di Emanuele Mariani
Cosa hanno in comune due libri, una ricorrenza, un incontro sulle periferie del mondo con l’attualità del messaggio di San Francesco e persino con il 63esimo anniversario dell’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II che cade proprio oggi, 11 ottobre 2026, dedicato alla memoria del grande Pontefice, San Giovanni XXIII, proprio mentre apprendiamo che Leone XIV dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico e per questo lo accompagnamo con le nostre preghiere?
Per rispondere alla domanda possiamo partire dall’opera di San Francesco tratteggiata in un volume di Sabrina Nanni, scrittrice ed artista, pittrice di immagini di pontefici e religiose (che arricchiscono il testo), originaria di una cittadina benedettina e francescana insieme, Subiaco (Roma), libro uscito in questi giorni per le edizioni Fergen, dal titolo: “San Francesco – La fratellanza e altre storie ai nostri giorni”.
Ecco qui si analizza proprio l’attualità del messaggio francescano ad 800 anni dalla scomparsa del Santo di Assisi, che peraltro rimanda alla pace, argomento principe dell’Enciclica Pacem in Terris di San Giovanni XXIII dell’11 aprile 1963 ed è presente anche in particolare in due costituzioni conciliari, la Lumen Gentium (sulla Chiesa) e la Gaudium et Spes (sulla Chiesa nel mondo contemporaneo).
Accanto alla dimensione storica di Francesco ripercorsa nella prima parte, il libro guarda al presente attraverso 21 brevi istantanee contemporanee, pensate come metafore degli insegnamenti francescani su fede, fratellanza, umiltà, semplicità, amore, amicizia, carità, pace e rispetto per la natura.
Sabrina Nanni propone uno spaccato della vita di San Francesco e raccoglie storie ambientate nel presente, affrontando temi come droga, carcere, bullismo, solitudine, rapporto con gli animali, perdita dei valori e uso dei social.
Un percorso che prova a rileggere il messaggio francescano alla luce dei problemi e delle fragilità del nostro tempo ed è arricchito da citazioni di testi e preghiere di Papa Giovanni Paolo II, che nel 1979 proclamò San Francesco patrono degli ecologisti, di Benedetto XVI, di Papa Bergoglio e di Leone XIV.
Il testo è stato presentato proprio il giorno della festa del Santo, il 4 ottobre scorso, a Roma, nella Chiesa di San Giacomo alla Lungara, a Trastevere, dove risiede la comunità dei Frati Minori Conventuali che ha così festeggiato la ricorrenza che quest’anno peraltro è stata celebrata di domenica.
Ad aprire l’incontro è stato proprio Padre Vittorio Trani, cappellano del carcere di Regina Coeli e autore della prefazione del volume, che ha sottolineato l’originalità del libro e la possibilità di leggerlo attraverso due percorsi paralleli: da una parte il rapporto con il creato e il senso della fratellanza universale, dall’altra il richiamo alla quotidianità e alle difficoltà che attraversano la società contemporanea.
“L’uomo è fratello, il lupo è fratello, le rondini sono sorelle”, ha ricordato Padre Trani, richiamando uno dei temi centrali del pensiero francescano.
Durante la presentazione, Sabrina Nanni ha raccontato anche l’esperienza personale che ha accompagnato la nascita del libro: “Sono rimasta senza nulla, ma non senza la fede che porto sempre con me. Ho dovuto ricominciare da capo e San Francesco mi ha insegnato dove sedermi”, ha spiegato.
Una vicenda che, nelle sue parole, l’ha portata a guardare in modo diverso la fragilità delle persone. “Per me i lebbrosi di San Francesco oggi sono i ragazzi delle comunità di recupero, gli ex detenuti che hanno compreso i propri errori, i bambini vittime di bullismo, le persone sole e chi vive un momento di sofferenza nascondendosi dietro un silenzio o un sorriso”.
La stessa copertina del libro nasce da questa volontà di avvicinare la figura del Santo alle nuove generazioni. Nanni ha scelto di rappresentare un San Francesco giovane (anche nel ritratto che campeggia nella copertina del libro), con l’intento di renderlo più vicino ai ragazzi e proporne i valori come alternativa a una società spesso dominata dall’apparire.
Tra i temi affrontati anche il rapporto con la natura e con ogni forma di vita. “San Francesco custodiva la natura e amava ogni creatura. Oggi, invece, spesso non calpestiamo soltanto gli animali, ma anche le persone, con avidità, egoismo, invidia e, a volte, con le parole”, ha osservato l’autrice.
Durante l’incontro sono state esposte anche alcune opere a olio firmate dalla stessa Sabrina Nanni e dedicate agli ultimi quattro Pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco e Leone XIV.
