{"id":2545,"date":"2026-07-31T19:17:29","date_gmt":"2026-07-31T19:17:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=2545"},"modified":"2026-07-31T19:18:08","modified_gmt":"2026-07-31T19:18:08","slug":"addio-a-franco-baresi-leggenda-del-milan-e-della-nazionale-italiana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/07\/31\/addio-a-franco-baresi-leggenda-del-milan-e-della-nazionale-italiana\/","title":{"rendered":"\u200bAddio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale Italiana"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAVEVA 66 ANNI \u2013 CON BECKENBAUER E SCIREA, IL MIGLIOR LIBERO DI TUTTI I TEMPI\u00a0E UOMO IMMENSO.<em>FU CAMPIONE DEL MONDO NEL 1982, TERZO NEL 1990\u00a0E VICE CAMPIONE DEL MONDO NEL 1994.\u00a0<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b<em>DALLO SCUDETTO DELLA STELLA, ALL\u2019ESORDIO CON IL MILAN, NELLA STAGIONE 1978-1979, DUE RETROCESSIONI IN B, VINSE POI TUTTO CON I ROSSONERI IN QUASI 30 ANNI DI CARRIERA,\u00a0FINO\u00a0AL\u00a01997. SFIORO\u2019 IL PALLONE D\u2019ORO NEL 1989, DIETRO MARCO VAN BASTEN<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u200b\u200b\u200b\u200b<strong><em>di Emanuele Mariani<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u201c<em>Unico rappresentante di una squadra appena retrocessa, il Milan, al&nbsp;<\/em><em>Mundial<\/em><em>&nbsp;(1982) ha fatto soltanto lo spettatore.&nbsp;<\/em><em>E\u2019<\/em><em>&nbsp;un tipo riservato, tranquillo, di poche parole. Ama far parlare i fatti e finora, nella sua pur breve carriera, c\u2019\u00e8 riuscito molto bene<\/em>\u201d.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bCos\u00ec la rivista ufficiale dei profili dei 22 giocatori italianicampioni del Mondo di Spagna, a titolo appena conquistato, aveva delineato, quello che di l\u00ec a qualche anno sarebbe diventato con Beckenbauer e Scirea, il miglior libero di tutti i tempi,&nbsp;Franco Baresi che oggi, a soli 66 anni, ci ha lasciato. Si \u00e8 spentoall&#8217;Istituto Clinico&nbsp;Humanitas&nbsp;di Rozzano, per le conseguenze diuna grave malattia, con la quale combatteva da tempo: nell&#8217;agosto 2025 gli venne riscontrato un nodulo polmonare, poi&nbsp;asportato chirurgicamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bSoprannominato&nbsp;<em>Piscinin<\/em>&nbsp;e successivamente&nbsp;<em>Kaiser Franz<\/em>, in omaggio a Franz Beckenbauer, \u00e8 considerato uno dei pi\u00f9 grandi difensori della storia del calcio&nbsp;ed \u00e8 annoverato tra le pi\u00f9 note&nbsp;bandiere calcistiche di tutti i tempi.&nbsp;Occupa il 19\u00ba posto nella classifica dei migliori calciatori del XX secolo pubblicata dalla&nbsp;rivista World Soccer&nbsp;e il 33\u00ba nell&#8217;omonima classifica stilata dall&#8217;IFFHS.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNel marzo del 2004,&nbsp;Pel\u00e9 lo inser\u00ec nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori calciatori viventi redatta in occasione del centenario della FIFA.&nbsp;Per sette volte tra i candidati alla vittoria del Pallone d&#8217;oro (dal 1988 al 1990 e dal 1992 al 1995), arriv\u00f2 a ricoprire la seconda posizione nel 1989 dietro al compagno di squadra Marco van Basten.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl 16 dicembre 1999, in occasione della festa organizzata per celebrare i cent&#8217;anni del Milan, \u00e8 stato eletto dai suoi tifosi &#8220;milanista del secolo&#8221;, cio\u00e8 il giocatore pi\u00f9 rappresentativo nella storia rossonera,&nbsp;mentre nel 2013 \u00e8 entrato a far parte della Hall of Fame del calcio italiano.