{"id":2639,"date":"2026-08-11T21:25:18","date_gmt":"2026-08-11T21:25:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=2639"},"modified":"2026-08-13T19:01:56","modified_gmt":"2026-08-13T19:01:56","slug":"il-sapere-che-non-si-delega-intelligenza-artificiale-credenziali-formali-e-lirriducibilita-del-giudizio-umano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/08\/11\/il-sapere-che-non-si-delega-intelligenza-artificiale-credenziali-formali-e-lirriducibilita-del-giudizio-umano\/","title":{"rendered":"Il sapere che non si delega: intelligenza artificiale, credenziali formali e l&#8217;irriducibilit\u00e0 del giudizio umano"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>di<\/strong> <strong><em>Michele Gabriele CRISTIANO<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Fondamenti filosofici del ragionamento pratico, responsabilit\u00e0 professionale e persona nell&#8217;era dell&#8217;IA generativa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intelligenza artificiale generativa sta ridisegnando le modalit\u00e0 con cui la conoscenza viene prodotta, reperita e validata, alimentando la convinzione, diffusa e per certi versi suggestiva, che professioni fondate su vaste basi nozionistiche \u2014 la&nbsp;Medicina, il&nbsp;Diritto, l&#8217;Economia \u2014 siano ormai sostituibili da sistemi capaci di elaborare informazioni a una velocit\u00e0 e con una copertura che nessun essere umano potr\u00e0 mai eguagliare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di seguito&nbsp;cercher\u00f2 di&nbsp;dimostrare, attraverso una lettura congiunta di evidenza empirica recente e analisi filosofica del giudizio pratico, che questa tesi riduzionista confonde due piani distinti: quello del recupero dell&#8217;informazione, in cui il vantaggio computazionale della macchina&nbsp;-Machine Learning (<em>apprendimento automatico<\/em>)&nbsp;\u00e8 ormai acclarato, e quello della deliberazione responsabile, che resta irriducibilmente umano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il paradosso che ne emerge \u00e8 tanto semplice quanto radicale: pi\u00f9 l&#8217;IA automatizza la memoria nozionistica, pi\u00f9 si rende visibile \u2014 e prezioso \u2014 ci\u00f2 che ad essa sfugge strutturalmente, ossia la capacit\u00e0 di rispondere, in prima persona, delle proprie decisioni davanti a un paziente, a un tribunale, a una collettivit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tradizione filosofica, da Aristotele a Kant, da Hans Jonas&nbsp;(<em>euristica della paur<\/em>a)&nbsp;fino alle riflessioni economiche di Keynes e Hayek, offre gli strumenti concettuali per comprendere questa irriducibilit\u00e0; la riflessione teologica sulla persona come immagine e la recente elaborazione del magistero ecclesiale sull&#8217;intelligenza artificiale ne offrono, a loro volta, un fondamento ulteriore, collocando la questione entro l&#8217;orizzonte pi\u00f9 ampio del significato dell&#8217;essere umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Circola, con crescente insistenza,&nbsp;una tesi tanto diffusa quanto scientificamente infondata: se medicina, diritto ed economia sono, in fondo, discipline di accumulo nozionistico \u2014 protocolli da ricordare, sentenze da citare, modelli da applicare \u2014 allora un sistema capace di immagazzinare e recuperare quantit\u00e0 di informazione incommensurabilmente superiori a quelle di un singolo professionista dovrebbe, prima o poi, sostituirlo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;argomento ha una sua plausibilit\u00e0 superficiale, perch\u00e9 coglie un dato reale: l&#8217;intelligenza artificiale generativa eccelle nel reperimento e nella sintesi dell&#8217;informazione codificata. Ma chi ha attraversato per intero un percorso di formazione clinica, giuridica o economica riconosce in questa tesi una fallacia di fondo. Non si tratta, in nessuno dei tre ambiti, di ricordare un protocollo, una sentenza o un modello: si tratta di saperli valutare, interpretare e applicare a un caso che non si \u00e8 mai presentato prima in quella esatta configurazione, assumendosi per intero la responsabilit\u00e0 delle conseguenze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 aiutare a cercare; non pu\u00f2 rispondere. In questa distinzione, apparentemente minima, si annida la contraddizione strutturale che percorre l&#8217;intero dibattito contemporaneo sul futuro delle professioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprendere perch\u00e9 la tesi riduzionista sia infondata occorre risalire a una distinzione che la filosofia ha elaborato con precisione gi\u00e0 nell&#8217;antichit\u00e0 e che il dibattito tecnologico contemporaneo tende, colpevolmente, a ignorare. Aristotele, nell&#8217;Etica Nicomachea, distingue tra episteme&nbsp;(<em>scienza<\/em>)&nbsp;\u2014 la conoscenza scientifica di ci\u00f2 che \u00e8 universale e non pu\u00f2 essere altrimenti \u2014 e&nbsp;phronesis&nbsp;<em>(<\/em><em>s<\/em><em>aggezza\/<\/em><em>p<\/em><em>rudenza<\/em>), la saggezza pratica orientata a deliberare correttamente in situazioni particolari e mutevoli.