{"id":210,"date":"2020-10-09T06:44:37","date_gmt":"2020-10-09T06:44:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/10\/09\/ripensare-il-villaggio-globale-perche-l-etica-non-sia-gestita-da-algoritmi\/"},"modified":"2020-10-09T06:44:37","modified_gmt":"2020-10-09T06:44:37","slug":"ripensare-il-villaggio-globale-perche-l-etica-non-sia-gestita-da-algoritmi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2020\/10\/09\/ripensare-il-villaggio-globale-perche-l-etica-non-sia-gestita-da-algoritmi\/","title":{"rendered":"Ripensare il \u201cvillaggio globale\u201d  perch\u00e9 l\u2019etica non sia gestita da algoritmi"},"content":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>A 60 anni, il \u201cvillaggio globale\u201d \u00e8 in crisi. La magia della tecnologia in grado di annullare le distanze di spazio e di tempo non pu\u00f2 pi\u00f9 essere vista soltanto come tale, considerando la disinformazione e l\u2019odio sui social. Papa Francesco avverte: \u201cLa connessione digitale non basta per gettare ponti, non \u00e8 in grado di unire l\u2019umanit\u00e0\u201d.<\/strong> <\/span><\/em><\/p>\n<p><em>Lo studioso De Kerckhove, erede del massmediologo McLuhan che per primo parl\u00f2 di global village, definisce quella che stiamo attraversando \u201cuna fase di transizione cupa come il Medioevo\u201d. Emerge l\u2019urgenza di un nuovo Umanesimo per non soccombere al determinismo tecnologico. E\u2019 possibile a patto di non rinnegare il concetto di valori condivisi e il binomio complementare di diritti e di doveri. Sembrano concetti scontati in Occidente e, invece, sono proprio questi i baluardi che stanno venendo meno.<\/em><\/p>\n<p>Nel suo testo pubblicato nel 1962 con il titolo \u201cLa Galassia Gutenberg: nascita dell&#8217;uomo tipografico\u201d, Marshall McLuhan diede la definizione di villaggio globale proprio per invocare senso critico nei confronti del ruolo sempre pi\u00f9 invasivo della tecnologia. A partire dagli anni ottanta, la societ\u00e0 ha vissuto un continuo susseguirsi di novit\u00e0, ciascuna pi\u00f9 sorprendente della precedente. Lo studioso chiar\u00ec che \u201cogni tecnologia \u00e8 un\u2019estensione delle nostre facolt\u00e0 che impone nuovi equilibri tra gli organi sensoriali\u201d. Oggi \u00e8 ancora pi\u00f9 evidente come i mutamenti nel funzionamento o nelle applicazioni dei telefonini o di altri strumenti digitali influenzino, in modo determinante, lo sviluppo personale e sociale. McLuhan ci ricordava la differenza tra informazione e comunicazione, e sottolineava la distanza tra un messaggio informativo e uno pubblicitario, atto a convincere per definizione. Vale la pena ricordare che l\u2019informazione \u00e8 un insieme di dati che ha un valore per chi la riceve, in quanto \u00e8 potenzialmente utile per i suoi scopi ed apporta un aumento della conoscenza. La&nbsp;comunicazione,&nbsp;invece, non \u00e8 processo unidirezionale, ma \u00e8 un processo relazionale, in cui due o pi\u00f9 individui negoziano un insieme di significati condivisi.<\/p>\n<p><strong>Il primo degli aspetti critici da considerare \u00e8 proprio quello della confusione che regna oggi tra informazione e comunicazione<\/strong>. Ha entusiasmato tutti la possibilit\u00e0 di flussi informativi non pi\u00f9 veicolati solo \u201cdall\u2019alto\u201d ma anche dal \u201cbasso\u201d, ma non deve mancare la consapevolezza delle conseguenze del mescolamento tra tipologie di messaggi diversi e dell\u2019abbandono del concetto di verifica e di attendibilit\u00e0 delle fonti. Basti pensare che il 70 per cento dei giovani tra i 14 e i 30 anni \u2013 dati Istat &#8211; ritengano di essere informati frequentando i social media, dove per\u00f2 non c\u2019\u00e8 alcuna certezza di trovare vera informazione e dove l\u2019accesso a un tipo o un altro di notizie \u00e8 dettato dalla casualit\u00e0 dei contatti o da un uso strumentale delle chat da parte di chi vuole diffondere fake news. Per non perdere l\u2019occasione di una piazza virtuale, i leader politici stessi da tempo affidano ai social comunicazioni o informazioni in modo indistinto. Non mancano giornalisti accreditati che per rincorrere il click di visualizzazione, pur conoscendo bene la deontologia professionale, si comportano come blogger improvvisati. E non mancano editori che rincorrono una info\/comunicazione gridata e non verificata stile&nbsp;social.<\/p>\n<p>Di fatto, solo un terzo delle persone che dichiarano di essere informate sulle tematiche politiche leggono, cartaceo o in abbonamento on line, un quotidiano. Dunque, in pochissimi accedono ai mezzi di comunicazione dove lavorano giornalisti professionisti, preparati per definizione a valutare fonti e contesti, a porsi, e porre, gli interrogativi utili per spiegare o approfondire un provvedimento, un fenomeno, un dato, per smascherare fake news. Torna in mente la convinzione di Toqueville: \u201cLa democrazia \u00e8 il potere del popolo informato\u201d. Con i moderni mass media si \u00e8 moltiplicata in modo esponenziale l\u2019offerta di informazione o pseudo informazione, ma non abbiamo cittadini pi\u00f9 informati, e dunque pi\u00f9 consapevoli. Sono tutti questi fenomeni che ricordano quanto la tecnologia incida sul progresso o meno dell&#8217;umanit\u00e0. Inoltre, ci sono meccanismi per cui l\u2019ultima parola spetta, e si rischia che spetti sempre di pi\u00f9, agli algoritmi.<\/p>\n<p><strong>Siamo tutti immersi in&nbsp;echo chamber<\/strong>.&nbsp; I motori di ricerca decidono per noi cosa sia rilevante nella conoscenza e, ultimamente, agiscono in maniera personalizzata. Di fatto, dietro a ogni ricerca c\u2019\u00e8 sempre un algoritmo che mira a soddisfare l\u2019utente. E\u2019 una strategia elementare: pi\u00f9 sei compiaciuto e pi\u00f9 rimani a navigare in quell\u2019ambito, senza cercare quello che, invece di compiacerti, potrebbe offrirti reali termini di confronto rispetto alle convinzioni che gi\u00e0 hai maturato. E&#8217; immediatamente chiaro un aspetto: in questo processo manca quello che mette in moto la creativit\u00e0, cio\u00e8 quel fattore di diversit\u00e0 che ti porta fuori dai binari, dagli schemi mettendo in moto criticit\u00e0 e inventiva, come le grandi intuizioni imprenditoriali insegnano. Al contrario, questo meccanismo autoreferenziale amplifica le nostre preferenze e ci fa cadere nel brodo di coltura perfetto per la diffusione delle fake news, cio\u00e8 le echo chamber. Letteralmente \u201ccamere dell\u2019eco\u201d o \u201ccasse di risonanza\u201d. Identificano una trasmissione ripetitiva di uno stesso messaggio in un ambito chiuso al punto che un\u2019interpretazione discorde non trova possibilit\u00e0 di espressione. Vengono replicati post che si autoalimentano in termini di credibilit\u00e0 per il fatto che grandi comunit\u00e0 li avvalorano e li ripostano. In sostanza, si tende a cercare conferma sulle presunte verit\u00e0 che sono gi\u00e0 nel nostro orizzonte di comprensione. Capita che alcune assurdit\u00e0 diventino tanto virali da essere smascherate platealmente, ma tante continuano a circolare per mesi e a volte anni. E\u2019 impossibile rincorrerle tutte anche per i vari osservatori ad hoc che sono nati.