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di Emanuele Mariani

Non è un giorno come gli altri, per gli Italiani, il 16 marzo, anche se, di recente, è diventato il titolo di una canzone d’amore di Achille Lauro. Quel giorno, quella mattina, l’Italia cambiò per sempre, non fu più la stessa e ancora oggi, a quasi cinquant’anni da quel drammatico evento della strage di via Mario Fani e del rapimento di Aldo Moro, tutti noi ne paghiamo, per certi versi, le conseguenze.

Quel giorno, il 16 marzo del 1978 era un giovedì come tanti altri nel nostro Paese, dopo un mercoledì calcistico di Coppa dei Campioni, che vide la Juventus vincere, ai rigori, contro l’Ajax ed approdare alla semifinale, bianconeri che poi vinsero lo scudetto proprio con un pareggio (1 – 1) con la Roma, il 30 aprile 1978, all’Olimpico, in pieno sequestro Moro, campionato di calcio che si concluderà domenica 7 maggio 1978, due giorni prima del ritrovamento, il 9 maggio (un martedì), del cadavere dello statista pugliese, che era nato a Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916.

Era una normale mattinata di lavoro per impiegati, professionisti, operai, insegnanti e una tipica giornata di scuola per i milioni di ragazzi delle elementari, compreso chi scrive queste note (il pulmino con cui viaggiava il futuro giornalista Marco Damilano, allora bambino, passò per via Fani pochi minuti prima della sparatoria), medie, superiori e per gli universitari (tra questi, un giovane Francesco Pannofino, attore e doppiatore, allora studente in attesa di un autobus, proprio in via Mario Fani).

Insomma, il 16 marzo del 1978, la storia del nostro Paese cambiò direzione in modo drammatico: poco prima delle 09:00 di mattina, avvenne, infatti, appunto in via Mario Fani, a Roma, vicino al Forte Trionfale, non lontano da via della Camilluccia, che porta a Monte Mario, la strage dei cinque uomini di scorta (il maresciallo dei carabinieri Oreste Leonardi, l’appuntato Domenico Ricci e tre agenti di polizia: Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino) e rapimento di Aldo Moro, uno dei principali uomini politici del nostro tempo, in quel momento presidente della Democrazia Cristiana, due volte Presidente del Consiglio (la prima, dal 5 dicembre 1963 al 25 giugno 1968 e la seconda, dal 23 novembre 1974 al 30 luglio 1976).

Anche come ministro degli Esteri (dal 5 agosto 1969 al 26 giugno 1972 e dal 7 luglio 1973 al 23 novembre 1974), rappresentò il Paese nel mondo; ma soprattutto fu colui che maggiormente contribuì a dare forma all’avvicinamento politico tra Dc e Pci, comprendendone leragioni profonde e prevedendone le soluzioni. Mite e duttile nelle modalità d’incontro, ma anche coerente nei ragionamenti e tenace nelle convinzioni, Moro fu altro: un intellettuale, un giurista, un credente, un fine interprete delle tensioni e delle passioni del suo tempo, un uomo del dialogo e della ragione.

Nella mattinata di quel 16 marzo 1978, era fissata la presentazione del quarto governo guidato da Giulio Andreotti che avrebbe visto per la prima volta nella storia repubblicana, l’appoggio esterno del Partito Comunista di Enrico Berlinguer. Si trattava di una svolta storica: il celebre compromesso.

La Fiat 130 che trasportava il presidente della Dc dalla sua abitazione alla Camera dei Deputati, venne intercettata, per la precisione, all’incrocio tra via Fani e via Stresa, dove, allora come oggi, era presente uno stop, da un commando terroristico. I cinque uomini della scorta vengono uccisi sul colpo, Moro sequestrato. Dopo una prigionia di 55 giorni, il suo corpo sarà ritrovato il 9 maggio, in altra parte della città di Roma, precisamente nel centro storico della Capitale, in via Michelangelo Caetani, a metà strada tra le sedi dell’epoca del Pci, in via Botteghe Oscure e quella della DC, in piazza del Gesù, nei pressi della Crypta Balbi (all’epoca in restauro), luogo non lontano dal foro romano di largo di Torre Argentina, teatro di avvenimenti legati alle Idi di Marzo ed alla storia della Roma dei Cesari.

