di Ciro Maddaloni,

La riforma del titolo V della Costituzione, approvata nel 2001, in seguito al risultato del referendum costituzionale tenutosi il 7 ottobre (2001), ha ampliato l'autonomia delle regioni e degli altri enti locali, conferendo loro nuove competenze e risorse.

Questo ha comportato un aumento delle spese pubbliche a carico degli enti locali, che hanno dovuto ricorrere al debito, per poter finanziare le nuove competenze loro assegnate in materia di istruzione, sanità, trasporti e infrastrutture.

La riforma ha introdotto, inoltre, il principio di sussidiarietà, secondo cui le competenze pubbliche devono essere attribuite al livello di governo più vicino ai cittadini. Questo principio ha comportato un aumento delle responsabilità degli enti locali, che hanno dovuto farsi carico di nuovi servizi.

Considerato che le competenze trasferite alle regioni richiedono investimenti significativi, specialmente la sanità e le infrastrutture, per le quali le regioni non sempre sono in grado di sostenerne i costi con risorse proprie, le regioni sono state costrette a ricorrere al debito per finanziare i servizi pubblici. Questa è una delle cause principali che hanno fatto lievitare il debito pubblico in Italia.

Per limitare il fenomeno dell'indebitamento degli enti locali, letteralmente esploso negli anni immediatamente successivi all’entrata in vigore della riforma (dicembre 2001), si è provveduto con il decreto legislativo 118/2011, ad imporre alle regioni il “vincolo di bilancio”. Il vincolo di bilancio disciplina l'ordinamento contabile delle regioni e degli enti locali e prevede che le regioni debbano approvare ogni anno il bilancio di previsione finanziario “in pareggio finanziario” di competenza. Il pareggio di bilancio è un obiettivo fondamentale per garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche. In particolare, il pareggio finanziario di competenza garantisce che le entrate siano sufficienti a coprire le spese dell'esercizio corrente, senza ricorrere a prestiti.

Il patto di stabilità interno è un accordo tra lo Stato e le regioni, che prevede che le regioni debbano rispettare determinati obiettivi di finanza pubblica. Le regioni che non rispettano il vincolo di bilancio sono soggette a sanzioni, che possono includere il blocco dei trasferimenti statali o la riduzione delle autonomia.

Ma, il vincolo di bilancio per le regioni è stato introdotto per la prima volta nel 2012, ed è stato rafforzato nel 2013, con l'introduzione del patto di stabilità interno. Questo è avvenuto in seguito alla crisi economica globale che ha colpito l’economia mondiale ed in particolare l’economia europea. Come si usa dire si è chiusa la stalla dopo che i buoi erano fuggiti.

L'aumento del debito nazionale rappresenta una sfida importante per l'Italia. È necessario individuare soluzioni per ridurre il debito e garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche.

Per queste ragioni sarebbe opportuno valutare la possibilità di riportare “al centro”, alcune delle competenze regionali, quali ad esempio la Sanità e le Infrastrutture, per ottenere maggiore controllo della spesa e “economie di scala” che si possono realizzare solo a livello nazionale.

In termini di controllo della spesa, il ritorno a un sistema centralista consentirebbe allo Stato di esercitare un maggiore verifica sulla spesa pubblica. Con la gestione centralizzata, lo Stato potrebbe stabilire standard minimi per i servizi pubblici, uniformare le procedure di acquisto e gestione dei servizi. Si evidenzia inoltre che le amministrazioni pubbliche locali non sempre dispongono delle competenze necessarie per gestire tematiche così complesse e riportando le competenze al centro consentirebbe di ridurre le duplicazioni di funzioni e di migliorare la capacità gestionale necessaria per potenziare la qualità della spesa e dei servizi resi ai cittadini.

In termini di economie di scala, il ritorno a un sistema centralista potrebbe consentire di ottenere economie di scala nella produzione dei servizi pubblici, concentrando l'acquisto di beni e servizi e per omogeneizzare il valore di acquisto dei dispositivi sanitari e dei farmaci, che com’è emerso dal “Rapporto sulla spesa rilevata dalle strutture sanitarie pubbliche del SSN per l’acquisto di dispositivi medici - Anno 2012” del Ministero della salute - Direzione generale dei dispositivi medici, del servizio farmaceutico e della sicurezza delle cure, presentano scostamenti anche superiori al 20% per l’acquisto del medesimo bene.

Una differenza rilevante che può essere facilmente annullata riportando “al centro” questo tipo di acquisti.

Nota:
Competenze esclusive: le regioni hanno la competenza esclusiva in materia di:

  • istruzione, compresa l'istruzione professionale;
  • sanità;
  • polizia locale;
  • valorizzazione dei beni culturali e ambientali;
  • commercio;
  • turismo;
  • artigianato;
  • sport;
  • spettacolo;
  • agricoltura;
  • foreste;
  • parchi e aree protette;
  • caccia e pesca;
  • ordinamento degli enti locali;
  • lavori pubblici.
  • Competenze concorrenti: le regioni hanno la competenza concorrente in materia di:
    • ambiente;
    • energia;
    • industria;
    • artigianato;
    • commercio;
    • turismo;
    • lavoro e formazione professionale;
    • previdenza sociale;
    • istruzione;
    • sanità;
    • ricerca scientifica e tecnologica;
    • lavori pubblici;
    • difesa del suolo;
    • tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali;
    • valorizzazione dei beni culturali e ambientali;
    • protezione civile;
    • sport;
    • spettacolo;
    • agricoltura;
    • foreste;
    • parchi e aree protette;
    • caccia e pesca.
  • Competenze residuali: le regioni hanno la competenza residuale in materia di tutte le altre materie non espressamente attribuite allo Stato o alle altre autonomie locali.

 

19-08-2025
Autore: Ciro Maddaloni
Esperto di eGovernment
meridianoitalia.tv

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