di Ranieri de Ferrante

Israele è fortemente criticata per le sue azioni a Gaza, e si parla di Genocidio. Dimenticando che Hamas è stata liberamente eletta dagli elettori Gazawi, che Hamas ha impedito lo sviluppo economico della striscia usando i Fondi internazionali per costruire tunnel, e che Hamas a avviato le ostilità con i massacri del 7 ottobre. Israele è – giustamente – in guerra con la Striscia (di cui Hamas è il governo) e non fa niente che non sia in linea con consolidate consuetudini belliche, che includono usare le sofferenze della popolazione civile per forzare la resa. Anzi, si comporta con grande moderazione. E non può interrompere la pressione fino ad aver chiuso una partita che solo la crudele ostinazione dei leader di Hamas, sicuri nei loro rifugi all’estero, mantiene aperta.

 Devo fare due premesse: la prima è che sono filoisraeliano fino al midollo, la seconda è che ogni morte – sia un bambino o un combattente – è una tragedia umana.

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Entrambe le premesse, però, per quanto dovute, sono assolutamente irrilevanti ai fini dell’argomento che vado a trattare: ho abbastanza esperienza, spero, per separare i miei sentimenti personali dalle osservazioni che faccio, e, dal momento che l’argomento è la guerra, le tragedie umane hanno una priorità assolutamente secondaria rispetto alle scelte strategiche. Come la storia insegna, guerra vuol dire morte, sofferenza e privazioni, per tutti. Oggi è più “civilizzata” di un tempo, ma è e rimane guerra.

La terza premessa è che mi rendo perfettamente conto che le mie affermazioni andranno contro l’opinione prevalente, ed il politically correct, ma non sarà né la prima né l’ultima volta.

Ci sono alcuni fatti, presenti o da ricercare nella storia, che mi sembrano rilevanti:

Nel 2006 la popolazione di Gaza ha votato Hamas come suo legittimo governo. Da allora non ci sono state più elezioni. Lo stesso, però, si può dire dell’Italia dopo il ‘22 e della Germania dopo l’ascesa di Hitler. Bombardando Dresda ed uccidendo 200,000 civili in una notte gli Alleati non hanno fatto differenza fra il Fuehrer e le persone che lo avevano letto nel ’33 e da allora non avevano più votato. Che fossero soldati, donne, vecchi o bambini. Come Israele oggi, avevano una guerra da vincere contro un nemico nefando.

Nel 1941 il governo Giapponese decise di attaccare Pearl Harbor. Prima della II guerra mondiale, non si può dire che le azioni del governo giapponese riflettessero la volontà della popolazione, così come oggi c’è chi sostiene che non c’è coincidenza fra azioni di Hamas e desideri dei Gazawi, e che questi non hanno colpa della strage del 7 ottobre. Non mi sembra però che gli Alleati abbiano avuto particolari remore nel bombardare il Giappone o fatto differenza fra soldati e bambini. Lasciando stare le bombe atomiche, basta pensare ai bombardamenti incendiari su Tokyo. C’era un orrore da vendicare, come Israele deve vendicare l’orrore perpetrato da Hamas.

La Germania ha perso sia la prima che la seconda guerra mondiale. Una delle grandi differenze fra le due sconfitte è che nella prima le ostilità sono cessate quando il fronte era ancora in territorio francese, limitando distruzione e sofferenza fra la popolazione tedesca. Nella seconda, invece, Hitler ha rifiutato di arrendersi fino alla fine, costringendo i russi ad una sanguinosa battaglia per Berlino. Nessuno considera i russi colpevoli dei morti (militari o civili) in tale battaglia. La colpa è giustamente attribuita ad Hitler ed alla sua follia nel non voler riconoscere la fine.

Quando Arafat, nel 1982, fu assediato in Beirut durante la prima guerra del Libano (nazione indipendente cui i Palestinesi si erano imposti), una volta visto che non c’era possibilità di vittoria contro le forze israeliane (e tantomeno di prevenire orrori come quelli perpetrati dai Falangisti a Sabra e Shatila), i feddayeen si arresero, per evitare inutili morti fra i civili e andarono in esilio in Egitto, deponendo le armi. Saggezza, questa, che Hamas nella sua infinita cieca crudeltà, non considera nemmeno, continuando a torturare gli ostaggi ed aizzando l’opinione pubblica contro Israele.