<\/p>\n<p>Si parla anche di&nbsp;machine learning, cio\u00e8 di sistemi che imparano dalle registrazioni delle nostre azioni, abitudini, reazioni, e che quelle ci ripropongono, mentre ci illudiamo di trovare altro. Alcune delle applicazioni sono sotto i nostri occhi: riconoscimento della voce, suggerimenti personalizzati per la composizione dei testi sulle tastiere dei cellulari, sistemi di raccomandazione per l\u2019acquisto di prodotti, fino ai sofisticati&nbsp;dynamic pricing, i sistemi che aggiustano i prezzi dell\u2019e-commerce in tempo reale a seconda dei comportamenti degli utenti. E gli specialisti avvertono: non sappiamo bene come tutto ci\u00f2 venga assimilato dalle connessioni delle reti neurali multistrato del nostro cervello, il livello cosiddetto&nbsp;deep learning. Si pongono significativi interrogativi etici, prima ancora di considerare l\u2019umanit\u00e0 che emerge nel mondo virtuale.<\/p>\n<p><strong>E\u2019 evidente \u201cil pullulare di forme insolite di aggressivit\u00e0,&nbsp;di insulti, maltrattamenti, offese, sferzate verbali fino a demolire la figura dell\u2019altro, con una sfrenatezza che non potrebbe esistere nel contatto corpo a corpo perch\u00e9 finiremmo per distruggerci tutti a vicenda\u201d<\/strong>. Lo ricorda Papa Francesco. Nella sua terza Enciclica, sottolinea che \u201cproprio mentre difendono il proprio isolamento consumistico e comodo, le persone scelgono di legarsi in maniera costante e ossessiva\u201d ai dispositivi mobili e ai computer, dove per\u00f2 \u201cl\u2019aggressivit\u00e0 trova uno spazio di diffusione senza uguali\u201d. E purtroppo la cronaca si arricchisce di episodi di tanto efferata quanto gratuita violenza, a conferma della sovrapposizione tra virtuale e reale. E c\u2019\u00e8 poi l\u2019appello a \u201cspiegare ed evidenziare i vincoli tra destino umano e ambiente naturale\u201d.Dopo aver pubblicato la Laudato s\u00ec, Papa Francesco ricorda spesso che i giornalisti \u201cpossono contribuire a responsabilizzare i cittadini, i leader delle nazioni, coloro che guidano le attivit\u00e0 sociali, gli imprenditori e i protagonisti dell&#8217;economia e della finanza, nell&#8217;ottica della conversione ecologica urgente e decisiva per la sopravvivenza\u201d.<\/p>\n<p><strong>Il senso \u00e8 sempre stato la componente principale della comunicazione, ma oggi avvertiamo un cambio di registro mentale<\/strong>: non si cerca pi\u00f9 il valore dell&#8217;oggettivit\u00e0, prezioso anche solo in termini di tensione verso la verit\u00e0. Piuttosto, \u201cdilaga l&#8217;io freudiano in tutta la sua soggettivit\u00e0\u201d, come afferma Derrick&nbsp;de Kerckhove, direttore scientifico dell&#8217;Osservatorio TuttiMedia e Media Duemila, docente al Politecnico di Milano. Lo studioso a gran voce avverte: &#8220;Dobbiamo rimodellare gli strumenti prima che ci modellino a loro immagine\u201d. E non si pu\u00f2 tacere sul fatto che in tanta esplosione di soggettivit\u00e0, proliferano fake news e post-verit\u00e0, che rappresentano tra l\u2018altro l\u2019humus vitale per terrorismo e criminalit\u00e0.&nbsp; De Kerckhove non ha dubbi: \u201cViviamo una transizione penosa, come quella medievale che port\u00f2 alle guerre di religione, ma su scala globale\u201d.<\/p>\n<p>Oggi, la vera guerra globale \u00e8 cyber: gli attacchi informatici attentano ai dati pi\u00f9 sensibili di una persona, ma anche di uno Stato intero e il rischio \u00e8 che alcuni hacker pi\u00f9 esperti riescano a bloccare gangli vitali di reti essenziali come quelle energetiche. Inoltre, invenzioni come i&nbsp;social credit&nbsp;servono per controllare i cittadini, del proprio Paese o di un altro.