{"id":1089,"date":"2026-06-19T20:22:30","date_gmt":"2026-06-19T20:22:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/06\/19\/l-ue-tra-g7-accordi-di-pace-e-consiglio-europeo\/"},"modified":"2026-07-13T20:21:59","modified_gmt":"2026-07-13T20:21:59","slug":"l-ue-tra-g7-accordi-di-pace-e-consiglio-europeo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/06\/19\/l-ue-tra-g7-accordi-di-pace-e-consiglio-europeo\/","title":{"rendered":"L\u2019Ue tra G7, accordi di pace e Consiglio europeo"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>L\u2019Unione europea attraversa una congiuntura in cui i diversi piani della sua azione \u2013 diplomatico, strategico ed economico \u2013 cessano di essere paralleli e tornano a intrecciarsi in modo serrato. Il G7 di \u00c9vian, il memorandum d\u2019intesa tra Stati Uniti e Iran e il Consiglio europeo di Bruxelles non sono tre dossier a s\u00e9 stanti, ma tre capitoli di una stessa storia: la faticosa transizione dell\u2019Ue da potenza \u201cnormativa\u201d a potenza necessariamente geopolitica.<\/strong><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>Al G7 sulle rive del lago di Ginevra, le capitali europee hanno ottenuto un risultato che, fino a poche settimane fa, sembrava improbabile: riportare l\u2019Ucraina dentro l\u2019orizzonte di priorit\u00e0 statunitensi dopo una fase in cui la crisi con Teheran, lo Stretto di Hormuz e il rischio di shock energetico globale avevano monopolizzato l\u2019attenzione della Casa Bianca. La dichiarazione congiunta che rinnova il sostegno all\u2019integrit\u00e0 territoriale di Kiev, rafforza la disponibilit\u00e0 ad aiuti militari e apre alla possibilit\u00e0 di sostenere la produzione autonoma di armamenti tramite accordi di licenza, \u00e8 meno importante per i suoi contenuti giuridici \u2013 prudentemente non vincolanti \u2013 che per il suo significato politico: l\u2019Europa costringe gli Stati Uniti a riconoscere che la guerra in Ucraina non pu\u00f2 essere relegata al rango di \u201cconflitto congelato\u201d mentre Washington regola i conti in Medio Oriente.<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Si tratta di una mossa difensiva e offensiva al tempo stesso. Difensiva, perch\u00e9 l\u2019Ue sa che un disimpegno americano dal fronte ucraino la esporrebbe, nel medio periodo, a un confronto asimmetrico con una Russia logorata ma non sconfitta, e sempre pi\u00f9 integrata nelle reti economiche e militari di Cina e Iran. Offensiva, perch\u00e9 il riferimento alla produzione di armamenti in licenza, sul suolo ucraino, \u00e8 anche un modo per legittimare una futura integrazione industriale tra Kiev e il complesso militare\u2011industriale europeo: una forma embrionale di \u201cautonomia strategica condivisa\u201d, in cui la solidariet\u00e0 verso l\u2019Ucraina diventa anche leva di politica industriale per l\u2019Ue.<\/p>\n<p>Questo tentativo di ricomporre il fronte transatlantico si colloca, tuttavia, all\u2019interno di un quadro profondamente segnato dal memorandum d\u2019intesa tra Stati Uniti e Iran. L\u2019accordo \u2013 firmato a distanza tra Versailles e Teheran \u2013 combina la fine delle ostilit\u00e0, la riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, un alleggerimento progressivo delle sanzioni e l\u2019avvio di un negoziato di sessanta giorni sul dossier nucleare. \u00c8 la fotografia di una de\u2011escalation fragile, frutto pi\u00f9 della convergenza di necessit\u00e0 che di una convergenza di visioni.<\/p>\n<p>Sul piano americano, il memorandum sancisce, dietro il lessico della fermezza, il riconoscimento di un\u2019impasse strategica: la guerra non ha prodotto n\u00e9 il collasso del regime, n\u00e9 lo smantellamento del programma nucleare, n\u00e9 la neutralizzazione delle capacit\u00e0 missilistiche iraniane. A un certo punto, la salvaguardia del libero transito a Hormuz e la stabilizzazione dei mercati energetici hanno prevalso sull\u2019ideale della \u201cmassima pressione\u201d senza compromessi. Sul piano iraniano, l\u2019intesa viene presentata come una vittoria di resistenza: Teheran ottiene la riapertura di Hormuz, l\u2019allentamento delle sanzioni petrolifere, lo sblocco graduale di asset congelati e la prospettiva di un grande fondo di ricostruzione alimentato soprattutto da capitali del Golfo, senza rinunciare formalmente n\u00e9 alle proprie linee rosse nucleari, n\u00e9 alla propria rete di alleati armati nella regione.