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La&nbsp;<em>phronesis<\/em>&nbsp;non \u00e8 applicazione meccanica di una regola generale a un caso: \u00e8 la capacit\u00e0 di cogliere, nella concretezza irripetibile di una situazione, quale azione realizzi qui e ora il bene.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Medicina, diritto ed economia sono, in questo senso, paradigmi di sapere pratico prima che di sapere teorico: la loro cifra distintiva non \u00e8 il possesso dell&#8217;informazione, ma l&#8217;esercizio del giudizio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A questa impalcatura aristotelica si affianca il contributo di Kant, che fonda l&#8217;autonomia della ragione pratica e l&#8217;imperativo categorico sulla capacit\u00e0 dell&#8217;agente morale di rispondere delle proprie massime d&#8217;azione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sistema automatico, per quanto sofisticato, non \u00e8 soggetto di dovere: pu\u00f2 generare un&nbsp;<em>output<\/em>&nbsp;coerente con un insieme di regole, ma non pu\u00f2 essere imputato, nel senso pieno del termine, delle conseguenze di una scelta. \u00c8 un limite non contingente, superabile con l&#8217;evoluzione tecnica, ma costitutivo: la responsabilit\u00e0 morale presuppone un soggetto capace di&nbsp;autolegislazione, non una funzione di calcolo per quanto raffinata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Hans Jonas, ne\u201d&nbsp;Il principio responsabilit\u00e0\u201d, ha portato questa intuizione dentro l&#8217;epoca tecnologica, mostrando come il potere crescente degli&nbsp;strumenti a disposizione dell&#8217;uomo esiga un&#8217;etica della responsabilit\u00e0 proporzionalmente estesa nel tempo e nello spazio delle sue conseguenze.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fronte a un paziente, a un imputato, a una decisione di politica economica che ricade su milioni di persone, la responsabilit\u00e0 non si pu\u00f2 delegare a uno strumento, per quanto potente: rimane, per definizione, inalienabile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La tesi riduzionista confonde sistematicamente due piani che \u00e8 invece essenziale tenere distinti: il piano del recupero informativo \u2014 protocolli, linee guida, giurisprudenza, serie storiche, modelli \u2014 nel quale l&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 oggi, senza ambiguit\u00e0, superiore alla mente umana per velocit\u00e0 e copertura; e il piano del giudizio applicativo e della responsabilit\u00e0, che resta ostinatamente umano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In medicina, un protocollo clinico non \u00e8 un algoritmo deterministico da eseguire, ma un insieme di indicazioni che acquistano senso solo quando vengono calate nella condizione complessiva di un paziente concreto: comorbidit\u00e0&nbsp;da soppesare, rischi e benefici da bilanciare in condizioni di incertezza, dati ambigui o contraddittori da interpretare, una relazione di cura da costruire attraverso l&#8217;ascolto e l&#8217;empatia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 suggerire diagnosi differenziali, recuperare la letteratura pi\u00f9 aggiornata, persino individuare correlazioni sfuggite all&#8217;occhio umano; ma non pu\u00f2 firmare un consenso informato, n\u00e9 rispondere, in sede civile o penale, di un esito avverso.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La firma \u2014 atto minimo e insieme massimo di responsabilit\u00e0 \u2014 resta umana.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In diritto, una sentenza o una norma non si \u00abricordano\u00bb: si interpretano. L&#8217;ermeneutica giuridica&nbsp;ha mostrato da tempo che l&#8217;applicazione del diritto \u00e8 sempre un atto di mediazione tra il testo, il contesto storico-sociale e i valori in gioco, mai una semplice deduzione meccanica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giudice e l&#8217;avvocato non sono motori di ricerca di precedenti perfezionati: sono soggetti che rispondono, di fronte alla societ\u00e0 e alla persona concreta, della decisione presa. Un sistema capace di reperire in pochi secondi ogni precedente rilevante non elimina questo scarto, semmai lo rende