{"id":1001,"date":"2026-03-30T10:02:06","date_gmt":"2026-03-30T10:02:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/03\/30\/hormuz-chiusa-gerusalemme-ferita-quando-i-colli-di-bottiglia-del-mondo-diventano-spirituali\/"},"modified":"2026-03-30T10:02:06","modified_gmt":"2026-03-30T10:02:06","slug":"hormuz-chiusa-gerusalemme-ferita-quando-i-colli-di-bottiglia-del-mondo-diventano-spirituali","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/03\/30\/hormuz-chiusa-gerusalemme-ferita-quando-i-colli-di-bottiglia-del-mondo-diventano-spirituali\/","title":{"rendered":"Hormuz chiusa, Gerusalemme ferita: quando i colli di bottiglia del mondo diventano spirituali"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto l\u2019effetto di uno squillo improvviso in un concerto che si illudeva ormai di poter suonare in automatico. Il commercio mondiale, rassicurato da anni di interdipendenze tanto fitte quanto fragili, riscopre all\u2019improvviso che la geografia conta, e che pochi chilometri d\u2019acqua possono piegare indici di Borsa, bilanci pubblici e conti familiari. In quelle acque, dove si intrecciano rotte e interessi, riaffiora una verit\u00e0 antica: la prosperit\u00e0, se si separa dalla coscienza della propria fragilit\u00e0, si trasforma in illusione collettiva, in un castello di carte esposto al primo colpo di vento.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Attraverso Hormuz transita una quota decisiva del greggio mondiale trasportato via mare e del gas naturale liquefatto, e ogni tensione in quell\u2019imbuto si traduce in volatilit\u00e0 sui mercati e in rialzi dei prezzi dell\u2019energia. Il Brent, che a inizio anno si muoveva intorno ai 70\u201375 dollari, supera la soglia simbolica dei 100, mentre il dirottamento delle rotte via Capo di Buona Speranza aggiunge settimane di viaggio e costi di nolo crescenti. \u00c8 come se l\u2019immagine del pane \u201cgettato sulle acque\u201d (Qoelet) tornasse oggi in forma rovesciata: il pane che abbiamo lanciato \u2013 il nostro commercio, la fiducia illimitata nelle catene globali, la certezza che tutto arriver\u00e0 sempre \u201cjust in time\u201d \u2013 rientra carico di rischi, ritardi, rincari imprevisti.<br \/>L\u2019agricoltura \u00e8 tra i primi settori a percepire il rumore sordo di questo shock. Una parte significativa dei fertilizzanti azotati e fosfatici, cos\u00ec come dello zolfo destinato alle colture, dipende infatti da produzioni e rotte che passano per il Golfo. La chiusura di Hormuz, sommata ai cambiamenti climatici, innesca una doppia pressione: l\u2019urea, il fosfato biammonico e altre sostanze fondamentali vedono i prezzi impennarsi, mentre i margini aziendali si assottigliano. Dagli agricoltori del Mediterraneo alle campagne asiatiche e africane, il bivio \u00e8 lo stesso: ridurre la concimazione accettando rese minori, o indebitarsi per difendere i raccolti. Il rischio \u00e8 che, invece di una condivisione dei benefici, si spalanchi un divario crescente tra chi pu\u00f2 permettersi fertilizzanti e tecnologie e chi deve rassegnarsi a campi meno produttivi, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 10px; float: left;\" src=\"images\/hormuz2.jpg\" alt=\"hormuz2\" width=\"702\" height=\"422\" \/>con conseguenze dirette sulla sicurezza alimentare e sulla giustizia sociale.<br \/>Meno visibile ai rotocalchi, ma altrettanto insidioso, \u00e8 l\u2019effetto sulle catene del farmaco. In mezzo alle petroliere bloccate o deviate scorrono \u2013 o non scorrono pi\u00f9 \u2013 principi attivi e farmaci generici prodotti in Asia e smistati negli hub del Golfo. Le filiere farmaceutiche europee, gi\u00e0 note per la loro dipendenza da pochi snodi logistici e da un numero ristretto di fornitori extra\u2011UE, scoprono di avere il fiato corto. Per ora non siamo alla carenza generalizzata, ma gli analisti avvertono: se la crisi dovesse protrarsi, nell\u2019arco di alcuni mesi potrebbero emergere rallentamenti produttivi, tensioni sui prezzi, mancate consegne mirate per antibiotici, antidiabetici, antipertensivi. Non \u00e8 pi\u00f9 solo una questione di \u201ccatene del valore\u201d: \u00e8 il diritto alla cura che entra nel cono d\u2019ombra di un collo di bottiglia lontano sulle carte nautiche, ma vicino alle corsie degli ospedali e alle tasche dei pazienti. Difendere le forniture di farmaci essenziali diventa cos\u00ec non solo esercizio di efficienza, ma gesto di giustizia nei confronti dei pi\u00f9 fragili.