&nbsp;\u00c8 inoltre risultato 17\u00ba nell&#8217;UEFA Golden&nbsp;Jubilee&nbsp;Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d&#8217;Europa dei cinquant&#8217;anni precedenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLeg\u00f2 l&#8217;intera carriera al Milan disputandovi venti stagioni, quindici delle quali da capitano. Con i rossoneri conquist\u00f2 sei scudetti, quattro&nbsp;Supercoppe&nbsp;italiane, tre Coppe dei Campioni, due&nbsp;Supercoppe&nbsp;UEFA e due Coppe Intercontinentali, diventando il secondo calciatore con pi\u00f9 presenze nella storia del club, alle spalle del solo Paolo Maldini; insieme ai compagni di reparto Mauro Tassotti, Maldini e Alessandro Costacurta&nbsp;(prima di lui, Filippo Galli)&nbsp;ha composto una delle migliori linee difensive della storia del calcio&nbsp;che ha consentito al Milan di stabilire il record di partite consecutive senza sconfitta (58) nei maggiori campionati nazionali d&#8217;Europa (dal 26 maggio 1991 al 14 marzo 1993,&nbsp;ovvero un anno, 9 mesi e 16 giorni).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bCon la nazionale italiana vinse il campionato del mondo 1982, pur senza scendere in campo, e raggiunse la finale del mondiale 1994 da capitano della selezione azzurra, dopo un rientro da record (soli 25 giorni) da una operazione al menisco. Nell&#8217;arco di tredici anni disput\u00f2 tre campionati del mondo (Spagna 1982, Italia 1990 e Stati Uniti 1994) e due campionati d&#8217;Europa (Italia 1980 e Germania Ovest 1988).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bFranchino Baresi, detto Franco, nacque a&nbsp;Travagliato, comune di Brescia,&nbsp;l\u20198&nbsp;maggio del 1960 e rimase orfano a quattordici anni.&nbsp;Sposato con Maura,&nbsp;due figli, di&nbsp;cui il secondogenito adottato; era&nbsp;inoltre zio di Regina Baresi, anch&#8217;ella calciatrice, figlia&nbsp;del fratello maggiore Giuseppe, arcigno difensore nerazzurro e bandiera dell\u2019Inter degli anni \u201970&nbsp;e \u201980&nbsp;e che caratterizz\u00f2 anche il confronto tra i due fratelli nei derby delle squadre milanesi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn totale, i derby giocati da Beppe Baresi contro il Milan di suo fratello Franco sono stati 23.&nbsp;Il bilancio complessivo di questi incontri per Beppe Baresi contro il fratello Franco vede 9 vittorie, 7 pareggi e 7 sconfitte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl&nbsp;primo derby Beppe lo gioca da titolare il 6 novembre 1973 (3-1 per il Milan), mentre la prima stracittadina con i due fratelli avversari fu il 12 novembre 1978.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAvversari a Milano, separati in Nazionale ma inseparabili nella vita, Beppe e Franco Baresi sono uno splendido esempio di solidit\u00e0 e umilt\u00e0 lombarda. Nati&nbsp;entrambi&nbsp;a Travagliato, nella campagna bresciana,&nbsp;divisi da due soli anni, (1958, Beppe e&nbsp;1960, Franco), hanno una sorella, Lucia, e un altro fratello, il maggiore Angelo, che non ha sfondato nel calcio, pur giocando ad ottimi livelli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa loro \u00e8 un&#8217;infanzia tosta e orgogliosa, tra scuola e oratorio del paese, gestito da Don Piero Gabella, colui che Franco definir\u00e0 &#8220;un costruttore di sogni&#8221;.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bL&#8217;U.S.O., l&#8217;Unione Sportiva Oratorio, sar\u00e0 la sola squadra che vedr\u00e0 giocare assieme i due fratelli prima che diventino simbolo di Inter e Milan. Fatta eccezione per l&#8217;addio al calcio di Franco, che nel 1997 riporta in campo Beppe, ritiratosi ormai da 3 anni, per l&#8217;ultimo abbraccio commovente tra i due.