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 di Rossana Errico

Mentre il Senato rinvia, gli italiani residenti all’estero rischiano di pagare a giugno una tassa che il Parlamento ha già riconosciuto come ingiusta. A giugno migliaia di italiani residenti all’estero saranno ancora una volta chiamati a pagare la prima rata IMU sulla casa (tassata come seconda casa) che possiedono in Italia. La Camera dei Deputati ha già approvato definitivamente, nel dicembre 2025, una legge che prevede l’esenzione o una forte riduzione di quella tassa.

Eppure quella legge è ferma.
Ferma al Senato.
Ferma mentre i cittadini pagano.
Siamo realistici e diciamolo senza ipocrisie: chi pagherà l’IMU a giugno difficilmente verrà rimborsato, anche se la legge dovesse essere approvata successivamente.
I rimborsi IMU sono lenti e complessi peraltro demandati ad enti comunali frequentemente gravati da deficit che ne compromettono l’agilità finanziaria, soprattutto per quei Comuni con meno di 5000 abitanti che potranno concedere le agevolazioni previste dalla Legge.
Chi vive all’estero lo sa bene, il rinvio del Senato non è ininfluente, ma produce un danno economico immediato e definitivo per tanti lavoratori.
Sacrifici reali, non “seconde case”
Le abitazioni degli italiani residenti all’estero non sono seconde case condotte con intento speculativo.
Sono case di famiglia mantenute con sacrifici fatti nel Paese di residenza dove queste persone:
• pagano già tasse elevate;
• affrontano un costo della vita spesso superiore a quello italiano;
• rinunciano a risparmi e stabilità pur di non vendere, non abbandonare, non recidere il legame con il proprio territorio d’origine.
Quelle case quindi non assicurano reddito ai loro proprietari, piuttosto producono indotto sull’economia reale dei paesi di origine:
• ristrutturazioni e arredi acquistati localmente;
• artigiani, tecnici e imprese pagati regolarmente per le manutenzioni;
• consumi nei negozi, nei bar e nei ristoranti dei piccoli comuni.
E non solo :
Molti italiani residenti all’estero invitano amici stranieri, colleghi e famiglie conosciute nel Paese di residenza, facendo conoscere l’Italia dei borghi, delle tradizioni, della cucina locale. Si tratta di promozione turistica concreta a costo zero per lo Stato.
Altro che case vuote: sono presìdi di presenza italiana nel mondo che spesso lamentano isolamento e distanza dall’Europa e dal mondo. Conviene rinunciare a queste energie di ritorno?
Esistono Investimenti culturali, in termini di costi/benefici, piú efficaci di questo per tanti siti del nostro Paese?
Gli italiani residenti all’estero si assumono una responsabilità silenziosa ma molto potente : educare i figli mantenendo viva la lingua e la cultura italiane, pur integrandosi pienamente nel Paese ospitante.
Queste famiglie trasmettono l’italiano, la storia, i valori civili e culturali del nostro Paese non per obbligo, ma per scelta, spesso sostenendo costi aggiuntivi: corsi di lingua, viaggi, libri, permanenze prolungate in Italia.
È così che si forma una nuova generazione di cittadini bilingui e biculturali, profondamente integrati all’estero ma legati all’Italia, capaci di rappresentarla, difenderla e valorizzarla nel mondo. Questo sforzo va considerato e valorizzato !!

Tassare la casa che rende possibile questo legame significa indebolire consapevolmente la trasmissione culturale italiana.
Il disegno di legge è assegnato alla 6ª Commissione Finanze e Tesoro, ma non è stato ancora portato a compimento. Ogni giorno che passa avvicina la scadenza di giugno e scarica il costo dell’attesa sui cittadini, non sulle istituzioni.
La Camera dei Deputati ha fatto la sua parte.
Ora tocca al Senato non bloccare l’iter procedurale inserendo il voto in calendario prima possibile.

06-02-2026
Autore: Rossana Errico
meridianoitalia.tv

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