Scarica l'app ufficiale di Meridianoitalia.tv per accedere a notizie e analisi direttamente sul tuo smartphone.

di Fabio Porta

A cinquant’anni dal golpe argentino del 24 marzo 1976, per chi, come me, è stato eletto in Sud America e rappresenta le comunità italiane di questa area del mondo, la parola “memoria” non è un esercizio retorico, ma un impegno quotidiano. La dittatura argentina e la tragedia dei desaparecidos non appartengono solo alla storia di questo Paese: hanno toccato da vicino migliaia di famiglie di origine italiana, intrecciando i destini dell’Argentina, dell’Italia e dell’intera diaspora. Ricordare oggi significa riconoscere che ogni volta che lo Stato abdica alla difesa dei diritti, si apre la strada a chi vuole calpestarli, e che questo riguarda anche le nostre comunità all’estero.

La storia delle Madres e delle Abuelas de Plaza de Mayo, che da decenni cercano figli e nipoti rubati, parla anche a noi italiani nel mondo. Queste donne hanno sfidato paura e isolamento per affermare che nessun regime può disporre della vita e dell’identità delle persone come di oggetti. Hanno trasformato il dolore in azione civile, la ricerca di un volto in un programma di giustizia: verità, responsabilità, diritto all’identità. Come parlamentare eletto in Sud America sento il dovere di raccogliere quel testimone e di portarlo nelle istituzioni italiane, perché ciò che è accaduto in Argentina non sia mai considerato “lontano” o irrilevante per il nostro Paese e per la nostra collettività all’estero.
Coltivare la memoria, oggi, vuol dire riconoscere i segnali che ritornano: il linguaggio che disumanizza l’avversario, la retorica dell’ordine che giustifica i soprusi, il relativismo che mette sullo stesso piano vittime e carnefici. Ogni volta che si minimizzano le dittature, che si nega o si attenua la portata dei crimini commessi, si indebolisce il patto democratico. Per questo la memoria non può essere solo un compito delle vittime o dei loro familiari: è responsabilità delle istituzioni nazionali e locali, delle scuole, dei media, delle associazioni degli italiani nel mondo, e di ogni cittadino. È un lavoro quotidiano che passa per la ricerca storica, l’educazione civica, il sostegno alle organizzazioni che difendono i diritti umani.
“Fare tutto il possibile” oggi significa almeno tre cose. Primo, difendere lo spazio della verità: apertura degli archivi, sostegno a chi ricostruisce i fatti, contrasto al negazionismo e alla manipolazione della storia, anche quando è scomodo. Secondo, rafforzare la giustizia: appoggiare la cooperazione internazionale contro l’impunità, sostenere i tribunali che si occupano di crimini contro l’umanità, vigilare perché nessun calcolo geopolitico metta tra parentesi le sofferenze delle vittime. Terzo, legare la memoria al presente delle nostre comunità: ricordare il golpe non solo come “pagina nera” chiusa, ma come chiave per leggere criticamente i nuovi autoritarismi, le violenze contro oppositori, giornalisti, minoranze, e per difendere i diritti degli italiani e dei loro discendenti che vivono in questi Paesi.
La memoria, se è viva, non si limita a commemorare ma chiama in causa responsabilità precise. Ci chiede da che parte stiamo quando la dignità di qualcuno viene calpestata, quando un governo pretende obbedienza cieca invece di consenso informato, quando la sicurezza viene brandita come alibi per restringere libertà e diritti. È una memoria esigente, che interroga anche le omissioni di società e istituzioni democratiche, in Italia come in Sud America. Ma è proprio questa scomodità a renderla indispensabile: senza memoria, la democrazia diventa fragile, soprattutto per chi vive e lavora lontano dal proprio Paese d’origine.
Per questo, a cinquant’anni dal golpe argentino, il nostro compito non è solo ricordare ciò che accadde, ma assumere la memoria come impegno politico concreto, nel Parlamento italiano e nei rapporti con i Paesi sudamericani. Significa essere accanto alle nonne, ai nipoti, alle famiglie che ancora cercano un nome e un volto, ma anche vigilare sulle nostre democrazie perché nessuno possa più decidere chi ha diritto a esistere e chi no. Come rappresentante degli italiani in Sud America, sento che il futuro sarà degno di questo nome solo se sapremo guardare il passato senza paura e senza indulgenza. La memoria non è un lusso: è la condizione per difendere, oggi, libertà, giustizia e dignità umana, qui e in Italia.

25-03-2026
Autore: Fabio Porta
Parlamentare ,Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile e della UIM (Unione italiani nel Mondo) del Brasile; Vice Presidente dell’ICPE (Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri) e de..ll’Associazione “Focus Europe”.
meridianoitalia.tv
Scarica l'app ufficiale di Meridianoitalia.tv per accedere a notizie e analisi direttamente sul tuo smartphone.

Questo sito utilizza cookie tecnici, google analytics e di terze parti. Proseguendo nella navigazione accetti l’utilizzo dei cookie. Se rifiuterai, nel tuo pieno diritto secondo la norma GDRP, la tua navigazione continuerà all'esterno del sito, Buon Navigazione Meridianoitalia.tv