di Myriam Mazza
La nuova fase del conflitto in Medio Oriente sta stressando in modo serio, anche se non ancora critico, le catene di approvvigionamento di farmaci essenziali, in particolare quelli oncologici e i medicinali ad alta sensibilità termica. Il rischio non riguarda solo i Paesi direttamente coinvolti, ma si estende a tutta la rete globale, fortemente dipendente da pochi hub logistici nel Golfo.
Hub logistici paralizzati e “catena del freddo” sotto stress
Gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran e le ritorsioni di Teheran hanno reso parzialmente o totalmente inagibili i grandi hub di transito di Dubai, Abu Dhabi e Doha, oltre a incidere sulle rotte marittime attraverso lo Stretto di Hormuz. Questi scali sono nodi centrali per il cargo aereo che collega Europa, Asia e Africa, e gestiscono una quota considerevole dei farmaci e vaccini che richiedono trasporto in “catena del freddo”.
Secondo dati di settore citati da esperti della logistica farmaceutica, oltre un quinto del carico aereo globale – il canale prioritario per medicinali critici o salvavita – è oggi esposto alle interruzioni in Medio Oriente. L’improvvisa indisponibilità di corridoi a temperatura controllata non è facilmente sostituibile: nuovi “corridoi della catena del freddo” non si allestiscono in pochi giorni e non sono sempre disponibili sulle rotte alternative.
Rotte deviate, tempi più lunghi e costi in aumento
Per garantire la continuità delle forniture, le aziende farmaceutiche occidentali stanno deviando i flussi verso aeroporti come Gedda e Riad in Arabia Saudita, Istanbul e alcuni scali in Oman, combinando tratte aeree con trasporto su gomma per raggiungere i mercati finali del Golfo. Parte del traffico Europa‑Asia che transitava abitualmente da Dubai e Doha viene instradato via Cina o Singapore, mentre le rotte marittime risultano meno praticabili sia per i tempi di percorrenza sia per le limitazioni nello Stretto di Hormuz.
Questi reindirizzamenti comportano tempi di transito più lunghi, maggior uso di ghiaccio secco per mantenere la temperatura controllata e costi del carburante più elevati, con un conseguente aumento sensibile delle tariffe di trasporto. Pur continuando a dare priorità al carico sanitario, gli operatori logistici descrivono una gestione quotidiana “a vista”, con ripianificazioni continue per seguire l’evoluzione delle restrizioni dello spazio aereo.
I farmaci più a rischio e l’orizzonte temporale
L’attenzione si concentra soprattutto sui medicinali oncologici, in particolare gli anticorpi monoclonali, e su altri prodotti ad alta complessità che hanno una shelf life breve e richiedono condizioni di trasporto rigorose. In molti Paesi del Golfo le scorte per questo tipo di farmaci si collocano in media intorno ai tre mesi, ma ritardi consistenti nelle consegne potrebbero eroderle rapidamente.
Esperti di supply chain sanitaria segnalano che, se la situazione non migliorerà, ospedali e distributori della regione potrebbero iniziare a registrare carenze entro quattro‑sei settimane, soprattutto per i prodotti più costosi e sensibili alla temperatura. I ritardi nelle consegne di farmaci oncologici possono tradursi in interruzioni dei cicli terapeutici, necessità di ricominciare trattamenti o peggioramento delle condizioni cliniche dei pazienti.
Una resilienza ancora presente ma in progressivo assottigliamento
Per il momento, l’industria sembra reggere l’urto grazie a tre fattori principali: la priorità accordata al carico sanitario, l’attivazione di task force interne per classificare e sequenziare le spedizioni critiche, e la capacità degli operatori di reindirizzare rapidamente i flussi. Molte aziende stanno mappando le spedizioni già in transito, decidendo quali pallet deviare, quali rinviare e dove creare nuovi punti di stoccaggio temporanei.
Tuttavia, questa resilienza ha un costo crescente e non è illimitata: se le interruzioni nel Golfo dovessero protrarsi, le scorte nei Paesi importatori si ridurrebbero, e gli shock logistici potrebbero propagarsi anche indirettamente, colpendo componenti essenziali come tappi per fiale, sacche endovenose e materiali per il packaging. Non si tratta quindi solo del farmaco finito, ma dell’intero ecosistema di forniture che consente di portarlo al letto del paziente.
Spunti di policy e leve di risposta
Nel medio periodo, la crisi mette in luce alcune vulnerabilità strutturali del sistema farmaceutico globale: forte concentrazione dei flussi su pochi hub, dipendenza da rotte geopoliticamente instabili e ridotte scorte di sicurezza per prodotti altamente specialistici. Per Paesi importatori e Unione europea, tre direttrici appaiono centrali:
Diversificazione dei corridoi logistici, con accordi preferenziali su hub alternativi e investimenti in infrastrutture di cold chain vicino ai mercati finali.
Rafforzamento delle scorte strategiche e delle capacità produttive regionali per i medicinali più critici, inclusi i farmaci oncologici e i dispositivi chiave per il loro impiego.
Maggiore cooperazione tra autorità sanitarie, regolatori e industria per condividere dati sulle giacenze, prevenire comportamenti speculativi e coordinare le priorità di spedizione in situazioni di crisi.
In un contesto in cui i conflitti armati tornano a incidere direttamente sui flussi globali, l’approvvigionamento di farmaci emerge come una dimensione essenziale della sicurezza sanitaria ed economica, che richiede strumenti di gestione del rischio ben oltre la normale logistica commerciale.
