{"id":133,"date":"2020-06-08T12:49:44","date_gmt":"2020-06-08T12:49:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/06\/08\/l-ecologia-integrale-di-papa-francesco-nel-dibattito-etico-ambientale\/"},"modified":"2020-06-08T12:49:44","modified_gmt":"2020-06-08T12:49:44","slug":"l-ecologia-integrale-di-papa-francesco-nel-dibattito-etico-ambientale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/06\/08\/l-ecologia-integrale-di-papa-francesco-nel-dibattito-etico-ambientale\/","title":{"rendered":"L\u2019ecologia integrale di Papa Francesco nel dibattito etico-ambientale"},"content":{"rendered":"<p>di&nbsp;<strong>Mario Sirimarco<\/strong><\/p>\n<p><em>La pubblicazione nel 2015 della Laudato s\u00ec (<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Lettera enciclica sulla cura della casa comune<\/strong><\/span>) di Papa Francesco ha suscitato, come era ampiamente prevedibile, un dibattito notevole scatenando reazioni opposte. Accanto a sostenitori entusiasti, che hanno esaltato i contenuti dell\u2019enciclica ed acclamato il Papa come nuovo leader di una sinistra mondiale smarrita, ci sono stati anche critici feroci e sprezzanti (ricordo un editoriale di un importante quotidiano nazionale che ha definito quelle del Papa un mucchio di sciocchezze). Comune ad entrambi gli schieramenti un approccio superficiale e una lettura a piacere dei paragrafi che fanno pi\u00f9 comodo, senza considerare le coordinate teoretiche, teologiche ed etiche nelle quali il documento si colloca in tutta la sua complessit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Prima di sviluppare alcune riflessioni su questo importante testo (e di come considerarlo nell\u2019ambito della dottrina sociale elaborata dai predecessori di Bergoglio), \u00e8 per\u00f2 essenziale, seppur brevemente, vedere come la stessa dottrina sociale si sia inserita con la sua autorevolezza nel dibattito etico-ambientale non solo per quanto riguarda la riflessione di natura essenzialmente teoretica sulle cause della crisi ecologica ma anche per fornire una serie di indicazioni e suggerimenti per gli aspetti pratici e quindi morali giuridici politici ed economici. Tale operazione \u00e8 molto utile perch\u00e9 spesso, dolosamente, \u00e8 stato trascurato nel dibattito etico-ambientale l\u2019apporto della dottrina sociale della Chiesa e pi\u00f9 in generale della cultura cattolica.<\/p>\n<p><strong><em>Cristianesimo e crisi ecologica<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Fin troppo note le accuse che l\u2019etica ambientale nella sua versione pi\u00f9 radicale ha rivolto e rivolge al cristianesimo. L\u2019ecologismo della cd. <em>deep ecology<\/em> attribuisce senza mezzi termini la responsabilit\u00e0 della crisi ecologica al cristianesimo: \u00e8 l\u2019antropologia cristiana, con l\u2019etica che ne deriva e cio\u00e8 un\u2019etica imperniata sulla considerazione della maggiore dignit\u00e0 di un essere creato a immagine e somiglianza di Dio, la causa prima della crisi ecologica.<\/p>\n<p>Tanta parte della letteratura ecologista si \u00e8 mossa in questa direzione. Uno dei padri dell\u2019ecologismo, Ald Leopold, \u00e8 stato il primo a teorizzare \u201cl\u2019etica della terra\u201d, l\u2019idea, cio\u00e8, della terra come comunit\u00e0 biotica, come terzo stadio di una evoluzione che ha portato l\u2019uomo da conquistatore a cittadino e membro effettivo della terra. Se nella prima tappa di questa evoluzione, caratterizzata normativamente dai dieci comandamenti, si pone l\u2019accento in particolare sulle relazioni morali tra un individuo e gli altri individui, nella seconda tappa i doveri dei singoli sono rivolti anche verso la societ\u00e0 nella sua unitariet\u00e0. Manca per\u00f2 la consapevolezza della necessit\u00e0 di allargare l\u2019ambito della considerazione morale alla natura, e al rapporto uomo natura, che diventa invece obiettivo della terza fase di questa sintesi evolutiva. Dalla consapevolezza della necessit\u00e0 di estensione dell\u2019etica e quindi di ripensamento della