&nbsp;La gloria calcistica per entrambi arriver\u00e0 dopo una vita senza sconti: mamma Regina (nome che poi Beppe dar\u00e0 alla figlia calciatrice) se ne va nel 1971 dopo una brutta malattia, pap\u00e0 Terzo qualche anno dopo. Beppe e Franco si ritrovano orfani rispettivamente a 16 e 14 anni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bMa Guido Settembrino, l&#8217;allenatore che lo segue con il fratello Franco nell&#8217;U.S.O., aveva fatto una promessa alla madre e la mantiene, portando i due giovani ad un provino con l&#8217;Inter al compimento dei 14 anni. Beppe, che tifa Milan ed \u00e8 cresciuto con i miti delle grandi bandiere Rivera e Gigi Riva, \u00e8 gi\u00e0 ben strutturato fisicamente e lo supera nel 1972, non cos\u00ec Franco. Il primo prende subito la strada nerazzurra, Franco dovr\u00e0 aspettare per vestire il rossonero.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bA Messico &#8217;86, Beppe Baresi non riusc\u00ec a fermare&nbsp;Platini che&nbsp;era in stato di grazia e&nbsp;raccoglier\u00e0 quasi 600 presenze con l&#8217;Inter, per cui lavor\u00f2 poi&nbsp;ancora come osservatore;&nbsp;entr\u00f2 nello staff tecnico dei nerazzurri che vinsero,<a><\/a>&nbsp;nel 2010, il&nbsp;<em>Triplete<\/em>&nbsp;e si far\u00e0 amare per professionalit\u00e0, resilienza e duttilit\u00e0<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNasce terzino, ma ringhia anche come centrale e come mediano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bA proposito,&nbsp;un mio ricordo personale&nbsp;fu un\u2019entrata \u2013 diciamo sopra&nbsp;le righe \u2013&nbsp;di Beppe&nbsp;Baresi su Paulo Roberto&nbsp;Falc\u00e3o, il 1&nbsp;aprile 1984 durante la partita di campionato Roma-Inter allo Stadio Olimpico&nbsp;di Roma e terminata 2-2,&nbsp;che segner\u00e0pesantemente il finale di stagione dei giallorossi; infatti,l&#8217;infortunio&nbsp;per il brasiliano,&nbsp;si rivel\u00f2 serio e lo tenne fuori squadra per circa un mese,&nbsp;rientrando solo poco prima della sfortunata finale di Coppa dei Campioni con il Liverpool, del 30 maggio 1984, all\u2019Olimpico di Roma, finita 1 a 1 dopo i supplementari e persa ai rigori dai giallorossi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bVincer\u00e0 due scudetti (capitano di quello dei record col Trap), due coppe Italia e una coppa Uefa. Meno fortunato il percorso in nazionale. Esordisce nel 1979, viene convocato da Bearzot per l&#8217;Europeo del 1980 (c&#8217;\u00e8 anche Franco, per\u00f2 non gioca) ma non per il trionfale Mondiale 1982 (&#8220;Colpa mia, mi ero un po&#8217; montato la testa&#8221; dir\u00e0 Beppe con una sincerit\u00e0 che andrebbe insegnata a scuola).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bFranco Baresi \u00e8&nbsp;stato&nbsp;certamente&nbsp;l\u2019ultimo esemplare di una filiera che, partendo da Pierluigi Cera e passando per Gaetano Scirea, ha intrepretato la figura del comandante supremo della difesa italiana e azzurra, con classe e personalit\u00e0. Fu soprannominato anche \u201cKaiser Franz\u201d, per accostarlo a Beckenbauer, l\u2019imperatore tedesco che guardava il mondo dall\u2019alto in basso e giocava persino con un braccio immobilizzato una semifinale mondiale come Italia-Germania del mondiale 1970. Baresi disput\u00f2 una finale, quella della Coppa del Mondo 1994 contro il Brasile, con il ginocchio&nbsp;fresco di operazione al menisco, dopo la&nbsp;lesione&nbsp;di quello del&nbsp;ginocchio destro.&nbsp;Un rientro a tempo di record&nbsp;(25 giorni dall\u2019infortunio patito nella seconda partita del girone contro la Norvegia)&nbsp;e poi l\u2019errore ai rigori, nella lotteria dal dischetto. Pianse&nbsp;anche sulla spalla di Sacchi che lo consol\u00f2 come il capo delegazione della Nazionale, Raffaele Ranucci.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bNelle sue lacrime anneg\u00f2 l\u2019Italia intera, con la spinta decisiva del pallone scagliato in curva da Roberto Baggio, anche lui acciaccato e pieno di dignit\u00e0. Gli eroi sono quelli che non si tirano&nbsp;mai indietro. Baresi chiuse la carriera in Nazionale con 81 presenze e un gol.