{"id":2676,"date":"2026-08-14T11:34:22","date_gmt":"2026-08-14T11:34:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/?p=2676"},"modified":"2026-08-14T11:37:00","modified_gmt":"2026-08-14T11:37:00","slug":"la-porta-degli-emigrati-una-porta-che-non-si-chiude-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/2026\/08\/14\/la-porta-degli-emigrati-una-porta-che-non-si-chiude-mai\/","title":{"rendered":"La \u201cPorta degli Emigrati\u201d: una porta che non si chiude mai"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storia di un cuore di bronzo ai piedi del Gran Sasso<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Gianni Lattanzio<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un punto, ai piedi del Gran Sasso, dove la pietra dell\u2019Appennino smette di essere soltanto geografia e diventa memoria. \u00c8 la soglia occidentale del Santuario di San Gabriele dell\u2019Addolorata, a Isola del Gran Sasso d\u2019Italia: un\u2019anta di bronzo di venti metri quadrati, sessanta quintali di peso, foggiata a forma di cuore, che da poco pi\u00f9 di un decennio accoglie ogni pellegrino con la sagoma di un santo in estasi, circondato da giovani, e con le tracce silenziose di migliaia di destini partiti e mai davvero conclusi. La chiamano, senza retorica, la Porta degli Emigrati. Ed \u00e8, a ben guardare, uno dei monumenti pi\u00f9 densi di senso politico e spirituale che l\u2019Abruzzo contemporaneo abbia saputo produrre \u2014 perch\u00e9 racconta, in un solo gesto scultoreo, che cosa significhi restare fedeli a un luogo pur avendolo lasciato per sempre.<br>Bisogna partire da lontano per capire perch\u00e9 questa porta esista. L\u2019Abruzzo che esce dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia \u00e8 una terra che l\u2019inchiesta parlamentare di Stefano Jacini, gi\u00e0 negli anni Settanta dell\u2019Ottocento, descriveva come povera, depressa, stagnante: un\u2019economia ancora precapitalistica, fondata su una pastorizia e un\u2019agricoltura di montagna che i secoli avevano appena scalfito, con una propriet\u00e0 fondiaria polverizzata su terreni che nella provincia dell\u2019Aquila superavano per lo pi\u00f9 i cinquecento metri di quota. A questa arretratezza strutturale si somm\u00f2, negli anni Ottanta dell\u2019Ottocento, la crisi agraria che invest\u00ec l\u2019intera Europa mediterranea: il grano americano e russo travolse i prezzi del frumento abruzzese, la pastorizia transumante fu erosa dall\u2019affrancazione del Tavoliere delle Puglie e dal disboscamento delle montagne, e con essa croll\u00f2 anche l\u2019antica industria della lana che aveva fatto la fortuna di Sulmona, L\u2019Aquila, Scanno. Fu in quel decennio di espropri e di debiti \u2014 un\u2019incidenza fiscale sulla popolazione inferiore, in Italia, solo a quella di Sardegna, Calabria e Sicilia \u2014 che l\u2019Abruzzo impar\u00f2 la lingua dell\u2019addio.<br>Partirono a decine di migliaia, poi a centinaia di migliaia. Nel solo quinquennio 1901-1905 gli espatri abruzzesi salirono a 486.518, contro i 109.038 del venticinquennio precedente; somme che, calcolate sulle tre grandi fasi della diaspora italiana, superano oggi il milione e duecentomila partenze cumulate da questa sola regione. Le prime rotte furono quelle dell\u2019Argentina e del Brasile \u2014 dove si vendeva il sogno di un appezzamento di terra propria nella vastit\u00e0 della Pampa \u2014 e poi, sempre pi\u00f9, quelle degli Stati Uniti, dove gli abruzzesi finirono nelle miniere della Pennsylvania e del West Virginia, nei cantieri di Pittsburgh e Chicago, spesso guardati con sospetto, spesso maltrattati, sempre capaci di risparmiare un soldo da rispedire a casa. Fu tra quella gente, partita nel 1910 dalla Valle Peligna, un giovane bracciante che sarebbe diventato poeta in una lingua non sua \u2014 Pascal D\u2019Angelo \u2014 oggi custodito nella memoria di un piccolo museo a Introdacqua, come se l\u2019Abruzzo avesse voluto, con qualche decennio di ritardo, chiedere scusa ai suoi figli per averli lasciati andare. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"2678\" src=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2678\" srcset=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1-600x800.jpeg 600w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi1.