano Holding» porterà a termine un'offerta pubblica di acquisto sulle restanti azioni del Gruppo, divenendo proprietaria del 100% delle azioni e procedendo all'uscita di GEDI dal listino della Borsa Italiana.
Il 29 aprile 2020, Molinari ottiene la fiducia della redazione.
Gad Lerner e Pino Corrias interrompono la loro collaborazione con il quotidiano, mentre Enrico Deagliointerrompe la sua collaborazione con Il Venerdì di Repubblica.
Sotto la direzione di Molinari, iniziano a collaborare con la Repubblica Oscar Giannino (ex giornalista de La Voce Repubblicana, Cronache di Liberal, Libero, Radio 24 e Radio Capital ed ex leader di Fare per Fermare il Declino), Giancarlo Mazzuca (ex giornalista de il Giornale e Il Giorno ed ex deputato de Il Popolo della Libertà), Domenico Siniscalco (ex ministro dell'economia e delle finanze nel governo Berlusconi II), Sharon Nizza (ex assistente parlamentare della deputata del PdL, Fiamma Nirenstein e, a sua volta, candidata non eletta dello stesso PdL) e Paolo Condò (che lascia La Gazzetta dello Sport e SportWeek).
Nei mesi successivi lasciano Bernardo Valli, Attilio Bolzoni (che passa a Domani), Luca Bottura (che rimane a L'Espresso), Irene Bignardi, Roberto Saviano (che passa al Corriere della Sera) e Stefano Balassone (che passa a Domani).
Il 27 ottobre 2021, Federico Rampinipassa al Corriere della Sera; il 29 ottobre lascia Curzio Maltese, annunciando nella sua longeva rubrica su Il Venerdì il suo congedo dai lettori.
L'11 novembre 2021, lascia il giornale il vicedirettore Sergio Rizzo, per andare in pensione insieme ad altri 53 giornalisti della testata. Negli stessi giorni, Luca Ricolfi inizia a collaborare al quotidiano mentre da La Stampa arriva Paolo Mastrolilli, come corrispondente da New York.
Molinari porta in redazione numerose nuove firme come Bernard-Henri Levy, Gianni Vernetti, Alberto Angela, Santolo Meo, Marta Dassù, Marco Minniti, Linda Laura Sabbadini, Luca Ricolfi. E ci sono anche dei ritorni come Tahar Ben Jelloun, Carlo Pizzati e Antonio Monda.
Il 3 ottobre 2024, Mario Orfeo (enfant prodige del giornalismo, unico ad aver diretto tutte e tre i telegiornali della Rai ed esserne stato anche direttore generale, senza dimenticare le direzioni de Il Mattino e de Il Messaggero), viene nominato nuovo ed attuale direttore del giornale, a partire dal successivo 7 ottobre; termina così la direzione di Molinari, che continua però a collaborare come commentatore ed editorialista.
Per festeggiare i suoi primi 50 anni, la Repubblica ha organizzato, a Roma, nello spazio espositivo dell’ex Mattatoio, dal 15 gennaio 2026 al 15 marzo 2026, una mostra (con ingresso gratuito su prenotazione obbligatoria tramite sito dedicato), promossa da Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, dall’Azienda Speciale Palaexpo e dalla Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, su ideazione ed organizzazione dello stesso quotidiano, con la collaborazione di Electa e Studio Azzurro, rivolta alla comunità dei suoi lettori e più in generale a chi desidera approfondire la storia di una testata che ha contribuito a scrivere la storia del giornalismo italiano.
La mostra, dal titolo “La Repubblica. Una storia di futuro”,celebrata anche da un volume collettaneo, è stata inaugurata il giorno dello storico cinquantesimo compleanno, il 14 gennaio 2026, con la presenza e la visita del Capo dello Stato, Sergio Mattarella che, ricordando l’importanza della data di nascita del quotidiano, ne ha evidenziato il bellissimo percorso e che “le pagine e le foto di quei giornalisti fanno ripercorrere la nostra storia”.
Il Presidente della Repubblica ha, anche, elogiato il giornalecome una "comunità importante”di riflessione. Ha definito la mostra “ben fatta” e “coinvolgente”, percorrendo gli spazi espositivi. Guardando le prime pagine del giornale, ha definito le sue due elezioni al Colle come “imprevedibili”.
La mostra propone un percorso multimediale per rivivere il primo mezzo secolo del giornale con fotografie, vignette d’autore(con i bozzetti originali di Forattini), video interviste e prime pagine storiche (i numeri di prova restano altamente rappresentative della genesi del quotidiano), accompagnando il visitatore anche dentro le trasformazioni del linguaggio giornalistico e della comunicazione: dalla carta al digitale, dall'edicola ai social.
All'interno della mostra è inoltre prevista un'area incontri dove, ogni sabato pomeriggio, sarà possibile ascoltare il racconto dei giornalisti e degli autori che ogni giorno danno vita al giornale.
L'itinerario espositivo, fatto di fotografie d'archivio, oggetti originali (tra i quali, la mitica macchina da scrivere Olivetti Lettera 32, utilizzata dal fondatore e primo direttore Eugenio Scalfari), prime pagine e materiali che restituiscono la profondità storica del giornale, si intreccia ad un percorso immersivo e tecnologico pensato per proiettare il visitatore dentro le trasformazioni del linguaggio giornalistico e della comunicazione: dalla carta al digitale, dall'edicola ai social.
Emanuele Mariani