<br \/>Mentre l\u2019attenzione del mondo si concentra sullo Stretto di Hormuz, un\u2019altra \u201cstrozzatura\u201d si manifesta nel cuore della Terra Santa. A Gerusalemme, nella Domenica delle Palme che apre la Settimana Santa, al Patriarca latino e al Custode di Terra Santa viene impedito di entrare nel Santo Sepolcro per la celebrazione. La porta che tradizionalmente si apre per accogliere la processione diventa barriera, proprio nel luogo che per miliardi di credenti simboleggia il passaggio dalla morte alla vita. Non \u00e8 solo un incidente diplomatico o un eccesso di zelo nella gestione dell\u2019ordine pubblico: \u00e8 un gesto che tocca la libert\u00e0 di culto, incrina lo status quo dei Luoghi Santi, ferisce un equilibrio costruito in secoli di memoria condivisa.<br \/>Le parole provenienti da Gerusalemme sono nette: decisione \u201cirragionevole\u201d, colpo alla libert\u00e0 religiosa, ferita inferta alla presenza cristiana in Medio Oriente. La logica della sicurezza, quando non \u00e8 temperata dal rispetto dei diritti fondamentali, rischia di trasformarsi in un accecamento selettivo: vede solo il rischio da contenere, non la relazione da custodire. Cos\u00ec, il controllo dei varchi della citt\u00e0 vecchia finisce per restringere anche gli spazi del dialogo, della fiducia reciproca, della coabitazione possibile tra comunit\u00e0 diverse. Gerusalemme, citt\u00e0 delle tre fedi, diventa a sua volta un collo di bottiglia: non per petrolio o container, ma per la libert\u00e0 religiosa, la memoria, la speranza di un futuro condiviso.<br \/>In queste stesse ore, alle immagini dei cieli solcati dai bombardieri e delle strade blindate si sovrappone la voce di Papa Leone XIV, che nella Messa della Domenica delle Palme sceglie il linguaggio essenziale del Vangelo. Davanti a una piazza gremita e a un mondo in guerra, il Pontefice ricorda che Ges\u00f9 \u00e8 il Re della pace, non il patrono di nessuna dottrina della \u201cguerra giusta\u201d usata come alibi. Dio \u2013 ammonisce \u2013 non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, ma le respinge: non si pu\u00f2 invocare il suo nome con le labbra mentre le mani grondano sangue. \u00c8 un colpo frontale a ogni tentativo di arruolare Dio nella propaganda militare, di trasformare l\u2019Armageddon in slogan di reclutamento, la \u201cviolenza schiacciante\u201d in supplica liturgica.<br \/>Il Papa restituisce alla coscienza cristiana la sua nudit\u00e0 originaria: chi crede non pu\u00f2 limitarsi a \u201cpregare per i nostri ragazzi al fronte\u201d, se non si chiede prima che cosa stia facendo al fratello che abita sull\u2019altra riva. La fede, ci ricorda, non \u00e8 cappellania del conflitto: o diventa voce che spezza l\u2019autogiustificazione della guerra, o si riduce a ornamento di un potere che ha gi\u00e0 deciso.<br \/>Dentro questo quadro, la parola del Pontefice incrocia direttamente la sfida rivolta all\u2019Europa. Se Dio non ascolta le preghiere di chi fa la guerra, come pu\u00f2 l\u2019Unione che si definisce comunit\u00e0 di diritto e di valori limitarsi a reagire solo quando il conflitto attraversa i suoi colli di bottiglia \u2013 Hormuz, i fertilizzanti, i principi attivi farmaceutici \u2013 e non quando a essere bombardate sono le case, gli ospedali, i giornalisti, i luoghi di culto? Le parole di Leone XIV invitano a saldare ci\u00f2 che spesso viene tenuto separato: la difesa degli interessi materiali e l\u2019obbedienza a una coscienza spirituale che rifiuta di benedire le armi e chiede, a chi ha potere, di convertire la logica stessa della crisi.