&nbsp; In Cina si tratta di algoritmi che calcolano, in base ai comportamenti di una persona, la sua reputazione sociale, delineando, dunque, di fatto limiti e opportunit\u00e0. Il dibattito \u00e8 scoppiato anche nel Regno Unito quando si \u00e8 scoperto che, non su scala nazionale, ma in relazione ai propri dipendenti, alcune compagnie avevano messo in atto qualcosa di molto simile ai&nbsp;social credit.<\/p>\n<p>Abbiamo ragionato negli ultimi anni, con l&#8217;espressione di Samuel P. Huntington, di possibile \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d tra Occidente e Oriente, ma \u00e8 venuto il momento di ragionare in termini di \u201cimplosione di civilt\u00e0\u201d, come afferma lo scrittore Amin Maalouf di fronte a evidenti manifestazioni di degrado sociale. &nbsp;<\/p>\n<p><strong>Informare e comunicare sono azioni politiche che si muovono tra diritti e doveri<\/strong>: sono momenti essenziali del processo con cui si formano le coscienze dei cittadini che compongono la&nbsp;polis. Il punto \u00e8 ricordare che si \u00e8 cittadini quando si \u00e8 soggetti di diritti e di doveri. All\u2019orizzonte sembrano evidenti solo i primi. Un esempio: sono anni che parliamo di diritti in relazione a internet ed \u00e8 doveros farlo, ma \u00e8 arrivato il momento di parlare anche dei doveri in relazione allo spazio virtuale. A ben guardare, tutto il mondo della comunicazione \u00e8 molto pi\u00f9 generoso nell\u2019offerta di dibattiti sui diritti rispetto a quella relativa ai doveri. La societ\u00e0 \u00e8 fatta di singoli inseriti in un contesto, dunque parte del tutto. I diritti partono da istanze di singoli rivendicate magari in modo collettivo, e, a livello mediatico, il concetto di rivendicazione \u00e8 sempre caro a tutti. Il dovere nasce, invece, da un concetto di limitazione: interviene secondo il vecchio adagio per cui la mia libert\u00e0 finisce dove inizia la tua. E il concetto di limitazione ha molta meno fortuna mediatica.<\/p>\n<p>Diritti e doveri hanno senso se ci sono, come termini di riferimento, dei valori. Senza il riconoscimento del valore della libert\u00e0, non c\u2019\u00e8 il diritto di parola o di manifestazione etc. E infatti in molte aree del mondo manca l\u2019uno e manca l\u2019altro. Il problema vero in Occidente \u00e8 chiarirci se vogliamo arrenderci alla spinta travolgente di un relativismo che rifiuta il concetto stesso di valori condivisi. Il relativismo \u00e8 il risultato di un processo culturale preciso che, attraverso la declinazione linguistica, si \u00e8 imposto come critica distruttiva di un\u2019idea di societ\u00e0 in positivo. Parliamo dell\u2019ideologia riassumibile nell\u2019espressione&nbsp;politically correct, se si preferisce, qualcuno parla di \u201cneo-progressismo\u201d, \u201cculturalismo\u201d o \u201cideologia diversitaria\u201d. Apparentemente si tratta di una sollecitazione sempre pi\u00f9 pressante a modificare il linguaggio perch\u00e9 sia pi\u00f9 rispettoso delle diverse sensibilit\u00e0 possibili, ma di fatto si impone il concetto che tutto \u00e8 relativo e, dunque, nulla \u00e8 dato per certo e condivisibile. Non \u00e8, come si vorrebbe far credere, la vittoria della scienza sulla morale o sulla religione. E\u2019 semplicemente un orizzonte di sconfitta. Lo ribadiva, da donna di scienza non credente, Rita Levi Montalcini, che ripeteva spesso: \u201cIl male assoluto del nostro tempo \u00e8 di non credere nei&nbsp;valori\u2026 la&nbsp;vita merita di essere vissuta solo se crediamo nei&nbsp;valori\u201d.