pi\u00f9 visibile:&nbsp;la vera competenza professionale comincia esattamente dove finisce il reperimento dell&#8217;informazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In economia, ridurre la disciplina alla memorizzazione di modelli, equazioni o serie storiche \u00e8 altrettanto fuorviante. L&#8217;economista non applica meccanicamente un modello di equilibrio generale o una funzione di produzione: deve valutare criticamente le ipotesi di partenza, interpretare i dati in condizioni di incertezza radicale \u2014 la lezione di Keynes&nbsp;resta qui insuperata \u2014, riconoscere i limiti di una conoscenza per sua natura dispersa e in larga parte tacita, secondo l&#8217;intuizione di Hayek, ponderare&nbsp;<em>trade-off<\/em>&nbsp;etici e distributivi, e infine assumersi la responsabilit\u00e0 delle raccomandazioni di policy o delle decisioni aziendali che ne derivano.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un modello pu\u00f2 prevedere; l&#8217;economista risponde delle conseguenze di averlo utilizzato in un contesto concreto, di fronte a una crisi, a una scelta di politica monetaria, a una decisione di investimento che incide su posti di lavoro e benessere collettivo. L&#8217;intelligenza artificiale pu\u00f2 elaborare scenari, stimare parametri, sintetizzare letteratura sconfinata; non pu\u00f2 rispondere politicamente, moralmente o professionalmente delle scelte compiute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa ricognizione emerge una contraddizione che merita di essere enunciata con chiarezza, perch\u00e9 costituisce il vero nodo teorico della questione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se l&#8217;intelligenza artificiale supera l&#8217;essere umano nel recupero nozionistico e nella stima statistica \u2014 e i dati disponibili indicano che questo sta accadendo, e rapidamente \u2014 allora il valore residuo delle professioni intellettuali non pu\u00f2 pi\u00f9 risiedere nella memorizzazione: deve risiedere, con logica ineludibile, precisamente in ci\u00f2 che la macchina non pu\u00f2 fare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ossia: valutare in condizioni di incertezza radicale e di valori in conflitto; interpretare il caso singolo, o il sistema complesso, alla luce di principi&nbsp;generali e di una sedimentazione storica di senso; assumersi la responsabilit\u00e0 personale e pubblica delle conseguenze delle proprie decisioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quanto pi\u00f9 l&#8217;intelligenza artificiale automatizza la ricerca e il calcolo, tanto pi\u00f9 diventa evidente \u2014 non meno, come si potrebbe temere, ma pi\u00f9 \u2014 che il nucleo dell&#8217;attivit\u00e0 professionale \u00e8 il giudizio responsabile. Negare questa distinzione, sostenendo che uno strumento capace di elaborare informazione possa anche sostituire chi ne risponde, significa confondere lo strumento con il soggetto morale: un errore di categoria, prima ancora che un errore empirico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le evidenze empiriche disponibili confermano, nel complesso, questo quadro. Gli studi pi\u00f9 recenti documentano come l&#8217;intelligenza artificiale migliori sensibilmente l&#8217;accesso all&#8217;informazione e possa supportare efficacemente i processi decisionali (Chen et al., 2026; OCSE, 2026); allo stesso tempo, i rapporti istituzionali di riferimento \u2014 quello di&nbsp;Ithaka&nbsp;S+R (Kurzweil, 2026) e il Future of Jobs Report del World&nbsp;Economic&nbsp;Forum (2025)&nbsp;\u2014 sottolineano concordemente il valore crescente, non decrescente, delle competenze di giudizio, di etica professionale e di interazione umana, proprio nei ruoli a pi\u00f9 alta responsabilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 un dato che ribalta l&#8217;intuizione superficiale: l&#8217;automazione del reperimento informativo non deprime il valore del giudizio esperto, lo mette semmai maggiormente in evidenza, spostando il baricentro della competenza professionale dal \u00ab<strong><em>sapere<\/em><\/strong>\u00bb al \u00ab<strong><em>saper decidere<\/em><\/strong>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ne discende una conseguenza formativa precisa, che le universit\u00e0 e gli ordini professionali non possono pi\u00f9 eludere. La formazione medica, giuridica ed economica non pu\u00f2 ridursi all&#8217;addestramento nell&#8217;uso degli strumenti, per quanto quell&#8217;addestramento resti necessario: deve continuare a coltivare, come componente strutturale e non accessoria del curriculum, la capacit\u00e0 di&nbsp;dubbio metodico, l&#8217;interpretazione contestuale e storica dei fenomeni, l&#8217;assunzione consapevole della responsabilit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un professionista che sappia interrogare uno strumento di intelligenza artificiale senza saper valutare criticamente ci\u00f2 che ne riceve non \u00e8 un professionista aggiornato: \u00e8 un professionista fragile, esposto a un errore tanto pi\u00f9 insidioso quanto pi\u00f9 lo strumento appare autorevole.