di Gianni Lattanzio
C’è un momento, nella vita delle relazioni internazionali, in cui un accordo commerciale smette di essere semplice tecnica negoziale e diventa dichiarazione di intenti geopolitica. Il 14 luglio 2026 il Consiglio dell’Unione Europea ha dato l’approvazione finale all’Accordo Interinale sul Commercio (ITA) con il Messico, chiudendo un percorso negoziale aperto nel 2016 e concluso formalmente il 17 gennaio 2025. Non si tratta di un atto burocratico fra tanti: è, come lo ha definito il presidente del Consiglio europeo António Costa al momento della firma, “una vera dichiarazione geopolitica”.
L’accordo modernizza il pilastro commerciale del Global Agreement UE-Messico, in vigore dal 2000, e arriva dopo la firma solenne del 22 maggio 2026 durante l’ottavo summit UE-Messico e il via libera del Parlamento europeo dell’8 luglio scorso. Il tempismo non è casuale: sia Bruxelles sia Città del Messico hanno accelerato la conclusione dell’intesa proprio mentre l’amministrazione Trump intensificava la propria offensiva tariffaria, spingendo entrambe le parti a cercare rifugio in un ancoraggio reciproco meno esposto alle turbolenze transatlantiche. Il Messico, che indirizza la maggioranza delle proprie esportazioni verso gli Stati Uniti, ha così trovato nell’Unione un partner capace di offrire stabilità normativa e prevedibilità giuridica, due beni sempre più rari nell’attuale congiuntura commerciale mondiale.
I numeri raccontano già una relazione robusta, prima ancora che l’accordo produca i suoi effetti. Il Messico è il secondo partner commerciale dell’UE in America Latina, mentre l’Unione è la terza controparte commerciale del Messico. Gli scambi bilaterali hanno toccato quasi 87 miliardi di euro in beni nel 2025 e oltre 29 miliardi in servizi nel 2024, con una crescita, nel decennio 2014-2024, superiore al 75% per i beni e al 171% per i servizi. Oggi oltre 11.000 imprese europee operano già in territorio messicano, generando 5,5 milioni di posti di lavoro e un investimento cumulato di 207 miliardi di euro, e su questa base già solida si innesta ora un pacchetto di liberalizzazioni che dovrebbe favorire oltre 45mila imprese esportatrici, in gran parte piccole e medie realtà, attraverso l’eliminazione della maggior parte dei dazi residui, l’apertura degli appalti pubblici e una più ampia liberalizzazione dei servizi.
Sul fronte agroalimentare l’accordo abbatte il 95% delle tariffe messicane più elevate, ampliando l’accesso al mercato per le esportazioni europee, e tutela 568 indicazioni geografiche europee accanto a 26 messicane, impedendo la commercializzazione di imitazioni. Non meno rilevante è il capitolo dedicato alle materie prime critiche: il Messico fornisce circa un terzo del fluorospato utilizzato dall’UE nella produzione di acciaio e alluminio, oltre a riserve di antimonio, rame, zinco e piombo essenziali per la transizione verde e digitale del continente. E poi c’è la porta finora più chiusa, quella degli appalti pubblici: l’accordo garantisce un accesso senza precedenti alle procedure di gara in 14 stati messicani, un varco che il Parlamento europeo ha salutato come una svolta, pur chiedendo ulteriori estensioni a tutto il territorio federale.
Ma la vera cesura rispetto al passato riguarda un terreno meno visibile e più delicato: quello dei diritti. A differenza del Global Agreement del 2000, l’intesa modernizzata introduce impegni giuridicamente vincolanti su lavoro, ambiente e diritti umani, fondati sulle convenzioni fondamentali dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro e sull’Accordo di Parigi sul clima. È una svolta di sostanza, non di forma: questi impegni sono ora sanzionabili attraverso procedure di risoluzione delle controversie affidate a panel indipendenti di esperti, e solo come misura di ultima istanza, in caso di violazioni gravi, possono condurre alla sospensione proporzionata delle concessioni commerciali negoziate. Il Parlamento europeo ha approvato l’accordo con un’ampia maggioranza, ma la risoluzione che accompagna il voto esprime “profonda preoccupazione” per la situazione dei diritti umani in Messico, segno che l’applicazione pratica di queste clausole resterà sotto stretta osservazione politica nei prossimi anni.
L’importanza geopolitica dell’accordo, tuttavia, trascende ogni singolo capitolo tecnico e va compresa alla luce della strategia europea di diversificazione. Con l’ingresso in vigore del Mercosur e ora con questo ITA, il 97% del PIL dell’America Latina e dei Caraibi risulta coperto da accordi preferenziali sofisticati con l’Unione Europea, secondo quanto dichiarato da un funzionario europeo di alto livello: “Non c’è altra regione al mondo con una rete di accordi così densa e connessa”. È il segno di un’Europa che, spinta dalle tensioni con Washington e dalla crescente influenza cinese in America Latina — dove il Messico è diventato un hub per la produzione di veicoli elettrici — cerca di costruire una rete di alleanze capace di ridurre la propria dipendenza dai due grandi blocchi che dominano la competizione globale.
Anche la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha insistito sulle opportunità dischiuse dall’accordo in settori come farmaceutica, agricoltura, innovazione tecnologica e mobilità elettrica, mentre la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha parlato di un’intesa che “dà ali per volare molto in alto”. Parole che, al di là della retorica diplomatica, testimoniano la consapevolezza di entrambe le parti di aver siglato non un semplice trattato commerciale, ma un pilastro della futura architettura multipolare.
Poiché l’ITA rientra nella competenza esclusiva dell’Unione, non richiede la ratifica dei singoli Stati membri ed entrerà in vigore il primo giorno del secondo mese successivo alla notifica reciproca del completamento delle procedure interne, con il Messico che dovrebbe concludere il proprio processo di ratifica dopo l’estate. Resta un capitolo ancora aperto, e forse il più decisivo: quello dell’Accordo Globale Modernizzato (MGA), che richiede la ratifica di tutti i ventisette Stati membri e che, una volta perfezionato, assorbirà l’ITA estendendo la cooperazione a sicurezza, giustizia, lotta alla corruzione e diritti umani. È in quella fase compiuta della partnership, più che nell’attuale accordo interinale, che si misurerà la reale profondità strategica del legame euro-messicano: un’alleanza che, nata dalla contingenza tariffaria, potrebbe consolidarsi come architrave duratura dell’ordine multipolare che va faticosamente prendendo forma sotto i nostri occhi.

