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di Andrea Cucci
L’assenza degli Stati Uniti dalla nuova architettura sanitaria globale ha prodotto, paradossalmente, un’accelerazione virtuosa: la Cina ha moltiplicato il proprio impegno finanziario, l’Unione Europea ha assunto con maggiore decisione un ruolo di regia multilaterale, molti Paesi hanno investito con rinnovata autonomia in strumenti di cooperazione e produzione locale.

Potremmo persino dire, con un certo realismo, che la mancanza dell’America ha stimolato un senso di responsabilità diffusa, generando nuove prassi e un ordine più policentrico. Ma proprio in questa apparente stabilità si nasconde una tentazione insidiosa: quella di considerare l’attuale equilibrio come definitivo.

Non lo è. Tempora mutantur, et nos mutamur in illis – i tempi cambiano, ma anche noi cambiamo con essi. Ed è bene ricordare che l’attuale amministrazione statunitense è parte di un ciclo politico, non di un destino ineluttabile. L’isolamento americano non va accolto con rassegnazione, ma con vigilanza. E con pazienza.

In questo quadro, l’Europa ha dimostrato maturità e visione. Ma ora deve compiere uno sforzo ulteriore: non chiudere la porta, ma restare in attesa. Costruire, nel frattempo, un modello cooperativo più giusto, più inclusivo, più efficace. E, quando sarà possibile, riaprire il dialogo transatlantico sulle basi di una nuova reciprocità, non di una vecchia dipendenza.

È questa la cifra della vera leadership: non approfittare dell’assenza altrui per occupare spazi, ma generare condizioni affinché tornare sia ancora possibile. Come ha ricordato Papa Leone XIV nei suoi primi interventi, "costruire ponti, non alzare muri", è un principio che vale nella Chiesa, nella diplomazia, nella politica. E che oggi interpella l’Europa più di chiunque altro.

“Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto” (Lc 16,10). Nella fedeltà all’idea di un mondo interdipendente, persino quando altri si sottraggono, si misura la credibilità di una visione. E nella cura delle alleanze, anche provvisorie, si prepara il terreno per le sinergie future.

La vera sfida non è decidere se fare senza l’America. Ma come fare il meglio possibile, restando pronti ad accoglierla di nuovo. Con più consapevolezza, con più equilibrio. Con l’esperienza di ciò che abbiamo imparato nel frattempo.

27-05-2025
Autore: Segretario Circolo Economy Dem
Segretario Circolo Economy Dem
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