La prima telefonata arriva al “113”. Sono le 09:03, una voce anonima riferisce di una sparatoria (e, dopo poco, le linee telefoniche si iniziarono ad intasare in zona Monte Mario - Trionfale, fino a far risultare difficili le comunicazioni).

Ma chi fu a dare per primo la notizia della strage di via Fani e del rapimento di Moro?; al tempo, non vi erano cellulari né altri mezzi rapidi di comunicazione, come al giorno d’oggi.

moro

Ebbene, lo ha raccontato in uno suo libro, scritto con Eugenio Marcucci: “Aldo Moro – Quei terribili 55 giorni”, uscito nel 2003 ed edito da Rubettino, Gustavo Selva, il direttore del GR 2 della Rai, nel 1978, che fu il primo in assoluto a dare la notizia in radio; ricordiamo che era anche il tempo delle emittenti radiofoniche private libere e che la radio era un mezzo di informazione altamente diffuso in quegli anni (forse più di oggi), se si pensa solo alle autoradio. 

Poi sarebbero arrivate le varie edizioni straordinarie televisive del Tg 1 e Tg 2 e servizi filmati come, tra i tanti e fra tutti, quell’unico drammatico lungo piano-sequenza firmato da Paolo Frajese. 

Fu un giornalista che abitava in zona, proprio a via Mario Fani, Giorgio Chiecchi, a telefonare a Selva, il quale giudicò sulle prime la notizia incredibile. 

Ecco le parole riportate nel testo: “Sono in via Fani, c’è stato un attentato. Hanno rapito il presidente Moro e assassinato la scorta! E’ accaduto di fronte a casa mia ed ho visto tutto!”. 

Si cercarono conferme dal Ministero degli Interni, come peraltro corretto in questi casi, per avere, anche da fonte ufficiale, maggiori ragguagli, ma le linee erano occupate. Ed allora il Direttore decise di fidarsi del collega, serio ed affidabile e chiese di interrompere un programma musicale che stava andando in onda, alle 09:20 di quel giorno, sulla seconda rete radiofonica, dal taglio primaverile e leggero, intitolato “Due voci e un pianoforte”; le voci erano quelle di Sheila e di Peppino Gagliardi, al pianoforte suonava Roger Williams, mancando una decina di minuti al breve giornale radio delle 09:30, cui sarebbe seguita da palinsesto, la replica della diciannovesima puntata dello sceneggiato “Il dottor Zivago”.

Alle 09:25, fu la voce rotta dall’emozione di Cesare Palandri a dare il primo annuncio pubblico della strage dei 5 uomini della scorta e del rapimento Moro: “Gentili ascoltatori, siete collegati con la redazione del GR 2. Interrompiamo le trasmissioni per una drammatica notizia che ha dell’incredibile e che, anche se non ha avuto finora conferma ufficiale, purtroppo sembra sia vera. Il Presidente della Democrazia Cristiana, l’onorevole Aldo Moro, è stato rapito poco fa a Roma da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto quasi davanti all’abitazione del parlamentare, nella zona della Camilluccia. I terroristi avrebbero sparato contro la scorta che accompagnava il Presidente democristiano, avrebbero poi caricato a viva forza l’onorevole Moro su una macchina e si sarebbero allontanati facendo perdere le loro tracce. Non sappiamo altro per il momento. Ovviamente, nel corso della mattinata, ci collegheremo altre volte, interromperemo le trasmissioni. C’è da aggiungere che la scorta dell’onorevole Moro era composta da 5 agenti: sarebbero tutti morti”. 

