di Antonello Pezzini
Bruxelles 11 luglio 2025
I recenti sviluppi, in particolare negli Stati Uniti e in seguito alla guerra di aggressione della Russia all’Ucraina, hanno reso chiaro che viviamo in una realtà caratterizzata da un ordine geopolitico radicalmente nuovo. Le minacce all'Unione Europea sono complesse e molteplici, ma possono essere raggruppate come segue:
- Il rischio di guerra sul suolo europeo,
- La destabilizzazione mirata delle nostre democrazie e dei nostri valori,
- La fine dell'ordine economico globale, così come lo abbiamo conosciuto dalla fine della Seconda guerra mondiale.
Ciò porta i responsabili politici dell’UE a cambiamenti di paradigma fondamentali:
- L’UE deve rafforzare la propria capacità di difendersi;
- gli Stati membri e le loro società – con tutta la determinazione – devono stabilizzare le nostre democrazie, difendere lo stato di diritto, rafforzare l’impegno della società civile e combattere la corruzione;
- L'UE deve affinare la sua agenda verso la competitività globale, ricercare nuove partnership globali e accordi commerciali, puntare all'innovazione, all'eccellenza e alla libertà di ricerca delle sue università, che devono essere in grado di accogliere scienziati da tutto il mondo, riflettendo al contempo sulle dipendenze critiche e sull'autonomia.
Oltre ad essere un progetto storico di pace, una delle principali conquiste dello “stile di vita europeo” è rappresentato dal principio che pone l’accento sulla “economia sociale di mercato”, che si basa sui valori, secondo i quali:
Un’economia fiorente produce benessere per le società, ed equamente distribuito, per tutti i cittadini.
Questo obiettivo si ottiene attraverso:
- un continuo bilanciamento degli interessi tra i gruppi sociali,
- un solido partenariato sociale,
- la convinzione che i gruppi più deboli meritino il benessere sociale,
- un modello culturale che pone i valori dei doveri, superiori alle necessita del diritto.
Anche se il processo di bilanciamento dovesse diventare più duro e difficile, la convinzione che questo sia il successo del modello europeo deve prevalere.
Il nuovo ordine, che emerge e acquista spazio all’interno di molti Stati membri, presenta minacce e sfide, che richiedono compromessi e scelte strategiche, che possono anche generare opportunità. La riflessione dovrebbe concentrarsi su come le organizzazioni della società civile e i cittadini stessi possano contribuire a difendere: l'UE; il modello europeo; la sua democrazia; e i suoi valori.
Il Progetto europeo è emerso dopo la Seconda Guerra Mondiale come un'iniziativa di pace, fondata sulla solidarietà e sullo sviluppo economico. L'Europa ha utilizzato, per poter realizzare la pace e l'integrazione economica, il controllo congiunto delle risorse chiave:
- inizialmente carbone e acciaio, con la CECA;
- successivamente la produzione alimentare, con la PAC
allo scopo di prevenire i conflitti e garantire il benessere dei cittadini europei.
Il nuovo contesto geopolitico riafferma alcuni dei principi che hanno ispirato il progetto europeo, ma ne mette in discussione le fondamenta su cui è stato costruito.
Il modello democratico europeo
Questo modello, oggi più che mai, e sotto un'intensa tensione geopolitica. Per questo motivo le associazioni e i cittadine europei devono sostenere i valori democratici fondamentali, che si sintetizzano:
- i diritti umani,
- lo stato di diritto,
- la democrazia,
- la lotta alla disinformazione.
In un'epoca di disinformazione dilagante, risulta fondamentale incoraggiare la partecipazione di cittadini informati, ricchi di motivazioni sociali e solidi, sui valori democratici.
La rapida evoluzione della società pone seri interrogativi sulla capacità dell'architettura democratica dell'UE nel rispondere a crisi in rapida evoluzione e ci induce a riflettere e a trovare risposte al quesito:
il nostro modello di democrazia rappresentativa dovrebbe essere rivisitato, con un aggiornamento del XXI secolo, per colmare il divario tra le istituzioni dell'UE e i cittadini?