In conclusione, c’è una guerra in corso fra Israele e la striscia di Gaza, popolata da palestinesi e governata per elezione da Hamas  che la ne ha fatto un trampolino per commettere atrocità.

L’esercito israeliano opera in una guerra prevalentemente urbana con ammirevole controllo: durante la seconda guerra mondiale gli americani prima radevano al suolo le città tedesche, abitanti inclusi, e poi ci entravano, per ridurre le proprie perdite. Per fare una frittata si rompono le uova e, a meno di essere del tutto digiuni di storia militare, è inevitabile riconoscere che Israele sta rompendo relativamente poche uova. Purtroppo siamo nell’era del buonismo, dell’informazione in diretta e dell’ampia voce data ad organizzazioni criminali e terroristiche.

E’ arrivato il momento della resa totale da parte di Gaza, dei Gazawi e della loro leadership eletta, Hamas. E’ la scelta saggia ed umana, come lo è stato per la Germania nella prima guerra mondiale e per Arafat in Libano. Se questa decisione logica ed umana non arriva, e continuano a morire civili, la responsabilità non è di Israele (come per Berlino non lo fu dei russi) ma è – come per tutta la guerra – di Hamas.

E anche arrivato il momento che si rifiuti diritto di cittadinanza internazionale a Paesi ed organizzazioni la cui ragione di essere non è cercare una qualche forma di pace, qualsiasi essa possa essere, ma la distruzione di Israele (e di converso la sparizione del popolo palestinese).

E’ assurdo chiedere che Israele possa accettare di interrompere le operazioni militari o anche di ridurne la pressione prima della resa incondizionata di Hamas, del suo disarmo ed azzeramento, ed del suo allontanamento da ogni forma di influenza sulle attività della Striscia o su un eventuale governo democratico di un eventuale Stato di Palestina o – in generale – dal consesso civile e politico mondiale. Oltre tutto sarebbe un insulto ai 1000 soldati israeliani morti nella reazione al 7 Ottobre.

Applicare a Gaza, ed agli Israeliani, standard di comportamento diversi da quelli usati in altri casi ha due implicazioni:

  • La prima è pensare che la guerra possa diventare diversa da quello che è sempre stato: distruggere il nemico con tutti i mezzo, ivi incluso colpirne la popolazione civile. Con rammarico, devo dire che anche la Russia, bombardando le città ukraine, non fa nulla che non sia nelle consuetudini belliche.

E questo è intellettualmente disonesto verso nazioni civili che combattono una guerra non civilmente (la guerra non può esserlo), ma secondo regole definite da secoli di storia.

  • La seconda è considerare i Gazawi come incapaci di intendere e di volere. Come se non avessero scelto Hamas come loro leadership. Come se non avessero visto, permettendolo, Hamas realizzare miglia e miglia di tunnel usando il denaro previsto per creare una infrastruttura.

E questo è – indiscutibilmente – razzista. E’ in po' come dire che gli abitanti di Scampia non hanno scelta se non la Camorra. Assurdo ed inaccettabile in nazioni e popoli moderni e democratici.

Ma la vera, e più amara, delle conclusioni è che Hitler, con tutti gli infiniti difetti che ne hanno fatto “un mostro”, almeno ha avuto il coraggio e l’onestà morale di morire insieme a quanti, con la sua folle ideologia, condannava ad una resistenza sanguinosa e senza speranza.

I leader di Hamas, che dai loro tranquilli rifugi all’estero sono gli unici e soli responsabili della tragedia di Gaza, non hanno neanche questo coraggio.

07-08-2025
Autore: Ranieri de Ferrante
Ranieri de Ferrante è un Fulbright Fellow, ed attualmente si occupa di Ambiente. Nel passato ha operato nella Farmaceutica, Consulenza (McKnsey), Informatica, Energia e Difesa, coprendo posizioni come Presidente, ABB, Central Eastern Europe e Co – CEO, Alenia Marconi Systems.
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