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di Alfredo Battisti
Nelle scorse pagine, abbiamo ripercorso la ratio dei membri laici nel Consiglio Superiore della Magistratura e il ruolo inevitabile che il Parlamento deve avere nella loro designazione. Ci eravamo lasciati con la domanda: perché il sorteggio?

Si tratta di una modalità di selezione inconsueta nel contesto istituzionale e che, di primo acchito, sembra riecheggiare la proposta, in voga qualche anno fa, di tirare a sorte anche i parlamentari, in barba al principio di rappresentanza: una aberrazione della democrazia.

Lo scandalo istintivo, però, diminuisce se si riconosce nel CSM non tanto un Parlamentino dei magistrati, dove si confrontano visioni politiche e che è formato da rappresentanti degli elettori, bensì un organo di alta amministrazione e di autogoverno, che si occupa di assunzioni, assegnazioni, trasferimenti e promozioni: tutte valutazioni di carattere tecnico che, evidentemente, non necessitano di rappresentanza politica.

D’altronde, nessun dipendente pubblico o privato pretende di eleggere chi si occuperà delle sue promozioni o trasferimenti. Ciò che è oggi concesso alla magistratura è, dunque, una opzione possibile, lecita e finora praticata; va chiarita, però, la natura di questa scelta: una decisione discrezionale, di opportunità politica fatta dai Costituenti, e non di stringente doverosità, come se fosse necessitata delle funzioni da svolgere.

Di questi vorticosi pensieri, suggeriti da lezioni di insigni magistrati e avvocati[1], ho cercato riscontro negli atti dell’Assemblea Costituente, per valutarne la fondatezza o liquidarli come suggestioni. Scorrendo i verbali della seduta antimeridiana del 25 novembre 1947, mi sono imbattuto nell’intervento dell’on. Condorelli, liberale dalla lucidità sconcertante. Vista l’attualità delle sue parole, vale la pena far parlare direttamente lui:

«io ritengo che l’elettoralismo, così largamente introdotto fra i magistrati, sia veramente un pericolo per l’indipendenza dei magistrati medesimi, perché non è difficile prevedere che questa necessità di riunirsi in corpo elettorale assai di sovente per eleggere i rappresentanti presso il Consiglio superiore, verrà a stabilire delle interdipendenze fra i magistrati, fra coloro che chiedono i voti e coloro che li danno, il che tante volte si traduce in un do ut des. E la cosa è molto più grave quando si tratta di selezione a funzione che si riferisce esclusivamente alle persone, cioè a trasferimenti, a promozioni, a scrutini e via di seguito. Noi qualche esperienza in materia l’abbiamo già fatta. L’elettoralismo è molto diffuso nelle Università. Lungi da me, professore universitario, chiedere una riforma che diminuisca l’autonomia accademica; ma indubbiamente degli inconvenienti si verificano. Nella formazione delle Commissioni esaminatrici di concorso, per esempio, (…) si determinano delle interdipendenze, dei conglomerati, dei patti di tendenza o di scuola, che non sono sempre producenti alla serenità dei giudizi. (…) Cominciano a correre le lettere, le raccomandazioni, le promesse, le assicurazioni, che indubbiamente vengono a creare una stratificazione gerarchica tra gli eletti, i grandi elettori, i piccoli elettori e i singoli elettori. Io credo che noi proprio renderemmo un servizio alla Magistratura se la liberassimo da questo elettoralismo, che, fra le altre cose, non è strettamente necessario.

Noi abbiamo sempre dinnanzi agli occhi lo schema dello Stato democratico che si deve reggere sulle elezioni, (…) ed è logico che si ricorra al popolo perché indichi dove vuole andare (…). Ma queste stesse esigenze, evidentemente, non ci sono quando la scelta è per funzioni che sono esclusivamente tecniche e amministrative, sulle quali i criteri e gli orientamenti politici non c’entrano o, per lo meno, non ci dovrebbero entrare; e quando poi il corpo elettorale è talmente scelto, che si deve supporre che ognuno dei componenti del corpo elettorale sia idoneo».

Da queste premesse, il Padre Costituente proponeva che fosse la legge a individuare i membri togati del CSM, basandosi su criteri di anzianità, di categorie e di territorio: «Se si dicesse, per esempio, sono eletti i primi presidenti delle tre parti d’Italia: Italia settentrionale, Italia centrale e Italia meridionale; i tre più anziani presidenti di tribunale di queste stesse circoscrizioni; i tre più anziani primi pretori». Non si trattava, dunque, di sorteggio, ma di un modo differente avente il medesimo obiettivo di evitare le elezioni.

L’effetto di questa lettura è stato ― absit iniuria verbis ― come trovare l’eresia nel Vangelo; il che, inevitabilmente, pone delle domande. Orbene, non si pretende in questa sede di trovare delle risposte, ma semplicemente di lasciare che questo punto interrogativo scavi nel profondo.

La proposta dell’on. Condorelli non fu approvata dall’Assemblea, che confermò il metodo elettivo. Il suo discorso, però, svela il presupposto che abbiamo anticipato: i Costituenti erano consapevoli che non si trattasse di una scelta necessaria; essi scelsero le elezioni in base a una valutazione di opportunità. Alla luce di ciò, appare lecito l’interrogativo: dinnanzi alle attuali circostanze concrete ― e le vicende culminate nel caso Palamara mostrano come la degenerazione correntizia predetta dall’on. Condorelli sia diventata una infelicissima realtà ― è opportuno optare, oggi, per un metodo diverso da quello elettorale?

Per quanto dimostrato, lecito lo è sicuramente. Il giudizio di opportunità, invece, è relativo e legato alla valutazione di ciascuno.

Con questa domanda ― e senza risposta univoca, come da intenzione iniziale ― lascio ogni lettore. Con la speranza che la questione posta solleciti una riflessione più matura e fondata, al di là di pregiudizi e partigianerie… per non fare la fine di Caifa, che per urlare allo scandalo si è stracciato le vesti inutilmente.

di Alfredo Battisti

Avvocato, giornalista, dottorando di ricerca

 

[1] Mi riferisco, in particolare, all’articolo “Chi ha paura del sorteggio dei membri del CSM? La norma che distrugge il potere delle correnti” dell’avv. Giandomenico Caizza, pubblicato il 27 ottobre 2025 sul Riformista e consultabile al sito: https://www.ilriformista.it/chi-ha-paura-del-sorteggio-dei-membri-dei-due-futuri-csm-la-norma-che-distrugge-il-potere-delle-correnti-486514/. L’Autore, nello specifico, espone il contenuto dell’intervento tenuto al congresso dei penalisti italiani dal magistrato Andrea Mirenda, membro dell’attuale CSM.

25-02-2026
Autore: Alfredo Battisti
Avvocato, giornalista, dottorando di ricerca
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