di Ciro Maddaloni
Il 30 agosto u.s. si è tenuto il convegno sul tema: “La riforma della giustizia in Italia: tra separazione delle carriere e autonomia della Magistratura” promosso dall’associazione Montagne di Idee, presso la Sala della Cultura del Centro Rainalter di Madonna di Campiglio.
Il convegno ha visto un'ampia partecipazione di pubblico perché il tema della giustizia in Italia è ritenuto di fondamentale importanza per aumentare l’attrattività del sistema Paese.
Le criticità del sistema giudiziario si concentrano soprattutto sui lunghi tempi dei processi e sull’accumulo di cause pendenti che possono durare anche anni.
L’incontro ha preso il via con i saluti istituzionali del Sindaco di Pinzolo, Michele Cereghini, e del Sindaco di Tre Ville, Matteo Leonardi, a introdurre una discussione che mette al centro temi chiave come autonomia giudiziaria, separazione delle carriere e fiducia nel sistema giustizia. Sul palco, il Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, il magistrato Edmondo Bruti Liberati, già Procuratore della Repubblica di Milano e presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, e il giornalista Paolo Colonnello, consigliere per la comunicazione del Presidente del Senato. A moderare, Francesco Battigelli.
Come purtroppo avviene da troppi anni, su questo tema della riforma del sistema giudiziario assistiamo ancora ad una fortissima “polarizzazione del linguaggio”, tra chi auspica una riforma della giustizia e chi invece la ritiene “punitiva” nei confronti dei magistrati.
In particolare Paolo Colonnello ha evidenziato come attorno alla riforma si siano cronicizzate dicotomie ideologiche: da una parte la «deriva autoritaria», dall’altra una «riforma tecnica e neutra». Secondo il giornalista, questa polarizzazione rischia di semplificare un dibattito che merita invece maggiore attenzione e collaborazione da parte di tutti.
Il progetto della riforma proposta dal Governo prevede l’istituzione di due Consigli Superiori separati — uno per i giudici, uno per i pubblici ministeri. Per Bruti Liberati, tuttavia, non si tratta propriamente di separazione delle carriere, ma della «ripartizione del potere giudiziario e di quello esecutivo», una differenziazione che, sostiene, potrebbe erodere l’unità della giurisdizione e generare una «frattura strutturale».
Sisto ha motivato la necessità della riforma con una premessa urgente: «la fiducia nella magistratura è sempre più bassa», e citando la figura di Giovanni Falcone, ha sottolineato:
«Il P.M. non deve avere nessun tipo di parentela con il giudice e non deve essere, come invece oggi è, una specie di para-giudice» .
Bruti Liberati ha replicato con ironia e una punta di scetticismo: “Se davvero perdiamo il 2% di credibilità all’anno, a questo punto dovremmo essere quasi sotto zero”.
la proposta del Governo di “Sorteggio e sistema disciplinare”, per selezionare i componenti dei nuovi Consigli, tra circa 9.000 magistrati, ha suscitato critiche nette da parte di Bruti Liberati, che l’ha definita «un sistema che umilia il Parlamento». Sul fronte disciplinare, ha ricordato che gli strumenti oggi esistenti consentono già al Ministro di esercitare azioni incisive, senza intervenire sulla Costituzione.
Alcuni osservatori hanno fatto notare come la riforma si concentri sulla “cornice” istituzionale, mentre temi concreti restano fuori dal suo raggio: tempi dei processi, digitalizzazione, carenza di personale, edilizia giudiziaria. Sisto ha però difeso l’impianto complessivo, invitando a costruire collettivamente: «Ognuno porti i suoi mattoni e il suo cemento».
Il dibattito è stato costellato da immagini evocative. Sisto ha richiamato l’immagine della «moglie di Cesare», affermando che «non solo deve essere onesta, ma deve anche dimostrarlo» — un richiamo alla necessità di trasparenza istituzionale. Bruti Liberati ha però rilanciato con una metafora geometrica: se Sisto vedeva un equilibrio rappresentato da un triangolo isoscele (due lati uguali, uno differente: equilibrio tra poteri), lui proponeva invece un triangolo scaleno (tutti i lati diversi), per indicare equilibri più imperfetti ma più realistici, e la necessità di preservare differenze significative tra giudice, pubblico ministero e istituzioni politiche.
Il dibattito si è chiuso con lo sguardo rivolto al domani: se approvata, quale sarà l’effetto di questa riforma sulla giustizia italiana tra dieci anni? Per i sostenitori, è un passo verso la trasparenza e l’efficienza; per i critici, invece, potrebbe segnare l’inizio di una divisione istituzionale, minando la credibilità stessa della magistratura e mettendo a repentaglio le tutele democratiche dei cittadini.
Quando si parla di "riforma della giustizia", si parla di un sistema molto complesso, che coinvolge non solo le leggi, ma anche le persone che le applicano (giudici, avvocati, personale amministrativo) e le istituzioni a cui queste persone appartengono.
La collaborazione sincera tra i vari attori coinvolti è la sola possibilità per risolvere tutti i problemi del sistema giudiziario senza pregiudizi e senza imposizioni di alcun tipo, perché collaborare in un contesto come quello della riforma giudiziaria è fondamentale per il bene del Paese e di tutti i suoi cittadini
