di Emanuele Mariani
Ci sono giornate, quelle di marzo in particolare, che restano nella storia del nostro Paese. Ebbene, se nel 1961 era nato il Secondo programma Rai, nel 1976 è il turno del suo giornale. Fu la fine del monopolio della Democrazia Cristiana e l’avvio del pluralismo informativo, certificato dalla legge di riforma del 14 aprile 1975, n. 103 che attende, proprio in questi giorni in Parlamento, dopo numerose successive normative alternatesi negli anni, il suo nuovo adeguamento normativo in ossequio all’European Media Freedom Act, regolamento europeo entrato completamente in vigore, nel nostro Paese, dall'8 agosto 2025.
Domenica prossima, 15 marzo 2026, giorno della prima edizione del Tg 2, anche con un documentario proiettato al Museo Maxxi, a Roma, si celebrerà questo grande compleanno.
Il secondo telegiornale della Rai celebra mezzo secolo di informazione e l’attuale direttore Antonio Preziosi è consapevole delle sfide future che attendono la redazione da lui guidata: “Continuiamo a garantire un’informazione forte e credibile”, ha voluto evidenziare nella conferenza stampa Rai, tenutasi nella mattinata di oggi, 10 marzo 2026, nella Sala A di via Asiago, e titolata: “Tg2 – 50 anni di notizie”,
Era il 15 marzo del 1976, quando gli italiani videro arrivare sugli schermi di casa il secondo telegiornale, dopo la riforma della Rai che prevedeva l'istituzione di testate autonome per ciascuna rete, come stabilito dalla legge 14 aprile 1975, n. 103.
Fu una rivoluzione per l'informazione televisiva, perché nasceva un notiziario di ispirazione laica e orientamento socialista, a differenza del Tg1 cresciuto sotto l'egida della Democrazia Cristiana.
Poi, solo il 15 dicembre 1979, vi sarà la nascita dei Tg Regionali e del Tg 3, storicamente noto per la sua linea editoriale allineata alle posizioni di sinistra, in contrapposizione al TG1 democristiano e al TG2 socialista, considerando l’allora lottizzazione che peraltro ha sempre garantito il massimo del pluralismo di idee ed informativo anche alle altre posizioni politiche dei partiti meno rappresentati in Parlamento, secondo la logica della legge elettorale proporzionale del tempo.
Anche lo stile era innovativo, con un racconto delle notizie, più servizi filmati e dibattiti.
A lanciarlo, il primo direttore Andrea Barbato (che dovette rinunciare per questo alla vicedirezione dell’allora neonato quotidiano La Repubblica, che festeggia quest’anno il suo 50esimo, in edicola dal 14 gennaio 1976, come pure i 150 anni del principale concorrente, Corriere della Sera, uscito per la prima volta, sempre a marzo, con un numero unico, il 5 e 6 del 1876) ed alla conduzione dell’edizione d’esordio, Piero Angela.
Ora la testata celebra l'anniversario con una giornata speciale al museo Maxxi di Roma, domenica 15 marzo, dove verrà proiettato il documentario "Tg2: 50 anni di notizie", che ripercorre i principali momenti che hanno segnato la storia del telegiornale.
Nel documentario intervengono personaggi come Giovanni Allevi, Alberto Angela, Renzo Arbore, Fiorello, Paolo Garimberti, Lilli Gruber, Carmen Lasorella, Enrico Mentana, Clemente Mimun, Luciano Onder, Padre Paolo Benanti.
Per la ricorrenza anche il logo celebrativo "Tg2 50", oltre a varie iniziative editoriali, con puntate speciali di Tg2 Storie e Tg2 Dossier, e nell'edizione delle 20.30 pillole informative per scavare nei ricordi.
"I tempi rispetto a 50 anni fa sono completamente cambiati, soprattutto per l'offerta informativa massiccia alla quale ci ha abituato l'età digitale - ha sottolineato Preziosi. Oggi occorre rafforzare la propria credibilità, con un'accuratissima verifica delle fonti. Io credo che noi risponderemo alla domanda di informazione che c'è da parte del nostro pubblico se saremo in grado di garantire questo: una informazione forte, credibile, certificata dal fatto di essere una testata storica”.
Tra i momenti immortalati nel documentario il dialogo tra Papa Wojtyla e il vaticanista del Tg2 Ugo d'Ascia, che ricorda al pontefice di essere laico.
«Il Tg2 è il telegiornale laico? Se lei è laico e io sono un prete, come possiamo parlare?». Così Papa Giovanni Paolo II si rivolse al vaticanista Ugo D’Ascia durante un’intervista a bordo dell’aereo nel corso del primo viaggio apostolico in Messico nel 1979. È uno dei momenti storici ricordati durante la conferenza stampa celebrativa dei 50 anni del Tg2. «Questo episodio è l’espressione del pluralismo del nostro notiziario, che esiste ancora oggi», ha detto il direttore Antonio Preziosi.
