di Giandiego Carastro
Debitori delle tradizioni orientali, sappiamo da tempo che “crisi” è rischio mortale, ma anche occasione di rinascita. Le accelerazioni che provengono dagli Usa sono drastiche, nervose, nerborute. Sono scossoni che pongono l’Europa in crisi. Ma anche in grado di ridirsi una identità e ridarsi un orizzonte.
Cosa vuol esser l’Europa?Vuol esser un soggetto politico? Come fare a diventarlo pienamente?
Tra amiche ed amici, sfruttando le chat, ne abbiamo parlato. Condivido alcune riflessioni comuni. Per alcuni amici l'Europa è il luogo della fiducia nell'uomo, fiducia che può avere radici diverse a seconda della famiglia spirituale cui ognuno appartiene. Da cristiani, fondiamo la fiducia nell'uomo su Dio, sul fatto che Dio (almeno il Dio cristiano) si rivela come colui che crede nell'uomo. Coloro che non sono cristiani fondano la loro fiducia nell'uomo su altro; ma a prescindere dalle radici diverse, il fatto di credere nell'uomo ci unisce e ci realizza come europei. Nonostante una storia di guerre e tragedie causate dall'uomo, siamo coloro che credono nella possibilità di un mondo migliore, più umano.Anche alcune amiche hannoarricchito la discussione:è' sempre stato ovvio che dobbiamo rivendicare un'identità europea, centrata, forse, sui diritti umani, sulle rules based order a deep ecology basterebbero. E' importante anche una modalità che includa la saggezza del corpo (yoga, Qi Gong, Tai Chi....). L'Europa è a più voci: francese, spagnola, mitteleuropea e donna...è opportuno ricordare come i tedeschi abbiano lavorato su loro stessi dopo la 2a guerra mondiale: questo sarebbe di esempio anche per l’intero continente in cerca di una identità comune…
In questi tempi di tregenda, cosa l'Europa vuol scegliere di essere?
L’Europa vuole attestarsi sulla posizione di esser un mega soggetto commerciale ed economico, capace di difendere il libero commercio nel mondo come il recente, comunque importante accordo denominato Mercosur? Oppure può voler essere altro?
Suggerisco di provare a sondare la identità politica della Europa: esser solo soggetti macro- commerciali a lungo andare è difficile, senza una cornice politica di riferimento. Ma quale cornice?
Provando a metter a fuoco il tema, penso che l’ Europa non sia fatta solo di ottimi artigiani e di ottimi mercanti.È composta da persone che pensano.Pensano la società, pensano la ecologia, pensano le diseguaglianze, pensano l’ educazione, la cura, la passione per la dimensione umana, degna al massimo grado.Non servono solo trattati intercontinentali né solo politiche europee per la competitività interna o per il cambiamento climatico, dunque, ma ci vuole una Europa politica.
Ci vuole un tempo per dare tempo alla Europa di esser riflessiva, di maturare la propria autocoscienza corale.
Per precisare la propria identità politica la Europa deve far poco: deve dirsi e volersi dire diversa dagli autoritarismi.
Questo in negativo, ma cosa vuol dire, in positivo?
Vuol dire ricordarsi di essere democratica, nella duplice versione di Europa liberaldemocratica e Europa socialdemocratica.Dove queste versioni si possono ancoraparlare?Nel luogo deputato a parlarsi, il Parlamento europeo.Dunque, per esseresoggetto politico, l’Europa deve aver la pazienza di mettersi in ascolto della propria storia, del proprio DNA, del proprio orizzonte.Per ascoltarsi dentro, l’Europa potrebbe iniziare ad ascoltare teologia e filosofia europee, insieme.
Su Intenet trovo che il 19 gennaio 2004 la Katholische Akademie in Bayern ha organizzato a Monaco un singolare e straordinario dialogo tra il filosofo Jürgen Habermas e l’allora cardinale Joseph Ratzinger.Il dialogo tra il card. Ratzinger ed il filosofo J. Habermas è il cuore culturale della identità politica del soggetto Europa, che si ritrova nel Parlamento europeo.Il dialogo tra Ratzinger e Habermas è dialogo accaduto in Europa, tra europei.Non so di iniziative analoghe in altre parti del globo. È un marcatore della identità europea?Azzardo che “Sì”, lo è.
In conclusione, per rispondere alla domanda se l’Europa può esser un soggetto politico, quindi, in primis le forze democratiche liberaldemocratiche e socialdemocratichedovrebbero avviare un ciclo di audizioni per ascoltare teologhe e filosofe, teologi e filosofi.A cui far seguire audizioni di studiosi di storia e scienze umane (sociologia, antropologia) e di scienziati e donne ed uomini di arte, danza e musica. Scuole, università, centri diffusi di pensiero si collegherebbero dal basso, partecipando alla ricerca della comune identità culturale europea.Alla fine di questi mesi di discernimento, potrebbe esser adottato il manifesto culturale di un’Europasoggetto politico.
Grati a Jurgen Habermas ed a Joseph Ratzinger, avremo la speranza di saper dire chi vogliamo essere come persone europee, in dialogo pacifico con le sorelle ed i fratelli degli altri continenti
Giandiego Carastro
Facilitatore sinodale