Il dibattito ha coinvolto anche altri ospiti. Giancarlo Giambarresi ha ricordato il successo di “Forza Venite Gente”, il celebre recital su San Francesco scritto da Mario Castellacci e rappresentato dal 1981 anche da numerose compagnie parrocchiali.
Il giornalista Federico Gennaccari si è soffermato invece sulla figura di Tommaso da Celano e sul rapporto tra San Francesco e l’Abruzzo, richiamando i luoghi, le reliquie e le testimonianze legate alla presenza del Santo nella regione. Nel corso dell’intervento sono stati ricordati anche i numerosi riferimenti francescani presenti nella letteratura, nel cinema e nella musica, da Dante a Rossellini, Zeffirelli, Liliana Cavani, Angelo Branduardi e Simone Cristicchi.
A chiudere idealmente il percorso è stato il richiamo di Padre Angelo D’Onofri, che per 56 anni ha lavorato nella Segreteria di Stato Vaticana al servizio di sei Pontefici. Secondo D’Onofri, l’insegnamento di San Francesco può essere ricondotto a due parole: umiltà e amore.
“Madre Teresa di Calcutta diceva che ogni palazzo ha due elementi fondamentali: le fondamenta e il tetto. Le fondamenta, legate alla terra, rappresentano l’umiltà; il tetto, che guarda al cielo, rappresenta l’amore”.
Altro volume apparentemente lontano dai temi religiosi ma che sorprendentemente potrebbe rivelarsi meno laico di quanto possa sembrare, è il testo (ultimo lavoro in ordine di tempo della sua vasta produzione scientifica) della professoressa e studiosa di processi sociali, Milena Gammaitoni, dal titolo: “La sociologia. Storia e storie. Teoria e ricerca empirica” per le edizioni Utet Università 2025, presentato lo scorso 9 ottobre 2026, al Festival della Sociologia, a Narni, da illustri relatori, come la sociologa e sindacalista, Eliana Como, il sociologo professor Roberto Cipriani, la sociologa professoressa Silvia Fornari, il professore di Sociologia Generale, Francesco Antonelli, i quali hanno individuato le particolarità dell’analisi sociologica del volume della Gammaitoni.
In particolare, a riassumere tutti i contributi presenti e passati, vale quanto ricordato, in una precedente riflessione che si può leggere anche sui social, da Eliana Como: a volte un manuale cambia la vita a una studentessa e ad uno studente, come può averla cambiata l’esempio positivo di San Francesco – riprendendo gli spunti del testo precedente – a tante persone ancora oggi.
Accadde – per Eliana Como – con il manuale “Il mondo della produzione. Sociologia del lavoro e dell’industria” del professor Aris Accornero, divenuto poi il suo più importante maestro.
La Como ricorda, ancora, quando a 20 anni, scoprì in quelle pagine un mondo che si apriva su altri mondi ed altri mondi ancora…Insomma, per Eliana Como, un manuale di sociologia è una cosa seria. In particolare quello della professoressa Milena Gammaitoni, anche perché è tra le poche a non aver dimenticato le donne che contribuirono alla storia della sociologia.
Il testo, infatti, risponde ad alcune esigenze epistemologiche, utilizzando un nuovo linguaggio per una diversa consapevolezza storico-sociale che ricostruisce i contesti politici, le relazioni culturali, le scoperte scientifiche, le innovazioni artistiche in cui hanno vissuto sociologhe e sociologi di ogni epoca, a partire dalla valorizzazione e sistematizzazione nella storia della sociologia dalle prime sociologhe fondatrici, fino alle contemporanee.
L’intento è di concorrere a formare coscienze critiche nella definizione di un sapere universale, dialogico e transdisciplinare.
Milena Gammaitoni, sociologa, è professoressa associata di Sociologia Generale, presso l’Università di Roma Tre, Dipartimento di Scienze della Formazione ed autrice di diversi volumi monografici.
I suoi temi di studio riguardano la questione dell’identità, l’epistemologia e le sociologhe nella storia della disciplina, il ruolo sociale delle artiste e degli artisti, le migrazioni, la metodologia della ricerca sociale di tipo qualitativo e complementare. Tutti temi che vedono una analisi profonda della società fatta da donne e uomini, come lo è sempre stato fin dai tempi antichi, compresi quelli di San Francesco, autore del musicato Cantico delle Creature.
Gammaitoni ha svolto il dottorato di ricerca in Teoria e Ricerca Sociale presso l’Università “La Sapienza” di Roma e un post-dottorato presso la “Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales” di Parigi; si è perfezionata su “La Ricerca qualitativa nelle scienze sociali” presso l’Università “La Sapienza” e su “Pari opportunità e storia del pensiero femminile” presso l’Università di Roma Tre.
Dal 2004 insegna Sociologia delle arti all’Università Roma Tre, alla “Università Jagellonica” di Cracovia, e presso l’“Université d’Évry” e all’Ensad di Parigi.
