di Emanuele Mariani
Non è un giorno come gli altri, per gli Italiani, il 16 marzo, anche se, di recente, è diventato il titolo di una canzone d’amore di Achille Lauro. Quel giorno, quella mattina, l’Italia cambiò per sempre, non fu più la stessa e ancora oggi, a quasi cinquant’anni da quel drammatico evento della strage di via Mario Fani e del rapimento di Aldo Moro, tutti noi ne paghiamo, per certi versi, le conseguenze.
Quel giorno, il 16 marzo del 1978 era un giovedì come tanti altri nel nostro Paese, dopo un mercoledì calcistico di Coppa dei Campioni, che vide la Juventus vincere, ai rigori, contro l’Ajax ed approdare alla semifinale, bianconeri che poi vinsero lo scudetto proprio con un pareggio (1 – 1) con la Roma, il 30 aprile 1978, all’Olimpico, in pieno sequestro Moro, campionato di calcio che si concluderà domenica 7 maggio 1978, due giorni prima del ritrovamento, il 9 maggio (un martedì), del cadavere dello statista pugliese, che era nato a Maglie, in provincia di Lecce, il 23 settembre 1916.
di Emanuele Mariani
Ci sono giornate, quelle di marzo in particolare, che restano nella storia del nostro Paese. Ebbene, se nel 1961 era nato il Secondo programma Rai, nel 1976 è il turno del suo giornale. Fu la fine del monopolio della Democrazia Cristiana e l’avvio del pluralismo informativo, certificato dalla legge di riforma del 14 aprile 1975, n. 103 che attende, proprio in questi giorni in Parlamento, dopo numerose successive normative alternatesi negli anni, il suo nuovo adeguamento normativo in ossequio all’European Media Freedom Act, regolamento europeo entrato completamente in vigore, nel nostro Paese, dall'8 agosto 2025.
di Marco Scarzello
Come il mare in burrasca spazza l'arenile liberando le rocce dalla sabbia, così le tempeste della storia fanno emergere questioni etiche fondamentali; in questo tempo di pandemia accade per i principi cardine della convivenza civile, e accade per il giornalismo.
L'informazione è un bene essenziale nelle società democratiche perché consente ai cittadini di orientarsi, proprio come gli escursionisti utilizzano le mappe geografiche per raggiungere la meta; qui i luoghi costituiscono i punti di riferimento, là sono le notizie.
Leggi tutto: Giornalismo indipendente e militante nella pandemia
l’analisi in un libro della presidente di vigilanza rai, Barbara Floridia
di Emanuele Mariani
C’era una volta il servizio pubblico radiotelevisivo o meglio quale sarà il suo futuro e quello della Rai.
Ecco, mentre a Roma, a viale Mazzini,sede, dalla metà degli anni ’60, della Direzione generale della più importante azienda culturale del nostro Paese, dal 31 gennaio 2025, sono in corso inoti lavori di ristrutturazione per la messa in sicurezza dello stabile, con spostamento delle risorse, in via Alessandro Severo, ed i vertici e i consiglieri di amministrazione temporaneamente trasferiti in via Asiago, non solo, a livello di principali immobili, sta accadendo qualcosa alla televisione pubblica.
Per cambiare l’Italia devono cambiare gli italiani
di Laura Caldara
Duecento quarantotto miliardi complessivi, sei missioni, riforme strutturali per un Paese che ancora soffre, messo in ginocchio da una pandemia che continua a far crescere ansie e timori di un futuro incerto.
Tanti buoni propositi per raggiungere un solo obiettivo. Far uscire l’italia il prima possibile da questo incubo. Ma sarà davvero così facile uscirne o è utopia mascherata di velleità solo per placare gli animi di un paese ormai all’estremo delle forze?
Quasi 120.000 morti per il Covid-19,”. Il Pil crollato dell’8,9% nel 2020, l’occupazione scesa del 2,8%, con i giovani e le donne che hanno pagato il prezzo più alto a questa crisi. Un’ Italia che ne esce impoverita, drammaticamente. “Tra il 2005 e il 2019 – indica infatti il premier – il numero di persone sotto la soglia di povertà assoluta è salito dal 3,3 al 7,7%, per poi aumentare fino al 9,4% nel 2020”.
Leggi tutto: Oltre il Recovery Plan