Poi la tragedia di Alfredino Rampi, il bambino di sei anni caduto in un pozzo artesiano a Vermicino, vicino Roma, il 10 giugno 1981, seguita in diretta dal telegiornale, di certo uno tra gli eventi che hanno segnato la storia dell’informazione televisiva. Una vicenda seguita per ore in diretta televisiva da milioni di italiani, quando la redazione del Tg2 diede vita a una lunga diretta continua.
"Ricordo quella notte passata con papà e mamma davanti al Tg2 a seguire le sorti di questo bambino e purtroppo non ci fu un lieto fine - ha rimarcato Preziosi -. Ci furono anche polemiche, si parlò di Tv del dolore, però di fatto in quel momento, con l'intuizione di Giancarlo Santalmassi e della squadra del Tg 2, si inventò l’all news”.
Tra un'incursione di Fiorello e la proiezione di filmati sulla storia del Tg2, la conferenza stampa di presentazione è stata anche occasione per affrontare temi di attualità, a partire dalle polemiche per la nuova striscia di Tommaso Cerno '2 di picche' che al suo esordio ha registrato uno share del 5,36% e va in onda ogni giorno alle 14, dopo le proteste per l'ipotesi di trasmetterla prima dell'edizione delle 13. "Nei confronti di Tommaso Cerno non c'è stata una polemica diretta. La presa di posizione della redazione riguardava solo ed esclusivamente l'ipotesi di collocazione del nuovo programma - ha affermato Preziosi – Ogni contributo al pluralismo costituisce comunque un arricchimento per il servizio pubblico e per chi da casa ci onora della sua attenzione e del suo ascolto”.
Guardando al futuro del notiziario, Preziosi ha spiegato: «A me interessa fare informazione di qualità, realizzare un’accurata verifica delle fonti e innalzare il tetto di eticità del nostro lavoro. Credo che risponderemo alla domanda di informazione del pubblico se saremo in grado di garantire un’informazione forte, credibile e certificata dalla nostra storia» .
Insomma, “50 anni di notizie” è il titolo adeguato al racconto della lunga leggendaria epopea del secondo telegiornale della Rai, che festeggerà il suo anniversario il prossimo 15 marzo.
Dalla nascita nel 1976, fino al racconto delle Olimpiadi di Milano-Cortina, la testata si è distinta negli anni per uno stile informativo meno formale e più spigliato, che l’ha resa riconoscibile ai telespettatori. «Il Tg2 ha raccontato cinque decenni di storia italiana e internazionale» – ha ricordato Preziosi – «Dopo cinquant’anni, rinnoviamo il nostro patto con telespettatrici e telespettatori: quello di un’informazione chiara, onesta e completa, nel solco della grande storia del nostro telegiornale e guardando sempre verso il futuro».
Il notiziario non è solo edizioni informative, ma anche rubriche che hanno segnato la storia dell’informazione Rai, come ‘Odeon’, ‘Tg2 Dossier’ (che, dal 1976, omaggia il cantautore Franco Battiato utilizzando, come sigla del programma, il suo brano “Propriedad prohibida”), ‘Medicina 33’ e ‘Tg2 Post’, programma in onda dal 2019 dedicato all’approfondimento dell’attualità. Accanto alla cronaca, la testata ha sviluppato negli anni anche una linea editoriale attenta alle “good news” con ‘Tutto il bello che c’è’, «una rubrica all’avanguardia che ha la missione di raccontare fatti belli e di cui siamo tutti molto orgogliosi» , ha spiegato Preziosi.
Per celebrare l’anniversario, dal 15 marzo il telegiornale adotterà anche un logo celebrativo, con il marchio storico accompagnato da un “50” dorato. Le rubriche della testata dedicheranno ampio spazio alla ricorrenza nei prossimi giorni.
Dal 16 marzo, partiranno, inoltre, pillole informative all’interno dell’edizione serale del telegiornale, brevi contributi dedicati a recuperare e raccontare la memoria della testata.
Tra le iniziative presentate durante l’incontro con la stampa c’è anche il documentario realizzato da Rai Documentari insieme a Rai Teche, che ripercorre la storia del telegiornale attraverso immagini d’archivio, servizi storici e testimonianze dei protagonisti.
Il documentario sarà presentato in anteprima domenica 15 marzo al museo MAXXI di Roma e raccoglie i racconti di alcuni dei volti più noti del giornalismo televisivo italiano, tra cui Lilli Gruber, Carmen Lasorella ed Enrico Mentana, insieme a personalità della televisione e dello spettacolo come Renzo Arbore e Fiorello, che ha improvvisato un'incursione lui che sulla seconda rete è stato in onda ogni mattina con Viva Rai2!, protagonista in conferenza stampa insieme a Fabrizio Biggio: «Io ho un’età. Abbiamo fatto tante cose insieme. Il Tg2 è stato sempre avanti » – ha detto scherzando lo showman. «Io ricordo l'avvento del Tg2 come fu incredibile. C'era una specie di triangolino bianco che ce lo segnalava, il top della tecnologia. La Rai quanto era avanti, non era importante cosa ci fosse dall'altra parte, l'importante era che ci avvisavano che cambiando trovavamo il Tg2, le prime anchorwomen. Il Tg2 è stato sempre avanti... Adesso un po' meno": così Fiorello irrompendo assieme a Biggio nella sala di Via Asiago alla conferenza stampa per i 50 anni del Tg2 con il direttore Antonio Preziosi e la direttrice dell'Ufficio stampa Rai, Incoronata Boccia.