Gustavo Selva, anni dopo, confessò i suoi timori e perplessità fino all’ultimo sul fatto di dare una notizia di tale rilievo e portata, fidandosi (e se poi non fosse stata del tutto vera…); fece quasi un’“irruzione” nello studio del Gr2, per leggere un suo editoriale, quasi interrompendo il giornalista che stava conducendo il giornale radio dopo aver annunciato la notizia “incredibile” del rapimento di Aldo Moro.

moro2Selva è deceduto proprio il giorno 16 marzo 2015, a 37 anni da quell’annuncio di cui andava fiero. «Mi giunse una telefonata da un collega che abitava in via Fani e poteva vedere dalla finestra cosa stesse accadendo. Poi bastò sentire lo sfrecciare delle volanti in via del Babbuino (dove allora avevano sede i Gr) per capire che era tutto vero: avevano rapito Aldo Moro». 

Selva (divenuto popolare per via delle imitazioni di Alighiero Noschese nello show del sabato sera davanti a decine di milioni di telespettatori: “Qui Bonn, vi parla Gustavo Selva Oscura…”) ha scritto sulla vicenda dei 55 giorni, il libro di cronaca di cui si è detto in apertura e che contiene una notizia mai smentita e che Selva non ha mai voluto approfondire con i giornalisti: e cioè che Moro quel giorno prese quella strada perché, come possibile destinazione (oltre a quella della Chiesa di Santa Chiara, a piazza Giochi Delfici, dove non mancava mai alla Messa del mattino), vi era il Centro Studi Alcide De Gasperi, alla Camilluccia, per un incontro, non annunciato, con Benigno Zaccagnini, nel quale si ipotizzava che l’argomento del colloquio fosse convincerlo a non dimettersi da segretario della Dc perché non condivideva il governo Andreotti che si presentava alle Camere proprio la mattina del 16 marzo del 1978.  

Sei minuti dopo, alle 09:31. Solo un rimbalzo di frequenze, la notizia è confermata. E’ il Gr1, anch’esso in edizione straordinaria. “Il presidente della Democrazia cristiana Aldo Moro è stato rapito, a Roma, stamane, all’uscita della sua abitazione. Gli uomini della scorta colpiti e uccisi, non si sa se ancora tutti, dal fuoco del commando”. La notizia fa il giro del mondo. L’Italia si ferma. Chi è a casa accende la tv e la radio. Aspetta, incredula. I giornalisti dell’Ansa sospendono l’agitazione. “In considerazione della situazione creatasi con il tragico episodio del rapimento dell’onorevole Moro, il comitato di redazione dell’Ansa, d’intesa con la rappresentanza sindacale e accogliendo l’invito della Federazione nazionale della stampa, decide di sospendere lo sciopero di 24 ore già proclamato e di riprendere le trasmissioni”. Alle 10:16 arriva in redazione una telefonata: “Sequestrato il presidente della Democrazia cristiana, Moro, ed eliminato le sue guardie del corpo, teste di cuoio di Cossiga”. Due minuti prima c’era stata un’altra telefonata anonima, all’Ansa di Milano. “Portato l’attacco al cuore dello stato” e che “l’onorevole Moro è solo l’inizio”. E’ invece l’inizio di una lunga diretta. Durerà 55 interminabili giorni. L’Italia incollata alla tv, dalle ore 10 del 16 marzo 1978 fino a quel pomeriggio del 9 maggio 1978 quando il corpo di Moro sarà ritrovato in una Renault 4 rossa, in via Caetani. 

Il pensiero di chi scrive queste note è sempre andato ed andrà alle famiglie di tutte le vittime del terrorismo che mai si finirà di ricordare anche, per chi crede, nella preghiera. Altre immagini indimenticabili che passeranno alla storia (di cui tutti noi siamo parte), come quelle del primo giorno. Quelle di quella mattina. Il 16 marzo.

 

14-03-2026
Autore: Emanuele Mariani
saggista e scrittore
meridianoitalia.tv
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