<\/p>\n<p><strong>Se vacilla l\u2019idea di un patrimonio di valori certi,<\/strong> rispettare l\u2019altro quando parla pu\u00f2 non essere doveroso, prendere a calci e pugni qualcuno pu\u00f2 essere una decisione soggettiva perch\u00e9 la sua persona e la sua vita non sono percepite come un innegabile valore. Tutto \u00e8 relativo &#8211; si sente dire &#8211; e perfino la competenza ha smesso per tanti di essere un valore. Eppure, il Covid-19 dovrebbe aver scosso il mondo da questa pseudocultura. La pandemia dovrebbe aver ricordato che per curare un malato serve il medico competente, non basta il vicino della porta accanto, ma anche che, per mettere in condizione di lavorare la macchina sanitaria, \u00e8 necessario un legislatore consapevole che valuti pareri competenti e non si improvvisi immunologo. Non possono mancare giornalisti preparati, capaci di rivolgere ai leader politici le domande giuste e in grado di distinguere notizie e fakenews, per svolgere il ruolo fondamentale che spetta all\u2019informazione all\u2019interno delle societ\u00e0 e delle democrazie. E\u2019 un appello che non viene soltanto dalle coscienze pi\u00f9 accorte, ma che \u00e8 emerso in modo evidente anche dai sondaggi durante la fase pi\u00f9 critica della pandemia: su una vicenda cos\u00ec seria, la gente ha cercato risposte sui media tradizionali molto pi\u00f9 che sulla rete o sui social. Anche da qui possiamo ripartire per ripensare il mondo della comunicazione troppo spesso appiattito sui vizi di questa epoca: alzare la voce per gridare pi\u00f9 forte, semplificare per convincere piuttosto che informare, sgretolare lo spessore di ci\u00f2 che ha valore, parlare solo di diritti e non abbastanza di doveri.<\/p>\n<p>Nel 1860, un secolo prima delle considerazioni di McLuhan, Giuseppe Mazzini, intellettuale visionario, firmando il suo scritto intitolato I doveri dell\u2019uomo, raccomandava: \u201cLa mia voce pu\u00f2 apparirvi severa e troppo insistente a insegnarvi la necessit\u00e0 del sacrificio e della virt\u00f9 per altrui. Ma io so, e voi, buoni e non guasti da una falsa scienza o dalla ricchezza, intenderete fra breve, che ogni vostro diritto non pu\u00f2 essere frutto che d&#8217;un dovere compiuto.\u201d<\/p>\n<p>Per combattere lo svilimento del Sapere e il determinismo digitale la via \u00e8, dunque, quella dell\u2019assunzione di responsabilit\u00e0 che sono attuali e urgenti ma non nuove: rinnegare semplificazioni e banalizzazioni, recuperare la profondit\u00e0 dell\u2019Umanesimo che ha fatto grande l\u2019Occidente, proprio in virt\u00f9 di valori condivisi e della complementarit\u00e0 tra diritti e doveri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><strong>di Gianni Lattanzio&nbsp;<\/strong><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>A 60 anni, il \u201cvillaggio globale\u201d \u00e8 in crisi. La magia della tecnologia in grado di annullare le distanze di spazio e di tempo non pu\u00f2 pi\u00f9 essere vista soltanto come tale, considerando la disinformazione e l\u2019odio sui social. Papa Francesco avverte: \u201cLa connessione digitale non basta per gettare ponti, non \u00e8 in grado di unire l\u2019umanit\u00e0\u201d.<\/strong> <\/span><\/em><\/p>\n<p><em>Lo studioso De Kerckhove, erede del massmediologo McLuhan che per primo parl\u00f2 di global village, definisce quella che stiamo attraversando \u201cuna fase di transizione cupa come il Medioevo\u201d. Emerge l\u2019urgenza di un nuovo Umanesimo per non soccombere al determinismo tecnologico. E\u2019 possibile a patto di non rinnegare il concetto di valori condivisi e il binomio complementare di diritti e di doveri. 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