morale tradizionale, prender\u00e0 le mosse, come \u00e8 noto, pi\u00f9 compiutamente la proposta bioetica di Hans Jonas (che diventer\u00e0 non a caso un punto di obbligato passaggio di tutta la letteratura etico-ambientale) di una nuova responsabilit\u00e0 come nuovo principio, come nuovo imperativo morale. Lungi dal vagheggiare il ritorno ad una concezione sacrale della natura, la <em>Land Ethic <\/em>per la prima volta si propone di tradurre sul piano normativo le acquisizioni della scienza ecologica gettando le basi della visione olistica, o ecosistemica, che caratterizza l\u2019ecologismo radicale. Non \u00e8 possibile in questa sede dare conto delle innumerevoli implicazioni teoretiche ed etiche di questa concezione, vorrei solo ricordare problematicamente che in queste posizioni \u201cla natura si risolve nella cultura e viceversa, la cultura non \u00e8 altro che l\u2019elaborazione trascrittiva dell\u2019evoluzione della natura\u201d. Anche le conseguenze sul piano giuridico, detto per inciso, risultano alquanto problematiche, risolvendosi, la proposta ecologista, in una sorta di giusnaturalismo biologico, arcaico. Comunque, tutti gli eticisti ambientali in versione <em>deep <\/em>avranno per Leopold un debito di riconoscenza.<\/p>\n<p>Un altro autore merita una rapidissima menzione perch\u00e9 la sua tesi \u00e8 stata quella che, in modo direi abbastanza sproporzionato, ha avuto pi\u00f9 largo seguito nel dibattito etico ambientale, soprattutto anglosassone, nonostante la grossolanit\u00e0 di talune affermazioni. Si tratta di Lynn White che, in un celebre articolo sempre citato dagli ecologisti radicali, accusa la tradizione ebraico-cristiana perch\u00e9 essa \u201cha sottolineato l\u2019eccezionalit\u00e0 dell\u2019uomo rispetto agli altri viventi; ha sancito la separazione e la superiorit\u00e0 del primo rispetto ai secondi, investendolo di attributi metafisici e facendone uno straniero in terra; ha privilegiato le componenti riflessivo-spirituali su quelle fisico-corporee della natura umana; ha collocato l\u2019uomo in posizione di anello finale del mondo vivente, rafforzando l\u2019idea che tutte le cose siano create a suo uso e consumo, ha autorizzato infine lo sfruttamento umano dell\u2019ambiente e ha presentato conforme alla volont\u00e0 di Dio che l\u2019uomo sottometta la natura\u201d.<\/p>\n<p>Quindi l\u2019epistemologia del dominio come causa prima di natura teoretica della crisi ecologica viene ricondotta <em>sic et simpliciter<\/em> all\u2019antropocentrismo cristiano con la conseguenza che tutto il paradigma su cui si fonda l\u2019ecologismo radicale si alimenta su questa ingenerosa polemica verso il cristianesimo. Ecco perch\u00e9 molti invocano una nuova etica, una nuova religione e una nuova metafisica: molti movimenti ecologisti hanno avuto, infatti, una spiccata matrice spirituale e religiosa attingendo ad un vasto campionario antimoderno di vecchie e nuove divinit\u00e0, di Gaia, intesa paganamente come un organismo vivente, o ad altre forme di neopaganesimo con un mix di condimento di religioni orientali e, per non farsi mancare niente, vagheggiando il ritorno delle streghe intese come magiche guaritrici. Ed ecco perch\u00e9, spesso, parte della cultura cristiana ha reagito rifiutando molte tematiche ambientali sottolineando il carattere ideologico, rivoluzionario, antioccidentale e anticristiano dell\u2019ecologismo.<\/p>\n<p>Alla base di molte di queste tesi mi sembra ci sia un approccio poco approfondito, o quanto meno parziale, ai testi base del cristianesimo e c\u2019\u00e8 una paurosa ignoranza della straordinaria ricchezza della tradizione cristiana che, se intesa correttamente, contiene gli antidoti teoretici e pratici alla degenerazione patologica del rapporto uomo natura.<\/p>\n<p>Certo se ci si ferma alla lettura di alcuni passi biblici la tentazione di collegare antropocentrsimo dominativo al cristianesimo sembrerebbe fondata. Soprattutto la lettura del primo racconto biblico della creazione \u00e8 molto forte: \u201cDio cre\u00f2 l\u2019uomo perch\u00e9 domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le creature selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra\u201d (Genesi, 1,28).