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 qui che l\u2019Europa appare insieme protagonista indiretta e grande assente. Protagonista indiretta, perch\u00e9 dalla riapertura dello Stretto l\u2019Ue trae benefici immediati: il venir meno del blocco sul traffico marittimo attenua la pressione su prezzi dell\u2019energia, inflazione e bilancia commerciale, restituendo margini di manovra a economie ancora provate dalla guerra ucraina e dalle sue ricadute. Grande assente, perch\u00e9 la partita \u00e8 stata giocata essenzialmente su un tavolo bilaterale Washington\u2011Teheran, con un ruolo europeo ridotto a quello di potenziale partner tecnico del futuro negoziato sul nucleare, non pi\u00f9 di co\u2011architetto politico dell\u2019intesa. Dopo anni in cui il formato del JCPOA aveva visto l\u2019Ue al centro, la nuova geometria negoziale segnala un ridimensionamento dell\u2019influenza europea proprio su uno dei dossier in cui Bruxelles aveva saputo esprimere la propria migliore diplomazia multilaterale.<\/p>\n<p>In questo mosaico si incastra, in modo tutt\u2019altro che lineare, la reazione di Israele. Il governo Netanyahu ha accolto il memorandum con manifesta diffidenza, chiarendo che non si considera vincolato a un testo che, a suo giudizio, rinvia sine die le questioni decisive: la struttura del programma nucleare iraniano, la capacit\u00e0 missilistica e, soprattutto, il ruolo dei proxy, a cominciare da Hezbollah. La prosecuzione degli attacchi israeliani in Libano e l\u2019insistenza sul mantenimento di una \u201czona di sicurezza\u201d nel sud del Paese sono il segnale che, per Gerusalemme, l\u2019accordo USA\u2011Iran non pu\u00f2 tradursi in un limite autoimposto alla libert\u00e0 di azione militare.<\/p>\n<p>Per l\u2019Europa, questa frattura nell\u2019asse Washington\u2011Gerusalemme crea una duplice tensione. Da un lato, l\u2019Ue ha interesse a sostenere la cornice negoziale che riduce il rischio di un conflitto regionale allargato, con inevitabili ripercussioni energetiche e migratorie sul Mediterraneo. Dall\u2019altro, non pu\u00f2 permettersi di compromettere strutturalmente il dialogo con Israele, attore imprescindibile per qualsiasi architettura di sicurezza nel Levante e partner chiave \u2013 anche se controverso \u2013 per molte capitali europee. Ne risulta uno spazio politico angusto, in cui ogni parola pesa: un eccesso di allineamento alla lettura americana dell\u2019intesa rischia di alienare definitivamente la fiducia israeliana; un eccesso di cautela, al contrario, rischia di far apparire l\u2019Europa come un soggetto incapace di assumere posizioni nette proprio quando il linguaggio del potere torna a dominare il lessico internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019impressione che emerge, a poche ore dall\u2019intesa, \u00e8 quella di un\u2019Europa trascinata al centro della scena non perch\u00e9 proietti con decisione la propria volont\u00e0 strategica, ma perch\u00e9 risulta inevitabilmente esposta alle decisioni altrui. \u00c8 ci\u00f2 che traspare anche dal \u201cdoppio strappo\u201d tra Washington e alcune capitali europee emerso subito dopo il G7: gli attacchi verbali del presidente americano alla leadership italiana e le accuse del segretario alla Difesa agli alleati \u201criluttanti\u201d nel contribuire alla sicurezza euro\u2011atlantica non sono soltanto incidenti retorici, ma la manifestazione di una linea politica che chiede all\u2019Europa di diventare pi\u00f9 autonoma sul piano militare senza metterla realmente nelle condizioni di farlo.<\/p>\n<p>Su questo sfondo si apre il Consiglio europeo di Bruxelles, che eredita l\u2019agenda di \u00c9vian \u2013 Ucraina, Medio Oriente, concorrenza con la Cina, quadro finanziario pluriennale \u2013 e la riorganizza intorno a una parola d\u2019ordine: competitivit\u00e0. La scelta non \u00e8 casuale. Nel linguaggio comunitario, rilanciare il mercato unico e rafforzare la competitivit\u00e0 significa, oggi, molto pi\u00f9 che aggiornare il diritto della concorrenza: significa dotarsi di strumenti industriali, tecnologici e finanziari per reggere una competizione globale nella quale le altre grandi potenze non esitano a combinare politica economica, politica estera e politica di sicurezza in un unico disegno coerente.