di Ranieri de Ferrante
Ho già avuto modo di scrivere, su meridianoitalia.tv, della fondamentale differenza fra “logico” ed “ideologico”, e come siano queste – e non più quelle nate dal secolo scorso, come “sinistra” e “destra” – le categorie veramente discriminanti. Si incontrano comportamenti ideologici ad ogni piè sospinto, e certo non fanno bene alla società, all’economa ed alla democrazia. In casa nostra si parla di cose relativamente piccole, ma a livello globale la superiorità del’approccio logico su quello ideologico avrà forte influenza sugli equilibri futuri, a cominciare dalla Protezione Ambientale. E, perché no, su chi l’Europa dovrebbe scegliere come Partner Senior.
La Rheinmetall, gigante tedesco della Difesa ha da anni un’attività produttiva (munizioni ed esplosivi) nel Sulcis, in Sardegna. Il Sulcis, con le sua storia di miniere (principalmente carbone) si è data per anni del tu con gli esplosivi. Le miniere sono un ricordo del passato, ed il Sulcis di oggi si dà del tu, purtroppo, con povertà e disoccupazione. Gli esplosivi, però, riducono ancora questa povertà: la Rheinmetall, che impiega centinaia di persone nell’area per produrre proiettili, è una delle poche realtà industriali dell’ economia locale.
Leggo, quindi, con sorpresa, che quando il Gruppo tedesco ha rivelato i suoi piani di espandere la produzione in Sardegna, aggiungendo una linea per costruire droni, la reazione della politica locale è stata negativa: certo, nuovi posti di lavoro sono una bella cosa, e lo è anche la loro qualità, essendo la produzione di droni a livello industriale molto più sofisticato che fare proiettili. Ci sarebbe quindi un doppio beneficio all’area … però …
Però un’azienda israeliana sarà coinvolta nel progetto, e questo è sufficiente a portare la nostra sinistra a dire di no: gli israeliani sono brutti e cattivi e quindi anche i posti di lavoro, il miglioramento sociale, e tutte queste cose vanno respinte.
L’ideologia, quando si oppone alla logica, fa brutti scherzi …
Jeff Bezos decide di sposarsi a Venezia. Io capisco che il fondatore di Amazon possa essere antipatico, e che la sua gentile signora non abbia l’eleganza di una Patrizia veneziana, ma Venezia vive di turismo, e sono i turisti ricchi, non certo quelli che la visitano con un panino in tasca e bevendo l’acqua delle fontane, che la tengono a galla, non solo in senso economico. Venezia è, a seconda di come la si voglia vedere, un museo o un parco a tema galleggiante. Brutto a dirsi, ma vero.
Bezos si è mosso con sostanziale correttezza, con tutte le fasi più invadenti della cerimonia in aree che il Comune aveva già precedentemente destinato, non ad personam, ma strutturalmente, a manifestazioni private. Quando a sposarsi è stato Clooney – cocco dell’intellighenzia di sinistra ed indubbiamente più simpatico – nessuno ha fiatato. Il boicottaggio a Bezos era talmente assurdo che perfino il Professor Cacciari (non noto per idee di destra) si è schierato contro le proteste guidate dal nipote.
Cercando “effetto matrimonio Bezos”, l’Intelligenza Artificiale dà il seguente consuntivo: ha avuto un forte impatto economico, con un giro d’affari da 10 a 30 milioni, di cui l’80% ai fornitori locali, causando un boom del settore alberghiero e rafforzando l’immagine di Venezia come destinazione d’elite. Intelligenza artificiale, ma molto più lucida di quella (mancante) della nostra Elite intellettuale. E per rimanere sull’ideologico, strada aperta, e tappeti rossi (che orrore il biglietto di entrata in Laguna!) ai turisti mangia (poco) e fuggi che niente portano all’economia veneziana.
Ho già detto che l’ideologia può fare brutti scherzi?
La cosiddetta Sinistra italiana (sono costretto a ricadere in categorie “storiche”), nell’inseguire priorità non condivise da o non prioritarie per tutti (uniformità di genere, jus soli, ambientalismo estremo), porta all’estremo considerazioni di per sé condivisibili (condanna degli eccidi di Gaza e protezione di Venezia) perdendo di vista l’obiettivo che dovrebbe porsi: far stare meglio gli italiani. Ed il loro Sindacato, seguendo un’agenda politica più che operativa, fa il resto.
Ma basta parlare di queste cose: sono piccole cose di una piccola cucina, quella di casa nostra. Casa nostra che è già, di per sé, piccola ed irrilevante. Possono essere importanti per noi, ma sono piume negli equilibri mondiali, nei quali la dicotomia logico – Ideologico si materializza in uno scontro fra Titani.