"Vi chiediamo scusa, ma era doveroso venirvi a trovare. Dottoressa Incoronata... Con questo cognome Boccia, ma siete parenti?", ha proseguito il vulcano Fiorello, ricordando al direttore Preziosi di avere "in comune le mogli", nel senso che entrambe si chiamano Susanna.
Rep Insomma, happy birthday, Tg2 e allora non resta che attendere domenica il 50° compleanno del secondo telegiornale italiano ed al Maxxi di Roma la proiezione del documentario che ne ripercorre la storia. Per chi non ha vissuto quegli anni, è difficile capire l’importanza che ha avuto l’apertura di un secondo notiziario. Per vent’anni, si accennava in apertura, l’informazione tv era stata monopolio del ‘Programma nazionale’ (così si chiamava allora Rai1) in eterna reggenza della Dc, una Dc che vedeva come propria missione informare ma anche educare – soprattutto senza dare scandalo – gli italiani. Chi non aveva la possibilità, o la voglia, di comprare un giornale, a quella fonte doveva abbeverarsi. Ma il 15 marzo del 1976, tutto cambiò: gli italiani scoprirono che le notizie potevano essere raccontate in modo diverso o, addirittura, che c’erano notizie che dall’altra parte non venivano riferite.
Fu il glorioso periodo di un Tg2 dall’anima socialista, irruente, focoso, sanguigno, che voleva descrivere l’Italia agli italiani come non l’aveva mai fatto nessuno. Notizie diverse, punti di vista diversi, ospiti diversi: tutto per scalfire il massiccio fino ad allora inviolabile della velata propaganda democristiana. Un’epoca vissuta, come detto anche da Fiorello, nell’improvvisata alla conferenza stampa di via Asiago: “Io ricordo l’avvento del Tg2 fu incredibile. Ma come, ce n’è un altro!...”.
Il Tg2 è stato popolato da giornalisti che hanno lasciato il segno: il primo direttore, come detto, fu Andrea Barbato, a cui seguirono Ugo Zatterin, Antonio Ghirelli, Alberto La Volpe, Paolo Garimberti, Clemente J. Mimun poi trasvolato (e resta tuttora) a Mediaset. E qui ci fermiamo. Giornalisti con la fedina del cronista pulita, la notizia prima di tutto, lasciamo da parte le paludate e mortifere dichiarazioni istituzionali, ficchiamo il naso dappertutto per vedere l’aria che tira. Sotto la direzione di questi signori spuntarono talenti scalpitanti: alla conduzione non si possono non citare Mario Pastore, Italo Moretti, Nuccio Puleo, Giancarlo Santalmassi, Mimmo Liguoro, Roberto Amen, Michele Cucuzza, Piero Marrazzo, con un giovane Enrico Mentana che, dopo gli inizi al Tg 1, nel 1989, venne nominato vice direttore del TG2. E anche gli allora speaker, tra i quali, ricordiamo, tra i tanti, come volto e voce femminile, Teresa Piazza.
Mentre ai microfoni in giro per il mondo si alternava gente del calibro di Giuseppe ‘Joe’ Marrazzo, Ruggero Orlando (“Qui Nuova York”), Jas Gawronski, Carlo Mazzarella. Sempre al Tg2, debuttarono le prime conduttrici donne: Lilli Gruber, che Antonio Ghirelli andò a pescare al Tg regionale dell’Alto Adige, Carmen Lasorella, Alda D’Eusanio, Lorenza Foschini. Senza contare l’esplosiva formazione della redazione sportiva: ne facevano parte fuoriclasse come Bruno Pizzul e Gianni Minà. Poi le innumerevoli rubriche concepite negli anni: libri, musica, costume e società, gastronomia, soprattutto titoli immortali come ‘Medicina 33’, ‘Di tasca nostra’, ‘Dribbling’, il mitico ‘Odeon’ che ci informava, noi poveri provinciali, su ciò che accadeva nel mondo per ciò che riguardava lo spettacolo con l’indimenticabile sigla suonata da Keith Emerson.
Come tutte le rivoluzioni, anche quella del Tg2 era destinata ad affievolirsi e sopirsi. Con Mani Pulite, l’onda ribelle dei socialisti s’infranse bruscamente, il Tg2 cadde in mani meno arrembanti, di altra estrazione politica, meno aggressiva – la tradizione di un giornalismo diverso e più fresco venne proseguita dal Tg3 di Sandro Curzi. Ma la brusca sterzata impressa dal Tg2 all’informazione video resta un cambiamento epocale nella storia della tv italiana e di questo anche chi scrive queste note, che ha avuto i nonni materni tra i primi abbonati alla radio ed alla televisione, sente di esternare gratitudine al Tg 2, come i milioni di telespettatori che ogni giorno vi si sintonizzano. Tutto il resto è venuto dopo.