<\/p>\n<p>La denuncia delle pratiche commerciali \u201cdistorsive\u201d da parte di Pechino, il dibattito sui sussidi alle imprese cinesi, la riflessione su un bilancio pluriennale in grado di sostenere investimenti comuni nelle tecnologie critiche e nella difesa, non sono, dunque, un capitolo tecnico per addetti ai lavori: sono il terreno su cui si decide se l\u2019Ue sar\u00e0 in grado di trasformare il proprio \u201cpeso economico\u201d in leva strategica, oppure se rester\u00e0 un mercato aperto e vulnerabile in un mondo sempre pi\u00f9 regolato da logiche di potenza.<\/p>\n<p>I tre piani \u2013 G7, accordo USA\u2011Iran, Consiglio europeo \u2013 convergono cos\u00ec in una stessa domanda di fondo. L\u2019Unione vuole, e pu\u00f2, ridefinirsi come soggetto geopolitico a pieno titolo, capace di tenere insieme sicurezza, energia, industria e valori in una visione unitaria? O continuer\u00e0 a oscillare tra il ruolo di moltiplicatore di legittimit\u00e0 per decisioni prese altrove e quello di grande area regolatoria che interviene soprattutto ex post, per aggiustare, mitigare, compensare gli effetti di scelte altrui?<\/p>\n<p>Non basteranno, da sole, le conclusioni di un Consiglio europeo o la partecipazione a un G7 per fornire una risposta definitiva. Ma il modo in cui l\u2019Ue sceglier\u00e0 di declinare, nei prossimi mesi, il nesso tra sostegno all\u2019Ucraina, gestione della de\u2011escalation USA\u2011Iran e rilancio della competitivit\u00e0 interna sar\u00e0 gi\u00e0 un indicatore eloquente. O questi tre capitoli verranno ricomposti in una strategia coerente \u2013 che faccia del mercato unico, della politica industriale e della politica estera tasselli di un\u2019unica architettura \u2013 oppure l\u2019Europa rischier\u00e0 di restare ci\u00f2 che finora gli altri attori globali hanno spesso visto in lei: una grande potenza che subisce la storia pi\u00f9 di quanto contribuisca a scriverla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #ff6600;\"><strong>L\u2019Unione europea attraversa una congiuntura in cui i diversi piani della sua azione \u2013 diplomatico, strategico ed economico \u2013 cessano di essere paralleli e tornano a intrecciarsi in modo serrato. 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La dichiarazione congiunta che rinnova il sostegno all\u2019integrit\u00e0 territoriale di Kiev, rafforza la disponibilit\u00e0 ad aiuti militari e apre alla possibilit\u00e0 di sostenere la produzione autonoma di armamenti tramite accordi di licenza, \u00e8 meno importante per i suoi contenuti giuridici \u2013 prudentemente non vincolanti \u2013 che per il suo significato politico: l\u2019Europa costringe gli Stati Uniti a riconoscere che la guerra in Ucraina non pu\u00f2 essere relegata al rango di \u201cconflitto congelato\u201d mentre Washington regola i conti in Medio Oriente.<\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":1170,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":2,"footnotes":""},"categories":[22],"tags":[],"class_list":["post-1089","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-geopolitica"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.7 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>L\u2019Ue tra G7, accordi di pace e Consiglio europeo -<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/06\/19\/l-ue-tra-g7-accordi-di-pace-e-consiglio-europeo\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"it_IT\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"L\u2019Ue tra G7, accordi di pace e Consiglio europeo -\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"di Gianni Lattanzio L\u2019Unione europea attraversa una congiuntura in cui i diversi piani della sua azione \u2013 diplomatico, strategico ed economico \u2013 cessano di essere paralleli e tornano a intrecciarsi in modo serrato. 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