<\/p>\n<p>Ma in realt\u00e0 dall\u2019Antico Testamento, \u00e8 bene sottolinearlo, si ricavano due differenti letture del dominio dell\u2019uomo (letture del resto presenti anche nel pensiero greco e che richiamano le paradigmatiche posizioni di Trasimaco e Socrate, nella <em>Repubblica <\/em>di Platone, sulla metafora del pastore); se c\u2019\u00e8 una lettura che certamente considera l\u2019uomo come una sorta di sovrano assoluto che utilizza il creato a suo piacimento per trarne profitto avendo di fronte una natura che rappresenta solo mero strumento ma c\u2019\u00e8 anche una interpretazione che vede l\u2019uomo come, appunto, pastore, come colui che si prende cura del creato, del gregge che gli \u00e8 stato affidato. Come conciliare le due posizioni?<\/p>\n<p>Entrambe le interpretazioni vanno collegate, in realt\u00e0, ad una prospettiva teocentrica nel senso che tutto il creato va considerato un inno di lode a Dio come esemplificato nel cantico di Francesco d\u2019Assisi: tutto \u00e8 creato per la gloria di Dio nel mondo. Alla base della impostazione teologica della <em>Laudato s\u00ec<\/em> c\u2019\u00e8, naturalmente, questo riferimento netto. In questo senso l\u2019antropocentrismo cristiano non \u00e8 deviato, non \u00e8 dominativo.<\/p>\n<p>L\u2019etica ecologica cristiana, ne troviamo conferma come nella <em>Laudato s\u00ec<\/em> e nelle encicliche papali che hanno affrontato questi temi, si colloca tra antropocentrismo ed antiantropocentrismo perch\u00e9, da una parte, essa afferma che la natura ha un valore intrinseco perch\u00e9 opera di Dio e quindi non pu\u00f2 essere considerata mero strumento, mero oggetto di dominio. Dall\u2019altra parte per\u00f2, \u201cla diversit\u00e0 degli esseri implica una gerarchia di complessit\u00e0 che giustifica un trattamento differenziato. Nell\u2019uomo la natura raggiunge tutta l\u2019ampiezza delle sue potenzialit\u00e0 ed \u00e8 in certo qual modo riassunta in tutti i suoi aspetti fondamentali. L\u2019etica ecologica cristiana rifiuta, dunque, l\u2019alternativa drastica tra l\u2019eguagliamento di tutto ci\u00f2 che ha valore intrinseco e la considerazione strumentale. Non c\u2019\u00e8 solo la distinzione tra fini e mezzi, ma c\u2019\u00e8 anche una gerarchia di fini. Ci sono esseri che hanno pi\u00f9 valore di altri senza che ci\u00f2 implichi che quest\u2019ultimi possano essere sfruttati dai primi\u201d.<\/p>\n<p>Gran parte della tradizione cristiana si muove in questa prospettiva etica che possiamo variamente definire di amministrazione della natura, di responsabilit\u00e0, di cura, di custodia come dice Papa Francesco.<\/p>\n<p>Emblematiche le parole con le quali Dio redarguisce i pastori di Israele riportate da Ezechiele: \u201cvi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore pi\u00f9 <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 15px 15px 15px 0px; float: left;\" title=\"I pastori di Israele riportate da Ezechiele\" src=\"images\/profezie.jpeg\" alt=\"profezie\" width=\"250\" height=\"125\" \/>grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore pi\u00f9 deboli, non avete curato le malferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato quelle disperse, non siete andati alla ricerca delle smarrite ma le avete guidate con crudelt\u00e0 e violenza\u201d (34,1-16).<\/p>\n<p>Il cristianesimo ha anche attuato le significative esperienze del monachesimo basiliano e benedettino che rappresentano un esempio di rapporto armonico con la natura nel quale alla dimensione contemplativa si unisce una sfera di operativit\u00e0 nella direzione di una attiva partecipazione al processo di trasformazione della natura; per non parlare del monachesimo francescano che, ancora pi\u00f9 rigidamente, propone un modello di conservazione della natura.