Il ruolo della società civile sarà cruciale per ritrovare un forte legame tra i cittadini e le Istituzioni europee, e proporre soluzioni concrete e innovative in tale ambito. Inoltre, occorre considerare i potenziali punti di forza e di debolezza della percepita lentezza della democrazia nei confronti dei regimi autoritari.
Occorre, inoltre, trovare una concreta proposta, da sottoporre agli Stati membri, che scivolano verso l'illiberalismo. In sostanza, risulta fondamentale garantire che i cittadini di tutti gli Stati membri sostengano, con convinzione, l’essenza dei valori democratici, per preservare l'integrità e l'unità dell'Unione.
Il modello sociale europeo
Il modello sociale europeo, fondamento di una società giusta e inclusiva, comprende ambiti vitali come:
- il dialogo sociale,
- la coesione,
- l'istruzione,
- l'assistenza sanitaria,
- l'edilizia abitativa,
- l'occupazione,
- la previdenza sociale.
Mentre sosteniamo questo modello, dobbiamo però chiederci, ad esempio, se il nostro sistema educativo e i programmi di formazione professionale siano adeguati a fornire le conoscenze e le competenze necessarie, per affrontare le sfide che ci attendono, in un’economia in rapida evoluzione.
Rafforzare la resilienza contro le opinioni, gli atteggiamenti o le posizioni di gruppi di persone, che diventano più estreme e divise tra loro, creando una netta separazione e contrasto (la cosiddetta polarizzazione sociale) è fondamentale, per garantire che la propaganda straniera o le narrazioni estreme, non erodano i legami comunitari e i valori condivisi.
Affrontare questioni delicate come la migrazione e il cambiamento demografico, con onestà e sensibilità è fondamentale, per evitare che questi argomenti vengano monopolizzati da voci che fomentano unicamente il senso della paura.
Per mantenere la coesione e la stabiilità sociale diventa necessario rafforzare:
- l'evoluzione del dialogo sociale
- i problemi dei lavoratori nei loro contesti,,
- la formazione deii liberi professionisti e dei lavoratori autonomi,
- gli interventi che riducano il divario tra aree urbane e rurali,
- i finanziamenti per la previdenza sociale,
- preparare i sistemi sanitari alle crisi future.
Il modello economico europeo
Il modello economico europeo, basato su un "mercato sociale" deve evolversi ed essere in grado di affrontare un'epoca di guerre commerciali, ricatti energetici e rivalità tecnologiche. Il modo in cui l'UE sarà in grado di bilanciare l'apertura dei mercati, con la protezione dei settori e dei valori chiave, sarà essenziale, per mantenere la stabilità e la sicurezza economica. La capacità di produrre nei settori critici, e la disponibilità degli europei a pagare di più per i prodotti Made in Europe, per ottenere sicurezza ambientale e sociale, sono considerazioni importanti.
Una maggiore integrazione economica, che includa un’unione fiscale, prestiti congiunti dell'UE, una tassazione a livello UE, una sicurezza e difesa comune, sta diventando necessaria, per dare all'Europa una voce collettiva più forte, sulla scena mondiale.
Per questo motivo sono fondamentali, per garantire una resilienza economica a lungo termine:
- il completamento del mercato unico,
- la promozione dell'innovazione, attraverso investimenti pubblici,
- l'autonomia strategica nella produzione di energia e di materie prime essenziali,
- il bilanciamento tra disciplina fiscale e crescita economica..
Il modello di sicurezza dell’Europa
La responsabilità dell'UE per la propria difesa, inclusa la necessità di un "esercito europeo" e il nuovo rapporto con la NATO, è una necessità significativa. Gestire la rivalità tra Stati Uniti e Cina e contenere l’espansionismo della Russia, richiede un'attenta diplomazia e scelte nuove e difficili, in materia commerciale e di politica estera. La volontà di esercitare un potere solido, che richiede, sempre più spesso, la decisione di sanzioni economiche e di missioni militari, in difesa dei valori dell'UE deve essere sostenuta dal mantenimento di un'elevata posizione morale.
Garantire la stabilità interna, e le catene di approvvigionamento, anche in materia di energia, difesa e sicurezza informatica, è essenziale, affinché i valori dell’UE possano influenzare, in modo credibile, gli altri. Per rafforzare le capacità di sicurezza, sono fondamentali:
- la necessità di un meccanismo di appalto congiunto per la difesa,
- la gestione delle minacce ibride
- il ruolo della protezione civile.