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"2680\" src=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2680\" srcset=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2-600x800.jpeg 600w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi2.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"768\" height=\"1024\" data-id=\"2679\" src=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3-768x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2679\" srcset=\"https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3-600x800.jpeg 600w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.meridianoitalia.tv\/meridiano\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/emi3.jpeg 1536w\" sizes=\"auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px\" \/><\/figure>\n<\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><br>Poi venne la seconda diaspora, quella del secondo dopoguerra, quando le frontiere americane si chiusero e l\u2019Abruzzo dovette reinventare le sue rotte: il Canada, il Venezuela, l\u2019Australia \u2014 dove tra il 1947 e il 1976 sbarcarono complessivamente trecentosessantamila italiani, molti dei quali abruzzesi \u2014 e, sull\u2019altro fronte, le miniere di carbone del Belgio, della Germania, della Francia. Tra il 1951 e il 1971 se ne and\u00f2 quasi un aquilano su cinque, e furono proprio quegli anni, gli anni del boom e insieme dell\u2019esodo, a incidere nella memoria collettiva una delle sue pagine pi\u00f9 dolorose: l\u20198 agosto 1956, nelle gallerie del Bois du Cazier a Marcinelle, morirono duecentosessantadue minatori, e tra le famiglie colpite dal lutto non pochi erano nomi abruzzesi. \u00c8 un caso, ma \u00e8 un caso che dice molto, che sia esattamente in quello stesso torno d\u2019anni \u2014 nel 1959 \u2014 che Giovanni XXIII abbia scelto di proclamare San Gabriele dell\u2019Addolorata patrono principale dell\u2019Abruzzo: come se la Chiesa, con fiuto pastorale, avesse compreso che a un popolo disperso per il mondo serviva un santo capace di viaggiare con lui.<br>Ancora oggi la contabilit\u00e0 di quella diaspora resta impressionante: risultano iscritti all\u2019Anagrafe degli Italiani Residenti all\u2019Estero circa 219 mila abruzzesi, in maggioranza originari delle province di Chieti e dell\u2019Aquila, distribuiti soprattutto tra Argentina, Svizzera, Belgio, Germania, Francia, Venezuela, Canada, Stati Uniti, Australia e Brasile; se si contano anche i discendenti, si arriva a stimare oltre un milione e trecentomila persone di sangue abruzzese sparse per il pianeta \u2014 quasi quante ne vivono, oggi, in regione.<br>Un intero secondo Abruzzo, invisibile e planetario, tenuto insieme non da un confine amministrativo ma da un reticolo fittissimo di associazioni \u2014 l\u2019ANEA in Belgio, i circoli della Maiella in Germania, l\u2019Associazione Italiana Radici Abruzzesi in Argentina, l\u2019Abruzzo Forte in Brasile \u2014 coordinate a distanza dal Consiglio Regionale degli Abruzzesi nel Mondo. \u00c8 a questa rete, e non a una generica benevolenza, che il santuario di San Gabriele deve gran parte della propria stessa esistenza materiale: gi\u00e0 la costruzione del santuario moderno, negli anni Settanta, si sostenne in misura decisiva sul contributo di quei devoti dispersi nei continenti, tra i quali \u2014 si legge nelle cronache del santuario \u2014 \u201cspiccavano per generosit\u00e0 le varie associazioni di emigrati abruzzesi\u201d.<br>Fu dunque naturale, quando il santuario decise di onorare quel debito di riconoscenza con un gesto artistico permanente, che la forma scelta fosse quella pi\u00f9 antica e pi\u00f9 povera della devozione popolare: l\u2019ex voto. Non un ex voto qualsiasi, per\u00f2, ma un ex voto portato a una scala mai tentata prima \u2014 un cuore di metallo, come quelli d\u2019argento che per secoli i fedeli hanno appeso alle pareti dei santuari in segno di grazia ricevuta, ma ingigantito fino a diventare l\u2019intera anta di un portale monumentale. L\u2019idea appartiene allo scultore marchigiano Paolo Annibali \u2014 nato a San Benedetto del Tronto nel 1958, scomparso il 17 giugno 2025, dopo una vita dedicata all\u2019arte sacra: sue sono la porta del Giubileo della cattedrale di Jesi, la porta di San Giovanni Battista a Fiesole, la Porta della Grazia di Stia in Casentino \u2014 che lavor\u00f2 alla Porta degli Emigrati tra il 2012 e il 2014, insieme al collaboratore Luca Farina, cercando consapevolmente di far collidere due mondi apparentemente incompatibili: la cultura devozionale pi\u00f9 popolare, fatta di bisogno di consolazione e di urgenza spirituale, e un linguaggio plastico decisamente contemporaneo.