<\/p>\n<p><strong><em>La dottrina sociale (e la filosofia cattolica). <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Nel dibattito etico-ambientale spesso si omette di dare il giusto riconoscimento alla riflessione svolta dai cattolici. Senza avere la pretesa di colmare tale lacuna, \u00e8 il caso di ricordare velocemente alcuni contributi.<\/p>\n<p>Uno dei momenti che in qualche modo segnano la nascita di quella che \u00e8 stata definita la \u201cfilosofia della crisi ecologia\u201d \u00e8 la pubblicazione nel 1972 del rapporto commissionato dal Club di Roma di Aurelio Peccei sui limiti dello sviluppo, dove si sosteneva, per la prima volta, con una relazione presentata con il manto della scientificit\u00e0, l\u2019impossibilit\u00e0 di una crescita illimitata della popolazione e nello stesso tempo della produzione in un pianeta con risorse naturali limitate.<\/p>\n<p>Qualche anno prima, nel 1967 Papa Paolo VI pubblicava la enciclica <em>Populorum Progressio<\/em> che avviava una profonda riflessione sul problema dello sviluppo o meglio dell\u2019integrale sviluppo umano e che si pone come punto di partenza di tutta la dottrina sociale successiva. Del 1971 \u00e8 la lettera apostolica <em>Octogesima adveniens (<\/em>a ottant\u2019anni anni dalla <em>Rerum Novarum)<\/em> con la quale lo stesso Papa ammoniva che \u201cattraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, l\u2019uomo rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione. Non soltanto l\u2019ambiente materiale diventa una minaccia permanente: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo, ma \u00e8 il contesto umano che l\u2019uomo non padroneggia pi\u00f9, creandosi cos\u00ec per il domani un ambiente che potr\u00e0 essergli intollerabile: problema sociali di vaste dimensioni che riguarda l\u2019intera famiglia umana\u201d. Si anticipa, per esempio, quella idea della crisi ecologica come crisi sociale che \u00e8 alla base della <em>Laudato s\u00ec.<\/em><\/p>\n<p>Vorrei ricordare che anche la cultura cattolica era attenta ai temi ecologici \u2026 anche grazie all\u2019impulso dato dalla <em>Populoruum Progressio<\/em>.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 15px; float: left;\" title=\"On. Fanfani\" src=\"images\/fanfani.jpeg\" alt=\"fanfani\" width=\"87\" height=\"118\" \/><\/p>\n<p>Nel 1971 l\u2019allora Presidente del Senato Amintore Fanfani, cattolico e fine storico dell\u2019economia, tra le ironie dei pi\u00f9, istitu\u00ec un \u201cComitato di orientamento sui problemi ecologici\u201d coinvolgendo i migliori esperti del tempo \u2026 ricordo soltanto per inciso che la cultura marxista discuteva in quegli anni il libro di Dario Paccino dal titolo <em>L\u2019imbroglio ecologico<\/em> (Torino, 1972) che vedeva nell\u2019ecologia una grande ideologia, nel senso marxiano, di cui si serve la classe dominante per nascondere le condizioni di vita e di lavoro del proletariato.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 15px; float: right;\" title=\"Sergio Cotta\" src=\"images\/sergiocotta.jpeg\" alt=\"sergiocotta\" width=\"75\" height=\"103\" \/>Ma gi\u00e0 nel 1968 Sergio Cotta, tra i pi\u00f9 importanti filosofi del diritto del 900, aveva pubblicato l\u2019acutissimo saggio <em>La sfida tecnologica, <\/em>opera straordinaria nella quale indagava con profondit\u00e0 teoretica i tratti della societ\u00e0 tecnologica e delle sue tragiche conseguenze sulla natura che, di fronte all\u2019aggressione umana si difende lasciandosi morire. Molti anni prima del <em>Principio responsabilit\u00e0 <\/em>di Hans Jonas che, come abbiamo ricordato, \u00e8 giustamente considerato una specie di Bibbia dell\u2019ambientalismo.