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Giunti a questo punto, l&#8217;argomento apre necessariamente su una domanda pi\u00f9 ampia, che nessuna analisi rigorosa pu\u00f2 eludere senza impoverirsi: qual \u00e8, in ultima istanza, il rapporto tra l&#8217;essere umano e la propria intelligenza? Se la consideriamo un mero strumento al servizio di prestazioni sempre pi\u00f9 elevate \u2014 una funzione da massimizzare, una capacit\u00e0 di calcolo da potenziare \u2014 allora l&#8217;intelligenza artificiale appare naturalmente come un alleato, e la sua diffusione una traiettoria di progresso senza riserve.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma se la presenza dell&#8217;uomo nel mondo non si esaurisce nell&#8217;eseguire operazioni, per quanto complesse, bens\u00ec nel realizzare qualcosa che le trascende, allora l&#8217;intelligenza stessa cessa di essere un mero mezzo e si rivela partecipe di un fine pi\u00f9 ampio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa essenza, occorre notarlo, non risiede primariamente nella capacit\u00e0 computazionale o razionale in quanto tale \u2014 terreno sul quale la macchina compete e presto prevarr\u00e0 su scala crescente \u2014 bens\u00ec in ci\u00f2 che potremmo chiamare il vuoto interiore che rende l&#8217;essere umano strutturalmente indeterminato e, proprio per questo, libero.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 nella libert\u00e0, intesa non come arbitrio ma come possibilit\u00e0 di autodeterminazione responsabile, che si radica il nucleo della persona: una libert\u00e0 che si compie storicamente come consapevolezza di s\u00e9 e del mondo, come creativit\u00e0 capace di generare il nuovo, come responsabilit\u00e0 verso le conseguenze delle proprie azioni. Siamo chiamati, in altre parole, a divenire sempre pi\u00f9 consapevoli, creativi e responsabili \u2014 custodendo cos\u00ec una dignit\u00e0 che nessuna funzionalit\u00e0, per quanto perfezionata, potr\u00e0 mai esaurire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa riflessione filosofica sulla libert\u00e0 e sulla responsabilit\u00e0 trova, per chi si pone in ascolto della tradizione teologica, un fondamento ulteriore e una radice pi\u00f9 profonda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella prospettiva cristiana, il dono dell&#8217;intelligenza \u00e8 parte costitutiva della creazione dell&#8217;essere umano \u00ab<strong><em>a immagine di Dio<\/em><\/strong>\u00bb (Gen&nbsp;1,27): non uno strumento neutro tra gli altri, ma la cifra stessa di una vocazione a \u00ab<strong><em>coltivare\u00bb<\/em><\/strong>&nbsp;e \u00ab<strong><em>custodire\u00bb<\/em><\/strong>&nbsp;il creato (cf.&nbsp;Gen&nbsp;2,15), esercitando la ragione in modo responsabile a servizio del mondo e della persona.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In questa luce, la domanda sul rapporto tra uomo e intelligenza artificiale coincide, senza soluzione di continuit\u00e0, con la domanda filosofica e teologica per eccellenza: che cosa significa vivere da esseri umani? Se la nostra presenza nel mondo non si esaurisce nell&#8217;eseguire funzioni ma consiste nel realizzare, secondo un disegno che la coscienza credente riconosce come dono, la propria essenza pi\u00f9 profonda, allora l&#8217;intelligenza non \u00e8 mai riducibile a mero mezzo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Essa partecipa essa stessa del fine ultimo dell&#8217;esistenza: la libert\u00e0 come cuore della dignit\u00e0 della persona, che si compie pienamente nella&nbsp;<em>triade<\/em>&nbsp;di&nbsp;<em>consapevolezza, creativit\u00e0 e responsabilit\u00e0<\/em>&nbsp;\u2014 davanti a s\u00e9, agli altri, e per chi lo riconosce, davanti a Dio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non si tratta di una notazione accessoria rispetto all&#8217;argomento svolto in precedenza, ma del suo compimento pi\u00f9 coerente: se il giudizio clinico, giuridico ed economico resta irriducibilmente umano, \u00e8 perch\u00e9 a essere irriducibile \u00e8, prima ancora, la persona che lo esercita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong><em>Conclusioni&nbsp;<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Medicina,&nbsp;Diritto ed&nbsp;Economia non sono sostituibili dall&#8217;intelligenza artificiale generativa perch\u00e9, contrariamente a quanto sostiene la tesi riduzionista da cui siamo partiti, non sono discipline di pura memorizzazione: sono pratiche di giudizio e di responsabilit\u00e0, esercitate da soggetti che rispondono in prima persona delle proprie decisioni.