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl braccio alzato per chiamare il fuorigioco, ai compagni, ma soprattutto a arbitri e guardalinee, \u00e8 una delle immagini che si porta dietro Franco Baresi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bUn\u2019intera carriera al Milan, anche negli anni umilianti della Serie B, resistendo alle tentazioni di chi avrebbe voluto sfruttare la situazione e portarselo a casa, per un totale di 719 partite e 33 gol, dal 1977 al 1997. Lanciato da Nils Liedholm il 23 aprile 1978 a Verona, che quel giorno non fu&nbsp;fatal&nbsp;\u2013 vinsero 2-1 i rossoneri -, ancora diciassettenne, mostr\u00f2 subito doti di chi poteva passare, con disinvoltura, dalla posizione di libero a quella di centrocampista. Fu in quella collocazione che cerc\u00f2 di proporlo in azzurro Enzo Bearzot, per avere in campo lui e Scirea insieme,&nbsp;ma l\u2019esperimento non funzion\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b&nbsp;Infatti, il tecnico friulano, intuendo comunque la grandezza di Franco Baresi, lo port\u00f2 tra i 22 che vinsero il Mondiale spagnolo del 1982 e di fatto lo design\u00f2 erede nel ruolo di libero di Gaetano Scirea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bChi non ricorda il secondo gol di Tardelli al&nbsp;Bernabeu, l\u201911 luglio 1982: ebbene l\u2019inizio dell\u2019azione che culmin\u00f2 nella fantastica rete del centrocampista toscano (divenuta poi iconicamente celebre per l\u2019urlo), la danno due difensori Bergomi (all\u2019epoca appena diciottenne) e proprio Scirea che aveva doti offensive e segn\u00f2 diversi gol in campionato e Coppe europee con la Juventus. Anche&nbsp;Baresi segn\u00f2 gol in campionato e altre gare ufficiali (ben 33 segnati&nbsp;pure&nbsp;dal dischetto), una rete in Nazionale, come gi\u00e0 ricordato, ma non nelle Coppe europee.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl ruolo di libero, come lo hanno inteso Beckenbauer e&nbsp;Scirea,oggi non&nbsp;\u00e8&nbsp;pi\u00f9 di fatto presente specie se si intende come difensore&nbsp;e battitore libero anche di avanzare, lasciando per un momento&nbsp;la&nbsp;difesa, quale ultimo uomo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPensiamo&nbsp;al grande, grandissimo Fabio Cannavaro ed al secondo gol di Del Piero contro la Germania&nbsp;in semifinale,&nbsp;al&nbsp;Westfalenstadion&nbsp;di Dortmund,&nbsp;al Mondiale 2006:&nbsp;\u00e8 proprio Cannavaro a rubar palla a centrocampo per servirla a Totti e a Gilardino, che poi&nbsp;la&nbsp;passer\u00e0 a Del Piero per la&nbsp;finalizzazione in gol.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEcco come&nbsp;un\u2019altra leggenda&nbsp;Dino Zoff&nbsp;(unico&nbsp;italiano&nbsp;ad aver vinto da calciatore un Europeo 1968 ed un Mondiale 1982),nell\u2019autobiografia \u201cDura solo un attimo la gloria\u201d,&nbsp;ha spiegato&nbsp;il&nbsp;confronto&nbsp;e le caratteristiche&nbsp;tra&nbsp;Gaetano Scirea e Franco Baresi:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b&#8221;Un paragone che mi viene proposto spesso \u00e8 anche quello tra Scirea e Baresi.&nbsp;Scirea \u00e8, in assoluto, il calciatore a me pi\u00f9 caro. Ma penso di poter dire di essere oggettivo, se affermo che era il migliore di tutti, nel suo ruolo. In pochi ricordano che Gaetano aveva cominciato a giocare da centrocampista. E poich\u00e9 aveva una bella corsa e un grandissimo piede, era anche molto bravo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bPoi, piano piano, spostandosi verso il centro della squadra, fin\u00ec per giocare nel ruolo di libero. Quando arriv\u00f2 alla Juventus, per\u00f2, Gaetano ancora non era convintissimo del suo nuovo ruolo. Tocc\u00f2 a Capello persuaderlo che era una grande idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bE divent\u00f2 uno dei pi\u00f9 forti al mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEntr\u00f2 in punta di piedi nel ruolo, supportato da Parola, l\u2019allenatore. Era intelligente, sapeva inserirsi in attacco e arrivare a conclusione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLa sua prerogativa era fare diverse cose bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAnche Baresi, per\u00f2, era molto forte. Un grande direttore della difesa, dotato di una spiccata personalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bOttima tecnica, era uno che \u00absi gettava sul pallone come una belva\u00bb usava dire Gianni Brera.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per me la sua caratteristica principale era quella di essere un grande organizzatore della difesa, una specie di manager in campo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bBaresi c\u2019era anche al Mondiale dell\u201982, il nostro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn pochi si ricorderanno che era stato convocato da Bearzot come giovanissima riserva di Scirea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLe sue lacrime disperate a USA &#8217;94 erano quelle di chi stava per compiere l\u2019impresa della vita, ma non ce l\u2019ha fatta per un soffio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEcco, quelle lacrime sono il distillato di ci\u00f2 che per me \u00e8 il senso di questo gioco: una fonte inesauribile di emozioni che ti scoppiano dentro, incontenibili.&#8221;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bEcco invece come Gianni Brera, rispondendo ad un lettore dalle pagine di Repubblica (edizione del 3 gennaio 1992), dava il suo parere su chi fosse o fosse stato il miglior libero di sempre da scegliere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bDomanda del lettore:&nbsp;<em>Illustre Brera, mi aiuti a risolvere una controversia familiare. Fra Beckenbauer, Krol, Passarella, Scirea e Baresi, quale \u00e8 stato secondo lei il pi\u00f9 grande libero della storia del calcio?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u201cScarti subito Krol e Passarella. Il primo era un terzino d&#8217; ala molto mobile e bravo, non tanto, per\u00f2, da evitare una serie di figuracce trovandosi alle prese con Flipper Damiani.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bRicordo benissimo quel Juventus-Ajax. Krol, che \u00e8 astuto, disse di avere scoperto un secondo&nbsp;Garrincha! Poi si mise a fare il libero nella nazionale olandese e lo vidi saltare come un paracarro (qui, saltare \u00e8 transitivo) dagli azzurri in Argentina, prima che scoppiassero miserevolmente. A Napoli, infine, entr\u00f2 nel&nbsp;tradizionale cimitero degli elefanti. Marchesi tuttavia ne diceva benissimo. Passarella, specie di killer mancino, aveva una gran battuta e staccava bene di testa ma era piuttosto debole nel tackle.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIn Italia venne che era finito o quasi, come Krol. Sui tre che restano potrei scrivere poemi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl povero&nbsp;<strong><em>Scirea<\/em><\/strong>&nbsp;era dolce e composto, di una moderazione tipica del grande artista. Non era difensore irresistibile n\u00e9 arcigno, era buono, ma completava il repertorio con sortite di esemplare tempestivit\u00e0, a volte erigendosi addirittura a&nbsp;<em>match&nbsp;<\/em><em>winner<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b<strong><em>Beckenbauer<\/em><\/strong>&nbsp;giocava mediano e si muoveva con stile principesco. Da libero, impose il proprio carisma: esigeva che tutte le palle conquistate andassero a lui per la rielaborazione offensiva. Era bello vederlo in sortita: ma per evitare brutte figure ha sempre pi\u00f9 ridotto i rischi dei lanci lunghi. Non mi esaltava tanto il suo stile di gioco, pur notevole, quanto il suo comportamento di uomo civile, istruito e portato a comandare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b<strong><em>Baresi II<\/em><\/strong>&nbsp;\u00e8 dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne \u00e8 in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962 (Bicampeao&nbsp;do&nbsp;mundo&nbsp;em&nbsp;Cile).