<br \/>In questo intreccio di colli di bottiglia \u2013 economici e spirituali \u2013 l\u2019Unione europea non pu\u00f2 recitare la parte dello spettatore neutrale. Dal punto di vista materiale, \u00e8 tra gli attori pi\u00f9 esposti allo shock di Hormuz: dipende in larga misura dalle importazioni energetiche, dai fertilizzanti esteri, dai principi attivi farmaceutici extraeuropei. Dal punto di vista valoriale, continua a presentarsi come comunit\u00e0 fondata su diritti umani, stato di diritto, tutela delle minoranze, libert\u00e0 di culto. La domanda che la crisi le pone \u00e8 semplice e implacabile: dov\u2019\u00e8 davvero il suo tesoro? Nella sola sicurezza delle forniture, o anche nella capacit\u00e0 di farsi garante credibile della dignit\u00e0 umana, dal contadino asiatico che rischia il raccolto al fedele fermato davanti a una basilica chiusa?<br \/>Che cosa potrebbe fare, allora, l\u2019Europa? Sul piano geopolitico, fissare un doppio obiettivo chiaro. Da un lato, lavorare per una riapertura sicura e graduale dello Stretto, promuovendo in sede ONU, G7 e G20 un corridoio marittimo tutelato, sul modello delle iniziative per il grano del Mar Nero, coinvolgendo gli attori regionali e globali interessati alla stabilit\u00e0 delle rotte. Dall\u2019altro, far sentire una voce univoca e ferma a difesa della libert\u00e0 di culto e dello status quo a Gerusalemme, perch\u00e9 la citt\u00e0 non diventi ostaggio di misure unilaterali e calcoli di breve periodo, ma resti spazio aperto di preghiera e di incontro. Anche nella diplomazia, la fame e sete di giustizia non sono un lusso retorico: sono la misura concreta della distanza \u2013 o della coerenza \u2013 tra i principi proclamati e le scelte effettive.<br \/>Sul piano interno, l\u2019Unione \u00e8 chiamata a una vera conversione strutturale. Significa pensare a scorte comuni di beni strategici, accelerare la diversificazione reale delle fonti energetiche, sostenere in modo coordinato gli agricoltori travolti dall\u2019aumento dei costi, riportare in Europa almeno una parte della produzione farmaceutica pi\u00f9 critica. Ma significa anche maggiore unit\u00e0 nel parlare di Medio Oriente, nel difendere le comunit\u00e0 cristiane e tutte le minoranze perseguitate, nel denunciare con una sola voce ogni violazione della libert\u00e0 religiosa, ovunque avvenga. \u00c8 come se tornasse, sotto altra forma, la domanda originaria: dov\u2019\u00e8 tuo fratello? L\u2019Europa non pu\u00f2 rifugiarsi nella risposta comoda \u2013 \u201cnon lo so, non ne sono il custode\u201d \u2013 perch\u00e9 la sua storia, il suo patrimonio spirituale e culturale la chiamano precisamente a farsi custode, non padrona, di un equilibrio pi\u00f9 giusto nelle relazioni internazionali.<br \/>In un mondo che riscopre, spesso in modo traumatico, il peso dei colli di bottiglia \u2013 stretti di mare, oleodotti, confini contestati, varchi di una basilica \u2013 l\u2019Europa pu\u00f2 scegliere se essere vaso di coccio tra vasi di ferro, o se trasformare la propria vulnerabilit\u00e0 in piattaforma di iniziativa politica e morale. Hormuz e Gerusalemme restano lontani sulle carte geografiche, ma sono vicinissimi alle nostre bollette, ai campi dei nostri agricoltori, alle farmacie dei nostri quartieri, alle nostre comunit\u00e0 di fede, come alle nostre coscienze.<br \/>Per chi legge la storia alla luce della fede, questi colli di bottiglia non sono solo luoghi di paura: sono soglie in cui una crisi pu\u00f2 diventare possibilit\u00e0 di conversione, per la politica come per le coscienze. \u00c8 qui che l\u2019antica preghiera del salmista torna ad essere programma spirituale e impegno civile insieme: \u201cDomandate pace per Gerusalemme: vivano sicuri quelli che ti amano\u201d (Sal 122,6). Domandarne la pace, oggi, significa lavorare perch\u00e9 giustizia e pace si incontrino anche nelle scelte economiche, nelle mediazioni internazionali, nella custodia della libert\u00e0 religiosa; e perch\u00e9, attraverso le decisioni dei governi e la responsabilit\u00e0 di ciascuno, quella pace non resti solo parola sulle labbra, ma diventi bene condiviso per chi, su altre rive, attende pane, lavoro, cure e libert\u00e0 di pregare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto l\u2019effetto di uno squillo improvviso in un concerto che si illudeva ormai di poter suonare in automatico. Il commercio mondiale, rassicurato da anni di interdipendenze tanto fitte quanto fragili, riscopre all\u2019improvviso che la geografia conta, e che pochi chilometri d\u2019acqua possono piegare indici di Borsa, bilanci pubblici e conti familiari. 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