Puramente ideologica – ad esempio - è la chiusura dell’Amministrazione Trump verso gli stranieri quando si proietta anche su persone di alto livello culturale e di competenza tecnica. Non voglio ricorrere a Tesla, Fermi, Einstein ed i tanti geni che hanno portato gli USA al predominio in tanti campi. Faccio semplicemente riferimento a quanti dei massimi dirigenti dell’Industria americana sono stranieri o naturalizzati (a partire da Musk). Nella Sylicon Valley e nella Big Data non sono certo pochi!
Quando io ero con la McKinsey negli USA, mi colpì che la lista delle Università da cui provenivamo noi consulenti vedeva Harvard e Stanford in testa, ma poi veniva una università Indiana (Mumbay, o Bombay, come si chiamava allora). Perché allora - come oggi - venivano dall’estero tantissimi dei tecnici, dei dottorandi, degli esperti, degli sviluppatori che costituivano e costituiscono il sistema portante dell’innovazione americana.
Oggi gli USA hanno – si stima - un vantaggio di soli 12 – 18 mesi sulla Cina nell’Intelligenza Artificiale, sono in ritardo in molti settori ed – assumendo che le dichiarazioni del Cremlino abbiano un minimo di validità – cominciano a mostrare la corda nella corsa agli armamenti più sofisticati. Sono passati i tempi in cui gli USA sconfiggevano nettamente il Giappone nell’economia “civile” e l’URSS in quella militare.
Dove finirà l’innovazione americana, che già ansima, quando sentirà in pieno l’impatto della perdita di quel Soft Power americano, che attraeva grandi menti e competenti tecnici che cercavano un mondo in cui crescere liberamente? Perché – oggi - andare ad Harvard, e vedere le proprie opinioni passate al setaccio da un Governo fascista quando si può andare alla London School of Econimics, all’INSEAD o alla Bocconi? Oggi Harvard è migliore, ma lo sarà domani, abbandonata da docenti che non sopportano il sistema? E soprattutto non dimentichiamo che la qualità di una Università è fatta sì dai docenti, ma altrettanto dai discenti. Harvard riconosce, e lo fa da sempre, che il suo segreto per produrre leaders è sceglierli nella selezione dei suoi studenti.
Un sistema di Educazione avanzato, o una industria innovativa americana privati della linfa che viene dall’estero, sono destinati ad appassire.
Vediamo l’altro lato della medaglia: la Cina e l’Ambiente. Non credo che la strategia cinese sappia cosa è l’ideologia: salvo un Comunismo sempre più imbastardito, ed alcuni retaggi, quasi folkloristici, del passato, il Paese di Mezzo è pragmatismo puro. Ciò che è bene per la Cina è – o deve essere – bene per il Mondo. E questo pragmatismo è pianificato e implementato con visione a lunghissimo termine.
L’Europa si arrovella nel dibattito sul Green Deal, straziata fra una politica ideologicamente assolutistica ed una industria (ad esempio automobilistica) che lotta per la sopravvivenza. La Cina invece non si pone problemi ideologici: cerca di ridurre l’inquinamento (e ci riesce) solo nella misura in cui questo non riduce la competitività delle sue aziende. Indirizza, intanto, la sua crescita su settori strategici, quali l’informatica, per raggiungere gli USA, la Cantieristica, per scardinarne la superiorità navale ma anche l’Ambiente, perché è il business del futuro.
Non è un caso che la Cina sia leader nei pannelli fotovoltaici e nell’accumulo (batterie), o che abbia appena lanciato la turbina eolica più grande del Mondo, né lo è che la BYD – complici anche i sussidi di Stato – abbia superato la Tesla. Gli esempi di questo attivismo cinese nel settore sono decine, perché la Cina l’Ambiente non lo predica, lo pratica come business e come arma di dominio mondiale. Non è un caso che il Wall Streeet Journal abbia commentato, in un suo editoriale, che la Cina sta salvando l’accordo di Paigi e che l’Economist abbia definito il Dragone come la Superpotenza dell’Energia Rnnovabile.
In Europa, aver posto un fine ideologico, ed obiettivi conseguentemente suicidi, per l’Ambiente potrebbe scardinare la struttura di settori industriali portanti. In Cina, una logica attenzione alle aree in cui investire, ad ai costi e benefici industriali a lungo termine, ha portato ad una fattuale leadership nella Protezione Ambientale.
E probabilmente con questa politica, Pechino darà un maggior contributo all’Ambente a livello mondiale dei tanti Soloni che imperversano nell’Occidente.
Approccio logico ed approccio Ideologico, strategia vincente e strategia perdente, e non si tratta della piccola cucina di casa nostra che al massimo riempie i giornali per 24 ore, ma di grandi, vitali equilibri che determineranno l’andamento mondiale per decenni.
Anche questo dovrebbe pesare nella scelta del nostro – futuro – Partner di riferimento: una Cina diversa da no, ma logica e pragmatica o gli USA – a volte simili, a volte dirompentemente lontani – ma in entrambe i casi guidati da ideologie ormai estremizzate?