di Gianni Lattanzio

L’Accordo Ue‑Mercosur, firmato nel gennaio 2026 dopo venticinque anni di negoziato, va letto oggi come una scelta strategica che rafforza la posizione dell’Europa in un mondo frammentato, assicurando al tempo stesso nuove leve per la transizione verde e la stabilità democratica nel Sud globale. In un contesto segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, dalla guerra in Ucraina e dall’incertezza mediorientale, l’intesa con il Mercosur rappresenta per l’Ue uno strumento concreto di “autonomia strategica aperta”, capace di legare crescita, clima e multilateralismo regolato.

I numeri di una relazione strategica
Nel 2023 le esportazioni dell’Ue verso il Mercosur hanno raggiunto 55,7 miliardi di euro, con un piccolo surplus di circa 1,9 miliardi, segno di una relazione già intensa ma ancora al di sotto del suo potenziale. Nel 2024 le importazioni Ue dall’area sono salite a circa 56 miliardi di euro, in crescita di circa il 4% rispetto al 2023, mentre l’export europeo si è attestato intorno ai 55–57 miliardi, concentrato su macchinari, veicoli, prodotti chimici e farmaceutici.
L’Ue è il secondo partner commerciale del Mercosur e il suo principale investitore estero, con uno stock di investimenti diretti pari a circa 390 miliardi di euro nel 2023, soprattutto in Brasile e Argentina. Per contro, il Mercosur è solo il decimo partner dell’Ue per scambi di beni, ma l’accordo crea un mercato integrato di quasi 800 milioni di persone e oltre il 30% del Pil mondiale, conferendo alla relazione una massa critica decisiva.

Catene del valore e materie prime critiche
La struttura degli scambi mostra una forte complementarità: l’Ue esporta principalmente beni industriali a medio‑alto contenuto tecnologico, mentre importa dal Mercosur energia, alimenti e materie prime strategiche. Nel 2024, ad esempio, le importazioni europee dall’area hanno incluso circa 12 miliardi di euro in petrolio e derivati, 7 miliardi in mangimi animali, quasi 5 miliardi in caffè, cacao e spezie, 4,9 miliardi in minerali e rottami metallici e 3,7 miliardi in semi oleosi, evidenziando il ruolo dell’area per la sicurezza alimentare ed energetica Ue.
Il vero valore aggiunto geopolitico, tuttavia, riguarda le materie prime critiche e l’energia per la transizione: Argentina e Brasile sono ricchi di litio e rame, essenziali per batterie e mobilità elettrica, mentre il Cono Sud sta emergendo come hub globale per l’idrogeno verde e le rinnovabili a basso costo. Attraverso il Global Gateway e gli impegni collegati all’accordo, l’Ue punta a mobilitare fino a 1,8 miliardi di euro di investimenti nella regione per infrastrutture, energia pulita e digitalizzazione, legando in modo strutturale il proprio Green Deal a una partnership privilegiata con il Mercosur.

Geopolitica del multipolarismo e “terzo polo”
L’accordo si colloca in un passaggio storico in cui la Cina ha superato l’Ue come primo partner commerciale del Mercosur, mentre gli Stati Uniti hanno adottato una strategia di “protezione selettiva” fondata su dazi, sussidi interni (come l’Inflation Reduction Act) e controlli all’export. In questo scenario, la scelta europea di siglare un grande accordo interregionale con l’America Latina è un atto di politica estera economica: mira a evitare che il subcontinente scivoli in una dinamica di dipendenza bilaterale e a costruire invece un “terzo polo” fondato su regole condivise e istituzioni multilaterali.[balticsecurity +3]
Analisi strategiche hanno definito l’intesa come “capstone” di una strategia ventennale di autonomia strategica aperta: non solo aumento di Pil (le stime parlano di un impatto diretto modesto, intorno allo 0,1% del Pil Ue), ma consolidamento di un network di alleanze regolative che affianca al Mercosur gli accordi con Canada, Giappone, Corea e il nuovo corso con il Cile sul litio. Così, mentre gli Stati Uniti privilegiano strumenti unilaterali e la Cina punta su crediti infrastrutturali e leve di dipendenza, l’Ue sceglie la via di un “blocco blu” fondato su trattati ampi che incorporano norme su clima, lavoro e diritti umani.

Sicurezza economica, energia e ambiente
Dal punto di vista della sicurezza economica, l’Accordo riduce la vulnerabilità europea su energia e materie prime, diversificando l’offerta in un momento in cui la guerra in Ucraina e le tensioni nel Mar Rosso hanno evidenziato la fragilità delle catene globali. Garantire accesso stabile a combustibili di transizione, minerali critici e prodotti agricoli di base consente all’Ue di attenuare shock di prezzo e di negoziare con maggiore forza nel sistema multilaterale del commercio.
Sul fronte ambientale, la combinazione tra l’accordo e la legislazione europea esistente segna un’evoluzione rispetto ai trattati classici: il capitolo su commercio e sviluppo sostenibile è collegato all’Accordo di Parigi, e la permanenza in quest’ultimo diventa condizione per beneficiare pienamente delle concessioni commerciali. Parallelamente, il regolamento Ue sulla “zero deforestazione” impedisce l’ingresso sul mercato europeo di prodotti legati alla distruzione di foreste primarie, costringendo le filiere esportatrici del Mercosur a investire in tracciabilità, certificazioni e tecnologie di monitoraggio.

Prospettive future e scenari di lungo periodo
Nel medio periodo, l’effettiva portata geopolitica dell’Accordo dipenderà da tre variabili principali: la ratifica parlamentare, l’evoluzione politica interna nei Paesi Mercosur e la capacità europea di mantenere coerenza tra Green Deal, politica commerciale e politica di vicinato. Se l’intesa sarà ratificata pienamente, l’Ue potrà presentare al Sud globale un modello alternativo ai duopoli esistenti: un partenariato che non chiede allineamento politico automatico, ma offre accesso al mercato, investimenti e trasferimento tecnologico in cambio di standard elevati e istituzioni solide.
In prospettiva più ampia, l’Accordo Ue‑Mercosur può diventare un laboratorio di “decarbonizzazione aperta”, mostrando che è possibile ridurre emissioni e disuguaglianze non chiudendo i mercati, ma legando l’accesso alle opportunità della globalizzazione al rispetto di limiti ambientali e diritti sociali. In questo senso, l’Europa è chiamata – per dirla con una formula cara alla sua migliore tradizione umanistica – a essere non solo potenza commerciale, ma coscienza inquieta del sistema internazionale: capace di trasformare un accordo di libero scambio con il Mercosur in un’architettura di responsabilità condivisa verso la casa comune e le generazioni future.

19-01-2026
Autore: Gianni Lattanzio
Direttore editoriale di Meridianoitalia
meridianoitalia.tv

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