&nbsp;<\/p>\n<p>Vorrei ricordare velocemente anche l\u2019abruzzese Giuseppe Capograssi, probabilmente uno dei pi\u00f9 importanti filosofi italiani del 900, giustamente considerato <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 15px; float: left;\" title=\"Giuseppe Capograssi\" src=\"images\/capograssi.jpeg\" alt=\"capograssi\" width=\"130\" height=\"169\" \/>il Socrate della filosofia cattolica del secolo passato, che scrive nel 1952 il saggio <em>Agricoltura diritto e propriet\u00e0, <\/em>nel quale disegna un modello direi ecocompatibile, di armonia nel rapporto uomo-natura, nel momento in cui afferma \u201cl\u2019umanit\u00e0 ha bisogno di vivere, l\u2019umanit\u00e0 come ogni altra specie animale. E per vivere non ha altro patrimonio che la terra, questa terra su cui cammina, su cui poggia le sue case e le sue tombe, su cui poggia la sua storia\u201d \u2026 la grande scoperta dell\u2019uomo \u00e8 che la terra vive, ha la sua vita, \u00e8 piena di vite \u2026 una vita che \u00e8 la vera ricchezza della vita umana \u2026 e l\u2019agricoltura, concepita come \u201cun guardare, un aspettare, un non turbare\u201d, ha lo scopo di associare la vita della terra a tutte le vite connesse \u2026 \u201calla vita degli animali che invisibilmente nel profondo la elaborano e alla superficie la popolano, la fecondano, la distruggono; alla vita dell\u2019universo, clima, venti, pianeti, costellazioni da cui dipende\u201d e, ancor pi\u00f9 profeticamente, \u201cl\u2019umanit\u00e0 contemporanea, risvegliata da terribili pericoli e da formidabili pressioni di fatti e bisogni, dinanzi a cui la forza delle singole comunit\u00e0 si rivelano sempre pi\u00f9 insufficienti \u2026 va scoprendo che in sostanza la esigenza profonda della unione (delle vite) \u00e8 proprio l\u2019unione dell\u2019umanit\u00e0, del genere umano vivente sulla terra con la vita unitaria della terra, nel senso planetario della parola\u201d. Sarebbe interessante ricordare, sempre di Capograssi, anche <em>Il diritto dopo la catastrofe, <\/em>saggio fondamentale del 1950 sul valore euristico e pedagogico della crisi, quarant\u2019anni prima dell\u2019euristica della paura jonasiana.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" style=\"margin: 15px 0px 15px 15px; float: right;\" src=\"images\/papagiovanniII.jpeg\" alt=\"papagiovanniII\" \/>Il magistero di Giovanni Paolo II \u00e8 stato molto significativo sul tema ambientale soprattutto perch\u00e9 la \u201cpreoccupazione ecologica\u201d \u00e8 considerata un segno positivo del nostro tempo per \u201cla maggiore consapevolezza dei limiti delle risorse disponibili, per la necessit\u00e0 di rispettare l\u2019integrit\u00e0 e i ritmi della natura e di tenere conto della programmazione dello sviluppo\u201d, come si legge in una delle sue pi\u00f9 importanti encicliche, la <em>Sollicitudo rei socialis<\/em> del 1987. Estremamente importanti sono anche la <em>Centesimus annus<\/em> del 1991, l\u2019<em>Evangelium vitae<\/em> del 1995 e anche l\u2019enciclica filosofica <em>Fides et ratio<\/em> del 1998. Ma sono innumerevoli i suoi interventi sul tema \u2026 ricordo solo per curiosit\u00e0 il decreto <em>Inter sanctos<\/em> del 1979 con cui San Francesco d\u2019Assisi viene proclamato \u201cceleste patrono dei cultori dell\u2019ecologia\u201d, e il <em>Discorso alla Corte e alla Commissione europea dei diritti dell\u2019uomo<\/em> del 1988 in cui il Papa polacco dimostra grande consapevolezza della dimensione politica e giuridica della crisi ecologica nel momento in cui parla della necessit\u00e0 di un diritto ad un ambiente sano e sicuro (che rappresenta sul piano del diritto il tentativo di pensare ad una tutela giuridica dell\u2018ambiente superando il ristretto ambito del paesaggio che per molti anni \u00e8 stato l\u2019unico ancoraggio costituzionale dell\u2019ambiente).<\/p>\n<p>Impossibile in questa sede riprendere tutti gli argomenti toccati da Giovanni Paolo II; riassumo cos\u00ec a caso: la conquista e lo sfruttamento delle risorse sono diventati predominanti \u2026 il rischio \u00e8 la minaccia della stessa capacit\u00e0 ospitale della natura \u2026 l\u2019ambiente come \u201crisorsa\u201d rischia di minacciare l\u2019ambiente \u201ccasa\u201d\u2026\u201cl\u2019uomo pensa di poter disporre arbitrariamente della terra assoggettandola senza riserve alla sua volont\u00e0, come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l\u2019uomo pu\u00f2, s\u00ec sviluppare, ma non deve tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nella opera della creazione, l\u2019uomo si sostituisce a Dio e finisce cos\u00ec col provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui\u201d, se l\u2019azione umana non \u00e8 guidata da un intendimento morale tutto si ritorce contro di lui per opprimerlo.