Un primo esempio di Appalto congiunto per la difesa ci viene dal Regolamento UE (2025) 1106, SAFE- Security Action for Europe
La pace e la sicurezza sono i principi fondamentali, che permettono all’Unione europea di difendere i suoi valori fondamentali, che sono: la libertà, la democrazia, i diritti dell’uomo e lo Stato di diritto; elementi che sono in grado di garantire la stabilità, la prosperità e il benessere dei suoi cittadini. In questo contesto, le iniziative dell’Unione nel settore dell’industria della difesa devono, necessariamente, rinforzare la capacità della quale essa e gli Stati membri dispongono, per mantenere la pace e la sicurezza.
Lo strumento SAFE rientra in uno sforzo globale, a livello dell'Unione e nazionale, rivolto a dedicare più risorse agli investimenti nell'industria della difesa, per rispondere alla situazione di crisi creata dalle attuali minacce alla sicurezza. Altre misure supplementari dovranno essere perseguite, a livello dell'Unione e nazionale, tra cui l'attivazione della flessibilità esistente, nell'ambito del patto di stabilità e di crescita.
La mancanza di cooperazione tra gli Stati membri è stata all'origine di inefficienze e del moltiplicarsi di sistemi di difesa dello stesso tipo, all'interno dell'Unione, pregiudicando l'obiettivo di protezione dell'Unione, perseguito dagli investimenti nazionali e determinando, al tempo stesso, frammentazioni e operazioni, su scala ridotta in parti significative dell'Industria Europea per le Tecnologie della Difesa-EDTIB.
Per affrontare tale situazione, gli Stati membri beneficiari dovrebbero avvalersi dell'assistenza finanziaria fornita nel quadro del Regolamento, per realizzare appalti comuni. Le attività, le spese e le misure ammissibili, finanziate attraverso appalti comuni nel settore della difesa, dovrebbero riguardare il primo elenco di ambiti prioritari individuati dal Consiglio europeo, tenendo conto degli insegnamenti tratti dalla guerra in Ucraina, in piena coerenza con la NATO.
ll finanziamento di 150 miliardi di euro, che assume la forma di un prestito a tasso agevolato, accordato dall'Unione agli Stati membri interessati, è rivolto ad investimenti nei seguenti settori:
- munizioni e missili,
- sistemi di artiglieria, comprese capacità di attacco in profondità di precisione,
- capacità di combattimento terrestre e relativi sistemi di supporto, comprese attrezzature per soldati e armi di fanteria,
- protezione delle infrastrutture critiche,
- questioni cibernetiche,
- mobilità militare, compresa la contromobilità,
- sistemi di difesa aerea e missilistica,
- capacità marittime di superficie e subacquee,
- droni e sistemi antidrone,
- abilitanti strategici quali, tra gli altri, il trasporto aereo strategico, il rifornimento in volo e i sistemi C4ISTAR (un sistema integrato che permette la gestione ottimale delle operazioni, tramite la raccolta, l'elaborazione e la condivisione di informazioni).
- risorse e i servizi spaziali,
- protezione delle risorse spaziali,
- intelligenza artificiale e guerra elettronica.
Questi appalti comuni, rivolti ad almeno tre stati membri, dovrebbero puntare ad accelerare l'adeguamento ai cambiamenti strutturali della capacità di produzione di prodotti per la difesa, a garantire l'interoperabilità e l'interscambiabilità in tutta l'Unione, a promuovere la cooperazione nella fase degli appalti e a sostenere l'aumento della capacità di produzione, nonché lo sviluppo e l'acquisizione delle infrastrutture, delle attrezzature e dei servizi logistici connessi.
Va sottolineato che questi investimenti, rivolti a determinati settori, sono in grado di contribuire alla realizzazione di importanti obiettivi civili, come, ad esempio, le infrastrutture dei trasporti a doppio uso, oltre alle risorse che possono essere usate per la mobilità militare, e che possono rispondere, in senso largo, alle sfide che oggi persistono nella mobilità transfrontaliera tra gli Stati membri.