Nel 2021 è stata eletta nel bureau dell’AISLF (Association Internationale des sociologues de langue française).
Attualmente è Membro del Consiglio Direttivo di GIO, Osservatorio Interuniversitario di Studi di Genere.
Vi sono poi ricorrenze ed incontri che hanno a che fare con la socializzazione e l’amore per il prossimo di cui si può leggere nel Vangelo e che San Francesco ha messo in pratica.
Ebbene può diventare “fraternità” di popolo anche la celebrazione del centenario di un palazzo nel centro di Roma, reso celebre da un film di Totò, “Gli onorevoli”, pellicola del 1963, diretta da Sergio Corbucci, che ha visto interpreti, oltre allo stesso Totò, Peppino de Filippo, Gino Cervi, Walter Chiari, Franca Valeri, Stelvio Rosi e Aroldo Tieri.
Lo scorso 26 settembre 2026, in via Pietro Giannone, al quartiere Trionfale di Roma, le cittadine ed i cittadini abitanti del grande caseggiato, hanno festeggiato il centenario del loro condominio (1926 – 2026), teatro del celebre film, palazzine scelte anche e proprio in quanto dotate di un ampio cortile a quadrilatero, dove l’acustica era (ed è tuttora) a dir poco perfetta per far sentire davvero a tutti, con tanto di megafono, il celebre slogan elettorale: “Vot’Antonio, Vot’Antonio, Vot’Antonio, Vot’Antonio!” che Antonio La Trippa-Totò ripete con voce gutturale da una finestra di quel condominio.
Molti i ricordi degli abitanti, giovani e meno, che si sono alternati al microfono tra canzoni e testi, in serena fraternità. Anche perché non capita tutti i giorni di festeggiare 100 anni di vita in un condominio che ha visto passare generazioni e generazioni di persone le quali si sono sempre fraternamente aiutate ed assistite, proprio come nella regola francescana tratta dal Vangelo.
Ed infine, non si possono certo dimenticare le fragilità delle periferie del mondo, tanto care a Papa Francesco che al Santo di Assisi si era – anche nel nome – ispirato.
E alle Afriche (declinate al plurale, per le varie difficili dimensioni e differenti criticità che quel continente richiama) è stato dedicato un importante incontro, svoltosi lo scorso 25 settembre 2026, dal titolo: “Dalle Afriche al Medio Oriente – Festa della Buona Informazione e dei Diritti”, evento della rivista (anche on line) Focus on Africa, in collaborazione con Amnesty International Italia, che ha visto la partecipazione di illustri relatori: Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, Matteo Palamidesse, giornalista, collaboratore di Focus On Africa, Giorgia Pietropaoli, professoressa e analista di questioni mediorientali, Giovanni Gugg, antropologo, docente della Federico II di Napoli, con i saluti ed introduzione iniziale a cura di Patrizia Sacco, responsabile gruppo 015 Amnesty International e la partecipazione in veste di moderatrice di Antonella Napoli, reporter di guerra e direttrice di Focus On Africa.
Tutti i relatori si sono soffermati sull’analisi geo-politiche attuali delle varie zone delle cosiddette Afriche continentali e del Medioriente, sempre più spesso attraversate da conflitti interni e da zone di abbandono, che sfuggono ai radar dell’informazione e sono quindi da considerare “guerre dimenticate”, ma dove si contano, purtroppo, vittime ogni giorno.
Per occasione, è stata riproposta una parte dei lavori della mostra “Volti e colori del Darfur”, insignita della medaglia di rappresentanza della Presidenza della Repubblica italiana per il suo alto valore civile e di sensibilizzazione sui diritti umani ed, al termine, è stato proiettato il documentario “Congo, storie di guerra e di resilienza nel cuore dell’Africa dimenticata”, reportage della giornalista Antonella Napoli, che documenta la drammatica situazione nella Repubblica Democratica del Congo (RDC).
L’opera rappresenta i conflitti nel Paese — in particolare nell’area orientale del Kivu — alimentati dalla lotta spietata per il controllo di ricchezze minerarie strategiche, fondamentali per la tecnologia globale, ma causa di violenze devastanti e lavoro minorile ed analizza il ruolo dei gruppi armati e le tensioni geopolitiche regionali.
Il progetto dà voce alle vittime dimenticate del conflitto, alle donne in prima linea nella difesa dei diritti umani, agli attivisti e alla resilienza della popolazione locale provata da milioni di sfollati e da una crisi umanitaria cronica.
Nel racconto trova spazio anche il ricordo dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio, del carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci e dell’autista Mustapha Milambo, uccisi in un agguato nel Nord Kivu, il 22 febbraio 2021, eroi in terra d’Africa che mai potremo dimenticare.