<\/p>\n<p>Ma nello stesso tempo, non possono essere accettate visione ecocentriche o biocentriche che si propongono \u201cdi eliminare la differenza ontologica e assiologica tra l\u2019uomo e tutti gli altri esseri viventi, considerando la biosfera come unit\u00e0 biotica di valore indifferenziato. Si viene cos\u00ec ad eliminare la superiore responsabilit\u00e0 dell\u2019uomo in favore di una considerazione egualitaristica della dignit\u00e0 degli esseri viventi\u201d.<\/p>\n<p>Naturalmente il tema \u00e8 oggi pi\u00f9 che mai al centro dell\u2019attenzione nel momento in cui posizioni ecologistiche profonde si incontrano con i cantori del post-umano nelle sue diverse variazioni, iperumanisti, transumanisti, estropiani, che vedono nella ibridazione uomo-macchina non solo l\u2019occasione per passare ad un nuovo stadio evolutivo, che superi i limiti della natura umana, ma anche una risposta anzi la risposta alla crisi ecologica. Come ha scritto uni dei teorici del pensiero transumanista Kurzweil, a seguito delle tre grandi rivoluzioni in atto, biotecnologica genetica e nanotecnologica, preceduti dalla rivoluzione informatica, l\u2019uomo ceder\u00e0 il posto alla sua versione 2.0 che realizzer\u00e0 l\u2019estensione radicale della vita e l\u2018immortalit\u00e0. E, fra l\u2018altro, per questo nuovo s\/oggetto i problemi ecologici saranno un vago ricordo perch\u00e9 la tecnologia (che sar\u00e0 ormai la nuova fede) non solo avr\u00e0 risolto tutto ma la nuova entit\u00e0 (post)umana da essa prodotta, nella quale l\u2019intelligenza artificiale superer\u00e0 quella biologica, acquister\u00e0 la capacit\u00e0 di adattarsi a tutte le situazioni nutrendosi, per esempio, di rifiuti e sopportando tutte le radiazioni oggi nocive.<\/p>\n<p>Nella <em>Caritas in veritate<\/em> di Papa Benedetto XVI del 2005 molti dei temi accennati vengono naturalmente puntualmente ripresi e sviluppati, con la notevole profondit\u00e0 teoretica da tutti riconosciuta a Razinger. Mi sembra molto pressante la consapevolezza circa la necessit\u00e0 di uscire (uso volutamente un\u2019espressione cara a Latouche) \u201cdall\u2019immaginario della crescita\u201d, decolonizzare l\u2019immaginario della crescita, per la insostenibilit\u00e0 ecologica e sociale di un modello economico basato sull\u2019assolutizzazione della crescita e del mercato. In altra occasione Benedetto XVI afferma: \u201c\u00e8 necessario che le societ\u00e0 tecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti caratterizzati dalla sobriet\u00e0, diminuendo il proprio consumo di energia e migliorando le condizioni in uso\u2026&#8221; (<em>Messaggio giornata mondiale della pace<\/em>, 2010).<\/p>\n<p>Riprender\u00f2 tra un po\u2019 questo tema perch\u00e9 si ripropone con pi\u00f9 forza nella <em>Laudato s\u00ec<\/em> &#8230;&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La lettera enciclica<em> Laudato s\u00ec. <\/em><\/strong><\/p>\n<p>Si tratta un documento, pubblicato da Papa Francesco nel 2015, estremamente complesso, sia dal punto di vista teologico, teoretico ed etico, che affronta, <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"margin: 15px 15px 15px 0px; float: left;\" src=\"images\/laudatosi450x200.png\" alt=\"laudatosi450x200\" width=\"243\" height=\"108\" \/>magari non sempre con il necessario approfondimento, tutti i punti in cui si articola la questione ecologica, come questione teoretica ed etica e quindi nella sua valenza di questione profondamente sociale.