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;intelligenza artificiale \u00e8 uno strumento potentissimo di ricerca e di supporto alla decisione; non \u00e8, e non pu\u00f2 diventare, un soggetto morale. La contraddizione da cui siamo partiti si scioglie soltanto se si riconosce con chiarezza questa differenza, tanto ontologica quanto formativa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da questa analisi discendono alcune indicazioni operative per il mondo accademico e professionale. Anzitutto, integrare nei curricula di medicina, giurisprudenza ed economia moduli obbligatori di filosofia della conoscenza, etica della responsabilit\u00e0 e critica degli strumenti algoritmici, evitando che la formazione tecnica proceda disgiunta da quella umanistica.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In secondo luogo, progettare sistemi di valutazione che non si limitino a verificare la correttezza nozionistica o modellistica, ma misurino il processo deliberativo e la capacit\u00e0 del candidato di giustificare le proprie decisioni. In terzo luogo, mantenere e rafforzare gli studi umanistici e filosofici come componente strutturale, e non ornamentale, della formazione professionale. Infine, affermare con chiarezza, sul piano normativo e deontologico, che la&nbsp;responsabilit\u00e0 ultima resta sempre e comunque umana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo a queste condizioni l&#8217;intelligenza artificiale potr\u00e0 servire realmente la medicina, il diritto e l&#8217;economia, senza pretendere di sostituire il medico, il giurista, l&#8217;economista. E solo cos\u00ec il sapere continuer\u00e0 a essere ci\u00f2 che da sempre \u00e8 stato nella sua forma pi\u00f9 alta: non un&#8217;operazione di recupero, per quanto sofisticata, ma un atto di coscienza \u2014 l&#8217;esercizio di una libert\u00e0 che nessuna macchina, per quanto intelligente, potr\u00e0 mai esercitare al posto nostro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong><em>Keywords:<\/em><\/strong><em>&nbsp;<\/em>intelligenza artificiale generativa; giudizio pratico; responsabilit\u00e0 professionale;&nbsp;<em>phronesis<\/em>; medicina; diritto; economia; antropologia filosofica; persona.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><strong>Riferimenti bibliografici<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Aristotele, Etica Nicomachea.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Chen, P. et al. (2026).&nbsp;Artificial&nbsp;Intelligence in&nbsp;Higher&nbsp;Education: A&nbsp;Scoping&nbsp;Review.&nbsp;HigherEducation&nbsp;Studies.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Hayek, F. A. (1945). The Use of Knowledge in Society. American&nbsp;Economic&nbsp;Review.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Jonas, H. (1979). Il principio responsabilit\u00e0. Un&#8217;etica per la civilt\u00e0 tecnologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Kant, I. Critica della ragion pratica; Fondazione della metafisica dei costumi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Keynes, J. M. (1936). The General Theory of&nbsp;Employment,&nbsp;Interest&nbsp;and Money.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">Kurzweil, M. (2026).&nbsp;Postsecondary&nbsp;Value in the Age of AI.&nbsp;Ithaka&nbsp;S+R.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">OCSE (2026). Policies&nbsp;Supporting&nbsp;Responsible&nbsp;GenAI&nbsp;Adoption in&nbsp;Higher&nbsp;Education.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\">World&nbsp;Economic&nbsp;Forum (2025). Future of Jobs Report.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-small-font-size wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Michele Gabriele CRISTIANO Fondamenti filosofici del ragionamento pratico, responsabilit\u00e0 professionale e persona nell&#8217;era dell&#8217;IA generativa L&#8217;intelligenza artificiale<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2641,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":150,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-2639","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il sapere che non si delega: intelligenza artificiale, credenziali formali e l&#039;irriducibilit\u00e0 del giudizio umano -<\/title>\n<meta name=\"robots\" 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