<br>Il risultato, fuso in bronzo a cera persa nel 2013 dalla fonderia Efesto di Staffolo, nelle Marche, e inaugurato il 2 marzo 2014, \u00e8 un oggetto che si fa fatica a definire semplicemente \u201cporta\u201d: quattro metri per cinque di superficie, sessanta quintali di materia, ventuno figure modellate a tutto tondo \u2014 non a bassorilievo, ma scolpite con pieno spessore tridimensionale, quasi a voler uscire dal metallo e camminare tra i pellegrini. Il perimetro dell\u2019opera disegna la sagoma di un cuore fatto di mazzi di gigli che si incurvano, salendo, verso il punto in cui la composizione culmina: San Gabriele dell\u2019Addolorata sollevato in un\u2019estasi mistica, le braccia aperte, attorniato da due ali di giovani che con lui compongono una croce umana \u2014 l\u2019emblema stesso della congregazione dei Passionisti a cui il santo appartenne. Dentro il cuore, in otto episodi che intrecciano miracoli, storie di emigrazione e memoria degli alpini, si condensa un intero universo simbolico abruzzese; in alto corre una frase tratta da una lettera dello stesso santo al padre \u2014 \u201cla mia vita \u00e8 una continua gioia, la contentezza che io provo \u00e8 quasi indicibile\u2026 non cambierei un quarto d\u2019ora di questa vita\u201d \u2014 mentre in basso un\u2019iscrizione latina richiama, senza mezzi termini, la passione di Cristo che \u00e8 cifra spirituale di tutta l\u2019opera.<br>Ma \u00e8 nel gesto finale, in quella dichiarazione quasi liturgica con cui il santuario accompagna la nascita della porta, che si tocca il nervo pi\u00f9 autentico di questo monumento: \u201cla porta sar\u00e0 sempre aperta\u201d, si legge, \u201cper tutti, in particolare per gli amici emigrati\u201d. Non \u00e8 una formula di cortesia. \u00c8 la traduzione architettonica di un patto che il santuario rinnova ogni anno, quando i padri passionisti attraversano gli oceani per celebrare la festa di San Gabriele insieme alle comunit\u00e0 di Melbourne, di Toronto, di Caracas, di Bruxelles \u2014 un pellegrinaggio inverso, dal centro alla periferia della diaspora, che dura da oltre quarant\u2019anni e che ha fatto di questo santo abruzzese una devozione a tutti gli effetti planetaria.<br>C\u2019\u00e8, in fondo, qualcosa di profondamente politico in questa scultura, al di l\u00e0 della sua evidente bellezza devozionale. In un tempo che discute ininterrottamente di identit\u00e0, di radici, di confini che si spostano pi\u00f9 velocemente delle persone, la Porta degli Emigrati propone un modello alternativo di appartenenza: non territoriale, non burocratica, ma affettiva e perpetua. Non chiede documenti, non verifica residenze, non impone ritorni: promette soltanto che la soglia rester\u00e0 sempre praticabile, in entrambe le direzioni, per chiunque abbia portato con s\u00e9 \u2014 in una valigia di cartone o nella memoria dei nipoti \u2014 il nome di un santo nato tra queste montagne. \u00c8 la stessa intuizione, del resto, che anima ogni vera politica della memoria migratoria: non trattenere chi parte, ma non smettere mai di considerarlo parte di casa. In questo, il piccolo grande cuore di bronzo scolpito da Paolo Annibali ai piedi del Gran Sasso non \u00e8 soltanto un\u2019opera d\u2019arte sacra. \u00c8 un trattato non scritto sulla cittadinanza dell\u2019anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Storia di un cuore di bronzo ai piedi del Gran Sasso di Gianni Lattanzio C\u2019\u00e8 un punto, ai<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2682,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"iawp_total_views":82,"footnotes":""},"categories":[4],"tags":[],"class_list":["post-2676","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-italiani-all-estero"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.5 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>La \u201cPorta degli Emigrati\u201d: una porta che non si chiude mai -<\/title>\n<meta name=\"robots\" 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