<\/p>\n<p>Un autore come Edgar Morin l\u2019ha definita non a caso provvidenziale, per la sua attenzione accorata alla casa comune, alla prospettiva globale, allo sguardo complesso, all\u2019esigenza avvertita di trattare i rapporti tra le diverse parti, per aver mostrato \u201cche l\u2019ecologia riguarda le nostre vite, la nostra civilt\u00e0, i nostri modi di agire, le nostre riflessioni\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 possibile analizzare in questa sede i singoli punti trattati dal pontefice, con tutte le implicazioni teoretiche e pratiche. Ogni singolo tema meriterebbe una trattazione separata e approfondita: il dialogo tra le culture e le religioni, il bene comune, l\u2019acqua, il debito, l\u2019aborto, la globalizzazione del paradigma tecnocratico, la crescita demografica, la biodiversit\u00e0, la governance della scienza, il governo delle emergenze ecologiche, la necessit\u00e0 di adeguati strumenti giuridici e politici e il principio di sussidiariet\u00e0 \u2026 tutti i temi essenziali sono presenti.<\/p>\n<p>Difficile dire se siamo di fronte ad una nuova tappa di un percorso gi\u00e0 avviato dal magistero dei suoi predecessori o se quella di Papa Francesco rappresenti una novit\u00e0 assoluta nella dottrina sociale. Sono tantissimi i richiami ai predecessori, come \u00e8 consuetudine in una enciclica, ma sono anche tante le novit\u00e0 molte delle quali risentono della esperienza pastorale e teologica di Bergoglio nella chiesa latino-americana.<\/p>\n<p>Mi soffermo brevemente su tre novit\u00e0 che mi sembrano centrali.<\/p>\n<p>La prima riguarda il concetto pi\u00f9 ricorrente, quello di <strong><em>ecologia integrale,<\/em><\/strong> che ha il suo presupposto teologico e le sue conseguenze sul piano etico nella \u201ccomunione con tutto il creato\u201d, cos\u00ec come predicato dalla sua principale fonte di ispirazione San Francesco d\u2019Assisi: solo \u201cse ci sentiamo intimamente uniti a tutto ci\u00f2 che esiste, la sobriet\u00e0 e la cura scaturiranno in modo spontaneo\u201d (p. 15). Nella prospettiva sempre agognata di uno \u201csviluppo sostenibile integrale\u201d.<\/p>\n<p>Siamo nel cuore della riflessione etico-ambientale e Papa Francesco mi sembra avanzi una proposta capace di andare al di l\u00e0 delle ormai logore classificazioni che hanno ingessato per molto tempo il dibattito etico-ambientale. Mi sembra che su questo versante la proposta di Papa Francesco rappresenti una mirabile sintesi di posizioni ambientaliste ed ecologiste, anche di alcune tesi pi\u00f9 radicali, come quelle sulla centralit\u00e0 del concetto di ecosistema, sulla considerazione morale degli altri esseri viventi, sulla necessaria interconnessione tra i viventi \u2026 Certo, condannando gli esiti antiumani o postumani di certo ecologismo e affermando, invece, con forza il primato della dignit\u00e0 umana: \u201ctutto \u00e8 connesso \u2013 scrive Papa Francesco \u2013 ma non si pu\u00f2 prescindere dalla umanit\u00e0. Non ci sar\u00e0 una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c\u2019\u00e8 ecologia senza un\u2019adeguata antropologia. Quando la persona umana viene considerata solo un essere in pi\u00f9 tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, si corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della responsabilit\u00e0\u201d (par. 118).<\/p>\n<p>Neutralizzando o depotenziando il contenuto eversivo di alcune tesi ecologiste mi sembra che tutto sommato la <em>Laudato s\u00ec<\/em> si ponga come nuova tappa di un cammino solo in parte avviato dai suoi predecessori.<\/p>\n<p>La seconda considerazione sulle novit\u00e0 del documento tocca il punto forse pi\u00f9 controverso che \u00e8 quello che riguarda, come accennavo, il pensiero della <img decoding=\"async\" style=\"margin-top: 15px; margin-right: 15px; margin-bottom: 15px; float: left;\" src=\"images\/caritas_in_veritate.jpg\" alt=\"caritas in veritate\" \/>decrescita. Se nella <em>Caritas in veritate<\/em> di Benedetto XVI erano presenti evidenti punti di contatto tra la dottrina sociale e il pensiero della decrescita, pur nella diversit\u00e0 di fondo dell\u2019impostazione teorica, la questione si complica oltremodo nella <em>Laudato s\u00ec <\/em>perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 