&nbsp;Spero che questo possa bastare\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bI piedi erano buoni, anzi, buonissimi. Il fisico non era granch\u00e9 e questo gli cost\u00f2 la bocciatura a un provino con l\u2019Inter a 12 anni perch\u00e9 considerato troppo gracile: i nerazzurri avevano gi\u00e0 arruolato il fratello Giuseppe. Fu Italo Galbiati, futuro assistente di&nbsp;Fabio Capello, a invitarlo a riprovarci con il Milan. Stavolta and\u00f2 bene e Baresi II, come si scriveva allora, divenne uno dei&nbsp;gioielli del settore giovanile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bIl \u201cPiscinin\u201d fu adottato da Gianni Rivera e con la benedizione di Nils Liedholm, che lo promosse titolare al posto di&nbsp;Ram\u00f2n&nbsp;Turone,&nbsp;che di l\u00ec a poco fece&nbsp;la fortune&nbsp;della Roma cos\u00ec come&nbsp;lo stesso tecnico svedese:&nbsp;il ragazzo conquist\u00f2, diciottenne, il primo di una lunga serie di titoli: lo scudetto 1978-79.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bAlla fine, compresa la&nbsp;Mitropa&nbsp;Cup 1982, i trofei saranno 18, sulla scia della leggendaria avventura del Milan degli olandesi e della rivoluzione&nbsp;sacchiana. Franco disse basta a 37 anni, dopo essere stato travolto dal ciclone Bobo Vieri in una partita che mise a nudo l\u2019et\u00e0. Il club annunci\u00f2 il ritiro della maglia numero 6: un gesto di enorme rispetto nei suoi confronti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200b\u201cIl Milan ha dato un senso alla mia vita. Milanello mi sembrava il paradiso\u201d, le parole riportate dalla Gazzetta dello Sport nella sua ultima intervista, nel 2025. \u201cEro rossonero gi\u00e0 all\u2019et\u00e0 di dieci anni, a quattordici mi ritrovai senza genitori e il Milan mi adott\u00f2, dandomi tutto: una casa, un futuro, un\u2019avventura straordinaria\u201d. Dopo la carriera da giocatore, un percorso da dirigente: con la Fondazione Milan, altre esperienze di spessore, confrontandosi con la povert\u00e0 dell\u2019Africa e dei paesi martoriati dalla guerra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bL\u2019ultima immagine di Franco Baresi \u00e8 quella con la torcia olimpica, il 6 febbraio 2026, durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina. Apparve al Meazza in compagnia di Beppe Bergomi, simboli delle glorie calcistiche e di una Milano che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u201cGli attimi pi\u00f9 emozionanti della mia carriera\u201d, disse il \u201cPiscinin\u201d quel giorno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u200bLo immaginiamo&nbsp;cos\u00ec, nel paradiso dei campioni e magari anche il nuovo corso della Nazionale azzurra di Malag\u00f2, Mancini e Ranieri, prendendo spunto da Franco Baresi, dalla sua&nbsp;bravura&nbsp;umanit\u00e0, unita alla sana modestia, ritrovi&nbsp;se&nbsp;stessa e scopra qualche giovane talento, andando come si faceva una volta con gli osservatori, quasi sempre non annunciati, nei vivai e magari su qualche campetto di periferia, al di l\u00e0 degli aspetti commerciali che muovono il mondo del calcio attuale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u200bAVEVA 66 ANNI \u2013 CON BECKENBAUER E SCIREA, IL MIGLIOR LIBERO DI TUTTI I 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