solo l&#8217;affermazione sulla necessit\u00e0 di decolonizzare l\u2019immaginario della crescita, come presupposto teoretico verso nuovi modelli di economia, ma c\u2019\u00e8 un passaggio in pi\u00f9 che riporto integralmente: \u201cin ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporter\u00e0 nuove modalit\u00e0 per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si \u00e8 prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po&#8217; il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappiamo che \u00e8 insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre pi\u00f9, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformit\u00e0 alla propria dignit\u00e0 umana. Per questo \u00e8 arrivata l\u2019ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perch\u00e9 si possa crescere in modo sano in altre\u201d (par. 193).<\/p>\n<p>E ancora, criticando chiaramente e fortemente il concetto di sviluppo sostenibile, \u201cnon basta conciliare, in una via di mezzo, la cura per la natura con la rendita finanziaria, o la conservazione dell\u2019ambiente con il progresso. Su questo tema le vie di mezzo sono solo un piccolo ritardo nel disastro. \u2026 in questo squadro, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all\u2019interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilit\u00e0 sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo pi\u00f9 a una serie di azioni di marketing e di immagine\u201d (par. 194).<\/p>\n<p>Occorre allora semplicemente, si fa per dire, ridefinire l\u2019idea di progresso come da Paolo VI in poi la dottrina sociale si preoccupa di fare.<\/p>\n<p>Ma si pu\u00f2 ridefinire il progresso solo, ed ecco la mia terza e conclusiva considerazione sui motivi di novit\u00e0 del testo di Papa Francesco, partendo dalla necessit\u00e0 di una \u201crivoluzione culturale\u201d, una rivoluzione di pensiero per uscire fuori dalla crisi, ad una azione che \u00e8 in definitiva in primo luogo una azione morale di mobilitazione delle coscienze, come azione preliminare rispetto agli interventi successivi di natura economica, giuridica e politica (ricordo che anche questo \u00e8 un punto centrale nell\u2019approccio dell\u2019ecologismo radicale).<\/p>\n<p>La cultura ecologica afferma, infatti, Francesco \u201cnon si pu\u00f2 ridurre a una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano\u201d, ma \u201cdovrebbe essere uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualit\u00e0 che diano forma ad una resistenza di fronte all\u2019avanzare del paradigma tecnocratico\u201d (par. 111).<\/p>\n<p>Mobilitazione delle coscienze, rivoluzione culturale, uomo nuovo, per attivare una resistenza di fronte al paradigma tecnocratico. \u00c8 senza dubbio il passaggio pi\u00f9 forte, pi\u00f9 innovativo, ma nello stesso tempo pi\u00f9 problematico e che non ha eguali in documenti della dottrina sociale.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: 8pt;\">Questo articolo riprende sinteticamente e senza l\u2019apparato bibliografico la mia Relazione dal titolo <em>L\u2019ecologia integrale di Papa Francesco. Crisi ecologica e dottrina sociale<\/em> <em>della Chiesa<\/em> al Forum Internazionale del Gran Sasso dello scorso anno, i cui atti sono in corso di stampa.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di&nbsp;<strong>Mario Sirimarco<\/strong><\/p>\n<p><em>La pubblicazione nel 2015 della Laudato s\u00ec (<span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Lettera enciclica sulla cura della casa comune<\/strong><\/span>) di Papa Francesco ha suscitato, come era ampiamente prevedibile, un dibattito notevole scatenando reazioni opposte. Accanto a sostenitori entusiasti, che hanno esaltato i contenuti dell\u2019enciclica ed acclamato il Papa come nuovo leader di una sinistra mondiale smarrita, ci sono stati anche critici feroci e sprezzanti (ricordo un editoriale di un importante quotidiano nazionale che ha definito quelle del Papa un mucchio di sciocchezze). 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